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Indubbiamente una delle commedie più riuscite e intelligenti degli ultimi anni, mi è bastato poco a dipingerla in questo modo, dal momento che è riuscita a strapparmi diversissime volte un sorriso, cosa che ahimé non mi riesce affatto spesso con gli anime.
«Nami yo Kiitekure» fornisce un esempio perfetto di quanto sia smisurata la varietà delle storie e dei setting presentati dell'animazione giapponese, altresì un triste esempio di come questa varietà non venga quasi mai ripagata, se data in pasto a un pubblico sempre più abitudinario nei confronti del medium e allergico alla novità vera e propria: in poche parole siamo di fronte all'ennesima gemma che finirà nel gigantesco calderone dei sottovalutati.

La serie TV mette in scena le vicende della scapigliata Minare Koda, cameriera in un ristorante di curry, appena mollata dal fidanzato e a corto di denaro per pagarsi l'affitto, che una sera finisce fortuitamente (con la forte complicità dell'alcol) a sproloquiare i suoi sfoghi d'amore in una trasmissione radiofonica locale. In quella parlantina sfrenata il direttore di tale emittente riconosce immediatamente il potenziale della ragazza, convincendola, con un pizzico di furbizia, a lavorare per lui.
Fin dall'incipit il potenziale di questo prodotto è evidente e si condensa in uno humor adulto (ma mai tendente alla volgarità) e attuale (anche ricco di riferimenti reali) e in un quadretto di personaggi micidiale, capeggiato dalla primadonna Minare Koda, figura femminile ricca di sfaccettature e alla quale è davvero difficile non affezionarsi, per di più doppiata magistralmente da Riho Sugiyama. Sempre bello a vedersi, il design di Hiroaki Samura (poliedrico autore del manga) riadattato da Takumi Yokota (scuola Shaft) non sfigura affatto a mio parere (no, non mi lamenterò del "grigio negli occhi" perché neanche ci avevo fatto caso), risultando anzi sempre espressivo ed efficace nelle sue esasperazioni e sposandosi perfettamente coi tempi comici di Tatsuma Minamikawa, molto bravo in questa sua prima series direction.

Inoltre lo sguardo che viene fornito su uno spaccato lavorativo atipico come quello radiofonico giapponese, rende la visione ancor più interessante e per certi versi istruttiva. In definitiva una gemma di serie, spassosa, brillante, che rientra immediatamente fra i miei preferiti del 2020.