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Non c'è dubbio che il più importante super robot di tutti i tempi sia "Mazinga"; ma immediatamente dopo, al secondo posto, troviamo "Raideen". Anzi, se giudicassimo dal numero di remake ad esso ispirati, "Raideen" vincerebbe anche su "Mazinga". Negli ultimi decenni infatti si sono susseguite ben tre serie pesantemente ispirate allo "Yuusha Raideen" del 1975: il "Chouja Raideen" del 1996 che mi appresto a recensire, il "RahXephon" del 2002 e infine il "Raideen" del 2007.

Qual è il motivo di tutto questo successo? Direi che i motivi sono soprattutto due: Raideen è il robot che ha inventato il colpo finale, innovazione subito trasmessa a tutti i super robot immediatamente successivi, e Raideen è il primo robot Divino, il capostipite di un concetto che avrà un grande successo in anni successivi, passando per "Ideon" e "Evangelion", tanto per citare due nomi eccellenti.

Volendo parlare anche solo di queste due idee ci sarebbe materiale per scrivere un libro: tuttavia, questa è una recensione di "Chouja Raideen" e non è il caso di uscire dal seminato. Parliamo quindi della serie del 1996.

Attenzione, la recensione contiene pesanti spoiler

Il primo impatto con "Chouja Raideen" è di sorpresa e, ammettiamolo pure, anche un po' di fastidio: questo perché "Chouja Raideen" non è un anime robotico. Questo può risultare deludente per un fan del "Raideen" originale, che si potrebbe aspettare tutt'altro. Invece di virili combattimenti robotici, la serie sembra voler raccontare la storia di un gruppo di cinque ragazzi che intendono diventare degli idol maschili, raggiungendo il successo come cantanti e ballerini, angeli in grado di portare la felicità nei cuori delle persone grazie alle loro canzoni.

Ho sbagliato anime?? questa è l'inevitabile prima reazione. Invece di un robotico ci si trova davanti a un anime super sentai sostanzialmente identico a "Sailor Moon", sia come struttura che come target di pubblico. È innegabile infatti che "Chouja Raideen" punti a conquistare il pubblico femminile, con bishonen carucci che rimangono puntualmente nudi alla fine di ogni puntata. Al contrario di "Sailor Moon", in cui si intravede una nudità durante la trasformazione, i Raideens rimangano nudi alla fine del combattimento, visto che la trasformazione distrugge i loro abiti. Questo è più che altro un escamotage umoristico, alla fine pure simpatico.

È indubbio comunque che la serie sia ricca di fanservice al femminile, inclusi certi evidenti yaoismi - sto parlando per esempio dell'amicizia ambigua tra Hayate e Fujimaru, ma non solo. Fortunatamente, siccome il target di pubblico è molto giovane, tutti questi elementi sono solo accennati e non disturbano più di tanto. D'altra parte, la serie ha dalla sua il classico mostro della settimana, che aiuta a digerire le scene idol. Il mostro della settimana è un demone in grado di trasformarsi in un gigante, secondo la gloriosa tradizione dei tokusatsu degli anni sessanta. In ogni puntata, i nostri eroi si trasformano in Raideens e puntualmente sconfiggono il mostro.

Tutto bene dunque, ma qual è il legame con il "Raideen" originale, a parte il nome? Sembrerebbe nessuno o quasi: i nomi delle armi richiamano quelle del robot eponimo, i Raideens sono in grado di trasformarsi in God Bird, ma comunque la serie ricorda molto di più un incrocio tra "Sailor Moon" e i "Gatchaman" che una qualunque serie robotica. "Sailor Moon" e i "Gatchaman" non sono comunque brutte serie, e uno continua la visione, sorretto anche da una flebile speranza. Ci viene infatti detto fin dall'inizio che lo scopo dei demoni è quello di raccogliere le Dodici Sfere zodiacali con il quale è possibile risvegliare dal suo sonno millenario il Drago Shen... Ops, sbagliato anime, volevo dire God Raideen!

Chi sarà mai God Raideen? La flebile speranza è che questo God Raideen, il potentissimo essere che in un passato remoto ha bandito i demoni in un'altra dimensione, abbia qualcosa a che fare con il Raideen originale, giustificando quindi il titolo della serie.

Così uno continua, pazientemente. Bisogna armarsi di molta pazienza. Siccome ci sono Dodici Sfere, uno spererebbe di vedere God Raideen dopo dodici puntate, ma essendoci varie vicissitudini (compreso il classico tema dell'avversario che si innamora di uno degli eroi e muore per salvarli, che funziona sempre), in realtà bisogna aspettare ben ventiquattro puntate affinché la raccolta delle Sfere Zodiacali sia completata. Ma l'attesa è ben ripagata, perché alla venticinquesima puntata, finalmente, l'onnipotente God Raideen viene risvegliato, cade sotto il controllo dei demoni e diventa uno dei più impressionanti nemici che si siano mai visti in una serie di questo tipo. Perché il God Raideen è identico al Raideen del 1975, solo ancora più enorme e potente, tanto che la sua trasformazione in God Bird può distruggere l'intero pianeta!

Da questo punto in poi la serie cambia completamente registro, gli aspetti idol scompaiono del tutto, il tasso di testosterone sale a mille e in maniera assolutamente inaspettata avviene la famigerata svolta apocalittica! Neanche ci trovassimo in "Devilman", in tre spettacolari puntate God Raideen distrugge tutte le capitali della Terra, sconfigge i Raideens come fossero mosche, sconfigge pure i demoni e annienta completamente la loro dimensione (l'Inferno). E non solo, minaccia di tornare entro un anno per annientare completamente la Terra! In questa circostanza il capo dei Raideens (Eagle) entra in piena crisi depressiva, è ossessionato da manie suicide, si riduce a un barbone e la sua fiducia in se stesso si riduce al di sotto dei livelli di uno Shinji Ikari. Che cosa succederà? Restano una decina di puntate prima della fine del mondo. Queste vengono spese prima in una guerra fratricida fra Raideens e poi in un gran finale in cui God Raideen torna a dare battaglia.

Non spiegherò nei dettagli il gran finale, ma basterà dire che è realizzato bene e non cade nell'errore comunissimo di queste produzioni, in cui si presenta un avversario apparentemente invincibile ma poi gli eroi fanno un power up e lo sconfiggono facilmente. In "Chouja Raideen", God Raideen è davvero un Robot Divino e, nonostante il power up degli eroi, NON viene sconfitto. Invece, gli astuti scenaggiatori tirano fuori il jolly, sfruttando una carta che avevano in mano fin dalla prima puntata, spiegando finalmente il segreto di Kirari Saijyou e Ruri e uscendo dall'apparente impasse dello sconfiggere un nemico invincibile a testa alta. E soprattutto non senza sacrifici.

Quindi, onore al merito, la serie omaggia degnamente lo "Yuusha Raideen" degli anni settanta, e nonostante i primi ventiquattro episodi un po' mosci, si merita una buona valutazione. Gli altri remake di "Raideen" ("RahXephon" e la serie del 2007) le sono superiori, ma questa è pur sempre un'ottima serie considerando, il suo target di pubblico estremamente giovane. Bravi tutti, il regista, gli sceneggiatori, il chara designer, il mecha designer (il robottone è bellissimo, nello stesso tempo fedele e graficamente aggiornato rispetto all'originale) e gli autori delle ottime musiche. La consiglio particolarmente a tutti gli amanti del tokusatsu novantino.