Recensione
ZombiePowder.
4.5/10
ZombiePowder. è la prima opera lunga di Tite Kubo, ed è anche l'unico motivo per cui questa serie sia degna di una qualche considerazione.
Dopo averla conclusa ho potuto recuperare alcuni retroscena e, inizialmente, pensavo che l'interruzione fosse legata a un rifiuto da parte dei lettori. Invece, è stata una scelta di Kubo quella di interromperla, poiché non riusciva a gestire a livello emotivo alcune dinamiche della serializzazione.
Questa scoperta mi ha permesso di capire meglio certi aspetti della trama. L'opera, innanzitutto, parte come se fosse un western, per poi virare su dinamiche in un certo senso più vicine a un JRPG: un'indicazione dell'editor che voleva dare una svolta alla serie.
Lo stesso vale per la scelta di inserire un personaggio femminile che ha fagocitato il grosso dei volumi usciti; anche in questo caso, si tratta di una decisione che ha creato un enorme distacco tra il primo volume e i successivi.
I disegni sono il punto forte. Ci sono diverse scene di lotta, alcune delle quali hanno una dinamicità davvero ottima e risultano spesso migliori di quelle che vedremo in Bleach; anzi, in molti punti la cura del tratto sembra addirittura superiore. Questo, però, solo fino al quarto volume, dove l'autore, ormai totalmente privo di interesse, si appiattisce anche su questo aspetto.
Tutto sommato, è un'opera destinata solo ai fan duri e puri di Tite Kubo che vogliono seguirne l'evoluzione artistica prima di Bleach.
Dopo averla conclusa ho potuto recuperare alcuni retroscena e, inizialmente, pensavo che l'interruzione fosse legata a un rifiuto da parte dei lettori. Invece, è stata una scelta di Kubo quella di interromperla, poiché non riusciva a gestire a livello emotivo alcune dinamiche della serializzazione.
Questa scoperta mi ha permesso di capire meglio certi aspetti della trama. L'opera, innanzitutto, parte come se fosse un western, per poi virare su dinamiche in un certo senso più vicine a un JRPG: un'indicazione dell'editor che voleva dare una svolta alla serie.
Lo stesso vale per la scelta di inserire un personaggio femminile che ha fagocitato il grosso dei volumi usciti; anche in questo caso, si tratta di una decisione che ha creato un enorme distacco tra il primo volume e i successivi.
I disegni sono il punto forte. Ci sono diverse scene di lotta, alcune delle quali hanno una dinamicità davvero ottima e risultano spesso migliori di quelle che vedremo in Bleach; anzi, in molti punti la cura del tratto sembra addirittura superiore. Questo, però, solo fino al quarto volume, dove l'autore, ormai totalmente privo di interesse, si appiattisce anche su questo aspetto.
Tutto sommato, è un'opera destinata solo ai fan duri e puri di Tite Kubo che vogliono seguirne l'evoluzione artistica prima di Bleach.