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Edizione: "La Mia Prima Volta - My Lesbian Experience with Loneliness” (J-Pop, volume unico)

La Mia Prima Volta è un’opera che sfugge a ogni etichetta semplice.
Non è solo un manga autobiografico, né soltanto il racconto di una giovane donna che tenta di fare chiarezza sulla propria sessualità.
È, prima di tutto, un viaggio dentro la fragilità umana, narrato con una sincerità così disarmante da risultare quasi rivoluzionaria.

Lo stile narrativo adottato è quello dell'autobiografia, caratterizzata da una progressione squisitamente lineare e senza colpi di scena.
L'autrice sceglie di ritagliarsi uno spazio tra le pagine per raccontare la sua (dis)avventura con problematiche che la hanno accompagnata fino al 28° anno di età, quando ha finalmente trovato la forza/fortuna di andare avanti e lasciare i propri drammi alle spalle.
Si tratta di un'opera in cui si parla di: depressione, autolesionismo, difficoltà relazionali, ansia sociale, senso di inadeguatezza e sessualità; senza freni e senza peli sulla lingua, chiamando le cose con il loro nome, nonché senza pregiudizio e sensazionalismo alcuno.

Per quanto riguarda i dialoghi, si fa un uso quasi integrale di baloon del pensiero e voce narrante fuori campo; riducendo a pochissime battute la voce della protagonista.
Tale scelta dona un'impronta più documentaristica alla narrazione, favorendo un'introspezione totale nella mente dell'autrice.

Il comparto grafico fa affidamento sulla tecnica del disegno digitale, che qui tuttavia perde parte della propria intrinseca precisione in favore di un tratto sicuramente più istintivo, abbozzato e volutamente impreciso (metafora dell'incertezza).
L’anatomia della protagonista è estremamente stilizzata, scelta voluta per ricondursi all'idea del tornare babina e alla volontà di opporsi alla crescita per non incorrere nelle responsabilità che questa comporta da parte di una persona adulta.
Il disegno è tipicamente in bianco e nero, con l'aggiunta del colore rosa, impiegato per evidenziare elementi specifici della scena o per enfatizzare determinati contrasti (la stessa autrice tende inizialmente a rifiutare la propria femminilità o, in generale, l'appartenenza a un genere).
La leggibilità è sempre ottima, complice la scelta di posizionare i baloon sempre ai bordi o all'esterno della vignetta, nonchè dalla scarsa presenza di sfondi, relegati esclusivamente ove necessari ai fini della narrazione.
Si può dire in tutta franchezza che, qui, il disegno altro non è che un mezzo utile alla narrazione, nulla di più.

Il supporto cartaceo è buono, ci si trova di fronte a un volume più grande del classico tankobon ma con pagine a colori su carta bianchissima, semi-liscia e dall'elevata grammatura, nonché dotato di sovracopertina.
Al termine della lettura non è previsto alcun tipo di extra o commento dell'autrice.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Mi preme tuttavia segnalare la fragilità del rivestimento trasparente presente sulla sovracopertina che, nel mio volume, ha cominciato a scollarsi e screpolarsi in corrispondenza della pieghe delle alette.

PRO:
• Esperienza in cui è possibile riconoscersi e con cui è possibile confrontarsi
• Bello l'expois del percorso creativo come primo passo verso la guarigione

CONTRO:
• Confrontarsi con tale racconto può essere cosa non adatta a tutti

Ciò che emerge e rimane in seguito alla lettura de La Mia Prima Volta è l'impressione di come essa sia rivolta alla stessa autrice più che ad un pubblico vero e proprio.
La scelta delle parole e le reazioni della protagonista sembrano tutte volte a svegliare la coscienza di colei che quest'opera la scrisse; quasi come se, col senno di poi, fosse possibile riscrivere gli eventi del passato per assicurarsi un futuro diverso.
In definitiva, l'opera mette in luce come la creatività possa diventare un’ancora, un modo per dare forma al caos interiore e trasformarlo in qualcosa che parla anche agli altri.
È un’opera che non offre soluzioni, ma apre gli occhi: per comprendere, per riconoscersi, per accettare che la fragilità non è un fallimento, ma un punto di partenza.