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DOMENICA 18 OTTOBRE 2026

Recensione


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Una piccola perla di leggerezza che non mi aspettavo affatto.

Yoshitaro Katayama lavora come detective in polizia solo per adempiere al precetto di famiglia: in ogni generazione dei Katayama deve esserci un membro che lavori nelle forze dell’ordine.
Purtroppo questo compito è ricaduto su Yoshitaro, che non sopporta il mestiere e vorrebbe dimettersi, venendo puntualmente fermato dal fratello Hiroshi e dalla sorella Harumi.
Un giorno decide di adottare un gatto calico di nome Holmes, che sembra comprendere il linguaggio umano e possiede spiccate capacità deduttive.
Da qui comincia l’insolita quanto improbabile collaborazione tra Yoshitaro e il gatto Holmes.

Fin da subito la serie si dimostra leggera e simpatica, e si empatizza facilmente con Yoshitaro.
Detective non per sua scelta, si sente inadatto al lavoro perché pieno di difetti che non lo rendono un buon poliziotto: sviene appena vede del sangue, non ha grandi capacità deduttive ed è timidissimo con tutto il genere femminile.
Ciononostante svolge il suo mestiere con dedizione, fidandosi fin troppo per essere un poliziotto — difetto che Holmes gli fa notare puntualmente.

Holmes è di una dolcezza unica, e ogni volta che appare sullo schermo verrebbe voglia di coccolarlo.
Le sue trasformazioni umane sono esilaranti (specialmente per gli abiti indossati dall’attore), ma dimostra fin da subito di dare i consigli giusti a Yoshitaro, spingendolo a riflettere con la propria testa per arrivare alla soluzione dei casi.
Il fatto che sproni più volte Yoshitaro a chiedersi cosa voglia davvero lui, invece di accontentare sempre gli altri, dimostra quanto gli stia a cuore.
Proprio queste trasformazioni — visibili solo a Yoshitaro — rendono Holmes misterioso e intrigante, e sarebbe stato bello saperne di più, ma purtroppo la cosa viene ignorata per tutta la serie.

Gli altri personaggi sono per lo più secondari e di supporto a Yoshitaro, e non mancano di possedere quella vena comica che contraddistingue la serie.

I casi su cui Yoshitaro indaga spaziano tra vari generi (alcuni ricordano Detective Conan) e risultano interessanti.
Il fatto che siano sviluppati su due episodi permette al ritmo di essere equilibrato, senza dover correre per rientrare nei canonici 45 minuti.

All’inizio la serie sembra quasi priva di significato, con Holmes che dà qualche dritta e il caso che viene risolto con l’aiuto di tutti.
Invece una trama più ampia emerge lentamente, fino a diventare protagonista negli ultimi episodi, coinvolgendo direttamente la famiglia Katayama.

Il finale è carino, anche se mi sarei aspettata qualcosa in più: alcuni punti non vengono spiegati a fondo e rimane qualche dubbio.
Se in Detective Conan capire l’assassino prima della rivelazione è praticamente impossibile, qui lo si intuisce facilmente con largo anticipo in più casi.
Non perché i casi siano costruiti male, ma perché scatta una sorta di “sensazione” che fa dubitare di un certo personaggio, del perché compaia proprio in quel momento, quasi nell’istante propizio.
Nonostante questa pecca, i casi si seguono senza alcun problema.

Data la leggerezza della serie, unita alla simpatia e alla scorrevolezza, mi sentirei di consigliarla a tutti, anche a chi non è avvezzo al genere poliziesco.
Datele una chance e vedrete che il gatto calico Holmes vi conquisterà!