logo AnimeClick.it

-

I robot nagaiani sono, per molti di noi che hanno raggiunto e superato gli anta, qualcosa che travalica il cartone animato assurgendo a simbolo degli anni della nostra infanzia. Tanto è stato detto e scritto su questo argomento, in primis sul fatto che furono gli alfieri di una massiccia invasione dell'animazione giapponese sulle nostre tv durata due decenni di cui siamo ancora contaminati. Non è stato così strano dunque che la prima del ritorno di Mazinga al cinema sia avvenuta proprio ieri, e che dal 31 ottobre gli italiani (con i francesi) saranno i primi a poterlo vedere al cinema, prima addirittura dei giapponesi stessi.

Nella prestigiosa cornice del Festival del Cinema di Roma, una generazione ha potuto festeggiare l'arrivo sul red carpet di Go Nagai, nome con cui tutti conosciamo Kiyoshi Nagai, ovvero il fumettista creatore di Mazinger, Jeeg, Grendizer e Devilman.
Il Sensei (e con lui tutto lo stato maggiore della Toei al completo) ha potuto, ancora una volta, provare l'amore del pubblico italiano in una sala gremita pronta ad osannarlo e pronta ad eccitarsi alle prime note della notissima sigla giapponese cantata come sempre da Ichirō Mizuki, con urla e applausi più da stadio che da festival cinematografico raffinato. Il trionfo della pop cultura d'altronde non può più essere arginato.
Finito il "doveroso", breve resoconto di colore del folklore intorno a questa "prima". veniamo ora al film.

Mazinger Z - Infinity è un lungometraggio dedicato al Super Robot creato da Go Nagai nel 1972, prodotto da Toei Animation e Dynamic Planning, e la cui distribuzione italiana è affidata, ancora una volta, a Lucky Red (presente Occhipinti e tutto lo staff in sala) già partner di Toei Animation nel 2014 in occasione dell’uscita del film in CGI dedicato alle avventure di Capitan Harlock.

Il film inizia dieci anni dopo le note vicende delle saghe di Mazinga Z e Grande Mazinga. La Terra vive un periodo di pace e prosperità grazie anche all'uso dell'energia fotonica. Koji Kabuto ha riposto la tuta da pilota in un cassetto per seguire le orme di suo nonno, il dottor Juzo Kabuto.
Nelle compassate vesti di scienziato, Koji si imbatte in una sconvolgente scoperta, un reperto miceneo enorme e quasi sicuramente molto più potente del suo Mazinga Z (ormai pezzo da museo). Questa sconvolgente scoperta scombussola le vite degli eroi della nostra infanzia, alle prese con la quotidianità e le difficoltà che l'età adulta porta con sè. Sayaka Yumi è a capo del Nuovo Istituto di Ricerca per l’Energia Fotonica e sta pensando di rinunciare al suo eterno rapporto con Koji, mai seriamente disposto a sposarla. Matrimonio ci fu invece per Jun Hono e Tetsuya Tsurugi e l'arrivo di un bimbo sta per suggellare il loro amore. Boss e la sua combriccola invece si occupano di un dissestato ristorante famoso per il suo ramen. In ognuno di loro alberga, però, ancora l'eco delle battaglie passate, eroiche imprese che torneranno presto a palesarsi visto che i mitici mostri meccanici comparsi in tutta la saga hanno deciso di festeggiare alla grande e tornare a devastare il pianeta.
Si, non potete sbagliarvi, sono proprio loro a partire dai famosissimi Garada K7 e Doublas M2, entrati nell'iconografia popolare al pari dei vari robot protagonisti. Ma che sono venuti a fare di nuovo (a parte a rilanciare la Go Nagai Collection) questi mostri? E' stato ovviamente il Dottor Inferno a riportarli in vita dai reconditi angoli della nostra memoria, e con loro anche i suoi perfidi scagnozzi: il Barone Ashura e il Conte Blocken.
Con il Grande Mazinga disperso a chi toccherà difendere ancora una volta l'umanità? Il nostro mitico Koji Kabuto non ci penserà due volte a rimettersi i panni di pilota del Mazinga Z ed ad affrontare tutti i mostri in un'orgia di combattimenti (gioia per gli occhi dei fan) con l'aiuto di Lisa, un'intelligenza artificiale legata al Mazinga Infinity. Quest'ultimo però nasconde più di qualche sorpresa.

La storia va presa per quello che è, cioè una autoreferenziale celebrazione dei 45 anni di un brand che continua ancora a far parlare di sé. Vista in questa ottica non ci saranno troppe sorprese in chi andrà al cinema a vedere questa pellicola. Troppi fatti e citazioni che possono essere comprese solo da chi già conosce il brand, opera ad uso e consumo dei fan e che sicuramente sarà poco fruibile invece da chi vuole approcciarsi a questa storia per la prima volta.
In realtà ci sono anche dei messaggi diversi, un tentativo di voltare pagina con un mix di tematiche classiche di altri film e serie giapponesi. Positività e pacifismo a go go, uniti a temi filosofici in stile Evangelion un po' mal gestiti e francamente fuori contesto e una buona dose di retorica. Il messaggio, a mio avviso, più forte e chiaro di chi ha realizzato il film è stato quello di parlare ai fan stessi facendoli immedesimare con gli eroi della propria infanzia, ancora una volta, per incitarli a crescere, a non vivere nei ricordi ed andare avanti e prendendosi le proprie responsabilità. Ok i modellini, ok attaccarsi il poster di Goldrake a casa ma ragazzi abbiamo 40 anni, è ora di crescere!

Dal punto di vista dei disegni siamo nella continuità della Toei Animation degli ultimi anni, presenza massiva di CG che in alcuni casi risulta convincente (i combattimenti) ma in altri non all'altezza di altre produzioni più recenti. Il character design di Hiroya Iijima riesce nell'impresa di modernizzare i vari personaggi pur non tradendo le versioni originali tanto care ai fan della prima ora, mentre il lavoro sui mecha di un veterano come Takayuki Yanase è notevole specie nella realizzazione di Mazinga stesso.

Avendo visto la versione originale con sottotitoli non posso parlare del doppiaggio ma solo dell ’adattamento italiano che, per venire sicuramente incontro al fandom nostagico, utilizza tutta la sequela di nomi di colpi anni 80 anche se stranamente questo non avviene nella fase di uscita (“Mazin-go!” invece di “Mazinga fuori!” ) e innesto del robot (“Pilder on!” invece di “Agganciamento!”). Magari lo chiederemo alla prima occasione a Fabrizio Mazzotta, che si è occupato dei dialoghi.

Che dire quindi di questo Mazinga Z - Infinity? Siamo di fronte a un'opera celebrativa dei 45 anni del robot nagaiano fatta ad uso e consumo dei fan. La volontà di aprirsi alle nuove generazioni è evidente, con una protagonista nuova e giovane, ma anche nel chara design e temi che vogliono essere "maturi e adulti" come da fantascienza anni 90-2000 piuttosto che 70-80. Volontà che, a mio avviso, non viene troppo premiata nell'economia del film che resta quindi a metà tra omaggio e svolta, tra esplosioni e spiegoni scientifici, tra turbe dei protagonisti che vogliono uscire dalla loro bidimensionalità e il tempo effettivo di un'ora e mezza.
Nagai non è nuovo a reinventarsi il suo universo narrativo, ma forse in questo caso, andava fatto in maniera totale con coraggio; coraggio che sicuramente in Toei non sarebbe stato apprezzato e che rende questo film una macchina da soldi sicuramente efficace ma che non riesce a soddisfare lo smaliziato fan di anime della nuova generazione, né tanto meno (o almeno non del tutto) il vecchio quarantenne cresciuto a pane e robottoni, visto anche un finale... alla dragon Ball che non può che lasciare interdetti.