Recensione
Quartet
7.0/10
Il primo episodio non mi aveva convinta pienamente perché, fin dall’inizio, ho sempre sentito che a questa serie mancava quel qualcosa per farmela piacere a un livello che, una volta terminata, mi avrebbe fatta esclamare: “veramente molto bella!”.
La prima cosa che mi ha colpita, lasciandomi un po’ così così, sono stati i personaggi che, con le loro stranezze, mi sembravano più adatti a un anime che a una serie TV.
I momenti che dovevano aggiungere comicità alla serie li ho trovati pesanti fin da subito, perché di durata troppo lunga.
Per esempio, nel primo episodio, Iemori passa più di cinque minuti a fare tutto un discorso sul perché il limone non stia bene sul pollo fritto.
O come quando, a metà serie, nasce tutta una discussione su chi debba portare fuori la pattumiera al mattino, dovendo affrontare il freddo gelido.
Se questi siparietti comici fossero stati più snelli e scorrevoli, si sarebbero integrati bene nella storia, ma invece li ho visti solo come un danno a una trama che già da sola fatica a ingranare.
Sembra quasi che chi ha prodotto la serie si sia detto: “La trama della storia ce l’abbiamo, ma non riusciamo a darle quel tocco in più. Che facciamo? Ci aggiungiamo delle scenette comiche insulse!”, ed ecco che sono sbucati tutti i teatrini che allungano il brodo, permettendo alle varie puntate di raggiungere i classici 45 minuti.
Il gruppetto dei protagonisti è decisamente singolare, ognuno con le sue stranezze e la sua storia, ma ovviamente chi attira fin da subito è Maki, per la sparizione misteriosa del marito su cui la suocera vuole fare luce.
Per come si è evoluta la sua storia, sono rimasta un po’ delusa perché mi aspettavo di meglio.
Ogni personaggio affronta il suo percorso, arricchendo la serie con ulteriori generi che però, se sommati tutti sul finire, risultano un po’ troppi per una serie sola.
Quasi come se la serie stesse cercando una sua identità esplorando le storie dei protagonisti, ma giungesse al finale senza aver trovato ciò che fa davvero per lei.
La svolta che la storia prende per avviarsi al finale l’ho trovata una completa stonatura, per due motivi.
In primis perché mi è arrivata fin da subito la sensazione che la storia sia stata allungata per arrivare a dieci puntate (quando invece, al termine della settima, tutte le storie dei protagonisti sono esplorate e risolte).
Secondo, non mi è piaciuto che il colpo di scena riguardasse Maki, che fin da subito era quella con un background più forte rispetto agli altri.
Se avessero gestito la storia e le puntate in maniera diversa, credo che la serie si sarebbe potuta chiudere tranquillamente con l’ottavo episodio.
Ammetto di essere giunta alla fine con sollievo perché ero decisamente stufa, in particolare delle singolarità dei protagonisti e dei loro discorsi, che a volte non portavano da nessuna parte.
Non boccio la serie perché comunque è un buon prodotto e, quando il gruppetto ha suonato l’opening di “Dragon Quest XI”, non riuscivo quasi a crederci, avendo anche finito da poco il gioco.
Nel complesso (almeno per me) serie carina a cui però manca quel qualcosa che faccia splendere la sua trama e che ho guardato fino alla fine con difficoltà.
La prima cosa che mi ha colpita, lasciandomi un po’ così così, sono stati i personaggi che, con le loro stranezze, mi sembravano più adatti a un anime che a una serie TV.
I momenti che dovevano aggiungere comicità alla serie li ho trovati pesanti fin da subito, perché di durata troppo lunga.
Per esempio, nel primo episodio, Iemori passa più di cinque minuti a fare tutto un discorso sul perché il limone non stia bene sul pollo fritto.
O come quando, a metà serie, nasce tutta una discussione su chi debba portare fuori la pattumiera al mattino, dovendo affrontare il freddo gelido.
Se questi siparietti comici fossero stati più snelli e scorrevoli, si sarebbero integrati bene nella storia, ma invece li ho visti solo come un danno a una trama che già da sola fatica a ingranare.
Sembra quasi che chi ha prodotto la serie si sia detto: “La trama della storia ce l’abbiamo, ma non riusciamo a darle quel tocco in più. Che facciamo? Ci aggiungiamo delle scenette comiche insulse!”, ed ecco che sono sbucati tutti i teatrini che allungano il brodo, permettendo alle varie puntate di raggiungere i classici 45 minuti.
Il gruppetto dei protagonisti è decisamente singolare, ognuno con le sue stranezze e la sua storia, ma ovviamente chi attira fin da subito è Maki, per la sparizione misteriosa del marito su cui la suocera vuole fare luce.
Per come si è evoluta la sua storia, sono rimasta un po’ delusa perché mi aspettavo di meglio.
Ogni personaggio affronta il suo percorso, arricchendo la serie con ulteriori generi che però, se sommati tutti sul finire, risultano un po’ troppi per una serie sola.
Quasi come se la serie stesse cercando una sua identità esplorando le storie dei protagonisti, ma giungesse al finale senza aver trovato ciò che fa davvero per lei.
La svolta che la storia prende per avviarsi al finale l’ho trovata una completa stonatura, per due motivi.
In primis perché mi è arrivata fin da subito la sensazione che la storia sia stata allungata per arrivare a dieci puntate (quando invece, al termine della settima, tutte le storie dei protagonisti sono esplorate e risolte).
Secondo, non mi è piaciuto che il colpo di scena riguardasse Maki, che fin da subito era quella con un background più forte rispetto agli altri.
Se avessero gestito la storia e le puntate in maniera diversa, credo che la serie si sarebbe potuta chiudere tranquillamente con l’ottavo episodio.
Ammetto di essere giunta alla fine con sollievo perché ero decisamente stufa, in particolare delle singolarità dei protagonisti e dei loro discorsi, che a volte non portavano da nessuna parte.
Non boccio la serie perché comunque è un buon prodotto e, quando il gruppetto ha suonato l’opening di “Dragon Quest XI”, non riuscivo quasi a crederci, avendo anche finito da poco il gioco.
Nel complesso (almeno per me) serie carina a cui però manca quel qualcosa che faccia splendere la sua trama e che ho guardato fino alla fine con difficoltà.