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DOMENICA 25 OTTOBRE 2026

Recensione


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La vita da impiegato di Arihito Atobe è stressante e opprimente a causa del suo capo, portandolo sull'orlo del collasso. A seguito di un tragico incidente in autobus, la sua monotona esistenza giunge al termine. Si ritrova così catapultato in un nuovo e strano mondo fantasy, il Paese dei Labirinti, popolato da reincarnati come lui diventati avventurieri. Questi si aggregano in party e si registrano alle gilde per poter sopravvivere tramite commerci, razzie nei dungeon e molto altro. Arihito compie una scelta di classe inusuale che lo porterà a sviluppi inaspettati (o almeno così vorrebbe l'opera), affrontando nuove avventure con le sue compagne, tra cui figura persino il suo ex capo.

La trama è banale e totalmente priva di mordente; non vi è alcun filo narrativo al di fuori della mera progressione. L'autore tenta di inserire degli obiettivi per giustificare l'avanzamento della storia, ma risultano deboli e del tutto ininfluenti ai fini delle scelte, già di per sé scontate, che il protagonista si ritrova a compiere. Le sottotrame sono brevi, piatte e povere. L'opera prova a sfiorare temi più importanti e seri, come la schiavitù, ma li affronta con una superficialità disarmante, inserendoli in un contesto di situazioni e avvenimenti ovvi e ampiamente telefonati. Ogni decisione presa da Arihito è palese e prevedibile. Le compagne che racimola durante il viaggio formano il solito harem di belle ragazze (rigorosamente più basse di lui), tutte super devote, innamorate e pronte a dirgli sempre di sì, senza mai andargli contro. I dialoghi sono piatti e lineari: quando inizia un evento o una discussione, si sa già esattamente dove andrà a parare. È talmente facile prevedere come andranno a finire le cose che l'intera visione risulta insipida e a dir poco noiosa.

Il character design dei personaggi e dei mostri è monotono e anonimo; nessuno si distingue davvero. A causa della banalità e della pochezza della caratterizzazione, unita a un background che, quando presente, è scarno e scialbo, l'intero cast risulta trascurabile e dimenticabile. A mio avviso sono personaggi privi di spina dorsale, a partire dal protagonista, psicologicamente sciatto e bidimensionale. Le compagne ricalcano i soliti cliché visti in tutti gli harem: la maggiorata, la ragazza piatta, quella gelosa, quella innamorata del protagonista che nega l'evidenza, e così via.

Il comparto tecnico è, nel suo insieme, a malapena mediocre. C'è qualche effetto visivo passabile, ma le animazioni lasciano parecchio a desiderare. Il lato visivo si attesta sulla sufficienza, mentre l'audio è completamente dimenticabile.

In conclusione, un'opera priva di mordente, vuota narrativamente e infarcita di banalità e cliché, a partire dalle situazioni fino ad arrivare alle gag pseudo-simpatiche. Una visione di cui si può tranquillamente fare a meno.