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Ninfea

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Mamoru Hosoda si rivela anche in questo film un autore sensibile, notevole e poetico, capace di costruire una storia intensa, reale, e molto umana, pur restando nella terra dei sogni e della magia.

Ultima opera del regista di 'La ragazza che saltava nel tempo', che ha in comune con 'Mirai' la tematica del viaggio temporale, qui risolto meglio, e il bellissimo 'Wolf Children', questo film parla della storia di un bambino di tre/quattro anni che si vede l'esistenza sconvolta dall'arrivo della sorellina minore Mirai appena nata, a cui i genitori riversano cure e attenzioni, apparentemente trascurando il figlio primogenito, geloso e viziato.

La tematica non è solo il viaggio temporale nel futuro e nel passato, c'è il problema di imparare ad essere dei buoni genitori (la goffaggine tenera del padre) alle prese con il problema quotidiano del conciliare lavoro, famiglia, crescita dei pargoli, tutte cose non sempre semplici, il rapporto conflittuale tra fratelli che va risolto, le gelosie e il sentirsi trascurati, quando un attimo prima si era al centro dell' attenzione (e Kun farà molti capricci spesso fastidiosi per riportare ogni cosa all'origine), lo scontro tra figli e genitori (la madre che il piccolo Kun nei suoi momenti di rabbia a volte esilarante vede come la strega cattiva delle fiabe).
Kun deve imparare a diventare un bravo fratello maggiore e accettare la sorellina come parte della sua famiglia, ma avrà delle lezioni da imparare, e saranno proprio personaggi e situazioni del passato e del futuro a portarlo nella giusta direzione: l'identificazione col cagnolino, l'incontro con la madre/bambina, problematica quanto lui, il bisnonno reduce menomato durante la guerra che non si arrende alle difficoltà (forse una delle parti più belle) sono episodi del passato che insegneranno qualcosa sulle esperienze presenti di Kun, che sia andare in bicicletta per cadere e rialzarsi, o indossare dei calzoncini.

E poi c'è Mirai, la sorella quattordicenne che arriva dal futuro, e getta uno scorcio su quello che sarà il loro rapporto di complicità e sostegno, che lo salva dal perdere sé stesso e i suoi affetti, nell'ultima parte del film, quella più drammatica, che sfiora l'horror.

Il mondo di Kun è la casa famigliare, costruita dal padre architetto, un curioso spazio di interni ed esterni con un giardino dove cresce un semplice alberello, che è la porta per passare tra presente, passato e futuro; la sceneggiatura del film rende questo passaggio assolutamente fluido e per nulla brusco, quasi la macchina da presa si aprisse lentamente su un mondo diverso in cui veniamo introdotti per magia insieme al piccolo Kun, che, meravigliato come può esserlo solo un bambino, spalanca il suo sguardo sul mistero e sulla meraviglia della vita che collega tutto, vite e persone, tra presente, passato e futuro.

Animazione sempre superlativa, immagini suggestive, potenti e poetiche, e fondali meravigliosi.
Bellissimo film da vedere.


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2247

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Forse non esiste una condizione più alienante di quella di essere un bambino.
Tutto è più dilatato in quello status. La realtà, lo spazio e il tempo hanno contorni mastodontici.
Vedere il mondo con gli occhi di un bambino significa prendere il tè con Einstein e Schrödinger, seduti sulle ginocchia di Freud.

Nel film "Mirai no Mirai" di Mamoru Hosoda si riesce a cogliere quanto possa essere debilitante la lotta per assumere un'identità, nel più vasto quadro di un "esser-ci".

Kun è un bambino di quattro anni che sperimenta la mortificazione e la gelosia di non essere più figlio unico. La nascita di sua sorella minore ridimensiona il suo ruolo in famiglia, scombinando le gerarchie. L'attenzione dei genitori si catalizza sulla nuova arrivata, Mirai, che sembra fagocitare tutti gli schemi della casa. La reazione più genuina e ovvia per lui è un perenne stato di insoddisfazione. Condizione che si sana solo con la ricerca di distrazioni, dalla quale scaturiscono una serie di avventure per la riconquista di un'armonia perduta, dilatata fra spazio e tempo. Kun deve ridisegnare la sua realtà, e lo fa spinto dalla più pura espressione del mondo dell'infanzia, la fantasia. Seguendo le tracce lasciate dal passato della sua famiglia, Kun troverà un modo per ridefinire le proprie ansie, nell'ombra di un futuro che non promette soluzioni, ma mette radici nel presente.

L'intento del regista è quello di esporre un quadro degli inevitabili problemi insiti nei rapporti familiari, concentrandosi sulla proverbiale difficoltà di coesistenza e relazione tra fratelli.
La via percorsa da Hosoda però amplia le tematiche a un livello più vasto, offrendo una prospettiva sulla crescita e la formazione del protagonista nella scoperta di una architettura interiore autonoma.
Le pulsioni, i sentimenti, le incongruenze di un individuo vengono esposti con un chiaro intento espressivo, volto a rendere visibili sul piano scenico "i lavori in corso" di una mente non ancora separata dalla sua origine, dall'utero materno.

La lotta del protagonista per evitare quella che percepisce come una deriva verso l'oblio si traduce in un iter che, da ricerca di evasione, diviene una genesi che si compone di tutti i personaggi con cui si costruisce l'Io. Reali o percepiti, passati e futuri, gli attori del dramma di Kun non sono altro se non le maschere del teatro che tutti abbiamo nella scatola cranica.
Quello che sembra partire come un problema di relazioni interpersonali evolve come un contorto dialogo con la propria individualità. Come viene espressamente dichiarato nel film, l'origine del viaggio consiste nella "perdita di sé stessi".
La soluzione, secondo un topos della cultura nipponica, consiste nel trovare il proprio ruolo, il proprio posto nel mondo esterno, dopo aver brevemente assaggiato il frutto dell'individualismo, nell'intimo di una fugace registrazione a margine nell'album dei ricordi.
L'epilogo del film infatti non lascia intendere vuote pretese ottimistiche su ipotetici radiosi futuri. Quello che si scopre nel percorso è che non c'è altro che non sia la realizzazione di un futuro preordinato, la conquista di una normalità, senza eccessi di particolarismo. Il finale è quindi velatamente agrodolce, tra ricordi nostalgici, occasioni mancate e promesse non sempre gradite.

I salti temporali (una firma del regista), usati come gli incastri di un giocattolo, rendono perfettamente il peso e la serietà che l'elemento ludico ha nel mondo dell'infanzia. Giocando con il tempo e lo spazio, viaggiamo tra archetipi e fantasie, seguendo la strada tracciata dai processi di crescita. Il flusso altalenante fra passato e futuro aspira a riprodurre le complicate connessioni psichiche che la nostra mente riesce a elaborare.
Emblematici gli incontri speculari di Kun con i membri della sua famiglia, dove si gioca con complessi edipici, surrogati di figure paterne e confronti diretti con il Peter Pan che abita in noi, perennemente insoddisfatto e congelato nei suoi contorni più infantili che l'adolescenza acuisce ed esorcizza, rifiutando ciò che "non è simpatico".
Grazie a questa catarsi progressiva l'ego trova la sua consistenza nello scoprire che è parte di un processo, di un moto costante che a sua volta si regge su altre orbite, i percorsi di altri. In un continuo incrociarsi di vite, ricordi e aspirazioni.

La sintesi fra la circolarità del tempo e l'Io nello spazio fa fede all'enunciato del titolo, che può quindi leggersi come un'equazione. Se "Mirai" significa "futuro", allora la scelta del film è quella di un "futuro del futuro", un eterno ritorno.

La forza narrativa di Hosoda segue il solco di illustri predecessori che, dai fantasmi natalizi di Dickens ai mulini a vento di Cervantes, senza bisogno di presentazioni, sono i tornelli di un ingresso accessibile a chiunque. I richiami autoriali, voluti o meno, forniscono una struttura solida al senso generale del film, che vive così anche di un sottofondo di già vissuto.
Le avventure del protagonista sono eredi di quelle stesse esperienze oniriche che portavano "Little Nemo" a scoprire i labirinti del fantastico in una realtà che collassa sotto il peso delle sue ipocrisie.

Così, la scena in cui Kun esplora la stazione ferroviaria e viene interrogato sulla sua identità dai treni (sua passione) segue lo stesso carattere ammonitore e censorio di "Play Safe", un cortometraggio del 1936 opera dei fratelli Fleischer. Anche qui il protagonista vive la sua formazione attraversando le terre di Morfeo e trovando il suo equilibrio relazionale.
Sullo stesso piano il confronto con Billy Batson, l'alter ego di Capitan Marvel, anche lui bimbo sperduto salito su un treno che lo porta, a metà fra sogno e magia, al suo incontro con un padre che modella l'adulto dalla forma dell'infante.

Le tematiche del film fanno di "Mirai no Mirai" un'opera che offre diverse chiavi di lettura e si presta a parallelismi che, uniti a citazioni del regista a sé stesso, come risultato ottengono un buon racconto, fruibile a chiunque, legandosi alla miglior tradizione delle favole.

Lo Studio Chizu ha espresso egregiamente le sue potenzialità, salvo l'uso poco curato in alcune scene della computer grafica che mal si integra con movimenti e inquadrature ardite.
L'uso di toni da acquerello per gli sfondi del passato e di colori vividi e cangianti per momenti dal maggiore impatto emotivo è giocato in maniera magistrale.
Hosoda sfrutta tutte le sue abilità per confezionare un prodotto che sa emozionare e strappa anche qualche piccola risata.
Una menzione particolare merita anche il doppiaggio italiano, che raggiunge le vette del virtuosismo con Tatiana Dessi che presta la voce al protagonista.
La vis espressiva è totale, e si impone con una efficacia esemplare anche per gli altri personaggi.
Le emozioni del piccolo Kun, i capricci, le urla, le moine divengono palpabili quanto le fantasie che popolano la sua realtà.

Il percorso della propria identità segue processi non lineari. Per andare avanti si può ripercorrere una strada a ritroso o trovare un condotto che, sottotraccia, porta a snodi e incroci che si diramano nei meandri di quel soggetto in divenire chiamato Uomo.
Un soggetto che è esso stesso la meta, e che combatte per diventare il viaggio.


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Kouichi

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Questa volta Hosoda ci accompagna nel mondo dei bambini, con una storia in gran parte ispirata alle sue stesse vicende familiari. Tutto il film comincia e finisce nella casa, che per il piccolo Kun è il suo mondo, finché non sarà più grande. Gli occhi della sua immaginazione vedono cose che gli altri non vedono: influenzato dalle vicende e dalle persone di cui sente parlare, plasmerà dei personaggi che lo accompagneranno (in vago stile dickensiano) nel superamento delle sue paure. La perfetta riproduzione del modo di pensare e di agire di Kun, l'inevitabile immedesimazione (per i più adulti) con i suoi genitori alle prese con le tante difficoltà di tutti i giorni, i brillanti spaccati di vita dei familiari (in particolare il bisnonno e la madre) divertono ed emozionano moltissimo, lasciando nello spettatore qualcosa di speciale.


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WatchMan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5,5
Esattamente dopo tre anni, come gli accade spesso, esce il nuovo film di Mamoru Hosoda al cinema, sempre grazie alla collaborazione con Nexo Digital.
Per prepararmi a questo film, appositamente mi ero recuperato gli ultimi due film, che tutto sommato mi sono piaciuti. Arrivato al fatidico giorno, non so perché, ma ero piuttosto titubante se andare o meno a vederlo; alla fine non ho resistito e l'ho visto.

Con rammarico devo ammettere che è il film peggiore che gli ho visto fare. Chi ha visto la sua filmografia sa che l'autore tiene particolarmente a temi quali la famiglia e la crescita interiore, e, dopo aver visto “Wolf Children” e “The Boy and The Beast”, onestamente mi ha stufato parecchio. Ritrovare gli stessi temi, anche se leggermente diversi, concettualmente parlando, significa che non si è discostato poi molto dalle sue opere precedenti. Se da un lato abbiamo visto la fatica di una madre nel crescere dei figli metà lupi e le relative conseguenze, e dall'altra il tramandare le esperienze alle nuove generazioni, unite dal collante di far trovare un posto nel mondo ai protagonisti, con “Mirai no Mirai” cerca di fare un mix, ritrovandosi però senza capo né coda.

Fondamentalmente, “Mirai no Mirai” è piuttosto semplice, sia a livello di storia che a livello di racconto, ed è questa sua leggerezza a renderlo pressoché noioso. Non ha nulla di magico o soprannaturale come le scorse opere, se non quella sorta di viaggio nel tempo che serve solo al protagonista Kun per recepire lezioni di vita da parte dei propri parenti, capendo così il suo ruolo all'interno della famiglia e maturare di conseguenza; tuttavia è il legame tra i personaggi ad essere fin troppo superficiale. Non c'è empatia o una sorta di emozione che ti faccia venire almeno la pelle d'oca. Considerando che non dura tanto, per tutta la durata del film preferisce mantenere un ritmo piatto e poco incalzante.

In sostanza, “Mirai no Mirai” non regala grandi emozioni, risulterà simpatico e tranquillo, ma sostanzialmente non lascia niente.


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killer_bee

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5,5
Mostrando ancora una volta una forte coerenza stilistica, Hosoda ritorna con "Mirai no Mirai" a raccontare una storia che ha a che fare con la famiglia e con la crescita, senza rinunciare a piccoli momenti di magia e a un altro tema a lui caro, quello dei viaggi nel tempo.

Dopo aver approfondito il rapporto madre-figlio in "Wolf Children" e quello padre-figlio in "The Boy and The Beast", questa volta tocca al piccolo Kun, protagonista del film, fungere da eroe della storia per sviscerare la complicata relazione di amore e odio tra fratello e sorella, dopo l'arrivo in famiglia della neonata Mirai. Tra capricci, momenti di gelosia e apparenti mancanze di attenzione, Kun si ritrova improvvisamente solo, irritato e confuso. Per poter accettare il cambiamento e finalmente riuscire a crescere, gli verrà in aiuto un pizzico di magia, in grado di sovrapporre presente e futuro e fargli incontrare i propri famigliari in epoche diverse.

Seppur mantenendo atmosfere sempre coerenti e citazioni stilistiche a film precedenti, e rimanendo a tratti godibile, è la struttura stessa della narrazione ad essere percettibilmente sottotono rispetto al solito. Scene particolarmente lente e dialoghi stanchi, oltre che una colonna sonora non del tutto incisiva (ricordo con nostalgia "Summer Wars" di Akihiko Matsumoto) non sono a parer mio l'unico punto debole di "Mirai no Mirai". L'impressione che ho avuto durante tutta la durata della proiezione è quella di una storia che cerca costantemente di mettersi in moto senza riuscirci, regalando una gigantesca introduzione che non introduce ad altro che al finale del film, come un'automobile di una buona marca ma con la batteria scarica. Ciò che mi ha disturbato maggiormente è stata la mancanza di un vero e proprio "viaggio dell'eroe", di un percorso che avrebbe dovuto portare il protagonista verso la propria catarsi e quindi alla crescita interiore, dopo il superamento di un intreccio di sfide e ostacoli. O meglio, una crescita personale avviene (nel senso stretto del termine), ma attraverso episodi slegati tra loro, caratterizzati dall'incontro tra il protagonista e alcuni membri della sua famiglia, passati o futuri, scelti in modo totalmente arbitrario, a discapito di altri a parer mio di fondamentale importanza (in primo luogo la mancata opportunità di generare un dialogo con il sé stesso di un'altra epoca, al quale vengono offerti pochissimo spazio e qualche frase di circostanza). Anche su colei che dà il nome al film, che dovrebbe possedere il ruolo di coprotagonista, ci viene detto poco e niente, relegando la storia prevalentemente al tempo presente e a scene di banale quotidianità. A parer mio, questa tendenza a fermarsi al lato superficiale del carattere dei personaggi conferisce a tutta la trama una piattezza complessiva non di poco conto: mi è risultato impossibile affezionarmi a chiunque, fatta eccezione per Kun, perché in fin dei conti non ci viene raccontato nulla di nessuno, se non piccoli episodi e frammenti. Il paragone con altri film dello stesso regista è inoltre inevitabile e, purtroppo, "Mirai no Mirai" ne esce a mio parere sconfitto su tutti i fronti. Esempi lampanti sono "Summer Wars" e "La ragazza che saltava nel tempo", nei quali la personalità dei personaggi è approfondita a un livello talmente superiore, da emozionare in continuazione, a tratti commuovere. Per non parlare della mancanza di scene semplicissime quanto efficaci tipiche della scuola di Hosoda (prima tra tutte la lunga carrellata orizzontale nella veranda della casa di "Summer Wars", per chi se la ricorda).

Per concludere, quello che mi rimane di "Mirai no Mirai" è il ricordo di un film comunque godibile, adatto alle famiglie e simpatico, ma che nello stesso tempo porta con sé una grande sensazione di incompiutezza e di apatia per quanto riguarda i personaggi, che mi appaiono tuttora, con qualche eccezione, quasi sconosciuti.


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gros chat

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Dopo "Wolf Children", Mamoru Hosoda racconta ancora una volta la famiglia, questa volta dalla prospettiva di un bambino, Kun, il quale fatica ad accettare la nascita della sorellina Mirai, che, a suo modo di vedere le cose, gli ruba le attenzioni dei genitori. Nonostante sia un bimbo capriccioso, ad aiutare Kun a percorrere il sentiero della maturità e a comprendere i valori della vita interviene una componente sovrannaturale che gli permetterà di incontrare persone capaci di impartirgli importanti lezioni.
Il film si presenta come uno slice of life con la variante dei salti temporali; come molti film di questo genere il ritmo della trama è volutamente compassato, e va seguita a mente rilassata per poter essere apprezzata al meglio.
Il racconto si divide tra momenti comici e momenti drammatici, e le tematiche toccate riguardano la crescita, la maturazione, la ciclicità della vita e l'importanza della famiglia.
Il doppiaggio italiano è di alto livello, con ottime interpretazioni da parte dei doppiatori nostrani.
A livello tecnico i disegni sono molto puliti e le animazioni sono più che discrete.
Complessivamente, "Mirai no Mirai" è un'opera di alta caratura, indubbiamente consigliata agli amanti del genere.


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Gakuto25

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
L'ho visto oggi al cinema, e posso iniziare dicendo che ho leggermente sottovalutato il film, perché credevo che fosse più noioso. Come capita spesso in questi film, ci sono i ringraziamenti iniziali dell'autore che fa all'Italia e a chi andrà a vedere il suo film, e devo dire che sono cose singolari da vedere, quindi positive.
Il film è simpatico e divertente, e lascia una morale e pensieri sul proprio passato. Secondo me, hanno sbagliato a creare Kun con le guance a tratti rosse, perché andava benissimo anche senza, inoltre il film sembra un libro, cioè diviso in capitoli, infatti, finita una determinata scena, c'è lo schermo che diventa nero, come se finisse il film. E questa cosa si ripete ogni volta per qualche secondo.
In questo film, si affronta un tema ricorrente, e sarebbe quello della gelosia, in questo caso dell'arrivo in famiglia di un nuovo membro. Poi, quando qualcosa va storto, ci si rifugia nella fantasia, che è un qualcosa di potente in un bambino. Alcune scene come quella della stazione e molte altre sono fatte in modo impeccabile, tralasciando i personaggi bizzarri in 3D.
Quindi, tutto sommato, è un film carino, da vedere insieme alla famiglia.