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7.5/10
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Nel corso del 2017 le sale giapponesi hanno ospitato due live action molto attesi dagli appassionati di manga e anime: Fullmetal Alchemist e Tokyo Ghoul. Il primo è stato trasmesso in prima visione mondiale simultanea su Netflix, mentre il secondo è approdato nei nostri cinema grazie a Dynit e Nexo Digital. Se il primo è ormai un'opera storica, conosciuta e amata in ogni parte del mondo, il secondo è il fenomeno degli ultimi anni.

Insomma, in entrambi i casi parliamo di opere di grande fama, per cui la loro trasposizione in live action ha portato parecchi dubbi e timori tra i fan, soprattutto quelli occidentali, che spesso mal digeriscono il cinema asiatico per tutta una serie di motivi. Meno di un mese fa vi avevamo parlato di Fullmetal Alchemist, oggi è il turno dei Ghoul, nati dalla mente e dalla matita di Sui Ishida.

Tokyo, giorni nostri. Creature che si nutrono di carne umana, i ghoul, vivono in mezzo ai comuni umani. Cacciano l'uomo, lo uccidono e se ne nutrono, annullando così le regole della catena alimentare. Ken Kaneki è un timido universitario appassionato di letteratura che ha una cotta per la bella Rize. Quando miracolosamente ottiene un appuntamento, scopre a suo discapito la natura della ragazza, la quale intende divorarselo. Grazie a una fortunata coincidenza, durante la colluttazione Rize perde la vita, mentre Kaneki sopravvive. Poco tempo dopo il nostro protagonista scopre che gli sono stati impiantati alcuni organi della ragazza e, mentre il suo corpo inizia lievemente a mutare, una fame assurda e spropositata, unita al rigetto verso qualsiasi cibo comune, si impossessa di lui.

Tokyo Ghoul è un manga complesso e articolato, ricco di dialoghi e personaggi, ragion per cui una trasposizione completa era qualcosa di impensabile per un film di due ore.
Ma il regista Kentaro Hagiwara prende la miglior decisione possibile, portando in questa versione live i primi tre volumi dell'opera. Il film si concentra quindi sul passaggio di Kaneki da umano a ghoul, cercando di mettere bene in evidenza il tormento interiore di un ragazzo che da comune essere umano si ritrova oppresso dall'istinto primordiale di nutrirsi, purtroppo per lui, di altri esseri umani.

La prima serie anime di Tokyo Ghoul aveva avuto su di me un forte impatto emotivo, proprio in virtù del tormento del protagonista e della sua condizione apparentemente senza via d'uscita. Lo stesso impatto lo avevo trovato su carta, in un manga che ama esprimersi tramite i suoi corposi dialoghi (ricordiamo che il fumetto è edito da J-POP, che sta attualmente pubblicando la seconda serie, Tokyo Ghoul:re). Questa prima parte dell'opera è quindi quella che ho preferito. Il live action si è perciò prefissato il compito di farci conoscere il buon Kaneki e il difficile cammino che si apre davanti a lui, diviso tra la ragione umana e quella dei ghoul.

Per ovvi motivi di tempo e sceneggiatura, il live si prende alcune licenze, modificando lievemente delle situazioni e mettendo un po' in secondo piano certi personaggi, ma riesce comunque a mantenere una grande fedeltà verso questi ultimi e la trama.
Il cast di attori è molto valido e ammetto che i miei timori verso Masataka Kubota (attore tra l'altro già ben rodato) si sono dimostrati infondati. Seppur faccia perdere al Kaneki originale la carineria del suo volto dolce e infantile, riesce a renderlo molto bene nella disperazione e nel tormento, offrendo una performance piuttosto valida. Dicasi altrettanto per la giovane Fumika Shimizu, somigliante a Touka anche nell'estetica, così come i vari Amon, Nishiki, Yoshimura e Mado. Su quest'ultimo in particolare è stato fatto un buon lavoro, poiché se è spesso vero che i personaggi dei manga dall'atteggiamento un po' sopra le righe non rendono bene nelle versioni live (risultando grotteschi o macchiette), il Mado di Yo Oizumi ha un'espressività meno esagerata che nel manga, risultando nei suoi atteggiamenti e negli sguardi anche più lucido dell'originale.

Di fronte a un live action tratto da anime o manga si fa spesso l'errore di pensare che i personaggi debbano essere le copie viventi della controparte cartacea, ma si tratta di un'idea abbastanza irreale poiché, per quanto si possa cercare di scegliere attori somiglianti, non sarà (quasi) mai possibile trovare dei sosia. Più che pensare che Amon sia molto più muscoloso del bel Nobuyuki Suzuki, che la Rize del manga sia più bella o che la madre di Hinami sia più giovane dell'attrice scelta in questa occasione, bisognerebbe concentrarsi sulla resa dei personaggi, sulla capacità di trasmetterne atteggiamenti, pensieri e caratterizzazione, cosa in cui il cast di Tokyo Ghoul riesce molto bene.
Il manga di Ishida è molto introspettivo e ricco di dialoghi, interiori e non, che palesano sentimenti e intenzioni dei personaggi; caratteristica peculiare, ma che non poteva essere utilizzata anche in questa trasposizione, poiché avrebbe reso la visione fin troppo pesante. Se quindi il film ne guadagna in fluidità, ne perde inevitabilmente in introspezione.

Gli effetti speciali hanno una qualità altalenante, passando da sequenze buone ad altre visibilmente mediocri, ma se pensiamo allo scarso budget con cui si lavora a questi film, si può perdonare qualche effetto grafico non sempre riuscitissimo.
La colonna sonora si fa sentire quando necessario e alcune scelte registiche sono ben azzeccate.

Il doppiaggio italiano è buono, seppur per abitudine non gradisca particolarmente la voce italiana su volti ed espressioni giapponesi, in particolare su personaggi un po' troppo briosi come il buon Hide.

Tokyo Ghoul non è un capolavoro, ma è un film che con una certa discrezione riesce a farsi notare in positivo, a meno che, come sono soliti fare i detrattori (a priori) dei live action, non ci si impunti sul fatto che i personaggi non siano perfettamente somiglianti o che non sia stato trasposto tutto alla perfezione.
La pellicola è buona, Kentaro Hagiwara sembra non essersi voluto spingere troppo oltre, confezionando un prodotto che vuol essere fedele al manga e che mostra solo l'inizio di una storia piuttosto intricata. Il contro di questo atteggiamento discreto e rassicurante è però un film che resta fine a se stesso se non avrà dei sequel. Chi conosce il manga potrà accontentarsi vedendolo come la semplice trasposizione di una porzione di opera (cosa a cui siamo abituati, purtroppo, grazie alle serie anime da una dozzina di episodi), ma chi non lo conosce si ritroverà a vedere un film che finisce laddove tutto dovrebbe avere inizio. Un vero peccato se si pensa che si tratta di una storia che ha tutte le carte in regola per attrarre anche chi non ha mai usufruito del cartaceo.

Possiamo facilmente pensare che, "rispetto ai soliti standard dei live action giapponesi", Tokyo Ghoul sia un film molto buono, ma anche senza questo paragone al ribasso, ci troviamo davanti a un film che ben intrattiene, dona emozioni e qualche brivido, e se vogliamo vedere il cinema come puro entertainment, l'opera vale il prezzo del biglietto.