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Torom

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
Questa serie è a dir poco fantastica.

Era dalla lettura di "20th Century Boys", ormai quasi vent'anni fa, che non mi imbattevo in una storia in cui il sapore del mistero e l'intensità dei sentimenti umani non si intrecciassero in modo così squisito, in una sceneggiatura perfetta che non manca mai di tenere col fiato sospeso, di sorprendere e di entusiasmare. Non credo che riuscirò ad attendere la seconda stagione senza procurarmi il manga e proseguire la storia in versione cartacea, perché erano davvero anni che un intreccio non riusciva più a meravigliarmi e catturarmi in questo modo.

I personaggi sono tutti riuscitissimi, splendidamente caratterizzati. Seppur non particolarmente originali, si fanno amare, e l'importante per me è questo. Ottimamente costruito anche il personaggio di Isabella, che svolge perfettamente la sua inquietante e snervante funzione.

Dal punto di vista tecnico, il vero punto di forza di questa serie sono senz'altro le musiche. La sigla iniziale non è solo la sigla di anime più bella che abbia mai sentito (sì, lo penso davvero, è la mia preferita di tutti i tempi), è proprio uno dei brani musicali più belli che io ricordi. Le sigle finali si distinguono per un notevole virtuosismo di basso, e risultando particolarmente convulse si sposano bene con la tensione che pervade gli episodi, anche se a mio avviso non riescono a caratterizzare la serie quanto l'opening, che, oltre ad essere splendida, si sposa a pennello con l'opera. Anche le BGM sono molto belle e fanno decisamente la loro parte nelle scene più emozionanti.

Perché non ho dato 10? A causa del comparto grafico (un difetto doveva pur averlo, questo capolavoro). I disegni sono belli, ma non tutti i personaggi hanno un character design particolarmente carino. I tre protagonisti e Isabella sono tutti molto belli, anche se l'unica a distinguersi davvero è Emma, disegnata e colorata in modo semplicemente adorabile. A lasciare molto a desiderare, a mio avviso, sono i fondali e le animazioni. Queste ultime lasciano notare decisamente troppo l'uso della CGI, a volte un po' troppo invadente. I fondali tendono ad essere molto sfocati, privi di dettaglio e, appunto, troppo "fatti al computer" e quindi freddi. Si percepisce un netto distacco tra i personaggi e lo sfondo su cui si muovono, caratteristica che purtroppo la fa da padrona nell'animazione degli ultimi anni, ma qui l'ho notato di più, e con non poco fastidio. Un vero peccato, perché alcune scene sono veramente rovinate da quello che io chiamo "effetto videogioco", che in una storia del genere stona tantissimo. Fortunatamente, tutto il resto è talmente bello e appassionante da far esclamare un sonoro "E sticà...".

Capolavoro come non ce n'erano da anni, anni e anni.


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Shadow01

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
È una trasposizione da manga ad anime fatta veramente molto bene, i disegni sono perfetti e molto simili a quelli del manga. L'unica cosa differente sono le reazioni e le emozioni date ai personaggi: per esempio, quando Ray scatta una foto a sorpresa a Norman ed Emma, nell'anime i due sono molto rigidi, mentre nel manga Emma faceva un salto e Norman sorrideva.
L'opening è molto bella e coerente, compresa la canzone che mi piace un sacco.
Anche i personaggi secondari come Gilda, Don o Phil e gli altri bambini non vengono messi in secondo piano, cose che spesso succede nelle animazioni. Molto interessante e resa bene è la storia del passato della mamma Isabella, che con l'aggiunta nel sottofondo della canzone di Leslie rende il tutto molto più emozionante ed esaustivo. Anche la storia di sorella Krone è spiegata bene, e fa capire bene la psicologia del personaggio e quello che deve aver passato.


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ALUCARD80

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Un idilliaco orfanotrofio fra lo spensierato e il bucolico.
Tanti piccoli orfani accuditi da una “mamma” di nome Isabella, una giovane e bella donna capace di prendersi cura di tutti loro con misurata severità e algida grazia.
Un grande e rassicurante bosco che circonda la piccola valle.
Le giornate passate in attesa di qualcuno che possa adottare i bambini di Grace Field House (questo il nome della struttura), evento che solitamente avviene quando i pargoli raggiungono l’età di dodici anni, ma, sporadicamente, anche prima.
Un luogo dove tutti collaborano, dove i bambini imparano a convivere in comunità con responsabilità e doveri. I più grandi badano ai più piccoli, mentre la “mamma” bada a tutti.
La grande sala da pranzo dove si ritrovano ogni giorno, spaziosa, talvolta troppo grande e troppo silenziosa, tagliata dalle luci del giorno e alla sera dalle oblique, sinistre ombre che sembrano allungarsi come oscuri artigli; gli alloggi dei dormitori al piano superiore, dalle sale scricchiolanti e dai segreti annidati in vecchie librerie; i prati dove per tutta l’infanzia si potrà giocare ad acchiapparello, a palla, a saltare la corda e a... correre. Correre, correre, correre.
Il grande balcone dove stendere il bucato, grandi, bianche lenzuola che sembrano suggerire qualcosa.
La piccola e raramente accessibile stanza di mamma Isabella, coi suoi tomi, diari, le sue pagine scritte, le sue lettere.
Le giornate di studio e quegli strani test per mettere alla prova il quoziente intellettivo.
Un presentimento, una curiosità, un presagio.
Norman, Emma e Rey, i tre bambini più intelligenti di Grace Field House, tutti e tre intorno agli undici anni, tutti e tre prossimi all’adozione.

Cosa prova il vitello quando si rende conto che sta per essere macellato?
Quale disperazione pervade il condannato a morte quando i suoi passi percorrono il Miglio Verde?
Che pensieri potevano mai avere i detenuti nei lager durante la Seconda Guerra Mondiale, osservando i camini esalare cenere grigia e spietata nei cieli morti, privi di speranza?

“The Promised Neverland” si presenta stordente e improvviso: un sovrapporsi di emozioni palpitanti, colpi di scena e risvolti inaspettati, una sciarada che pare non avere soluzione se non per menti geniali, un orrore camuffato da buone intenzioni, un prato di margherite che nasconde uno strazio imminente.
L’episodio pilota ci getta subito all’interno d’una realtà fin troppo tranquilla, che ben presto farà da teatro a una sorpresa capace d’andare ben oltre ogni tipo d’aspettativa preventivata: quest’oggi un’altra bambina sarà adottata, una ragazzina di nome Conny, e se ne andrà dall’orfanotrofio a soltanto sei anni. Beata lei, deve aver trovato una famiglia disposta a prenderla con sé!
Conny è una bimba dolcissima, tanto affezionata a un grosso coniglio di pelouche. I due sono inseparabili, non si dividerebbero mai, e ancor più forte è il sentimento d’unione che lega la bambina a tutti gli altri ragazzini di Grace Field House: a conti fatti è come se fossero tutti fratelli e sorelle.
In serata Conny se ne va, e, forse, sia per le lacrime versate nel salutare i suoi cari amici sia per la fretta e l’ansia del momento, dimentica il suo amato pelouche in sala da pranzo. Emma e Norman se ne accorgono e decidono di inseguire l’amichetta accompagnata da mamma Isabella, recandosi al cancello d’entrata dove la bimba sarà prelevata, così da restituire alla ragazzina il suo amato pupazzo. Grace Field House è circondato da una fitta foresta e oltre è vietato proseguire; nessuno sa cosa vi sia al di là della misteriosa staccionata nel mezzo del bosco: forse un muro, probabilmente lo stesso muro che si rivela nei pressi del cancello d’entrata dove Emma e Norman giungono in fretta e furia, che divide la struttura dal resto del mondo.
Curiosi di capire cosa accada e di scoprire in prima persona le dinamiche dell’adozione, dovranno fare i conti con qualcosa di assolutamente differente: ad attenderli non ci sarà né la “mamma” né la piccola Conny, bensì una realtà più spaventosa e angosciante, che andrà oltre la loro più fervida immaginazione.

L’incipit dell’episodio pilota è dapprima genuino, gentile, delicato; tuttavia, lesto, senza attender troppo, s’insinua un sospetto strisciante, subdolo e agghiacciante, tanto da alterare percezioni e sensazioni. Il rush finale - gli ultimi sei, sette minuti - si rivelano un pugno in pieno viso. Da quel punto in poi, il genere diviene chiaro: un thriller sovrannaturale con venature da horror psicologico. Sì, perché la prima parte di “The Promised Neverland” è sia una sequenza di rimandi a storie, racconti e allegorie occidentali, ma anche un concretizzarsi di paure infantili sotto forma di minacce reali. È possibile leggerlo a vari livelli, dal racconto dell’uomo nero che terrorizza i bambini, a una critica molto pesante alla società moderna, seppur mitigata dall’accettazione dell’umana necessità di sopravvivere.
Sulle ali di una ninna nanna triste e malinconica, quando scende la sera e il bosco intorno diviene scuro e minaccioso, le calde luci delle finestre di Grace Field House pian piano perdono il loro aspetto sicuro e accogliente, e le flebili fiamme delle candele divengono foriere di sinistri presagi e verità sconcertanti. Volti amorevoli e punti di riferimento vengono meno, e i tre protagonisti si ritroveranno ad affrontare un’amara quanto inspiegabile realtà, che comunque non incrinerà la loro granitica determinazione.
Spontaneamente, nella sua breve ma potente evoluzione, l’anime sortirà effetti strabilianti, spaziando in momenti di tragico pragmatismo, interminabili minuti di tensione, acuti ragionamenti strategici e, andando oltre le apparenze, ci proporrà enigmi e dilemmi morali di grande intensità.

Come anticipato, Emma, Norman e Rey sono i tre protagonisti di questo primo arco narrativo. Se esaminati attentamente, appaiono tre personaggi ben differenti fra loro, che si bilanciano in modo spontaneo e naturale: Emma, la ragazzina tutto pepe dai capelli rossi è dinamica, scattante, atletica, lesta di pensiero, esuberante, istintiva e dal cuore puro, incrollabile d’animo e coraggiosa oltre ogni aspettativa. È l’anima e la forza del trio, così “tosta” da sembrare surreale. Norman invece è il suo opposto: esile, quasi albino, spesso dalla salute claudicante, freddo nei ragionamenti, calcolatore, un vero genio dall’intelletto che va ben oltre la sua tenera età, capace di reprimere i sentimenti se necessario, maestro di strategia e dissimulazione, ma al tempo stesso dolce e gentile. Infine Ray, scuro di capelli (...), metodico, capace di mentire in modo insospettabile, doppiogiochista, dall’intelligenza acuta e di un realismo crudo e malinconico, dotato di un coraggio impressionante, ma dall’amicizia pura e sincera. Sono come tre lati di un triangolo equilatero, capaci di aiutarsi, mantenersi e bilanciarsi a vicenda in questa avventura che li vedrà protagonisti alle prese con qualcosa di immensamente più grande di loro, spaventoso e disumano.
Altrettanto curato e profondo è il personaggio di Isabella, quella che potremmo considerare la “vera” antagonista dei primi dodici episodi: probabilmente il miglior character in assoluto, sfaccettato, realisticamente complesso, dal passato amaro e dal presente spietato: uno di quei nodi impossibili da sciogliere su due piedi, semplice tanto quanto difficile da giudicare, dalla costruzione così bilanciata e ruvida che comprenderne le motivazioni diviene una questione quasi soggettiva, capace di dare spunti di discussione praticamente infiniti.
“The Promised Neverland” non trascura neanche i personaggi secondari, rendendoli importanti e funzionali all’opera in maniera meticolosa e particolareggiata.
Ogni elemento della trama ha un senso logico e concettuale. Nessun passaggio è inconcludente, nessun episodio è piatto o noioso, e ogni scena è studiata con grande attenzione, sovente disseminata di preziosi particolari. Il canovaccio propone un crescendo omogeneo con improvvisi picchi di adrenalina. I colpi di scena sono improvvisi e assolutamente imprevedibili, e il tutto è accompagnato splendidamente da una colonna sonora superba, che dona i giusti ritmi a un valzer emotivo sempre pronto a cambiare velocità, ma mai binari di narrazione. Si raggiungono vari climax, fino all’apice di quel che è un non-finale, comunque intensissimo, dotato di una potenza emotiva devastante, reo di scorci introspettivi di una malinconica delicatezza, del tutto inaspettata.
Anche sul versante artistico non sfigura affatto: ottime animazioni, design ripreso dal manga ma ammorbidito, reso più appetibile a una fascia d’utenza più vasta; suggestive le scelte cromatiche, fra contrasti di luci e ombre, paesaggi incantevoli, primi piani inquietanti e fondali funzionali all’opera, al tempo stesso semplici ma incisivi. Ogni elemento è valorizzato: prospettive volutamente distorte per accentuare le sensazioni d’ansia e claustrofobia, volti, sguardi, intensità della luminosità e vari effetti di trasparenza: niente è lasciato al caso.
La sceneggiatura e le tempistiche di narrazione emergono rivelandosi un altro punto forte: le pause sono studiate ad arte, così come i silenzi, gli stacchi e l’accompagnamento sonoro. I dialoghi sono esplicativi quel tanto che basta senza appesantire, ma si rendono necessari per comprendere appieno lo svolgersi della vicenda. Una menzione obbligatoria va all’opening “Touch Off”, impossibile da saltare, ennesimo grande pezzo degli Uverworld, già autori di numerose tracce di grande spessore. A prescindere da ciò, l’intera colonna sonora si attesta a livelli altissimi.

“The Promised Neverland” adopera vie trasversali per intavolare temi etici molto complessi e delicati, utilizzando metafore tanto geniali quanto astute. L’autore permette una lettura a vari livelli: anticonformista per definizione, è un inno alla ribellione e alla libertà in quanto diritto universale assoluto e sacrosanto, ove antagonisti mostruosi simboleggiano una società globale, cannibale e priva di scrupoli. Libertà significa avere il diritto di scegliere, oltre il velo dell’inganno, oltre le apparenze che ci vengono propinate da una struttura mediatica e sociale basata sulla menzogna atta a venderci al prodotto, più che viceversa.
La “Terra promessa che non c’è” si rivela amara metafora del luogo abitato da Peter pan, perenne bambino spaventato dagli adulti, ivi camuffati da uomini neri, mostri divoratori di libertà e di sogni, più che di sogni e di vite.
Il mondo che ci circonda e conosciamo a menadito, la nostra cosiddetta “comfort zone”, è veramente il luogo più sicuro e migliore al mondo?
Se uscissimo dai confini della nostra illusoria sicurezza, se conoscessimo la verità su ciò che soltanto supponiamo, come cambierebbe il nostro punto di vista?
È giusto giudicare qualcuno in base al risultato delle proprie azioni senza conoscerne le motivazioni? È così: siamo pronti a criticare le scelte degli altri se ci paiono sbagliate o eticamente scorrette, ma se ci trovassimo nei panni di chi è costretto a prendere tali decisioni, faremmo di meglio o agiremmo allo stesso modo?
Questa storia ci sbatte in faccia l’unica, vera, tragica realtà di questo difficile mondo: nessuno può essere definito universalmente “cattivo”, se le proprie azioni sono dedite alla sopravvivenza; se si tratta di necessità, sappiamo bene che la legge del più forte è tanto crudele quanto inevitabile, e ogni forma di vita esistente è soggetta ad essa. Non c’è alcuna malvagità in questo. Tuttavia, è il modo in cui vengono messe in atto tali azioni a definire chi siamo: mostri, eroi o vittime. O forse, tutte e tre le cose insieme, a seconda da come si osserva l’evento, poiché v’è un angolo all’interno del cuore di ognuno di noi, dove l’istinto e la sopravvivenza sbiadiscono pallidamente, e lì cominciano l’altruismo e l’amore. Si tratta di sfumature delicate che nessuno può davvero comprendere con facilità, elementi lampanti che arricchiscono questa meravigliosa, amarissima storia in modo inestimabile e superbo.
“O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”, recitava il monumentale Joker di Nolan. Ma è davvero così semplice determinare chi sia malvagio e chi no?

Se proprio si vuole trovare il pelo nell’uovo, potremmo sottolineare come l’atteggiamento e i ragionamenti di un gruppo di ragazzini che hanno massimo dodici anni siano fin troppo maturi e responsabili, ma le premesse sono chiare: si tratta tendenzialmente di bambini dall’intelletto sopraffino e ben sopra la norma. Il QI eccezionale mitiga così questo aspetto un po' irreale, permettendo alla storia di rendersi avvincente e di grande impatto.

L’unica cosa certa è che “The Promised Neverland” va visto tutto d’un fiato.
L’arrivo della seconda stagione sarà come tirare un sospiro di sollievo... dopo aver saltato un ostacolo.

Talvolta, l’amore, può essere doloroso e contorto, e l’essere umano può essere vigliacco e meschino.
Ma, la vita, trova sempre una via.
Così ci è stato insegnato da Madre Natura, e così sarà sempre.


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Twinssorgi

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Questa serie è bellissima.
Ogni singolo episodio è un capolavoro di tensione drammaturgica ed è pieno di colpi di scena. Trovo molto convincenti l’animazione e soprattutto gli sfondi, che sono super realistici. È una delle serie con la migliore sceneggiatura di sempre, che unisce fantasy e inquietudine in modo magistrale.
Consigliata a tutti, ma soprattutto agli appassionati di storie distopiche. Il trio dei personaggi è super avvincente. Soffro perché era previsto l’arrivo della seconda stagione per il 2020, e invece per il CoVid-19 dovrò aspettare il 2021.


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Chii-Kamio

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
È un ottimo anime con un tipo di trama che è la prima volta che mi capita di incontrare, sicuramente innovativa e attuale per la società e il momento storico in cui viviamo.
Una volta cominciato a capire l'ingranaggio di questo anime, si riesce ad immedesimarsi nelle emozioni, dubbi e crescita personale dei personaggi; e allora ti viene da pensare: "Ma se ci fossi stato io al loro posto, cosa avrei fatto? Cosa avrei pensato? È giusto un mondo del genere (sempre rapportato alla nostra realtà)?"
Punto di spicco è sicuramente l'arguzia di cui sono dotati i personaggi principali, sinceramente con la mia mente semplice non riuscirei a fare la metà dei ragionamenti che fanno loro (poi è un anime, ok, ma è per far intendere quanto raffinato impegno e ingegno hanno usato gli autori).
Quindi, la trama è molto originale e strutturata, ogni singolo personaggio è ben caratterizzato, l'audio è di buon livello e la grafica ok.
Un anime da guardare e, per chi l'ha già guardato, di cui aspettare ansiosamente la seconda serie.


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MegaRoby

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
"The Promised Neverland" è un anime drammatico che non mi ha mai creato tanta curiosità e voglia di vederlo; ne ho sentito parlare relativamente bene, così l'ho guardato. L'idea di bambini in un orfanotrofio non mi attirava per niente, pensavo a una specie di anime scolastico noiosetto, invece è stato interessante, sebbene ci siano a mio parere dei buchi di trama o comunque parti un po' poco spiegabili; non mi ha emozionato, la narrazione è lineare e un po' piatta, sebbene ci siano dei colpi di scena belli ma alcuni prevedibili.
Per quanto riguarda il comparto tecnico, si può fare un po' meglio, alcune animazioni sono scattose e altre poco convincenti, ma nel complesso soddisfacenti; buono il comparto audio, l'intro e l'ending.

Per quanto riguarda i personaggi, sono ben caratterizzati: i miei preferiti sono la madre, la quale ha una backstory davvero bella e contorta e alla fine rivela la sua vera natura, essenza di madre, e Ray, ottimo come personaggio e backstory.

Attendo di vedere come andrà a finire nella seconda stagione.
In conclusione, è un anime da guardare senza troppe aspettative.


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CrisTheTuber

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
So bene che la mia è un'opinione controversa e che ha spesso trovato opposizione da parte di molte persone. Ciononostante, continuo a ritenere l'anime di "The Promised Neverland" una delle più grandi delusioni non solo del 2019, ma in generale di tutti gli anime che io abbia mai visto, a causa di gravi e pesanti problemi di sceneggiatura.

Per cominciare, l'anime soffre di un'atmosfera eccessivamente shōnen e incapace di restituire con il suo stile lo stesso senso di angoscia che permea il manga di Shiranui e Poisuka.
Poi, sono stati quasi completamente rimossi i ragionamenti, i pensieri e le riflessioni introspettive dei personaggi, che costituiscono praticamente metà dell'opera originale, e, laddove sono presenti, risultano oltremodo accelerati. Si dice addio a cose come i pensieri di Emma quando Isabella la scruta per capire se è andata lei al cancello, o la spiegazione sul cervello di Norman che viene ridotta letteralmente a due battute. Menomazione ancora più grave la subisce il discorso che fa Ray per arrivare alla conclusione che un determinato evento è accaduto nel 2015, andando a perdere completamente qualsiasi senso logico, o la penna di Krone che salta fuori senza alcun motivo.

La sorte peggiore la subisce indubbiamente la trama. Sono infatti gli eventi stessi della trama ad essere eccessivamente condensati, accelerati, tagliati e cuciti in malo modo ed esasperati, per rientrare in una schedule di dodici episodi, un numero ridicolmente basso per adattare quasi quaranta capitoli.
A ciò si aggiunge che ci sono anche scene anime original (no, non avete capito male) che risultano fastidiose, inutili e atte solo a rubare minutaggio prezioso che si sarebbe potuto investire nel reale adattamento della trama (il minutaggio di queste scene occupa circa lo spazio dedicato a un intero episodio, quindi non esattamente poco, se pensiamo che questo anime ne ha solo dodici).

L'opera raggiunge la sufficienza per tre motivi:
1) Il materiale originale è di qualità eccezionale e a mani basse uno dei migliori manga degli ultimi dieci anni.
2) La colonna sonora, opening ed ending incluse, è sublime.
3) Dynit nell'edizione italiana ha confezionato un ottimo doppiaggio (anche quello originale è molto buono).

In sostanza, l'anime di "The Promised Neverland" va evitato finché non si legge la sua controparte cartacea. Fatto ciò, potrete guardarlo consci di avere davanti un prodotto estremamente castrato che si spera possa migliorare con la sua seconda stagione.


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Ferz In The Box

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Credo che questa sia una delle serie anime più "paradossali" che mi sia capitata di vedere; definire il genere a cui appartiene "The Promised Neverland" è molto arduo, se si considera come appare inizialmente lo scenario rispetto alla reale identità dell'opera.

I protagonisti sono bambini che non superano il dodicesimo anno di età, radunati in un orfanotrofio gestito dalla classica e dolce "mamma" o "tata" di turno, in un ambiente rilassante e pacifico; il classico cartone animato apparentemente allegro e felice che, in realtà, nasconde qualcosa di anomalo e inquietante. Tutto sembra apparentemente tranquillo, ma qualcosa incombe dietro le quinte: un'insolita recinzione delimita la loro area di movimento; un inquietante ed enorme cancello vieta loro l'accesso a qualche luogo dall'atmosfera oscura e ignota; si percepisce un mistero dietro l'angolo, ma non ne si riconosce la reale forma.
Il primo episodio è come uno tsunami che travolge lo spettatore, portando quest'ultimo a fare ragionamenti concatenati tra loro nei soli primi venti minuti... fino ad arrivare a un "to be continued" devastante e completamente spiazzante; a quel punto la "lampadina" della curiosità si accende come una spia rossa, portando inevitabilmente a voler sapere cosa nasconda quel luogo.
Tutto il clima rilassante e giocoso di quel contesto viene mescolato come un cocktail dagli ingredienti sconosciuti, rimettendo in discussione tutto quello che si poteva pensare durante i primi cinque minuti dell'episodio.
A quel punto si diventa compagni di quei bambini: si vivono le loro paure, le loro preoccupazioni e le loro prese di coraggio, spolverando, di episodio in episodio, sempre qualcosa in più, trovando ogni volta un pezzo piccolissimo di quell'enorme puzzle che costituisce quel luogo e l'intera storia.
Quindi, dietro a un fuorviante clima amoroso, si nasconde una realtà agghiacciante capace di mettere a fuoco una chiave di lettura matura e drammatica.
Gli elementi di fantasia non mancano, ma una caratteristica che rende quest'opera un'autentica chicca è la straordinaria capacità che mostra nell'utilizzarli con criterio, senza farli diventare predominanti; i veri protagonisti sono i tre ragazzi più grandi della compagnia che, con difficoltà non da poco, hanno sulle loro spalle un fardello più grande di quanto pensino.

Questa prima stagione racchiude il primo arco narrativo del manga, ma riesce comunque a concludere il suo ciclo di episodi senza lasciare alcun amaro in bocca; chiude il cerchio con classe senza dimenticarsi di strizzare l'occhio allo spettatore a cui lascia la porta socchiusa.
Una serie da non sottovalutare affatto, piena di risvolti inaspettati e dallo script originale; una piacevole sorpresa che non ama mettersi in mostra, ma che, in verità, nasconde una prova narrativa non indifferente...


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Raptor6661

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
"The Promised Neverland" è un anime che non ha mai creato in me tanta curiosità e voglia di vederlo. Già l'idea di bambini in un orfanotrofio non mi attirava per niente, e invece è entrato nella mia lista dei preferiti.
Partiamo subito dalla trama: un seinen intrigante, emozionante, che nel corso della narrazione va un po' a perdersi, per poi scoppiare in colpi di scena che fanno risollevare quegli episodi di "stallo".
I personaggi sono ben caratterizzati, uno dei miei preferiti è la madre, ha una backstory davvero bella e contorta, idem quella di Ray.
L'opening è qualcosa di davvero bello, molti l'hanno criticata, ma non vedo il problema dove sorga.
Animazioni e disegni sono nettamente superiori a quelli del manga (personale opinione).
Aspetto con ansia la seconda stagione.

skander

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skander

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
"The Promised Neverland" è un anime che mi ha colpito molto sia dal punto di vista delle animazioni che dal punto di vista della trama. Una storia molto coinvolgente che sa intrattenere lo spettatore e che, secondo me, riesce a far immedesimare colui che guarda nei personaggi ampiamente sviluppati e caratterizzati.
Le animazioni particolari insieme al comparto tecnico rendono il tutto molto fluido e godibile.
Un'opera molto fedele al manga che sa dare emozioni molto forti e anche tenere sulle spine lo spettatore, quindi consiglio vivamente la visione dell'anime.


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andryujonson

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
E' il secondo anime che mi spinge a fare una recensione, dopo "Made in Abyss".
Non me ne intendo troppo dell'aspetto grafico, quindi sorvolerò (ma dico comunque che le espressioni facciali mi sono piaciute, anche se troppo... esagerate? In alcune scene, almeno). La storia è accattivante, intrigante il modo in cui si svolge e il come i vari personaggi cerchino una soluzione al problema (che non dirò qui, per evitare spoiler di sorta).
Che dire, quindi? E' bello, guardatelo: guardo anime da secoli, è molto meglio della "solita solfa", anche se non proprio il "massimo" o "un capolavoro".


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reactorr

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Un seinen che inizia con una tale spensieratezza che rilassa l'anima, ma basta una piccola falla per far crollare il castello di carte... così già al primo episodio la verità mi lascia spiazzato. La particolarità di quest'anime è l'ambientazione: un futuro distopico molto interessante, che equipara umani ad animali da macello, come un bel manzo di kobe. Da contorno c'è la disperazione e il grande coraggio dei protagonisti, che non demordono nonostante l'incertezza e il dubbio, ma non vorrei dire troppo, perché è una serie che va gustata lentamente.

Mi è piaciuta perché il ritmo è ben studiato, i dettagli ben curati e non viene lasciato nulla al caso. La serie si svela lentamente, lasciando lo spettatore sempre più curioso ad ogni piccola rivelazione. La suspense in certe scene è palpabile, l'ansia per i protagonisti altrettanta. Ammetto che ho temuto che all'inizio potesse prendere una strada narrativa sbagliata, ma alla fine mi sono ricreduto e sono soddisfatto anche del finale di stagione. Il più grande difetto, se tale si può chiamare, è l'insopportabile carattere della protagonista principale. Inoltre avrei sperato che la "mamma" fosse un po' più previdente e perspicace.

Tecnicamente mi è piaciuto, insomma, i disegni non eccellono, lo stile lo trovo abbastanza anonimo, ma le atmosfere sono quasi perfette per la storia, e sono rimasto stupito dalla fluidità delle scene più frenetiche. Inoltre è anche grazie alla regia che la serie offre alti picchi di suspense in determinate scene. Le musiche, in particolare la opening, mi sono piaciute. Un contributo fondamentale sono state proprio le voci dei personaggi a rendere tanto credibile la situazione, un aspetto che tende ad essere sottovalutato, ma le voci dei bambini e della cara madre hanno dato quel tocco inquietante che ci voleva.

Se vi piacciono i futuri distopici, questa è la storia di una strategica fuga per la libertà in un mondo avvolto dal mistero, che ormai non è più casa nostra. Non è un capolavoro seinen, ma è sulla strada per esserlo.


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alessiox1

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
"The Promised Neverland" è un anime del 2019 da dodici episodi.
Ho deciso di guardarlo, visto il successo dell'anime e dato che molti lo paragonavo a "Made in Abyss", sia per il fatto di avere come protagonisti e anche moltissimi personaggi bambini e pre-adolescenti sia per quanto riguarda le tematiche oscure e macabre.

Inizio questa serie con queste premesse, ma l'anime è più oscuro di quello che potessi immaginare: la serie inizia mostrandoci un orfanotrofio, con una quarantina di bambini, da neonati fino a ragazzini di undici anni. Questo orfanotrofio in pratica è un edificio al centro di un bosco, e ai bambini è proibito addentrarsi troppo nel bosco, infatti c'è un piccolo recinto e poi c'è un cancello sempre chiuso; da lì arrivano le merci per l'orfanotrofio, e lì la mamma (viene chiamata così dai bambini, e gestisce da sola tutto l'orfanotrofio) porta i bambini quando trovano una famiglia affidataria per loro.
Una sera, quando la mamma sta portando una bambina, ovvero Conny, al cancello dalla sua famiglia affidataria, alcuni bambini, ovvero Norman ed Emma, si accorgono che Conny si è dimenticata il suo peluche preferito; un altro bambino, ovvero Ray, dice loro che possono fare ancora in tempo a darglielo. Norman ed Emma arrivano al cancello e lo vedono aperto, ma Norman fa una scoperta scioccante: guardando nel retro del camioncino lì parcheggiato, giace il corpo senza vita della povera Conny. I due bambini sono letteralmente terrorizzati, e sentono qualcuno che sta arrivando, dato che hanno fatto molto trambusto. Si nascondono sotto il furgoncino, e vedono la mamma parlare con quelli che in apparenza sembrano proprio dei mostri (loro li chiameranno demoni); i bambini riescono a scappare e a non essere visti, ma lasciano il peluche lì, e in questo modo la mamma capisce che qualcuno dei bambini è andato lì, ma non sa chi. I bambini hanno capito che in realtà quella è una fattoria e che loro sono il bestiame; a questo punto capiscono che, per evitare la fine di Conny, l'unica soluzione è organizzare una fuga di massa, sapendo che la persona che hanno sempre amato è il loro principale nemico, oltre ai demoni, ovviamente.

La serie mi ha colpito molto, come prima cosa per la sua originalità: ho visto centinaia di anime, ma onestamente posso dire di non averne mai visti con una trama del genere, neanche lontanamente simile a questo.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, devo dire che questo è un altro dei punti di forza dell'opera, ovviamente con Ray, Norman, Emma e con la mamma gli autori si sono superati, ma anche i personaggi secondari non sono affatto male. E' bello vedere le loro emozioni, le loro sconfitte, le loro vittorie, il loro mutamento psicologico e così via.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, direi che per le animazioni siamo su ottimi livelli e non ho visto particolari cali: promosso a pieni voti.
Per quanto riguarda le musiche, invece, molto belle ma non eccezionali.

In conclusione, "The Promised Neverland" è un thriller-horror con elementi soprannaturali (i demoni), un misto tra "Made in Abyss", "Attack on Titan", "Prison Break" ecc. veramente ben fatto, e, anche se i generi di quest' anime non sono tra i miei preferiti, l'ho visto con molto piacere e lo consiglio caldamente.
Voto finale: 8-


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PokeNew

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Come reagireste se un giorno doveste scoprire che la realtà in cui credevate si rivelasse un inganno? Oppure, come avreste reagito se da bambini aveste scoperto di essere stati cresciuti con amore per il solo scopo di essere utilizzati come carne da macello? Probabilmente sareste caduti in preda al panico, un po' come chiunque, d'altronde, ed avreste tentato di fuggire.

Ebbene, i bambini dell'orfanotrofio Grace Field House, cresciuti e istruiti con le amorevoli cure di "mamma" Isabella, ne sanno qualcosa. Nella fattispecie Emma e Norman, due ragazzi di undici anni, scopritori dell'oscuro segreto che nasconde l'istituto. E ben presto saranno costretti a dover coinvolgere anche gli altri orfani, primo tra tutti Ray, loro coetaneo e amico di entrambi, nonché, assieme a loro, uno dei tre ragazzi con il punteggio più alto nei test dell'istituto. Ma in che modo potranno superare in ingegno Isabella e fuggire insieme agli altri orfani?

Incipit interessante, ma non è solo questo il punto di forza della storia scritta da Kaiu Shirai, co-autore e scrittore del manga omonimo disegnato dalla mangaka Posuka Demizu. Difatti il maestro Shirai, oltre ad aver dato vita a una storia ben gestita, innovativa e avvincente, è riuscito anche nell'intento di donare un taglio psicologico profondo alla sua opera e di creare dei personaggi sfaccettati e dal grande carisma, come: Emma, una ragazza di gran cuore, decisa nel voler salvare gli orfani dell'istituto, da lei considerati al pari di veri e propri fratelli; Norman, il ragazzo più sveglio del gruppo e che segretamente prova dei sentimenti per quest'ultima, al punto da tentare tutto il possibile pur di garantire la sua sopravvivenza; il pragmatico Ray, colui che più di tutti tenderà a sorprendere lo spettatore e che tiene particolarmente a voler proteggere i primi due. Per quanto riguarda la misteriosa figura di Isabella, finirei per 'spoilerarvi' decisamente troppo, se dovessi raccontarvi qualcosa di più su di lei, ma vi posso assicurare che la sua storia e il suo carisma non deluderanno le vostre aspettative. Purtroppo, per non dilungarmi troppo, mi devo fermare qui dall'illustrarvi altri personaggi, ma non vi nascondo che vi sono anche anelli deboli da questo punto di vista, e ciò probabilmente va ricercato nel loro numero eccessivo e nella scarsa coralità della serie, che, a parte qualche rara eccezione, forse si concentra un po' troppo su quelli precedentemente descritti; per fortuna questo non è un difetto tale, da poter compromettere la godibilità della serie. E, per quel che mi riguarda, nonostante ci sia stata qualche piccola minuzia a livello di adattamento che mi ha fatto storcere il naso in due-tre episodi, direi che lo staff che si è occupato di quest'anime ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo nel non semplice compito di catturare l'anima e lo spirito dell'opera originale.

Il comparto tecnico invece si dimostra efficace e di pregevole fattura, forte di ottime animazioni nelle fasi più concitate e di inquadrature dinamiche e talvolta anche angoscianti. Il character design, molto fedele all'originale, e apparentemente in contrapposizione con le atmosfere cupe e angoscianti dell'opera, si dimostra fin da subito adatto al proprio ruolo, in particolar modo per via delle incredibili espressioni facciali che caratterizzano i vari personaggi, sorprendentemente realistiche e di grande impatto.

Parlando del comparto audio, il lavoro svolto dai doppiatori è stato decisamente encomiabile. In particolare mi soffermo sul lavoro di Sumire Morohoshi, Maaya Uchida e Mariya Ise, rispettivamente le voci di Emma, Norman e Ray, le quali sono riuscite a dare quel tocco in più a dei personaggi che erano già carismatici di loro, ma vi garantisco che anche il lavoro svolto dagli altri non è stato da meno in tal senso, soprattutto nelle fasi drammatiche, in particolare nelle parti urlate - ma non sfigurano neanche in quelle cui sono preponderanti l'allegria e i buoni sentimenti. Soffermandomi sul comparto musicale, è senz'altro d'obbligo citare la opening, Touch off, dal ritmo energico e adrenalinico, eseguita dal gruppo j-rock degli Uverworld, e le due ending, Zettai Zetsumei e Lamp, dal ritmo un po' più lento e dal sapore drammatico e nostalgico, entrambe eseguite dal gruppo j-rock dei Cö Shu Nie. Per ultime, ma non per importanza, vi sono le meravigliose ed emozionanti OST composte da Takahiro Oba.

Per concludere, ritengo che questa trasposizione, lungi dal poterla definire perfetta, sia senza dubbio una delle serie anime migliori che ci abbia regalato questa stagione invernale. Nell'attesa di poter dare uno sguardo al più presto alla seconda stagione, fortunatamente già annunciata e fissata per l'anno prossimo, vi consiglio caldamente di andare a recuperare il manga, nel caso, a visione terminata, siate fin troppo impazienti di vedere il proseguimento della storia di questi bambini.


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npepataecozz

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Quando da bambino mi mettevo a fare i capricci, i miei genitori, per tenermi buono, minacciavano di darmi in pasto “all’uomo nero”. Io non sapevo chi fosse questo tizio, se una sorta di Diabolik in calzamaglia o un essere tipo il Mana Cerace di “Dylan Dog”; quel che è certo è che l’espediente funzionava benissimo, in quanto il solo pensiero di fare da spuntino a un essere mangia-bambini mi metteva una paura dannata. “The Promised Neverland”, in fondo, è proprio la celebrazione di questo tipo di traumi infantili: in fondo, anche se ormai abbiamo abbandonato l’ingenuità propria della nostra prima giovinezza, il ricordo di quella paura dell’ignoto ancora ci solletica la mente. E allora Kaiu Shirai ha deciso di riproporcela in formato maxi: l’uomo nero non minaccia, infatti, un solo bambino, ma un intero orfanotrofio. E, soprattutto, in questo caso non è un essere di fantasia, ma l’uomo nero esiste davvero.

La Grace Field House è il tipico esempio di orfanotrofio modello: i bambini, infatti, più che compagni di sventura si considerano come i componenti di una vera, grande famiglia alla cui testa c’è la "mamma", ossia una donna di nome Isabella. La vita dei bambini è allegra e spensierata: dopo aver risposto alle domande di un test, i bambini sono liberi di passare il resto del loro tempo giocando all’aperto; di tanto in tanto, poi, ma sempre entro il compimento del dodicesimo anno di età, qualcuno lascia l’orfanotrofio perché adottato da qualche famiglia. Insomma, sembra davvero tutto perfetto. Ma, come spesso succede, l’apparenza inganna; la Grace Field House, in realtà, nasconde un terribile segreto...

Quella raccontata in “The Promised Neverland” è una storia che esordisce con un bel cazzottone allo stomaco dello spettatore; poi, mentre quest’ultimo è ancor in ginocchio per il colpo ricevuto, gli sussurra che non è necessaria la violenza, ma che tutto si può risolvere con il sol uso dell’intelletto.
L’anime, quindi, parte proponendo praticamente subito un evento molto forte che colpisce sia per la sua inedita collocazione temporale sia per il tipo di contrasto visivo che riesce a creare tra innocenza e brutalità. Colpisce molto meno, invece, per il grado di originalità della situazione proposta: Emma e Norman non hanno fatto altro che ingoiare la pillola rossa, anche se non c’era il Morpheus di turno a proporre la classica scelta, e hanno scoperto la reale condizione del genere umano. E di loro stessi.
È a questo punto che l’anime svela la sua vera natura: i bambini, una volta appresa la verità sull’orfanotrofio, cominciano a pianificare la fuga; la madre, al contrario, deve mandare a monte i loro piani ad ogni costo. Inizia così una lentissima partita a scacchi dove ogni giocatore fa la propria mossa, valutando attentamente i vantaggi che si possono ottenere e il livello di rischio a cui ci si espone. Qualcuno, in altre sedi, ha paragonato questa situazione a quella che legava Light ed Elle in “Death note”; personalmente ritengo questo paragone un po’ azzardato, troppe sono le differenze esistenti fra i due anime. Ma, pur considerando molto vaga questa relazione, il desiderio di Norman di voler “superare la mamma in astuzia” sarà il preludio a uno scontro psicologico e tattico di altissimo livello.

In un contesto del genere, composto da lunghi periodi di calma apparente, una buona caratterizzazione dei personaggi era un fattore di vitale importanza per la riuscita dell’opera; ma da questo punto di vista “The Promised Neverland” supera ogni aspettativa, proponendo un cast davvero all’altezza. Ogni personaggio ha una sua particolare personalità, con dei punti di forza e dei punti deboli; i tre personaggi principali, poi, sono carismatici ma anche difficilmente decifrabili, al punto che da ognuno dei tre ci si può aspettare una sorpresa in qualsiasi momento.

Giudizio molto positivo anche sul comparto grafico: questo modo di disegnare a me piace molto, perché riesce a trasmettere con grande efficacia i sentimenti e le sensazioni provate dai personaggi.

In definitiva, il mio giudizio complessivo su quest’anime è molto buono: c’erano grandi aspettative legate a questo titolo e sono state tutte rispettate. In verità, in alcuni tratti si eccede con la lentezza e ciò annoierà un po’ lo spettatore; la carne al fuoco, però, è così tanta, che qualche sbadiglio qua e là ci può pure stare.

SimoSimo_96

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
In certi casi c’è veramente poco da dire. Quando una macchina funziona, per quanto semplice essa sia, quando i suoi ingranaggi scorrono fluidamente l’uno sull’altro in completa armonia, si vede. E “The Promised Neverland” è proprio una macchina che funziona, nella sua velata semplicità.

Trama: Emma è una bambina che vive nell’orfanotrofio di Grace Field assieme a tanti altri bambini, allevati e cresciuti sin dall’infanzia da una tutrice che si fa chiamare Mamma. Essa cresce i suoi prediletti istruendoli alla vita quotidiana, scandendo i tempi tra faccende, studio, svago e riposo come una qualsiasi educatrice. Unico neo che caratterizza il tranquillo asilo dei ragazzini è il fatto che non possono uscirne oltre i confini, se non chiamati per essere adottati. Perché vengono costretti a questo confinamento? Di fatti quello che appare come un semplice collegio di prestigio risulta essere in tutto e per tutto una fattoria, dove ad essere allevati sono appunto i bambini, destinati ad impreziosire le tavole di una razza demoniaca umanoide che pare avere il controllo sulla razza umana. Dietro all’adozione si nasconde l’inscatolamento della carne con tanto di conservanti. Da questa scoperta nasce l’intento dei bambini di fuggire dalla villa.

Impossibile in questo contesto non partire da lei, Emma. Sì, Emma, perché Grace Field potrà pure vantare i bambini più intelligenti in assoluto, dei veri e propri prodigi, anche chiamati “prodotti di qualità suprema”, Norman e Ray in primis, ma Emma ha qualcosa di più, quel qualcosa che ti porta ad essere un condottiero predestinato, la giustizia. “Dobbiamo salvarli tutti.” Ecco la prima cosa che pensa Emma, ecco la prima cosa che una persona degna di essere seguita pone come unico obiettivo, non eventuale, unico. Non passerà molto prima che da menti più razionali della sua le giunga voce che “salvarli tutti” è impossibile. Ma Emma, forte, fortissima, invincibile, dice no. E non esiste raggiro che tenga, le altre menti sono condannate a seguire la volontà della loro sovrana, per poi riscoprirsi addirittura compiaciute di questa scelta. “Salvarli tutti” è impossibile perché c’è Isabella, quella che i bambini chiamano Mamma, la custode di Grace Field, disposta a tutto pur di evitare che qualcosa non vada secondo i propri piani, anche a costo di giocare a carte scoperte. Nella definizione dei suoi personaggi, “The Promised Neverland” ha uno dei suoi ingranaggi migliori. Nonostante non esternino una caratterizzazione particolarmente elaborata, godono del privilegio di essere dei bei personaggi sin dalle prime apparenze, di facile impatto emotivo, delineati per essere dotati di grande intelligenza e una mente fredda e razionale. Ray e Norman rappresentano sicuramente la crème de la crème di Grace Field. Sarebbe riduttivo definirli semplicemente come dei bambini prodigio.

In un contesto che per più tratti tende a richiamare un “Attacco dei Giganti in miniatura”, Emma, con Ray e Norman e Isabella danno vita a un avvincente scontro mentale che in più frangenti ricorda altri due giganti dell’animazione, tali Light e L, in un continuo tentativo dall’una e dall’altra parte di fregare il nemico, che poi a ben guardare proprio nemico non è, da qualsiasi parte la si guardi. Ed è probabilmente proprio qui che “The Promised Neverland” cala il suo asso vincente: l’alta tensione che si è portati a respirare, finendo inevitabilmente per fare il tifo per i più piccoli fin da subito, è palpabile in qualsiasi frangente, grazie a una regia che orchestra ogni evento con sapienza magistrale, e al prezioso supporto che le splendide colonne sonore offrono nel contornare il susseguirsi degli eventi.

“The Promised Neverland” nasce per essere una storia avvincente e coinvolgente, ma sempre calcando terreni relativamente sicuri, interpretando e seguendo alla lettera quelli che sono considerati ormai canoni semplicistici e “tradizionali” nel mondo dell’animazione e non solo. È qui che probabilmente viene a mancare (almeno per ora) quel qualcosa in più che avrebbe reso questa piccola perla dell’animazione un vero e proprio gioiello. Del potenziale di “The Promised Neverland” viene valorizzata quella parte che si potrebbe definire più scontata. Non si può ammettere di percepire la mancanza di un intenso arricchimento in termini di dettagli, quali potrebbero comodamente essere il microcosmo dell’orfanotrofio, ai fatti appena abbozzato, o un tratto piuttosto che un altro che distingua i bambini tra loro, eccezion fatta, ovviamente direi, per i protagonisti, ma la presenza di una contestualizzazione di maggiore spessore e che non facesse esclusivamente da sfondo avrebbe solo che giovato a quella che resta in ogni caso una storia bella in ogni suo aspetto.

Al netto di effettive ma comunque numericamente scarse forzature narrative, ai fini di andare a creare situazioni cariche di impatto emotivo, si può tranquillamente dire che “The Promised Neverland” svolge il suo compito egregiamente, introducendo quella che sarà la vera storia di Emma & Co. al di fuori di Grace Field, offrendoci dei protagonisti pronti a tutto, che preferirebbero governare all’Inferno piuttosto che essere schiavi in Paradiso. C’è da dire che quando il materiale a disposizione è tale, risulta fortemente controproducente sottostare a regole non scritte di minutaggio. E' sbagliato da ogni punto di vista in questo contesto andare ad attuare tagli, magari necessari, ma totalmente ingiusti, danneggiando una narrazione che fa delle paranoie di un gruppo di bambini in gabbia la sua arma vincente. Parliamo di un ottimo inizio, che avrebbe potuto essere migliore sotto molti aspetti, e che però rimane comunque solo l’inizio.