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VENERDÌ 30 OTTOBRE 2026

Recensione


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Avevo diverse aspettative per la seconda stagione di Magilumiere e quindi l'attendevo con molto interesse, ma purtroppo non sono stato ripagato come speravo.
Bisogna fare una premessa: la maggiore qualità della prima serie stava nel suo illustrarci un mondo dove quello delle maghette è un vero e proprio lavoro gestito da diverse aziende, perché il racconto sapeva suscitare interesse. Un’altra grande qualità riguardava i combattimenti, basati più sulla suspense e sull'elaborazione di strategie che sull'azione propriamente detta. Il resto, dedicato all'introspezione e allo sviluppo della trama, era lasciato sullo sfondo, riportato in maniera non brutta ma comunque piuttosto semplice e lineare, perciò non eccelsa.
Il problema della seconda serie è stato purtroppo quello di ribaltare le posizioni: il racconto su come funziona questo mondo di magia digitalizzata e capitalizzata viene marginalizzato, ridotto a pochi dettagli tecnici, mentre viene dato ampio spazio all'introspezione dei personaggi (tutto materiale non proprio originale come tipologia, però non è questo il punto) e agli eventi 'dietro le quinte', che come da tradizione sono pieni di intrighi con annessa contrapposizione tra cinismo e idealismo.
Ma tale scelta si rivela un errore basilare in quanto lo stile narrativo della serie, proprio per il suo essere semplice e lineare, andava bene quando tali temi avevano poco spazio (come nella prima serie) perché il poco si abbinava bene con il semplice, mentre non è adatto per esporre in maniera interessante questo ampio materiale di riflessioni e complotti. Di conseguenza, adesso, la storia risulta spesso troppo facile, prevedibile, poco coinvolgente e non riesce a riempire adeguatamente tutto il tempo che le viene concesso, dando così un’impressione di tirato per le lunghe. Per tale motivo non funzionano molto le sequenze incentrate sugli intrighi e i cicli introspettivi dedicati a Hitomi e al nuovo arrivato, Hibiki, mentre quello incentrato su Mei funziona di più, proprio perché si limita ad alcune scene, riproponendo quindi l'efficace binomio poco spazio-stile semplice.
Inoltre il cambio di registro influisce anche sui combattimenti: in questa serie di battaglie ce ne sono tre e la migliore risulta essere la terza, in quanto viene dato molto spazio alla tensione e alla strategia e unito poi al fatto che l'introspezione è ridotta, allora qui gli eventi scorrono bene, dandoci una sequenza non eccezionale ma comunque efficace. Negli altri due scontri, invece, viene inserita nel mezzo l'analisi di Hitomi e Hibiki, col risultato di rendere tutto poco scorrevole e troppo inverosimile: possibile che durante una battaglia ci si possa dedicare così tanto a pensieri, ricordi e flashback? E il nemico li lascia ricordare e riflettere con comodo?
Comunque non intendo dire che sono tutti o quasi tutti episodi inguardabili e noiosi, tuttavia in molti casi si lasciano guardare e basta, senza annoiare e senza entusiasmare, una reazione che si prova pure davanti ad alcuni avanzamenti di trama e al grado di maturità che raggiunge Kana nel finale.
Passando al lato tecnico non ci si discosta dai livelli della prima serie, quindi abbiamo un lavoro non perfetto ma comunque gradevole e le sigle di apertura e chiusura sono simpatiche (anche se, pure qui, preferivo le precedenti).
In definitiva la seconda stagione di Magilumiere risulta essere molto senza infamia e senza lode: non è un prodotto orribile e si lascia vedere, però non suscita grande interesse e se ci sarà una terza stagione mi sa che stavolta terrò basse le aspettative e la guarderò solo per completezza.
Come voto metto 6,5 ma è più tra questo e il 6.