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Ero un po' indeciso se scrivere una recensione su questa serie che nel genere rom-com (ad ambientazione scolastica universitaria) non mi ha rappresentato alcuna peculiarità tale da dover consigliarne la visione a tutti i costi a coloro che dedicheranno qualche minuto alla lettura delle mie considerazioni.
I cliché del genere non vengono risparmiati allo spettatore; al di là della ambientazione universitaria (e non delle solite scuole medie o superiori) si ritrovano propri tutti i classici delle rom-com:
- Juntang, il protagonista maschile ingenuo, carino, gentile e sensibile, corretto fino al parossismo, oggetto delle attenzioni di alcune ragazze che alla fine in modo più o meno esplicito si ritrovano a contendersi le sue attenzioni fino a quando lui riuscirà a fare chiarezza su ciò che realmente desidera per la sua felicità.
- Shya, una delle protagoniste femminili, ex idol (pertanto bellissima, alta, avvenente, quasi in una perfezione senza eguali), molto impegnativa capace di alternare in brevi istanti momenti di dolcezza infinita ad altri di spavalderia pura nell'esternare i propri sentimenti per sconfinare anche in momenti di schizofrenia violenta quando si sente minacciata da qualcuno, con un passato "oscuro" tutto da scoprire al fine di comprenderne la personalità, egocentrica e a tratti altezzosa come si conviene ad un personaggio del mondo dello spettacolo ma anche tanto fragile e capace di slanci di affetto incredibili, molto sfaccettata sotto la maschera della ex celebrità;
- Zhu, l'altra protagonista femminile molto carina ed esatto opposto della precedente, il classico "crush" delle superiori del protagonista, con il quale ha condiviso molto della sua vita scolastica, gentile, altruista, capace di rappresentare un punto di riferimento per tutti e pertanto molto persuasiva (al punto da sembrare quasi manipolatrice, soprattutto nei confronti di Juntang), anche lei con qualche questione irrisolta che si rivelerà solo nel finale della serie.
- Ruoni, che proprio una vera e propria protagonista non è; sebbene attratta da Juntang, resta sulla sfondo ad assistere al coronamento dei sogni d'amore di altri: la classica ragazza che si potrebbe simpaticamente definire single per scelta "altrui" (M. Gramellini non me ne voglia ma ritengo questa definizione incredibilmente significativa nella sua sintesi).
I restanti personaggi, dagli amici di università alle famiglie, restano parecchio abbozzati e utilizzati solo per portare avanti il leit motiv della serie, lasciando il focus sul triangolo amoroso che si instaura tra Juntang, Shyia e Zhu fino al finale.
Le peculiarità che mi hanno fatto apprezzare "The girl downstairs" sono nell'ordine di importanza:
- la sintesi, poiché gli episodi non sono di lunghezza canonica di 23-25 minuti ma di 12-15;
- il finale, nel senso che non si ha un finale aperto che lascia adito a possibili sequel o riflessioni a cura dello spettatore, ma c'è una fine delle vicende narrate, che potrà scontentare qualche spettatore che avrà parteggiato per la ragazza perdente;
- l'assenza di situazione eccessivamente melodrammatiche quali evidenti ostacoli esogeni ai protagonisti, di equivoci puerili e surreali, di lotte a suon di situazioni "ecchi" e surreali che tendono poi a svilire anche il pathos romantico;
- personaggi tutto sommato "normali" e capaci di evolvere e reagire ai cambiamenti man mano che riescono ad affrontare e risolvere le loro questioni irrisolte.
Certamente sto comunque descrivendo una classica rom-com, disegnata e sceneggiata per interessare e soddisfare quel genere di spettatori (tra i quali mi inserisco anche io) che sono degli inguaribili romantici e che amano sognare e immedesimarsi nei protagonisti vivendone i batticuori. Ma a differenza di altre opere eccessivamente "folli" e incapaci di offrire una storia realistica, questa a mio avviso non eccede nelle insulsaggini e restituisce un quadro complessivo piuttosto verosimile nel quale non succede nulla che non ci si possa attendere dalla narrazione di storie d'amore tra ragazzi/adulti che stanno cercando un loro posto nel mondo senza volerlo a tutti i costi avversarlo.
Probabilmente tale impronta sarà dovuta all'opera originale che è un manhwa coreano ("Lee Du-Na!") terminato nel 2022 di Min Song Ah e dal quale è stato tratto anche un Live action sempre coreano ("Doona!"), che ha tolto quell'aspetto (non sempre positivo) di assistere a snervanti situazioni "loop" in cui i protagonisti, per eccesso di timidezza ed educazione, si infilano per poi non essere più capaci di uscirne e portando allo sfinimento gli spettatori.
Peculiarità che mi ha lasciato indifferente e a cui tuttavia bisogna un minimo assuefarsi è il doppiaggio in cinese: la serie infatti è stata prodotta in Cina e nonostante alcune legnosità nell'animazione e approssimazioni sui fondali e worldbuilding resta un discreto prodotto dal punto di vista tecnico, più che sufficiente per la rappresentazione delle vicende narrate. Di certo non ha la qualità di alcune serie anche cinesi (mi viene in mente "Link Click", che è pure citata in uno degli episodi finali dal protagonista come proposta di film da vedere al cinema) viste di recente, ma in alcune espressioni e sguardi, soprattutto di Shyia, riesce a trasmettere le sensazioni e i pensieri dei protagonisti anche attraverso la c.d. comunicazione non verbale.
"The girl downstairs" resta pertanto una opera rientrante nel mainstream delle opere del genere ma riesce a non deludere sia i fan sia coloro che volessero darle una possibilità con una visione scevra dai pregiudizi che di solito avversano opere di questo tipo.