Recensione
Amour Placebo
6.5/10
Amore Placebo di Akane Torikai, breve racconto in due volumi, è la storia di un uomo 'fallito' in amore e nella vita, uno sconfitto, che si dimostrerà incapace davvero di lottare per la sua autentica felicità.
E' un racconto amaro e disilluso sulla realtà delle relazioni tra uomini e donne, e alla fine della lettura del secondo albo, mi è rimasta la sensazione di una visione molto negativa e decisamente triste, meschina e squallida del rapporto uomo/donna.
O almeno è quello che mi hanno suggerito un po' tutti i personaggi del racconto, salvo forse la misteriosa Serika, donna sfuggente, difficile da inquadrare per il lettore, come per il protagonista, che finisce per idealizzarla.
Tamio, docente mediocre di educazione artistica, pochi amici e scarsi rapporti sociali, cerca l'amore, la donna del destino - e pensa di trovarla in una ragazza che si prostituisce, Serika, che racconta un sacco di bugie, e qualche mezza verità, e non sapremo mai perché mente e inganna un uomo innamorato, che prende una sonora sbandata per lei... forse una ragione neppure c'è, semplicemente l'autrice costruisce un personaggio che con intelligenza - e probabile leggerezza - coglie le fragilità del protagonista e le sfrutta a suo vantaggio.
Il malessere di Tamio è un vuoto esistenziale, una carenza anaffettiva che pensa di colmare col sesso fine a se stesso, come succede nella seconda parte dell'opera, quando il protagonista passa da una donna all'altra, alla ricerca esclusivamente di piacere fisico, ma nessun coinvolgimento emotivo.
Questa parte è quella meno coinvolgente e può lasciare il lettore piuttosto deluso, se si raffronta alla prima parte dell'opera. Se si cerca una lettura con una vena di romanticismo, il primo albo è quello che colpisce di più, perché all'inizio si parla di sentimenti - o presunti tali - che trasportano il protagonista dentro l'illusione di aver trovato l'amore, o un surrogato di esso.
L'autrice ci accompagna attraverso i pensieri più segreti del protagonista, i suoi sogni, le delusioni, le aspettative per una vita che si vorrebbe diversa, definendo al lettore la sua personalità debole e patetica, fino allo scontro con la realtà che si rivela nuda e cruda.
Non c'è nulla di reale; Tamio in fondo è un sognatore, convinto di trovare l'amore dove non può esistere. Ha un vuoto dentro che non riesce a colmare, immaturo come un bambino che cerca rifugio nel corpo femminile, - gli uomini sono bambini che cercano una 'mamma' - ma incapace di cercare la verità, di capire chi ha di fronte, di lottare davvero per la propria felicità, dominato dalla grande paura della solitudine che lo porta ad accontentarsi, in tutti i sensi, di surrogati.
Definisce le donne egoiste, solo perché hanno il coraggio che a lui manca, di compiere una scelta di vita, come la sua amica che decide di avere un figlio, e non si accorge delle sue mancanze, dimostrando una totale incapacità di comprensione.
Akane Torikai tratteggia un personaggio negativo, squallido come la realtà che lo circonda, eppure tristemente reale e profondamente solo.
Il tratto dell'autrice è semplice, ma essenziale; ho trovato particolarmente espressivi i volti femminili, perfino belli, più reali di quello del protagonista Tamio, che pare tratteggiato sempre nello stesso modo, quasi abbozzato, riflesso di un sentimento e una personalità immatura che non cambia e non evolve.
Il disegno a tratti diventa sfumato, come un acquerello, scelta che mi pare indicativa di una volontà di dare leggerezza ad una storia che assume contorni un poco irreali, proprio nell'espressione illusoria dell'amore. Personalmente non è una storia che mi ha fatto innamorare, forse proprio per la tematica così amara, o per il protagonista così patetico, che non ha suscitato la mia simpatia.
E' un racconto amaro e disilluso sulla realtà delle relazioni tra uomini e donne, e alla fine della lettura del secondo albo, mi è rimasta la sensazione di una visione molto negativa e decisamente triste, meschina e squallida del rapporto uomo/donna.
O almeno è quello che mi hanno suggerito un po' tutti i personaggi del racconto, salvo forse la misteriosa Serika, donna sfuggente, difficile da inquadrare per il lettore, come per il protagonista, che finisce per idealizzarla.
Tamio, docente mediocre di educazione artistica, pochi amici e scarsi rapporti sociali, cerca l'amore, la donna del destino - e pensa di trovarla in una ragazza che si prostituisce, Serika, che racconta un sacco di bugie, e qualche mezza verità, e non sapremo mai perché mente e inganna un uomo innamorato, che prende una sonora sbandata per lei... forse una ragione neppure c'è, semplicemente l'autrice costruisce un personaggio che con intelligenza - e probabile leggerezza - coglie le fragilità del protagonista e le sfrutta a suo vantaggio.
Il malessere di Tamio è un vuoto esistenziale, una carenza anaffettiva che pensa di colmare col sesso fine a se stesso, come succede nella seconda parte dell'opera, quando il protagonista passa da una donna all'altra, alla ricerca esclusivamente di piacere fisico, ma nessun coinvolgimento emotivo.
Questa parte è quella meno coinvolgente e può lasciare il lettore piuttosto deluso, se si raffronta alla prima parte dell'opera. Se si cerca una lettura con una vena di romanticismo, il primo albo è quello che colpisce di più, perché all'inizio si parla di sentimenti - o presunti tali - che trasportano il protagonista dentro l'illusione di aver trovato l'amore, o un surrogato di esso.
L'autrice ci accompagna attraverso i pensieri più segreti del protagonista, i suoi sogni, le delusioni, le aspettative per una vita che si vorrebbe diversa, definendo al lettore la sua personalità debole e patetica, fino allo scontro con la realtà che si rivela nuda e cruda.
Non c'è nulla di reale; Tamio in fondo è un sognatore, convinto di trovare l'amore dove non può esistere. Ha un vuoto dentro che non riesce a colmare, immaturo come un bambino che cerca rifugio nel corpo femminile, - gli uomini sono bambini che cercano una 'mamma' - ma incapace di cercare la verità, di capire chi ha di fronte, di lottare davvero per la propria felicità, dominato dalla grande paura della solitudine che lo porta ad accontentarsi, in tutti i sensi, di surrogati.
Definisce le donne egoiste, solo perché hanno il coraggio che a lui manca, di compiere una scelta di vita, come la sua amica che decide di avere un figlio, e non si accorge delle sue mancanze, dimostrando una totale incapacità di comprensione.
Akane Torikai tratteggia un personaggio negativo, squallido come la realtà che lo circonda, eppure tristemente reale e profondamente solo.
Il tratto dell'autrice è semplice, ma essenziale; ho trovato particolarmente espressivi i volti femminili, perfino belli, più reali di quello del protagonista Tamio, che pare tratteggiato sempre nello stesso modo, quasi abbozzato, riflesso di un sentimento e una personalità immatura che non cambia e non evolve.
Il disegno a tratti diventa sfumato, come un acquerello, scelta che mi pare indicativa di una volontà di dare leggerezza ad una storia che assume contorni un poco irreali, proprio nell'espressione illusoria dell'amore. Personalmente non è una storia che mi ha fatto innamorare, forse proprio per la tematica così amara, o per il protagonista così patetico, che non ha suscitato la mia simpatia.