Recensione
News Anchor
6.0/10
Serie particolare perché si ambienta nel mondo del giornalismo televisivo, dove Soichi Shindo, giornalista affermato, viene assunto per ridare linfa vitale al programma d’informazione "Newsgate".
L’uomo non si fa problemi a dire ciò che pensa e, da quarant’anni, sta ancora cercando la verità sulla morte del padre.
La serie mi ha lasciata molto dubbiosa dopo un primo episodio non propriamente brillante.
Solitamente i primi episodi durano 50 minuti o quasi un’ora, mentre qui si arriva a un’ora e dieci.
Il caso in sé — un politico che deve essere operato d’urgenza e si prende il sangue destinato a un bambino che attende da molto l’intervento — non mi ha fatto impazzire, probabilmente per la lentezza con cui è stato raccontato.
Ed è sostanzialmente ciò che fa questa serie per tutte le sue dieci puntate: si prende fin troppo tempo.
La maggior parte dei casi si sviluppa in due episodi, a causa del ritmo lento, e questo, invece di intrigare, porta ben presto a una sensazione di insoddisfazione, desiderando che il caso attuale finisca al più presto per passare al successivo.
Non ho mai avuto particolare simpatia per i giornalisti, perché li ho sempre visti come avvoltoi pronti a gettarsi sulle disgrazie altrui senza riguardo, ed è ciò che si vede qui.
C’è chi usa "Newsgate" per perseguire la propria ricerca della verità, sciorinando lezioni di morale come se fossimo sul finale di una puntata di "Detective Conan"; c’è chi non vede l’ora che saltino fuori notizie succose per fare il picco di ascolti; e c’è chi vuole fare giornalismo divulgando i fatti così come sono accaduti.
Il protagonista assoluto è Soichi Shindo, che si porta addosso due drammi: il suicidio del padre quando lui era bambino e l’accoltellamento dell’ex moglie, finita in sedia a rotelle.
Tutti gli altri personaggi, pur girando come trottole attorno a Shindo, rimangono sempre in secondo piano.
Shindo prevale su tutto e tutti perché è stato reso come lo Sherlock Holmes del giornalismo, capace di sapere tutto prima ancora che accada.
Inizialmente la cosa stupisce e piace, ma nel giro di poche puntate diventa irritante.
Shindo non si scompone mai perché prevede ogni mossa di chiunque, dimostrandosi sempre impeccabile, tanto da permettersi di fare la morale sia al presidente della rete televisiva sia durante le dirette di "Newsgate".
Riesce dove tutti falliscono e viene reso come l’uomo che, oltre a salvare la situazione, porta a casa lo scoop che dà notorietà all’emittente.
Chi riesce a emergere un po’ di più è Sakikubo, a cui sono dedicate due puntate.
Gli altri personaggi non hanno vita privata, non vengono approfonditi.
Dalla seconda metà della serie, un ragazzo coreano che lavora dietro le quinte scompare nel nulla, come se non fosse mai esistito.
La donna delle pulizie, circondata da un’aura di mistero, rimane semplicemente la donna delle pulizie.
Nel cast figura anche Shunsuke Michieda (reporter Motohashi), idol dei Naniwa Danshi, che avevo adorato come giovane Kindaichi nella serie omonima.
Qui sembra essere stato inserito solo per acchiappare il pubblico giovanile, che difficilmente si sarebbe avvicinato a una serie dal taglio più adulto.
La serie non è esente da diverse pecche, anzi qui mi sono sembrate maggiori rispetto ad altre serie più semplici.
Alla fine del secondo episodio si scopre che il politico Hanyu muore improvvisamente e che Shindo e Sakikubo erano presenti, con Shindo che gli urlava di resistere.
Una scena intrigante… che però non troverà più alcun riscontro.
La morte del politico non viene nominata per diverse puntate e, quando torna, nessuno cita quel dettaglio: come se non fosse mai accaduto.
Una scena infilata a caso, giusto per attirare lo spettatore.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è che questi giornalisti si credono investigatori privati e compiono azioni che infrangono la legge, uscendone sempre puliti.
Motohashi si intrufola senza autorizzazione in un centro di ricerca per indagare sul suicidio di un amico: viene scoperto subito, ma invece di essere licenziato riceve solo un ammonimento.
Stessa sorte per Shindo, che dice e fa ciò che vuole senza mai subire conseguenze, ridacchiando quando i piani alti provano a metterlo in riga.
E mentre Shindo sbeffeggia tutti, rimangono oscuri alcuni punti su come ottenga le informazioni che lo portano allo scoop.
Ad esempio, nel caso della bambina che necessitava un trapianto di polmoni, Shindo riesce a rintracciare la madre biologica, quando per tutti era introvabile.
Come abbia fatto, nessuno lo spiega.
Il lungo finale si articola in tre episodi, dovendo sbrogliare la matassa sulla morte del padre di Shindo, lasciando invece in ombra l’accoltellamento dell’ex moglie.
La questione viene lasciata volutamente aperta per una possibile seconda stagione, dove Shindo sarebbe ancora una volta protagonista indiscusso.
Una serie TV non adatta a tutti per il taglio maturo, difficile da seguire sia per la durata di alcune puntate sia per il ritmo lento.
Promossa con la sufficienza, ma si poteva fare molto meglio.
L’uomo non si fa problemi a dire ciò che pensa e, da quarant’anni, sta ancora cercando la verità sulla morte del padre.
La serie mi ha lasciata molto dubbiosa dopo un primo episodio non propriamente brillante.
Solitamente i primi episodi durano 50 minuti o quasi un’ora, mentre qui si arriva a un’ora e dieci.
Il caso in sé — un politico che deve essere operato d’urgenza e si prende il sangue destinato a un bambino che attende da molto l’intervento — non mi ha fatto impazzire, probabilmente per la lentezza con cui è stato raccontato.
Ed è sostanzialmente ciò che fa questa serie per tutte le sue dieci puntate: si prende fin troppo tempo.
La maggior parte dei casi si sviluppa in due episodi, a causa del ritmo lento, e questo, invece di intrigare, porta ben presto a una sensazione di insoddisfazione, desiderando che il caso attuale finisca al più presto per passare al successivo.
Non ho mai avuto particolare simpatia per i giornalisti, perché li ho sempre visti come avvoltoi pronti a gettarsi sulle disgrazie altrui senza riguardo, ed è ciò che si vede qui.
C’è chi usa "Newsgate" per perseguire la propria ricerca della verità, sciorinando lezioni di morale come se fossimo sul finale di una puntata di "Detective Conan"; c’è chi non vede l’ora che saltino fuori notizie succose per fare il picco di ascolti; e c’è chi vuole fare giornalismo divulgando i fatti così come sono accaduti.
Il protagonista assoluto è Soichi Shindo, che si porta addosso due drammi: il suicidio del padre quando lui era bambino e l’accoltellamento dell’ex moglie, finita in sedia a rotelle.
Tutti gli altri personaggi, pur girando come trottole attorno a Shindo, rimangono sempre in secondo piano.
Shindo prevale su tutto e tutti perché è stato reso come lo Sherlock Holmes del giornalismo, capace di sapere tutto prima ancora che accada.
Inizialmente la cosa stupisce e piace, ma nel giro di poche puntate diventa irritante.
Shindo non si scompone mai perché prevede ogni mossa di chiunque, dimostrandosi sempre impeccabile, tanto da permettersi di fare la morale sia al presidente della rete televisiva sia durante le dirette di "Newsgate".
Riesce dove tutti falliscono e viene reso come l’uomo che, oltre a salvare la situazione, porta a casa lo scoop che dà notorietà all’emittente.
Chi riesce a emergere un po’ di più è Sakikubo, a cui sono dedicate due puntate.
Gli altri personaggi non hanno vita privata, non vengono approfonditi.
Dalla seconda metà della serie, un ragazzo coreano che lavora dietro le quinte scompare nel nulla, come se non fosse mai esistito.
La donna delle pulizie, circondata da un’aura di mistero, rimane semplicemente la donna delle pulizie.
Nel cast figura anche Shunsuke Michieda (reporter Motohashi), idol dei Naniwa Danshi, che avevo adorato come giovane Kindaichi nella serie omonima.
Qui sembra essere stato inserito solo per acchiappare il pubblico giovanile, che difficilmente si sarebbe avvicinato a una serie dal taglio più adulto.
La serie non è esente da diverse pecche, anzi qui mi sono sembrate maggiori rispetto ad altre serie più semplici.
Alla fine del secondo episodio si scopre che il politico Hanyu muore improvvisamente e che Shindo e Sakikubo erano presenti, con Shindo che gli urlava di resistere.
Una scena intrigante… che però non troverà più alcun riscontro.
La morte del politico non viene nominata per diverse puntate e, quando torna, nessuno cita quel dettaglio: come se non fosse mai accaduto.
Una scena infilata a caso, giusto per attirare lo spettatore.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è che questi giornalisti si credono investigatori privati e compiono azioni che infrangono la legge, uscendone sempre puliti.
Motohashi si intrufola senza autorizzazione in un centro di ricerca per indagare sul suicidio di un amico: viene scoperto subito, ma invece di essere licenziato riceve solo un ammonimento.
Stessa sorte per Shindo, che dice e fa ciò che vuole senza mai subire conseguenze, ridacchiando quando i piani alti provano a metterlo in riga.
E mentre Shindo sbeffeggia tutti, rimangono oscuri alcuni punti su come ottenga le informazioni che lo portano allo scoop.
Ad esempio, nel caso della bambina che necessitava un trapianto di polmoni, Shindo riesce a rintracciare la madre biologica, quando per tutti era introvabile.
Come abbia fatto, nessuno lo spiega.
Il lungo finale si articola in tre episodi, dovendo sbrogliare la matassa sulla morte del padre di Shindo, lasciando invece in ombra l’accoltellamento dell’ex moglie.
La questione viene lasciata volutamente aperta per una possibile seconda stagione, dove Shindo sarebbe ancora una volta protagonista indiscusso.
Una serie TV non adatta a tutti per il taglio maturo, difficile da seguire sia per la durata di alcune puntate sia per il ritmo lento.
Promossa con la sufficienza, ma si poteva fare molto meglio.