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Raptor6661

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
"The Promised Neverland" è un anime che non ha mai creato in me tanta curiosità e voglia di vederlo. Già l'idea di bambini in un orfanotrofio non mi attirava per niente, e invece è entrato nella mia lista dei preferiti.
Partiamo subito dalla trama: un seinen intrigante, emozionante, che nel corso della narrazione va un po' a perdersi, per poi scoppiare in colpi di scena che fanno risollevare quegli episodi di "stallo".
I personaggi sono ben caratterizzati, uno dei miei preferiti è la madre, ha una backstory davvero bella e contorta, idem quella di Ray.
L'opening è qualcosa di davvero bello, molti l'hanno criticata, ma non vedo il problema dove sorga.
Animazioni e disegni sono nettamente superiori a quelli del manga (personale opinione).
Aspetto con ansia la seconda stagione.

skander

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skander

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
"The Promised Neverland" è un anime che mi ha colpito molto sia dal punto di vista delle animazioni che dal punto di vista della trama. Una storia molto coinvolgente che sa intrattenere lo spettatore e che, secondo me, riesce a far immedesimare colui che guarda nei personaggi ampiamente sviluppati e caratterizzati.
Le animazioni particolari insieme al comparto tecnico rendono il tutto molto fluido e godibile.
Un'opera molto fedele al manga che sa dare emozioni molto forti e anche tenere sulle spine lo spettatore, quindi consiglio vivamente la visione dell'anime.


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andryujonson

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
E' il secondo anime che mi spinge a fare una recensione, dopo "Made in Abyss".
Non me ne intendo troppo dell'aspetto grafico, quindi sorvolerò (ma dico comunque che le espressioni facciali mi sono piaciute, anche se troppo... esagerate? In alcune scene, almeno). La storia è accattivante, intrigante il modo in cui si svolge e il come i vari personaggi cerchino una soluzione al problema (che non dirò qui, per evitare spoiler di sorta).
Che dire, quindi? E' bello, guardatelo: guardo anime da secoli, è molto meglio della "solita solfa", anche se non proprio il "massimo" o "un capolavoro".


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reactorr

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Un seinen che inizia con una tale spensieratezza che rilassa l'anima, ma basta una piccola falla per far crollare il castello di carte... così già al primo episodio la verità mi lascia spiazzato. La particolarità di quest'anime è l'ambientazione: un futuro distopico molto interessante, che equipara umani ad animali da macello, come un bel manzo di kobe. Da contorno c'è la disperazione e il grande coraggio dei protagonisti, che non demordono nonostante l'incertezza e il dubbio, ma non vorrei dire troppo, perché è una serie che va gustata lentamente.

Mi è piaciuta perché il ritmo è ben studiato, i dettagli ben curati e non viene lasciato nulla al caso. La serie si svela lentamente, lasciando lo spettatore sempre più curioso ad ogni piccola rivelazione. La suspense in certe scene è palpabile, l'ansia per i protagonisti altrettanta. Ammetto che ho temuto che all'inizio potesse prendere una strada narrativa sbagliata, ma alla fine mi sono ricreduto e sono soddisfatto anche del finale di stagione. Il più grande difetto, se tale si può chiamare, è l'insopportabile carattere della protagonista principale. Inoltre avrei sperato che la "mamma" fosse un po' più previdente e perspicace.

Tecnicamente mi è piaciuto, insomma, i disegni non eccellono, lo stile lo trovo abbastanza anonimo, ma le atmosfere sono quasi perfette per la storia, e sono rimasto stupito dalla fluidità delle scene più frenetiche. Inoltre è anche grazie alla regia che la serie offre alti picchi di suspense in determinate scene. Le musiche, in particolare la opening, mi sono piaciute. Un contributo fondamentale sono state proprio le voci dei personaggi a rendere tanto credibile la situazione, un aspetto che tende ad essere sottovalutato, ma le voci dei bambini e della cara madre hanno dato quel tocco inquietante che ci voleva.

Se vi piacciono i futuri distopici, questa è la storia di una strategica fuga per la libertà in un mondo avvolto dal mistero, che ormai non è più casa nostra. Non è un capolavoro seinen, ma è sulla strada per esserlo.


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alessiox1

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
"The Promised Neverland" è un anime del 2019 da dodici episodi.
Ho deciso di guardarlo, visto il successo dell'anime e dato che molti lo paragonavo a "Made in Abyss", sia per il fatto di avere come protagonisti e anche moltissimi personaggi bambini e pre-adolescenti sia per quanto riguarda le tematiche oscure e macabre.

Inizio questa serie con queste premesse, ma l'anime è più oscuro di quello che potessi immaginare: la serie inizia mostrandoci un orfanotrofio, con una quarantina di bambini, da neonati fino a ragazzini di undici anni. Questo orfanotrofio in pratica è un edificio al centro di un bosco, e ai bambini è proibito addentrarsi troppo nel bosco, infatti c'è un piccolo recinto e poi c'è un cancello sempre chiuso; da lì arrivano le merci per l'orfanotrofio, e lì la mamma (viene chiamata così dai bambini, e gestisce da sola tutto l'orfanotrofio) porta i bambini quando trovano una famiglia affidataria per loro.
Una sera, quando la mamma sta portando una bambina, ovvero Conny, al cancello dalla sua famiglia affidataria, alcuni bambini, ovvero Norman ed Emma, si accorgono che Conny si è dimenticata il suo peluche preferito; un altro bambino, ovvero Ray, dice loro che possono fare ancora in tempo a darglielo. Norman ed Emma arrivano al cancello e lo vedono aperto, ma Norman fa una scoperta scioccante: guardando nel retro del camioncino lì parcheggiato, giace il corpo senza vita della povera Conny. I due bambini sono letteralmente terrorizzati, e sentono qualcuno che sta arrivando, dato che hanno fatto molto trambusto. Si nascondono sotto il furgoncino, e vedono la mamma parlare con quelli che in apparenza sembrano proprio dei mostri (loro li chiameranno demoni); i bambini riescono a scappare e a non essere visti, ma lasciano il peluche lì, e in questo modo la mamma capisce che qualcuno dei bambini è andato lì, ma non sa chi. I bambini hanno capito che in realtà quella è una fattoria e che loro sono il bestiame; a questo punto capiscono che, per evitare la fine di Conny, l'unica soluzione è organizzare una fuga di massa, sapendo che la persona che hanno sempre amato è il loro principale nemico, oltre ai demoni, ovviamente.

La serie mi ha colpito molto, come prima cosa per la sua originalità: ho visto centinaia di anime, ma onestamente posso dire di non averne mai visti con una trama del genere, neanche lontanamente simile a questo.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, devo dire che questo è un altro dei punti di forza dell'opera, ovviamente con Ray, Norman, Emma e con la mamma gli autori si sono superati, ma anche i personaggi secondari non sono affatto male. E' bello vedere le loro emozioni, le loro sconfitte, le loro vittorie, il loro mutamento psicologico e così via.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, direi che per le animazioni siamo su ottimi livelli e non ho visto particolari cali: promosso a pieni voti.
Per quanto riguarda le musiche, invece, molto belle ma non eccezionali.

In conclusione, "The Promised Neverland" è un thriller-horror con elementi soprannaturali (i demoni), un misto tra "Made in Abyss", "Attack on Titan", "Prison Break" ecc. veramente ben fatto, e, anche se i generi di quest' anime non sono tra i miei preferiti, l'ho visto con molto piacere e lo consiglio caldamente.
Voto finale: 8-


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PokeNew

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Come reagireste se un giorno doveste scoprire che la realtà in cui credevate si rivelasse un inganno? Oppure, come avreste reagito se da bambini aveste scoperto di essere stati cresciuti con amore per il solo scopo di essere utilizzati come carne da macello? Probabilmente sareste caduti in preda al panico, un po' come chiunque, d'altronde, ed avreste tentato di fuggire.

Ebbene, i bambini dell'orfanotrofio Grace Field House, cresciuti e istruiti con le amorevoli cure di "mamma" Isabella, ne sanno qualcosa. Nella fattispecie Emma e Norman, due ragazzi di undici anni, scopritori dell'oscuro segreto che nasconde l'istituto. E ben presto saranno costretti a dover coinvolgere anche gli altri orfani, primo tra tutti Ray, loro coetaneo e amico di entrambi, nonché, assieme a loro, uno dei tre ragazzi con il punteggio più alto nei test dell'istituto. Ma in che modo potranno superare in ingegno Isabella e fuggire insieme agli altri orfani?

Incipit interessante, ma non è solo questo il punto di forza della storia scritta da Kaiu Shirai, co-autore e scrittore del manga omonimo disegnato dalla mangaka Posuka Demizu. Difatti il maestro Shirai, oltre ad aver dato vita a una storia ben gestita, innovativa e avvincente, è riuscito anche nell'intento di donare un taglio psicologico profondo alla sua opera e di creare dei personaggi sfaccettati e dal grande carisma, come: Emma, una ragazza di gran cuore, decisa nel voler salvare gli orfani dell'istituto, da lei considerati al pari di veri e propri fratelli; Norman, il ragazzo più sveglio del gruppo e che segretamente prova dei sentimenti per quest'ultima, al punto da tentare tutto il possibile pur di garantire la sua sopravvivenza; il pragmatico Ray, colui che più di tutti tenderà a sorprendere lo spettatore e che tiene particolarmente a voler proteggere i primi due. Per quanto riguarda la misteriosa figura di Isabella, finirei per 'spoilerarvi' decisamente troppo, se dovessi raccontarvi qualcosa di più su di lei, ma vi posso assicurare che la sua storia e il suo carisma non deluderanno le vostre aspettative. Purtroppo, per non dilungarmi troppo, mi devo fermare qui dall'illustrarvi altri personaggi, ma non vi nascondo che vi sono anche anelli deboli da questo punto di vista, e ciò probabilmente va ricercato nel loro numero eccessivo e nella scarsa coralità della serie, che, a parte qualche rara eccezione, forse si concentra un po' troppo su quelli precedentemente descritti; per fortuna questo non è un difetto tale, da poter compromettere la godibilità della serie. E, per quel che mi riguarda, nonostante ci sia stata qualche piccola minuzia a livello di adattamento che mi ha fatto storcere il naso in due-tre episodi, direi che lo staff che si è occupato di quest'anime ha fatto un ottimo lavoro, riuscendo nel non semplice compito di catturare l'anima e lo spirito dell'opera originale.

Il comparto tecnico invece si dimostra efficace e di pregevole fattura, forte di ottime animazioni nelle fasi più concitate e di inquadrature dinamiche e talvolta anche angoscianti. Il character design, molto fedele all'originale, e apparentemente in contrapposizione con le atmosfere cupe e angoscianti dell'opera, si dimostra fin da subito adatto al proprio ruolo, in particolar modo per via delle incredibili espressioni facciali che caratterizzano i vari personaggi, sorprendentemente realistiche e di grande impatto.

Parlando del comparto audio, il lavoro svolto dai doppiatori è stato decisamente encomiabile. In particolare mi soffermo sul lavoro di Sumire Morohoshi, Maaya Uchida e Mariya Ise, rispettivamente le voci di Emma, Norman e Ray, le quali sono riuscite a dare quel tocco in più a dei personaggi che erano già carismatici di loro, ma vi garantisco che anche il lavoro svolto dagli altri non è stato da meno in tal senso, soprattutto nelle fasi drammatiche, in particolare nelle parti urlate - ma non sfigurano neanche in quelle cui sono preponderanti l'allegria e i buoni sentimenti. Soffermandomi sul comparto musicale, è senz'altro d'obbligo citare la opening, Touch off, dal ritmo energico e adrenalinico, eseguita dal gruppo j-rock degli Uverworld, e le due ending, Zettai Zetsumei e Lamp, dal ritmo un po' più lento e dal sapore drammatico e nostalgico, entrambe eseguite dal gruppo j-rock dei Cö Shu Nie. Per ultime, ma non per importanza, vi sono le meravigliose ed emozionanti OST composte da Takahiro Oba.

Per concludere, ritengo che questa trasposizione, lungi dal poterla definire perfetta, sia senza dubbio una delle serie anime migliori che ci abbia regalato questa stagione invernale. Nell'attesa di poter dare uno sguardo al più presto alla seconda stagione, fortunatamente già annunciata e fissata per l'anno prossimo, vi consiglio caldamente di andare a recuperare il manga, nel caso, a visione terminata, siate fin troppo impazienti di vedere il proseguimento della storia di questi bambini.


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npepataecozz

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Quando da bambino mi mettevo a fare i capricci, i miei genitori, per tenermi buono, minacciavano di darmi in pasto “all’uomo nero”. Io non sapevo chi fosse questo tizio, se una sorta di Diabolik in calzamaglia o un essere tipo il Mana Cerace di “Dylan Dog”; quel che è certo è che l’espediente funzionava benissimo, in quanto il solo pensiero di fare da spuntino a un essere mangia-bambini mi metteva una paura dannata. “The Promised Neverland”, in fondo, è proprio la celebrazione di questo tipo di traumi infantili: in fondo, anche se ormai abbiamo abbandonato l’ingenuità propria della nostra prima giovinezza, il ricordo di quella paura dell’ignoto ancora ci solletica la mente. E allora Kaiu Shirai ha deciso di riproporcela in formato maxi: l’uomo nero non minaccia, infatti, un solo bambino, ma un intero orfanotrofio. E, soprattutto, in questo caso non è un essere di fantasia, ma l’uomo nero esiste davvero.

La Grace Field House è il tipico esempio di orfanotrofio modello: i bambini, infatti, più che compagni di sventura si considerano come i componenti di una vera, grande famiglia alla cui testa c’è la "mamma", ossia una donna di nome Isabella. La vita dei bambini è allegra e spensierata: dopo aver risposto alle domande di un test, i bambini sono liberi di passare il resto del loro tempo giocando all’aperto; di tanto in tanto, poi, ma sempre entro il compimento del dodicesimo anno di età, qualcuno lascia l’orfanotrofio perché adottato da qualche famiglia. Insomma, sembra davvero tutto perfetto. Ma, come spesso succede, l’apparenza inganna; la Grace Field House, in realtà, nasconde un terribile segreto...

Quella raccontata in “The Promised Neverland” è una storia che esordisce con un bel cazzottone allo stomaco dello spettatore; poi, mentre quest’ultimo è ancor in ginocchio per il colpo ricevuto, gli sussurra che non è necessaria la violenza, ma che tutto si può risolvere con il sol uso dell’intelletto.
L’anime, quindi, parte proponendo praticamente subito un evento molto forte che colpisce sia per la sua inedita collocazione temporale sia per il tipo di contrasto visivo che riesce a creare tra innocenza e brutalità. Colpisce molto meno, invece, per il grado di originalità della situazione proposta: Emma e Norman non hanno fatto altro che ingoiare la pillola rossa, anche se non c’era il Morpheus di turno a proporre la classica scelta, e hanno scoperto la reale condizione del genere umano. E di loro stessi.
È a questo punto che l’anime svela la sua vera natura: i bambini, una volta appresa la verità sull’orfanotrofio, cominciano a pianificare la fuga; la madre, al contrario, deve mandare a monte i loro piani ad ogni costo. Inizia così una lentissima partita a scacchi dove ogni giocatore fa la propria mossa, valutando attentamente i vantaggi che si possono ottenere e il livello di rischio a cui ci si espone. Qualcuno, in altre sedi, ha paragonato questa situazione a quella che legava Light ed Elle in “Death note”; personalmente ritengo questo paragone un po’ azzardato, troppe sono le differenze esistenti fra i due anime. Ma, pur considerando molto vaga questa relazione, il desiderio di Norman di voler “superare la mamma in astuzia” sarà il preludio a uno scontro psicologico e tattico di altissimo livello.

In un contesto del genere, composto da lunghi periodi di calma apparente, una buona caratterizzazione dei personaggi era un fattore di vitale importanza per la riuscita dell’opera; ma da questo punto di vista “The Promised Neverland” supera ogni aspettativa, proponendo un cast davvero all’altezza. Ogni personaggio ha una sua particolare personalità, con dei punti di forza e dei punti deboli; i tre personaggi principali, poi, sono carismatici ma anche difficilmente decifrabili, al punto che da ognuno dei tre ci si può aspettare una sorpresa in qualsiasi momento.

Giudizio molto positivo anche sul comparto grafico: questo modo di disegnare a me piace molto, perché riesce a trasmettere con grande efficacia i sentimenti e le sensazioni provate dai personaggi.

In definitiva, il mio giudizio complessivo su quest’anime è molto buono: c’erano grandi aspettative legate a questo titolo e sono state tutte rispettate. In verità, in alcuni tratti si eccede con la lentezza e ciò annoierà un po’ lo spettatore; la carne al fuoco, però, è così tanta, che qualche sbadiglio qua e là ci può pure stare.


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SimoSimo_96

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
In certi casi c’è veramente poco da dire. Quando una macchina funziona, per quanto semplice essa sia, quando i suoi ingranaggi scorrono fluidamente l’uno sull’altro in completa armonia, si vede. E “The Promised Neverland” è proprio una macchina che funziona, nella sua velata semplicità.

Trama: Emma è una bambina che vive nell’orfanotrofio di Grace Field assieme a tanti altri bambini, allevati e cresciuti sin dall’infanzia da una tutrice che si fa chiamare Mamma. Essa cresce i suoi prediletti istruendoli alla vita quotidiana, scandendo i tempi tra faccende, studio, svago e riposo come una qualsiasi educatrice. Unico neo che caratterizza il tranquillo asilo dei ragazzini è il fatto che non possono uscirne oltre i confini, se non chiamati per essere adottati. Perché vengono costretti a questo confinamento? Di fatti quello che appare come un semplice collegio di prestigio risulta essere in tutto e per tutto una fattoria, dove ad essere allevati sono appunto i bambini, destinati ad impreziosire le tavole di una razza demoniaca umanoide che pare avere il controllo sulla razza umana. Dietro all’adozione si nasconde l’inscatolamento della carne con tanto di conservanti. Da questa scoperta nasce l’intento dei bambini di fuggire dalla villa.

Impossibile in questo contesto non partire da lei, Emma. Sì, Emma, perché Grace Field potrà pure vantare i bambini più intelligenti in assoluto, dei veri e propri prodigi, anche chiamati “prodotti di qualità suprema”, Norman e Ray in primis, ma Emma ha qualcosa di più, quel qualcosa che ti porta ad essere un condottiero predestinato, la giustizia. “Dobbiamo salvarli tutti.” Ecco la prima cosa che pensa Emma, ecco la prima cosa che una persona degna di essere seguita pone come unico obiettivo, non eventuale, unico. Non passerà molto prima che da menti più razionali della sua le giunga voce che “salvarli tutti” è impossibile. Ma Emma, forte, fortissima, invincibile, dice no. E non esiste raggiro che tenga, le altre menti sono condannate a seguire la volontà della loro sovrana, per poi riscoprirsi addirittura compiaciute di questa scelta. “Salvarli tutti” è impossibile perché c’è Isabella, quella che i bambini chiamano Mamma, la custode di Grace Field, disposta a tutto pur di evitare che qualcosa non vada secondo i propri piani, anche a costo di giocare a carte scoperte. Nella definizione dei suoi personaggi, “The Promised Neverland” ha uno dei suoi ingranaggi migliori. Nonostante non esternino una caratterizzazione particolarmente elaborata, godono del privilegio di essere dei bei personaggi sin dalle prime apparenze, di facile impatto emotivo, delineati per essere dotati di grande intelligenza e una mente fredda e razionale. Ray e Norman rappresentano sicuramente la crème de la crème di Grace Field. Sarebbe riduttivo definirli semplicemente come dei bambini prodigio.

In un contesto che per più tratti tende a richiamare un “Attacco dei Giganti in miniatura”, Emma, con Ray e Norman e Isabella danno vita a un avvincente scontro mentale che in più frangenti ricorda altri due giganti dell’animazione, tali Light e L, in un continuo tentativo dall’una e dall’altra parte di fregare il nemico, che poi a ben guardare proprio nemico non è, da qualsiasi parte la si guardi. Ed è probabilmente proprio qui che “The Promised Neverland” cala il suo asso vincente: l’alta tensione che si è portati a respirare, finendo inevitabilmente per fare il tifo per i più piccoli fin da subito, è palpabile in qualsiasi frangente, grazie a una regia che orchestra ogni evento con sapienza magistrale, e al prezioso supporto che le splendide colonne sonore offrono nel contornare il susseguirsi degli eventi.

“The Promised Neverland” nasce per essere una storia avvincente e coinvolgente, ma sempre calcando terreni relativamente sicuri, interpretando e seguendo alla lettera quelli che sono considerati ormai canoni semplicistici e “tradizionali” nel mondo dell’animazione e non solo. È qui che probabilmente viene a mancare (almeno per ora) quel qualcosa in più che avrebbe reso questa piccola perla dell’animazione un vero e proprio gioiello. Del potenziale di “The Promised Neverland” viene valorizzata quella parte che si potrebbe definire più scontata. Non si può ammettere di percepire la mancanza di un intenso arricchimento in termini di dettagli, quali potrebbero comodamente essere il microcosmo dell’orfanotrofio, ai fatti appena abbozzato, o un tratto piuttosto che un altro che distingua i bambini tra loro, eccezion fatta, ovviamente direi, per i protagonisti, ma la presenza di una contestualizzazione di maggiore spessore e che non facesse esclusivamente da sfondo avrebbe solo che giovato a quella che resta in ogni caso una storia bella in ogni suo aspetto.

Al netto di effettive ma comunque numericamente scarse forzature narrative, ai fini di andare a creare situazioni cariche di impatto emotivo, si può tranquillamente dire che “The Promised Neverland” svolge il suo compito egregiamente, introducendo quella che sarà la vera storia di Emma & Co. al di fuori di Grace Field, offrendoci dei protagonisti pronti a tutto, che preferirebbero governare all’Inferno piuttosto che essere schiavi in Paradiso. C’è da dire che quando il materiale a disposizione è tale, risulta fortemente controproducente sottostare a regole non scritte di minutaggio. E' sbagliato da ogni punto di vista in questo contesto andare ad attuare tagli, magari necessari, ma totalmente ingiusti, danneggiando una narrazione che fa delle paranoie di un gruppo di bambini in gabbia la sua arma vincente. Parliamo di un ottimo inizio, che avrebbe potuto essere migliore sotto molti aspetti, e che però rimane comunque solo l’inizio.