Nell'ambito delle colonne sonore di opere d'animazione e live action, quello di Yutaka Yamada è un nome che nel corso del tempo è diventato una solida certezza nel panorama musicale contemporaneo: da Tokyo Ghoul a Vinland Saga, e da Alice in Borderland a Yu Yu Hakusho o Golden Kamui, le sue melodie riescono con abilità nell'arduo compito di accompagnare storie e personaggi in un percorso che si fa così ancor più emozionante e indimenticabile.
Con l'avvio del suo primo progetto solista THE ONE, iniziato lo scorso 21 novembre 2025 e giunto attualmente al quarto di dieci capitoli, abbiamo avuto l'occasione di intervistare il compositore a riguardo del suo processo creativo e di diversi aneddoti.

Yutaka Yamada ha studiato composizione musicale in Giappone prima di trasferirsi a Los Angeles nel 2017; sa suonare piano, tastiera, chitarra e batteria e ha alle spalle in carriera oltre 40 progetti che gli sono valsi alcuni prestigiosi riconoscimenti.
Nel 2019 riceve infatti il 43° Japan Academy Prize per la Miglior Colonna Sonora d'Eccellenza composta per il film Kingdom, mentre l'anno seguente la sua colonna sonora per l'anime Great Pretender riceve la nomination dei Crunchyroll Anime Awards.
Nel 2023 la colonna sonora della serie Vinland Saga - stagione 2 viene insignita dell'autorevole Premio Jerry Goldsmith, e la stessa viene premiata anche l'anno seguente agli Anime Trending Award.
Per la versione completa in lingua inglese dell'articolo, cliccare QUI.
Animeclick: salve e grazie innanzitutto per averci concesso questa intervista.
A dispetto della sua giovane età, lei ha già lavorato a moltissimi progetti, ottenendo anche numerosi premi importanti nel corso della sua carriera.
Vorrebbe raccontarci come ha iniziato a dedicarsi alla composizione musicale?
Yutaka Yamada: all’inizio il mio amore per la musica è nato grazie ai videogiochi. Quando frequentavo le medie, ho cominciato a ricreare i brani che amavo dalle colonne sonore dei videogiochi, programmandoli tramite DTM (acronimo di DeskTop Music, cioè musica creata al pc, ndr) e trascrivendoli a orecchio. A quel tempo suonavo anche la batteria e la chitarra in una rock band. Ripensandoci ora, quei momenti in cui sedevo tranquillamente davanti al computer, cercando di capire come la musica venisse costruita uno strato dopo l’altro, sono direttamente ricollegabili alla persona che sono oggi. Considero quell’esperienza come la mia vera origine musicale.

AC: focalizziamoci ora sul processo creativo. Tutti noi siamo abituati ad ascoltare musica spesso, ma solo di rado pensiamo a tutto ciò che sta dietro la sua creazione. Le piacerebbe raccontarci come lavora un compositore e quali sono le varie fasi di questo procedimento?
YY: il lavoro di composizione di colonne sonore è in realtà molto diverso dalla creazione artistica puramente indipendente. Comporta un processo pratico significativo. Di solito comincia con delle discussioni in cui io ascolto attentamente il regista e il produttore per comprendere la loro visione musicale. Poi guardo il filmato o leggo la sceneggiatura, compongo la musica e la sottopongo alla loro revisione. Quando la approvano, il processo è completato. Questo procedimento pone spesso dei limiti alla creatività. Tuttavia, piuttosto che consegnare semplicemente la musica così come mi è stata richiesta, io cerco di creare della musica che possa superare anche di poco la loro immaginazione.
A questo scopo, a volte reinterpreto istruzioni molto precise in un modo più astratto e mi allontano intenzionalmente da soluzioni più semplici e immediate. Ho scoperto che salvaguardare un piccolo spazio per la pura esplorazione artistica nella fase iniziale spesso conduce a un risultato finale completamente diverso. Credo che molti compositori affrontino questo equilibrio a modo loro.
AC: quali sono le sue principali influenze musicali? Si sono ampliate nel tempo?
YY: fin da quando ero piccolo, ho passato molte ore ad ascoltare musica durante le gite in macchina con la famiglia. Artisti come Michael Jackson, Stevie Wonder, Celine Dion e Whitney Houston riecheggiavano sempre sullo sfondo di quei ricordi. Il loro sound è diventato parte del mio paesaggio emotivo quotidiano, che nel tempo si è gradualmente ampliato in maniera naturale, fino a includere molti generi diversi tra loro. In seguito, la musica dei videogiochi a cui giocavo negli ultimi anni delle elementari è diventata un’altra forte influenza che ha plasmato la mia immaginazione.
AC: qual è stato il progetto più impegnativo, se c’è stato, dal punto di vista emotivo? E dal punto di vista tecnico, invece?
YY: Tokyo Ghoul è stato particolarmente impegnativo per me. A quel tempo non possedevo ancora gli strumenti tecnici necessari per realizzare pienamente l’universo musicale che mi veniva richiesto. Dal punto di vista emotivo è stato un periodo intenso e di forte pressione. Mi sono trovato spesso in difficoltà per il divario fra la musica che sentivo nella mia mente e quella che ero tecnicamente in grado di produrre. A posteriori, quella frustrazione è diventata un’importante forza motrice che mi ha spinto a crescere.

AC: si è già sperimentato l'impiego della IA (Intelligenza Artificiale) per la realizzazione totale o parziale di colonne sonore. Qual è il suo pensiero in merito, anche a riguardo dello strumento?
YY: credo che questo sia un tema molto complesso. Non ho usato personalmente l’IA come strumento nel mio lavoro, quindi trovo difficile parlare per esperienza diretta. Ad ogni modo, anche se l’IA contribuisse alla creazione di musica di alta qualità, alla fine gli ascoltatori reagiscono attraverso i propri filtri emotivi.
Per questo non mi preoccupa che la pura essenza dell’espressione artistica umana possa scomparire. Sono convinto che il pubblico riconosca naturalmente l’autenticità delle emozioni.
AC: lei sa suonare diversi strumenti musicali. Per quanto riguarda la composizione di colonne sonore, preferisce utilizzare strumenti classici o elettronici? E in che modo riesce a bilanciare l’orchestrazione classica con i suoni digitali?
YY: cerco di utilizzare strumenti acustici ed elettronici allo stesso modo, senza una gerarchia tra i due. Detto questo però, mi ritrovo spesso a ritornare a strutture incentrate sul pianoforte come strumento fondante. Quando cerco di bilanciare un arrangiamento classico con il suono digitale, non credo ci sia un’unica soluzione corretta. Ogni composizione ha bisogno del suo proprio bilanciamento specifico. Entrambi i mondi offrono una bellezza unica, e cercare quell’equilibrio resta uno dei punti centrali del mio lavoro. E’ una domanda che pongo di continuo a me stesso ogni volta che inizio a scrivere un nuovo pezzo.

AC: il suo lavoro è cambiato in qualche modo dopo il suo trasferimento a Los Angeles e se sì, in che modo esattamente? E' più semplice -o più eccitante- per un compositore lavorare negli Stati Uniti?
YY: trasferirmi a Los Angeles ha portato molti cambiamenti al mio lavoro e alla mia prospettiva. E’ stata una transizione eccitante e stimolante. Ho avuto la sensazione che, paragonata a quella giapponese, la cultura americana tendesse ad abbracciare l’individualità e le differenze più apertamente. Allo stesso tempo, però, sono anche diventato più consapevole di come sia difficile emergere davvero in un ambiente così variegato. Questa presa di coscienza continua a motivarmi per migliorare me stesso ogni giorno.
AC: potremmo dire che il suo lavoro sulla colonna sonora della serie animata Tokyo Ghoul ha segnato la svolta nella sua carriera professionale, o vorrebbe ricordare anche qualche altro progetto lungo il percorso?
Inoltre, come è cambiata la sua vita e il suo lavoro dopo la popolarità raggiunta da Tokyo Ghoul, grazie anche alla colonna sonora da lei composta?
YY: Tokyo Ghoul è stato il mio primo progetto di una serie anime. Ricordo di aver sentito allo stesso tempo eccitazione e paura. Il processo di produzione è stato molto impegnativo, e la pressione a livello emozionale era molto forte. A causa di queste sfide, credo che la musica si sia sviluppata in modo naturale con un certo livello di intensità.
Interessante a dirsi, la mia vita personale non è cambiata immediatamente, dopo l’uscita dell’anime. La risposta inizialmente è stata molto blanda, ed è sembrato che il riconoscimento nei confronti del mio lavoro crescesse gradualmente nel corso dei due o tre anni successivi. Questa esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante. A volte la musica ha bisogno di tempo per trovare il proprio pubblico, e le difficoltà vissute durante la sua creazione spesso lasciano tracce di emozioni più profonde all’interno del lavoro stesso.

AC: sappiamo che Eminem ha campionato la theme song "Glassy Sky" dalla colonna sonora di Tokyo Ghoul per una delle sue canzoni, ovvero il brano "Good Guy" dal suo album Kamikaze. Come si è sentito quando ne ha avuto notizia?
YY: onestamente ne sono stato molto sorpreso. Mi ha fatto realizzare ancora una volta quanto la musica di un anime possa essere potente e quanto possa andare lontano. Allo stesso tempo, mi ha fatto sentire un senso di responsabilità maggiore. Mi ha incoraggiato a continuare a mettermi alla ricerca di un’espressione musicale più profonda e significativa.
AC: ricordiamo che il mixaggio della colonna sonora di Tokyo Ghoul è stato curato dalla Remote Control Production, guidata da Hans Florian Zimmer, compositore cinematografico di fama mondiale noto per il suo lavoro su "Pirati dei Caraibi" e "Mission: Impossible II". Cosa si ricorda di quel momento e com'è stato lavorare in un ambito del genere?
YY: quello che mi ha lasciato un'impressione più forte è stato l’ambiente di lavoro. Lo studio in sé era straordinario. Sono rimasto molto impressionato anche dall’ingegnere del suono, Daniel Kresco. Lavorare in quel luogo è stato come mettere piede in un mondo sonoro completamente differente da quello a cui ero abituato. Ricordo di aver pensato che stessimo raggiungendo delle sonorità che sarebbe stato estremamente difficile creare in Giappone in quel periodo.
AC: alcuni dei suoi primi lavori includono colonne sonore per serie TV come Marumo no Okite, Tenno no Ryoriban e Watashi no hanasanaide – Never let me go. In seguito si sono allargate, fianco a fianco con il pubblico più ampio e internazionale inteso per film popolari come Tokyo Revengers o Kingdom, e serie sviluppate appositamente per lo streaming su Netflix come Alice in Borderland.
Anche la musica che lei crea deve tenere a mente questo aspetto? Ci sono differenze notevoli tra i progetti giapponesi destinati alla televisione, allo streaming o al cinema?
YY: le differenze tra anime e live action, così come quelle tra film e serie episodiche, costituiscono certamente cornici creative differenti. Ogni progetto modella questi vincoli in modo diverso. Pur rimanendo consapevole di tali differenze, cerco di mantenere una certa distanza per non limitare la fase iniziale dell’esplorazione artistica. Soprattutto nelle primissime fasi della composizione, cerco di proteggere la purezza dell’impulso creativo.

AC: lei ha lavorato ad adattamenti di opere già esistenti in versione animata come Death Note, Yu Yu Hakusho e Bleach: si è possibilmente ispirato in parte alle colonne sonore già esistenti oppure è partito a lavorarci da zero?
YY: a meno che non vi sia una richiesta specifica da parte del regista o del produttore, preferisco iniziare completamente da zero.
AC: ha lavorato a universi estremamente diversi, dal già citato Tokyo Ghoul a Vinland Saga, e da Promise Cinderella ad Alice in Borderland. Qual è la differenza (se esistente) tra il comporre per un anime rispetto a un live-action?
YY: gli anime non nascono da immagini riprese da telecamere, quindi spesso ciò comporta la sovrapposizione di un’espressione creativa a un’altra. Per questo motivo, ho l’impressione che l’animazione permetta di frequente una libertà artistica più ampia. Nei progetti live action, invece, ci sono momenti in cui la direzione musicale sembra già parzialmente definita dal realismo del prodotto. Personalmente, percepisco una lieve differenza nella quantità di libertà sperimentale che viene concessa in modo spontaneo nei due casi.
AC: quando inizia un nuovo progetto, qual è l'elemento centrale - emotivo, tematico o concettuale - che la guida nella definizione della sua identità musicale, dato che nel portfolio può vantare progetti su generi molto diversi tra loro?
YY: cerco di immaginare quale tipo di pubblico potrebbe entrare in contatto con l’opera e come potrebbe viverla emotivamente. Allo stesso tempo, mi confronto con la mia stessa reazione emotiva dopo aver letto la sceneggiatura o il materiale originale. Talvolta si verifica qualcosa di simile a una reazione chimica inaspettata tra queste prospettive. Quando accade, spesso ciò diventa una luce guida per la musica. In definitiva, la verità emotiva è sempre l’elemento più importante per me.

AC: come ricalibra il suo processo creativo passando da un genere all’altro, da un media all'altro, e quali aspetti, invece, rimangono invariati?
YY: quando passo da un genere all’altro, spesso cambio completamente il mio punto di partenza creativo. A volte inizio dalla melodia, altre volte dal ritmo e altre ancora dalla scrittura su pentagramma, senza utilizzare una DAW (una applicazione, acronimo di Digital Audio Workstation, ovvero Postazione di lavoro audio digitale, ndr).
Ciò che tende a rimanere costante non è qualcosa che definisco consapevolmente, ma piuttosto il ritmo quotidiano e la disciplina della mia routine di lavoro.
AC: quando c'è più di un compositore responsabile della colonna sonora di una serie o di un film, come si riesce a mantenere l'equilibrio tra i suoni?
Ricordiamo ad esempio le musiche per il drama Marumo no Okite, affidate anche a Hiroyuki Sawano, ma anche la serie Water Polo Yankes con Yu Takami o, più di recente, YAIBA e Golden Kamui con Yoshiaki Dewa.
YY: quando in un progetto sono coinvolti più compositori, adatto il mio approccio in base all’intenzione della produzione. Se l’obiettivo è creare un’identità sonora unitaria, mi concentro molto sull’equilibrio e sulla coesione. Se invece l’intenzione è valorizzare le singole voci, cerco di rispettarne le differenze. Questo equilibrio viene generalmente sviluppato attraverso il dialogo con il cliente.

AC: quanto si lascia influenzare dal materiale visivo durante la composizione?
E in che modo costruisce le sue armonie, che spesso sono emotive e cinematiche?
YY: il materiale visivo ha una forte influenza sulle mie composizioni. Tuttavia, quando mi viene richiesto di comporre prima che le immagini siano completamente finalizzate, a volte scelgo intenzionalmente di prenderne le distanze.
Per quanto riguarda l’armonia, alcuni elementi sono costruiti con attenzione, mentre altri emergono in modo inconscio. Probabilmente plasmati dal mio background musicale e dalla mia storia personale di ascolto.
AC: secondo lei quanto è importante entrare in sintonia con la storia e con i personaggi per poter scrivere una buona colonna sonora? C’è un’opera in particolare con cui sente di essersi immedesimato?
YY: credo che entrare in sintonia con la storia sia estremamente importante. Quando la sintonia è forte, c’è meno bisogno di cercare consapevolmente di immedesimarsi. La musica comincia a emergere in modo naturale. Questo per me è uno degli aspetti più belli della scrittura di colonne sonore. Un’opera con cui ho sentito una connessione davvero profonda è stata Vinland Saga.

AC: secondo lei, ci sono dei suoni, ritmi o sonorità che adesso vanno particolarmente di moda negli anime? E nei live action?
Secondo lei sono cambiati rispetto al passato e se sì, per quale ragione?
YY: credo che le tendenze musicali esistano e cambino nel tempo. È difficile definire a parole caratteristiche sonore specifiche, ma ho l’impressione che le tendenze moderne delle colonne sonore condividano spesso delle affinità con l’evoluzione della musica pop. Anche l’influenza della cultura degli e-sport (sport elettronici, ndr) mi sembra significativa, poiché contribuisce spesso a plasmare ciò che il pubblico più giovane percepisce come un sound design potente o stilisticamente accattivante.
AC: focalizziamoci ora su Vinland Saga: che tipo di ricerca ha fatto per le sue colonne sonore?
Guardando l'anime, sembra quasi che alcune scene siano accompagnate da un sound più simile alla musica folkloristica vichinga, mentre invece le scene più emotive paiono accompagnate da musiche che non sembrano avere una collocazione spaziotemporale.
Come ha lavorato per amplificare queste emozioni senza tempo e senza geografie delimitate?
YY: lavorando a Vinland Saga, mi sono reso conto che la colonna sonora doveva rappresentare due dimensioni contrastanti. Una riflette il mondo esterno, comprensivo dell’ambiente storico e della realtà sociale; l’altra rappresenta il viaggio interiore del protagonista, Thorfinn.
Ad esempio, nelle scene iniziali che mostrano la vita in Islanda, un approccio musicale storicamente autentico sarebbe stata una scelta convenzionale. Tuttavia, mi sono sentito invece più interessato a esprimere il percorso psicologico ed emotivo di Thorfinn. Volevo creare una musica capace di illuminare qualcosa di eterno nello spirito umano, piuttosto che limitarmi a descriverne il contesto storico.

AC: c'è uno strumento o una sonorità che più l'ha intrigata nella composizione delle colonne sonore di Vinland Saga?
Inoltre, la musica folkloristica vichinga è spesso associata a epicità o grandiosità: come ha fatto a smussare quei ritmi?
YY: ricordo di essere rimasto affascinato dagli urli profondi e ritmici dei guerrieri vichinghi. Nelle scene di battaglia, a volte li trasformavo in suoni percussivi e li mescolavo con l’orchestra.
AC: per quanto riguarda invece Golden Kamui, emergono distintamente le atmosfere della caccia all'uomo e della sopravvivenza, ma anche i ritmi sospesi dell'aere, del bosco, dell'ascolto della natura.
Come si riesce a intuire quali strumenti sia meglio usare, quali sonorità riprendere per estrarre al meglio le caratteristiche di quest'opera e, in generale, di ogni singola opera a lei affidata?
YY: sì. Pur mantenendo uno stile ibrido incentrato sui sintetizzatori, ho cercato di creare sonorità che si adattassero in modo naturale ai paesaggi innevati dell’Hokkaido. Ho anche realizzato una versione vocale del tema principale, che viene utilizzata costantemente fin dal primo film di Golden Kamui.

AC: il suo più recente lavoro per una serie animata è YAIBA. La colonna sonora originale include alcuni interessanti brani jazz. Forse non li assoceremmo ai temi di commedia e avventura rappresentati nella storia. Come le è venuta l'idea? Vorrebbe dirci qualcosa di più a riguardo?
YY: per quanto riguarda gli elementi jazz in YAIBA, li considero parte di una lunga tradizione dell’animazione giapponese, che ama sperimentare e superare i limiti convenzionali. Ho lavorato a quei brani cercando di creare qualcosa di sorprendente, ma che restasse comunque coerente e naturale dal punto di vista emotivo nel contesto della storia.

AC: nel comunicato stampa relativo al progetto "THE ONE", lei afferma che normalmente il suo lavoro consiste “nello scrivere musica che sia di supporto a ciò che accade sullo schermo”, mentre in questo caso si è chiesto cosa sarebbe successo se avesse seguito la sua “storia interiore”.
Quando compone per lo schermo, accompagnando una storia scritta da altri, quanto di sé, del suo universo interiore, riesce di norma a infondere nella sua musica?
YY: anche quando compongo musica per storie create da altri, credo che mi venga naturale scrivere seguendo la mia identità artistica. Capisco che questo a volte possa creare difficoltà nelle collaborazioni che intraprendo, ma ciò mi permette anche di rapportarmi alle storie in modo profondamente personale. Allo stesso tempo, i racconti scritti da altri diventano spesso potenti fonti di ispirazione per la mia creatività. Mi piace davvero esplorare questo dialogo tra storia e identità individuale.
AC: nel comunicato si legge inoltre: “Continuo a fare musica con l’idea di costruire un mondo, ma in questo progetto il mondo è emotivo piuttosto che visivo.”
Le prime due tracce di "THE ONE" hanno uno stile cinematografico che le rende molto coinvolgenti e che induce l’ascoltatore a viaggiare con la fantasia. Nell’esprimere il suo universo interiore, lei immagina una storia vera e propria o piuttosto lascia che le emozioni fluiscano liberamente?
YY: di solito immagino un mondo narrativo interiore molto specifico. Mi sento un po’ in imbarazzo a descriverlo apertamente, ma spesso ricorda un vasto paesaggio e ricomprende un lungo viaggio al suo interno.

AC: il suo progetto solista "THE ONE", sembra rappresentare una direzione artistica più intima e personale. Qual è stata la scintilla che ha dato avvio a questo percorso? E in che modo lavorare a un progetto solista le permette una libertà creativa diversa rispetto al comporre per una produzione guidata da una narrazione?
YY: vi ringrazio molto per questa osservazione. L’inizio di THE ONE è nato da un desiderio purissimo di crescita creativa. Mentre immagino il progetto che si estende verso il Capitolo X, vedo ogni capitolo come una testimonianza di chi sono io artisticamente in quello specifico momento della mia vita.
AC: "THE ONE - Chapter I" presenta collaborazioni con artisti come Geoffrey Keezer, Cliff Almond e Arisa Inamoto, oltre a un'orchestra di 80 elementi nella Repubblica Ceca. Come sono nate queste collaborazioni e in che modo lavorare con questi artisti ha influenzato la direzione artistica del progetto?
Quali qualità uniche ha apportato ciascun artista alla sua visione?
YY: questi collaboratori sono musicisti che mi hanno profondamente ispirato nel corso della carriera, sia per la loro padronanza degli strumenti che per la sensibilità musicale. Dopo le sessioni di registrazione, qualche volta porto il materiale a casa e continuo a modificarlo e reinterpretarlo. Questo genere di trasformazione diventa spesso parte del processo collaborativo.

AC: "THE ONE" è il suo primo progetto pubblicato completamente a suo nome, libero dai vincoli di una narrazione preesistente. Entrando in questo territorio pienamente personale, quali aspetti del suo linguaggio musicale ha sentito il bisogno di far evolvere e mettere alla prova?
Come ha affrontato la creazione del progetto affinché risultasse coerente lungo i dieci capitoli previsti?
YY: durante la creazione di THE ONE mi sono gradualmente reso conto che sarebbe stato impossibile esprimere ogni aspetto della mia identità musicale in un singolo progetto. Ho sentito che la serie doveva seguire il viaggio di un unico protagonista. In un certo senso lo vedo come un trentenne che abbandona temporaneamente la carriera per viaggiare intorno al mondo. Credo che molte persone nutrano un desiderio profondo di un viaggio del genere. Per me creare questo album potrebbe avvicinarsi a quell’esperienza.
AC: le sue colonne sonore per anime e serie live-action vengono spesso scoperte attraverso le storie e i personaggi che accompagnano. Con "THE ONE", gli ascoltatori incontreranno la sua musica senza una narrazione visiva a guidarne le emozioni. Che tipo di esperienza d'ascolto spera di generare?
YY: questa è una domanda molto importante. Naturalmente mi sento grato, se tante persone ascoltano la mia musica. Allo stesso tempo sono convinto che la musica possa esistere magnificamente come forma d’arte indipendente.
Più che riconoscere il mio nome, mi sentirei pienamente realizzato se gli ascoltatori trovassero nella mia musica ritmi o melodie capaci di collegarsi al loro percorso di vita.
AC: quale direzione vorrebbe che la sua musica prendesse nei prossimi anni?
Ci sono progetti o generi con cui vorrebbe sperimentare?
YY: la creazione di THE ONE mi ha permesso di fare un respiro profondo, dal punto di vista artistico. Sento di essere cresciuto molto come compositore grazie a questo progetto.
Spero che l’aver ampliato il mio orizzonte, sia emotivo che tecnico, mi consenta di emozionare nuovamente il pubblico attraverso molte opere visive di diversi generi.

AC: la musica è fatta per suscitare emozioni. Grazie alle sue partiture, è riuscito a fare molto di più, creando ricordi ed esperienze indimenticabili per tutte le persone che si sono entusiasmate per i tanti progetti che ha contribuito a realizzare. La musica potrebbe essere considerata un elemento invisibile, ma di certo non lo è dentro la nostra anima, perché la musica la dipinge con colori davvero vividi, grazie al suo talento e al suo impegno. Vorremmo ringraziarLa di cuore per tutto questo e chiederle di non smettere mai di sfidarci e di omaggiarci con così tante meravigliose emozioni.
YY: grazie di cuore per queste bellissime parole. Leggerle mi ha profondamente commosso. Credo che la mia opera debba sempre essere un atto di devozione. Non voglio creare musica che si accontenti dell’ottanta per cento. Nemmeno il cento per cento mi sembra sufficiente. Voglio spendere più tempo nella solitudine del mio studio cercando qualcosa che vada ben oltre.
Attraverso la musica, vorrei poter creare dei momenti in cui i cuori possano silenziosamente toccarsi.
Ricordiamo che THE ONE - Chapter I, Chapter II, Chapter III e Chapter IV è disponibile sulle principali piattaforme di streaming quali Spotify, Apple Music e YouTube Music.
All'interno del Chapter IV è presente il singolo Ὀρνέα (feat. Bobby John).

Riferimenti e note:
Cartella stampa THE ONE
Sito web ufficiale di Yutaka Yamada
Yutaka Yamada @ Instagram
Yutaka Yamada @ Spotify
Yutaka Yamada @ Apple Music
Yutaka Yamada @ YouTube
Yutaka Yamada @ YouTube Music
Tutti i credits e i copyright appartengono ai rispettivi proprietari
Si ringrazia Yutaka Yamada per la disponibilità concessa per l'intervista e il materiale grafico e musicale fornito.
Si ringraziano inoltre Benedetta, Debora, Giulia e Luciano per la collaborazione nella stesura e nella traduzione dell'intervista.
Con l'avvio del suo primo progetto solista THE ONE, iniziato lo scorso 21 novembre 2025 e giunto attualmente al quarto di dieci capitoli, abbiamo avuto l'occasione di intervistare il compositore a riguardo del suo processo creativo e di diversi aneddoti.

Yutaka Yamada ha studiato composizione musicale in Giappone prima di trasferirsi a Los Angeles nel 2017; sa suonare piano, tastiera, chitarra e batteria e ha alle spalle in carriera oltre 40 progetti che gli sono valsi alcuni prestigiosi riconoscimenti.
Nel 2019 riceve infatti il 43° Japan Academy Prize per la Miglior Colonna Sonora d'Eccellenza composta per il film Kingdom, mentre l'anno seguente la sua colonna sonora per l'anime Great Pretender riceve la nomination dei Crunchyroll Anime Awards.
Nel 2023 la colonna sonora della serie Vinland Saga - stagione 2 viene insignita dell'autorevole Premio Jerry Goldsmith, e la stessa viene premiata anche l'anno seguente agli Anime Trending Award.
Per la versione completa in lingua inglese dell'articolo, cliccare QUI.
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Parte I - Il processo creativo nella composizione musicale
Animeclick: salve e grazie innanzitutto per averci concesso questa intervista.
A dispetto della sua giovane età, lei ha già lavorato a moltissimi progetti, ottenendo anche numerosi premi importanti nel corso della sua carriera.
Vorrebbe raccontarci come ha iniziato a dedicarsi alla composizione musicale?
Yutaka Yamada: all’inizio il mio amore per la musica è nato grazie ai videogiochi. Quando frequentavo le medie, ho cominciato a ricreare i brani che amavo dalle colonne sonore dei videogiochi, programmandoli tramite DTM (acronimo di DeskTop Music, cioè musica creata al pc, ndr) e trascrivendoli a orecchio. A quel tempo suonavo anche la batteria e la chitarra in una rock band. Ripensandoci ora, quei momenti in cui sedevo tranquillamente davanti al computer, cercando di capire come la musica venisse costruita uno strato dopo l’altro, sono direttamente ricollegabili alla persona che sono oggi. Considero quell’esperienza come la mia vera origine musicale.

AC: focalizziamoci ora sul processo creativo. Tutti noi siamo abituati ad ascoltare musica spesso, ma solo di rado pensiamo a tutto ciò che sta dietro la sua creazione. Le piacerebbe raccontarci come lavora un compositore e quali sono le varie fasi di questo procedimento?
YY: il lavoro di composizione di colonne sonore è in realtà molto diverso dalla creazione artistica puramente indipendente. Comporta un processo pratico significativo. Di solito comincia con delle discussioni in cui io ascolto attentamente il regista e il produttore per comprendere la loro visione musicale. Poi guardo il filmato o leggo la sceneggiatura, compongo la musica e la sottopongo alla loro revisione. Quando la approvano, il processo è completato. Questo procedimento pone spesso dei limiti alla creatività. Tuttavia, piuttosto che consegnare semplicemente la musica così come mi è stata richiesta, io cerco di creare della musica che possa superare anche di poco la loro immaginazione.
A questo scopo, a volte reinterpreto istruzioni molto precise in un modo più astratto e mi allontano intenzionalmente da soluzioni più semplici e immediate. Ho scoperto che salvaguardare un piccolo spazio per la pura esplorazione artistica nella fase iniziale spesso conduce a un risultato finale completamente diverso. Credo che molti compositori affrontino questo equilibrio a modo loro.
AC: quali sono le sue principali influenze musicali? Si sono ampliate nel tempo?
YY: fin da quando ero piccolo, ho passato molte ore ad ascoltare musica durante le gite in macchina con la famiglia. Artisti come Michael Jackson, Stevie Wonder, Celine Dion e Whitney Houston riecheggiavano sempre sullo sfondo di quei ricordi. Il loro sound è diventato parte del mio paesaggio emotivo quotidiano, che nel tempo si è gradualmente ampliato in maniera naturale, fino a includere molti generi diversi tra loro. In seguito, la musica dei videogiochi a cui giocavo negli ultimi anni delle elementari è diventata un’altra forte influenza che ha plasmato la mia immaginazione.
AC: qual è stato il progetto più impegnativo, se c’è stato, dal punto di vista emotivo? E dal punto di vista tecnico, invece?
YY: Tokyo Ghoul è stato particolarmente impegnativo per me. A quel tempo non possedevo ancora gli strumenti tecnici necessari per realizzare pienamente l’universo musicale che mi veniva richiesto. Dal punto di vista emotivo è stato un periodo intenso e di forte pressione. Mi sono trovato spesso in difficoltà per il divario fra la musica che sentivo nella mia mente e quella che ero tecnicamente in grado di produrre. A posteriori, quella frustrazione è diventata un’importante forza motrice che mi ha spinto a crescere.

AC: si è già sperimentato l'impiego della IA (Intelligenza Artificiale) per la realizzazione totale o parziale di colonne sonore. Qual è il suo pensiero in merito, anche a riguardo dello strumento?
YY: credo che questo sia un tema molto complesso. Non ho usato personalmente l’IA come strumento nel mio lavoro, quindi trovo difficile parlare per esperienza diretta. Ad ogni modo, anche se l’IA contribuisse alla creazione di musica di alta qualità, alla fine gli ascoltatori reagiscono attraverso i propri filtri emotivi.
Per questo non mi preoccupa che la pura essenza dell’espressione artistica umana possa scomparire. Sono convinto che il pubblico riconosca naturalmente l’autenticità delle emozioni.
AC: lei sa suonare diversi strumenti musicali. Per quanto riguarda la composizione di colonne sonore, preferisce utilizzare strumenti classici o elettronici? E in che modo riesce a bilanciare l’orchestrazione classica con i suoni digitali?
YY: cerco di utilizzare strumenti acustici ed elettronici allo stesso modo, senza una gerarchia tra i due. Detto questo però, mi ritrovo spesso a ritornare a strutture incentrate sul pianoforte come strumento fondante. Quando cerco di bilanciare un arrangiamento classico con il suono digitale, non credo ci sia un’unica soluzione corretta. Ogni composizione ha bisogno del suo proprio bilanciamento specifico. Entrambi i mondi offrono una bellezza unica, e cercare quell’equilibrio resta uno dei punti centrali del mio lavoro. E’ una domanda che pongo di continuo a me stesso ogni volta che inizio a scrivere un nuovo pezzo.

AC: il suo lavoro è cambiato in qualche modo dopo il suo trasferimento a Los Angeles e se sì, in che modo esattamente? E' più semplice -o più eccitante- per un compositore lavorare negli Stati Uniti?
YY: trasferirmi a Los Angeles ha portato molti cambiamenti al mio lavoro e alla mia prospettiva. E’ stata una transizione eccitante e stimolante. Ho avuto la sensazione che, paragonata a quella giapponese, la cultura americana tendesse ad abbracciare l’individualità e le differenze più apertamente. Allo stesso tempo, però, sono anche diventato più consapevole di come sia difficile emergere davvero in un ambiente così variegato. Questa presa di coscienza continua a motivarmi per migliorare me stesso ogni giorno.
Parte II - Colonne sonore anime e live action
*AC: potremmo dire che il suo lavoro sulla colonna sonora della serie animata Tokyo Ghoul ha segnato la svolta nella sua carriera professionale, o vorrebbe ricordare anche qualche altro progetto lungo il percorso?
Inoltre, come è cambiata la sua vita e il suo lavoro dopo la popolarità raggiunta da Tokyo Ghoul, grazie anche alla colonna sonora da lei composta?
YY: Tokyo Ghoul è stato il mio primo progetto di una serie anime. Ricordo di aver sentito allo stesso tempo eccitazione e paura. Il processo di produzione è stato molto impegnativo, e la pressione a livello emozionale era molto forte. A causa di queste sfide, credo che la musica si sia sviluppata in modo naturale con un certo livello di intensità.
Interessante a dirsi, la mia vita personale non è cambiata immediatamente, dopo l’uscita dell’anime. La risposta inizialmente è stata molto blanda, ed è sembrato che il riconoscimento nei confronti del mio lavoro crescesse gradualmente nel corso dei due o tre anni successivi. Questa esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante. A volte la musica ha bisogno di tempo per trovare il proprio pubblico, e le difficoltà vissute durante la sua creazione spesso lasciano tracce di emozioni più profonde all’interno del lavoro stesso.

AC: sappiamo che Eminem ha campionato la theme song "Glassy Sky" dalla colonna sonora di Tokyo Ghoul per una delle sue canzoni, ovvero il brano "Good Guy" dal suo album Kamikaze. Come si è sentito quando ne ha avuto notizia?
YY: onestamente ne sono stato molto sorpreso. Mi ha fatto realizzare ancora una volta quanto la musica di un anime possa essere potente e quanto possa andare lontano. Allo stesso tempo, mi ha fatto sentire un senso di responsabilità maggiore. Mi ha incoraggiato a continuare a mettermi alla ricerca di un’espressione musicale più profonda e significativa.
AC: ricordiamo che il mixaggio della colonna sonora di Tokyo Ghoul è stato curato dalla Remote Control Production, guidata da Hans Florian Zimmer, compositore cinematografico di fama mondiale noto per il suo lavoro su "Pirati dei Caraibi" e "Mission: Impossible II". Cosa si ricorda di quel momento e com'è stato lavorare in un ambito del genere?
YY: quello che mi ha lasciato un'impressione più forte è stato l’ambiente di lavoro. Lo studio in sé era straordinario. Sono rimasto molto impressionato anche dall’ingegnere del suono, Daniel Kresco. Lavorare in quel luogo è stato come mettere piede in un mondo sonoro completamente differente da quello a cui ero abituato. Ricordo di aver pensato che stessimo raggiungendo delle sonorità che sarebbe stato estremamente difficile creare in Giappone in quel periodo.
L'identità delle colonne sonore
AC: alcuni dei suoi primi lavori includono colonne sonore per serie TV come Marumo no Okite, Tenno no Ryoriban e Watashi no hanasanaide – Never let me go. In seguito si sono allargate, fianco a fianco con il pubblico più ampio e internazionale inteso per film popolari come Tokyo Revengers o Kingdom, e serie sviluppate appositamente per lo streaming su Netflix come Alice in Borderland.
Anche la musica che lei crea deve tenere a mente questo aspetto? Ci sono differenze notevoli tra i progetti giapponesi destinati alla televisione, allo streaming o al cinema?
YY: le differenze tra anime e live action, così come quelle tra film e serie episodiche, costituiscono certamente cornici creative differenti. Ogni progetto modella questi vincoli in modo diverso. Pur rimanendo consapevole di tali differenze, cerco di mantenere una certa distanza per non limitare la fase iniziale dell’esplorazione artistica. Soprattutto nelle primissime fasi della composizione, cerco di proteggere la purezza dell’impulso creativo.

AC: lei ha lavorato ad adattamenti di opere già esistenti in versione animata come Death Note, Yu Yu Hakusho e Bleach: si è possibilmente ispirato in parte alle colonne sonore già esistenti oppure è partito a lavorarci da zero?
YY: a meno che non vi sia una richiesta specifica da parte del regista o del produttore, preferisco iniziare completamente da zero.
AC: ha lavorato a universi estremamente diversi, dal già citato Tokyo Ghoul a Vinland Saga, e da Promise Cinderella ad Alice in Borderland. Qual è la differenza (se esistente) tra il comporre per un anime rispetto a un live-action?
YY: gli anime non nascono da immagini riprese da telecamere, quindi spesso ciò comporta la sovrapposizione di un’espressione creativa a un’altra. Per questo motivo, ho l’impressione che l’animazione permetta di frequente una libertà artistica più ampia. Nei progetti live action, invece, ci sono momenti in cui la direzione musicale sembra già parzialmente definita dal realismo del prodotto. Personalmente, percepisco una lieve differenza nella quantità di libertà sperimentale che viene concessa in modo spontaneo nei due casi.
AC: quando inizia un nuovo progetto, qual è l'elemento centrale - emotivo, tematico o concettuale - che la guida nella definizione della sua identità musicale, dato che nel portfolio può vantare progetti su generi molto diversi tra loro?
YY: cerco di immaginare quale tipo di pubblico potrebbe entrare in contatto con l’opera e come potrebbe viverla emotivamente. Allo stesso tempo, mi confronto con la mia stessa reazione emotiva dopo aver letto la sceneggiatura o il materiale originale. Talvolta si verifica qualcosa di simile a una reazione chimica inaspettata tra queste prospettive. Quando accade, spesso ciò diventa una luce guida per la musica. In definitiva, la verità emotiva è sempre l’elemento più importante per me.

AC: come ricalibra il suo processo creativo passando da un genere all’altro, da un media all'altro, e quali aspetti, invece, rimangono invariati?
YY: quando passo da un genere all’altro, spesso cambio completamente il mio punto di partenza creativo. A volte inizio dalla melodia, altre volte dal ritmo e altre ancora dalla scrittura su pentagramma, senza utilizzare una DAW (una applicazione, acronimo di Digital Audio Workstation, ovvero Postazione di lavoro audio digitale, ndr).
Ciò che tende a rimanere costante non è qualcosa che definisco consapevolmente, ma piuttosto il ritmo quotidiano e la disciplina della mia routine di lavoro.
AC: quando c'è più di un compositore responsabile della colonna sonora di una serie o di un film, come si riesce a mantenere l'equilibrio tra i suoni?
Ricordiamo ad esempio le musiche per il drama Marumo no Okite, affidate anche a Hiroyuki Sawano, ma anche la serie Water Polo Yankes con Yu Takami o, più di recente, YAIBA e Golden Kamui con Yoshiaki Dewa.
YY: quando in un progetto sono coinvolti più compositori, adatto il mio approccio in base all’intenzione della produzione. Se l’obiettivo è creare un’identità sonora unitaria, mi concentro molto sull’equilibrio e sulla coesione. Se invece l’intenzione è valorizzare le singole voci, cerco di rispettarne le differenze. Questo equilibrio viene generalmente sviluppato attraverso il dialogo con il cliente.

AC: quanto si lascia influenzare dal materiale visivo durante la composizione?
E in che modo costruisce le sue armonie, che spesso sono emotive e cinematiche?
YY: il materiale visivo ha una forte influenza sulle mie composizioni. Tuttavia, quando mi viene richiesto di comporre prima che le immagini siano completamente finalizzate, a volte scelgo intenzionalmente di prenderne le distanze.
Per quanto riguarda l’armonia, alcuni elementi sono costruiti con attenzione, mentre altri emergono in modo inconscio. Probabilmente plasmati dal mio background musicale e dalla mia storia personale di ascolto.
AC: secondo lei quanto è importante entrare in sintonia con la storia e con i personaggi per poter scrivere una buona colonna sonora? C’è un’opera in particolare con cui sente di essersi immedesimato?
YY: credo che entrare in sintonia con la storia sia estremamente importante. Quando la sintonia è forte, c’è meno bisogno di cercare consapevolmente di immedesimarsi. La musica comincia a emergere in modo naturale. Questo per me è uno degli aspetti più belli della scrittura di colonne sonore. Un’opera con cui ho sentito una connessione davvero profonda è stata Vinland Saga.

AC: secondo lei, ci sono dei suoni, ritmi o sonorità che adesso vanno particolarmente di moda negli anime? E nei live action?
Secondo lei sono cambiati rispetto al passato e se sì, per quale ragione?
YY: credo che le tendenze musicali esistano e cambino nel tempo. È difficile definire a parole caratteristiche sonore specifiche, ma ho l’impressione che le tendenze moderne delle colonne sonore condividano spesso delle affinità con l’evoluzione della musica pop. Anche l’influenza della cultura degli e-sport (sport elettronici, ndr) mi sembra significativa, poiché contribuisce spesso a plasmare ciò che il pubblico più giovane percepisce come un sound design potente o stilisticamente accattivante.
AC: focalizziamoci ora su Vinland Saga: che tipo di ricerca ha fatto per le sue colonne sonore?
Guardando l'anime, sembra quasi che alcune scene siano accompagnate da un sound più simile alla musica folkloristica vichinga, mentre invece le scene più emotive paiono accompagnate da musiche che non sembrano avere una collocazione spaziotemporale.
Come ha lavorato per amplificare queste emozioni senza tempo e senza geografie delimitate?
YY: lavorando a Vinland Saga, mi sono reso conto che la colonna sonora doveva rappresentare due dimensioni contrastanti. Una riflette il mondo esterno, comprensivo dell’ambiente storico e della realtà sociale; l’altra rappresenta il viaggio interiore del protagonista, Thorfinn.
Ad esempio, nelle scene iniziali che mostrano la vita in Islanda, un approccio musicale storicamente autentico sarebbe stata una scelta convenzionale. Tuttavia, mi sono sentito invece più interessato a esprimere il percorso psicologico ed emotivo di Thorfinn. Volevo creare una musica capace di illuminare qualcosa di eterno nello spirito umano, piuttosto che limitarmi a descriverne il contesto storico.

AC: c'è uno strumento o una sonorità che più l'ha intrigata nella composizione delle colonne sonore di Vinland Saga?
Inoltre, la musica folkloristica vichinga è spesso associata a epicità o grandiosità: come ha fatto a smussare quei ritmi?
YY: ricordo di essere rimasto affascinato dagli urli profondi e ritmici dei guerrieri vichinghi. Nelle scene di battaglia, a volte li trasformavo in suoni percussivi e li mescolavo con l’orchestra.
AC: per quanto riguarda invece Golden Kamui, emergono distintamente le atmosfere della caccia all'uomo e della sopravvivenza, ma anche i ritmi sospesi dell'aere, del bosco, dell'ascolto della natura.
Come si riesce a intuire quali strumenti sia meglio usare, quali sonorità riprendere per estrarre al meglio le caratteristiche di quest'opera e, in generale, di ogni singola opera a lei affidata?
YY: sì. Pur mantenendo uno stile ibrido incentrato sui sintetizzatori, ho cercato di creare sonorità che si adattassero in modo naturale ai paesaggi innevati dell’Hokkaido. Ho anche realizzato una versione vocale del tema principale, che viene utilizzata costantemente fin dal primo film di Golden Kamui.

AC: il suo più recente lavoro per una serie animata è YAIBA. La colonna sonora originale include alcuni interessanti brani jazz. Forse non li assoceremmo ai temi di commedia e avventura rappresentati nella storia. Come le è venuta l'idea? Vorrebbe dirci qualcosa di più a riguardo?
YY: per quanto riguarda gli elementi jazz in YAIBA, li considero parte di una lunga tradizione dell’animazione giapponese, che ama sperimentare e superare i limiti convenzionali. Ho lavorato a quei brani cercando di creare qualcosa di sorprendente, ma che restasse comunque coerente e naturale dal punto di vista emotivo nel contesto della storia.

Parte III - Il progetto solista 'THE ONE'
AC: nel comunicato stampa relativo al progetto "THE ONE", lei afferma che normalmente il suo lavoro consiste “nello scrivere musica che sia di supporto a ciò che accade sullo schermo”, mentre in questo caso si è chiesto cosa sarebbe successo se avesse seguito la sua “storia interiore”.
Quando compone per lo schermo, accompagnando una storia scritta da altri, quanto di sé, del suo universo interiore, riesce di norma a infondere nella sua musica?
YY: anche quando compongo musica per storie create da altri, credo che mi venga naturale scrivere seguendo la mia identità artistica. Capisco che questo a volte possa creare difficoltà nelle collaborazioni che intraprendo, ma ciò mi permette anche di rapportarmi alle storie in modo profondamente personale. Allo stesso tempo, i racconti scritti da altri diventano spesso potenti fonti di ispirazione per la mia creatività. Mi piace davvero esplorare questo dialogo tra storia e identità individuale.
AC: nel comunicato si legge inoltre: “Continuo a fare musica con l’idea di costruire un mondo, ma in questo progetto il mondo è emotivo piuttosto che visivo.”
Le prime due tracce di "THE ONE" hanno uno stile cinematografico che le rende molto coinvolgenti e che induce l’ascoltatore a viaggiare con la fantasia. Nell’esprimere il suo universo interiore, lei immagina una storia vera e propria o piuttosto lascia che le emozioni fluiscano liberamente?
YY: di solito immagino un mondo narrativo interiore molto specifico. Mi sento un po’ in imbarazzo a descriverlo apertamente, ma spesso ricorda un vasto paesaggio e ricomprende un lungo viaggio al suo interno.

AC: il suo progetto solista "THE ONE", sembra rappresentare una direzione artistica più intima e personale. Qual è stata la scintilla che ha dato avvio a questo percorso? E in che modo lavorare a un progetto solista le permette una libertà creativa diversa rispetto al comporre per una produzione guidata da una narrazione?
YY: vi ringrazio molto per questa osservazione. L’inizio di THE ONE è nato da un desiderio purissimo di crescita creativa. Mentre immagino il progetto che si estende verso il Capitolo X, vedo ogni capitolo come una testimonianza di chi sono io artisticamente in quello specifico momento della mia vita.
AC: "THE ONE - Chapter I" presenta collaborazioni con artisti come Geoffrey Keezer, Cliff Almond e Arisa Inamoto, oltre a un'orchestra di 80 elementi nella Repubblica Ceca. Come sono nate queste collaborazioni e in che modo lavorare con questi artisti ha influenzato la direzione artistica del progetto?
Quali qualità uniche ha apportato ciascun artista alla sua visione?
YY: questi collaboratori sono musicisti che mi hanno profondamente ispirato nel corso della carriera, sia per la loro padronanza degli strumenti che per la sensibilità musicale. Dopo le sessioni di registrazione, qualche volta porto il materiale a casa e continuo a modificarlo e reinterpretarlo. Questo genere di trasformazione diventa spesso parte del processo collaborativo.

AC: "THE ONE" è il suo primo progetto pubblicato completamente a suo nome, libero dai vincoli di una narrazione preesistente. Entrando in questo territorio pienamente personale, quali aspetti del suo linguaggio musicale ha sentito il bisogno di far evolvere e mettere alla prova?
Come ha affrontato la creazione del progetto affinché risultasse coerente lungo i dieci capitoli previsti?
YY: durante la creazione di THE ONE mi sono gradualmente reso conto che sarebbe stato impossibile esprimere ogni aspetto della mia identità musicale in un singolo progetto. Ho sentito che la serie doveva seguire il viaggio di un unico protagonista. In un certo senso lo vedo come un trentenne che abbandona temporaneamente la carriera per viaggiare intorno al mondo. Credo che molte persone nutrano un desiderio profondo di un viaggio del genere. Per me creare questo album potrebbe avvicinarsi a quell’esperienza.
AC: le sue colonne sonore per anime e serie live-action vengono spesso scoperte attraverso le storie e i personaggi che accompagnano. Con "THE ONE", gli ascoltatori incontreranno la sua musica senza una narrazione visiva a guidarne le emozioni. Che tipo di esperienza d'ascolto spera di generare?
YY: questa è una domanda molto importante. Naturalmente mi sento grato, se tante persone ascoltano la mia musica. Allo stesso tempo sono convinto che la musica possa esistere magnificamente come forma d’arte indipendente.
Più che riconoscere il mio nome, mi sentirei pienamente realizzato se gli ascoltatori trovassero nella mia musica ritmi o melodie capaci di collegarsi al loro percorso di vita.
Parte IV - Progetti futuri
AC: quale direzione vorrebbe che la sua musica prendesse nei prossimi anni?
Ci sono progetti o generi con cui vorrebbe sperimentare?
YY: la creazione di THE ONE mi ha permesso di fare un respiro profondo, dal punto di vista artistico. Sento di essere cresciuto molto come compositore grazie a questo progetto.
Spero che l’aver ampliato il mio orizzonte, sia emotivo che tecnico, mi consenta di emozionare nuovamente il pubblico attraverso molte opere visive di diversi generi.

AC: la musica è fatta per suscitare emozioni. Grazie alle sue partiture, è riuscito a fare molto di più, creando ricordi ed esperienze indimenticabili per tutte le persone che si sono entusiasmate per i tanti progetti che ha contribuito a realizzare. La musica potrebbe essere considerata un elemento invisibile, ma di certo non lo è dentro la nostra anima, perché la musica la dipinge con colori davvero vividi, grazie al suo talento e al suo impegno. Vorremmo ringraziarLa di cuore per tutto questo e chiederle di non smettere mai di sfidarci e di omaggiarci con così tante meravigliose emozioni.
YY: grazie di cuore per queste bellissime parole. Leggerle mi ha profondamente commosso. Credo che la mia opera debba sempre essere un atto di devozione. Non voglio creare musica che si accontenti dell’ottanta per cento. Nemmeno il cento per cento mi sembra sufficiente. Voglio spendere più tempo nella solitudine del mio studio cercando qualcosa che vada ben oltre.
Attraverso la musica, vorrei poter creare dei momenti in cui i cuori possano silenziosamente toccarsi.
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Ricordiamo che THE ONE - Chapter I, Chapter II, Chapter III e Chapter IV è disponibile sulle principali piattaforme di streaming quali Spotify, Apple Music e YouTube Music.
All'interno del Chapter IV è presente il singolo Ὀρνέα (feat. Bobby John).

Riferimenti e note:
Cartella stampa THE ONE
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Si ringrazia Yutaka Yamada per la disponibilità concessa per l'intervista e il materiale grafico e musicale fornito.
Si ringraziano inoltre Benedetta, Debora, Giulia e Luciano per la collaborazione nella stesura e nella traduzione dell'intervista.
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
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