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maxcristal1990

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
Hodaka, un ragazzo di sedici anni scappato di casa, ormai vive solo a Tokyo come fuggiasco. Mentre cerca di arrangiarsi al meglio per vivere, conosce un uomo che gli dà vitto e alloggio, e un piccolo lavoro solo perché gli ricordava sé stesso da bambino. Un giorno conosce Hina per puro caso... questa ragazza in grado di cambiare il tempo presto scoprirà i lati negativi e positivi del suo potere. Nonostante tutto, Hodaka cercherà di non perderla per nessun motivo.

Ho trovato questo film abbastanza surreale. Nonostante offra ottime animazioni, grafica e song molto appropriate, perde nella storia, che non ho ritenuto per niente interessante. Visto che è stato uno dei big del 2019, mi aspettavo molto meglio. Non basta la classica storia d'amore per rendere un film bello, a mio giudizio, avrei voluto vedere una storia più solida, realistica e uniforme. Per il resto propone degli ottimi tratti sentimentali che arrivano emotivamente.
Nel complesso è mediocre, visto che per vedere due-tre belle scene ho dovuto sorbire un'ora intera di questa solfa.


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AnthonySoma-sensei

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Il mio approccio a "Tenki no Ko" non è stato sicuramente dei migliori, essendo arrivato con circa venti minuti di ritardo dall'inizio della trasposizione cinematografica. In effetti, durante la visione, mi domandavo se quella assenza di emotività e attrattiva fosse dovuta proprio a questo piccolo inconveniente o se, invece, si trattasse di un problema radicato all'interno della strutturazione della storia. Ebbene, ho avuto modo di apprezzare per una seconda volta il film, e devo ammettere che non è scattata quella scintilla, quella chimica, le quali solitamente sorgono quando guardo le opere di Shinkai.
Non metto in dubbio che la trasposizione tratti un'infinità di tematiche le quali spaziano sia su argomenti di carattere generale, come la questione ambientale, sia su aspetti più specifici e contestualizzati, come l'esaltazione delle scelte individuali a discapito della collettività; tuttavia è la storia in sé a non avermi pienamente convinto, lenta e soprattutto inesauribilmente prevedibile ogni secondo che passava. Deduco sia dovuto a tale analisi l'assenza, almeno per quanto mi riguarda, di qualsiasi sorta di empatia o immedesimazione all'interno dei personaggi. Al di là di semplici sorrisi, non ho provato nulla di così particolare o eccezionale, magari hanno influito nel giudizio anche le grandi aspettative createsi dopo la visione di un'opera del calibro di "Kimi no Na wa".

Ed ecco che arriviamo al nocciolo della situazione: da come la trasposizione è stata impostata, sembra quasi che Shinkai abbia voluto far intendere, implicitamente, che "Tenki no Ko" dovesse raccogliere il grande patrimonio e l'immensa eredità lasciatici per l'appunto dal suo predecessore... non credo bisogni neanche fare degli spoiler al riguardo per dimostrare la veridicità della mia affermazione, i riferimenti e i chiari segni in alcune parti della storia, seppur brevi e simbolici, non lasciano adito ad altre interpretazioni. Sfortunatamente, però, le cose non vanno sempre per il verso giusto, e penso che Shinkai fosse consapevole del fatto che sarebbe stato tremendamente difficile ideare una nuova opera che superasse in tutto e per tutto la precedente, o almeno che provasse a stare al suo passo. Il risultato? Un compitino. Qualcosa né di così eccessivamente semplice né di così eccessivamente complesso, qualcosa che sta esattamente nel mezzo e che non avrebbe permesso a nessuno di rischiare il fallimento o le critiche negative. Dunque ritengo che la sensazione di vuoto provata in questo momento sia proprio dovuta al fatto che Shinkai non abbia voluto rischiare e si sia limitato semplicemente a svolgere il "compitino", per timore della realizzazione di un prodotto al di sotto delle aspettative... e come se "Kimi no Na wa" rappresentasse quella soglia di confine così impossibile da raggiungere, da spegnere qualsiasi speranza esistente.

Ebbene, signori, l'esito di "Tenki no Ko" è uno Shinkai indeciso e ancora nascosto dietro l'ombra del suo precedente capolavoro, la dimostrazione è riscontrabile all'interno dei personaggi tipici e scialbi, una narrazione che non trasmette assolutamente nulla, rimanendo fine a sé stessa, e soprattutto la completa assenza di uno "sfondo", di un "contorno", che possa cambiare o esaltare in termini qualitativi l'opera. Onestamente non mi ero prefissato una tale durezza all'interno della recensione, tanto che all'inizio avevo pensato di attribuire un 8 alla trasposizione cinematografica, tuttavia scrivere mi ha aiutato ad esplicitare ancora di più la mia tremenda delusione nei confronti del film, e soprattutto di aver raggiunto la seguente conclusione: il finale scelto da Shinkai è la chiara dimostrazione di come Hodaka e Hino non siano altro che una fotocopia venuta male rispettivamente di Taki e Mitsuha!

Naturalmente ci sono alcuni aspetti su cui il Maestro non si può in nessun modo criticare, la sua padronanza delle arti visive è qualcosa di assurdo! Le inquadrature, l'esaltazione degli elementi anche più banali all'interno dei vari scenari, per non parlare poi dei maestosi paesaggi e degli effetti cromatici pazzeschi, rendono il comparto grafico uno dei più grandi punti di forza della trasposizione cinematografica, insieme alla scelta sempre sublime e meticolosa delle varie OST che accompagnano la sceneggiatura.

Adesso potrei iniziare ad argomentare, come solitamente faccio, delle molteplici tematiche che contraddistinguono il film, tuttavia, se dovessimo trattare nello specifico le singole tematiche, ci vorrebbe una recensione a parte per ognuna di esse, data la profonda complessità. Dovendone selezionare una fra tutte, mi piacerebbe discutere dell'esaltazione della potenza della natura: sebbene l'avanzamento tecnologico e le moderne strumentazioni scoperte dall'essere umano, quest'ultimo è ancora inerme di fronte alla forza maestosa dei fenomeni naturali. Basti pensare che la pioggia è riuscita a mettere in ginocchio Tokyo e un'intera popolazione. Pertanto, ne passerà di tempo prima che l'uomo possa imporsi e dire la sua, l'unico suo compito è quello di preservare il nostro pianeta ed evitare di conseguenza che cambiamenti climatici o altri fenomeni possano sconvolgere l'ordine naturale delle cose.

Sinceramente, per quanto il concept della trasposizione stessa non mi sia affatto piaciuto, non si possono ignorare elementi come le tematiche, le OST e la grafica nella valutazione complessiva dell'opera, le quali incidono positivamente e svolgono, almeno loro, alla perfezione il loro dovere.
Il mio voto corrisponde a quello che il professore attribuisce agli studenti quando realizzano un "compitino": 6!
Concludo il mio discorso affermando con triste certezza che "Tenki no Ko" non poteva, non può e non potrà mai essere definito come un degno erede per "Kimi no Na wa"!


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Miriam22

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Lento.
Questo film scorre lento come le gocce di pioggia su di un vetro. Ma non è necessariamente un difetto. Lo diventa tuttavia se non c'è trama che regga abbastanza.
Questa la mia prima impressione a caldo (umido) dopo l'uscita del film in questi giorni al cinema.

Ma veniamo alla trama.
Hodaka, studente delle superiori, decide di scappare di casa e lascia la sua piccola isola natia per trasferirsi nella caotica Tokyo. Con non pochi ostacoli, dovuti alla sua giovane età, troverà finalmente un lavoretto per una rivista che tratta argomenti sull'occulto. Dopo aver trovato questa occupazione, il tempo diventa insolitamente sempre più cupo e piovoso. Un giorno Hodaka incontra una ragazza, Hina, che scopre avere una straordinaria capacità, quella di fermare la pioggia e far tornare il cielo sereno.

I presupposti per veder imbastita una buona storia senza dubbio ci sono tutti.
Abbiamo un ragazzo in fuga, una metropoli attraente, un lavoro stimolante, un clima "pazzerello" e una ragazza misteriosa. Peccato che tutto rimanga fine (e fermo) a sé stesso senza un appropriato approfondimento per nessun argomento e/o personaggio. E questo non fa altro che acuire la sensazione di "lentezza".
Shinkai, l'autore di questo film, non è di sicuro noto per il suo essere incalzante, piuttosto per una narrativa lenta e descrittiva (che a volte si fa pure fatica seguire), ma, se a questo si associa un'inconsistenza generale di tutta la storia, la noia, ahimè, è dietro l'angolo.

Prendiamo in considerazione i personaggi.
Del passato di Hodaka non viene detto nulla. Sappiamo che scappa di casa e che quindi vive un malessere. Perciò ne conosciamo le intenzioni ma non le motivazioni che lo portano a questa drastica decisione. Inevitabilmente, se di un personaggio mai si arriva a svelare elementi importanti, l'empatia per questi si farà largo a fatica.
Di Hina invece viene raccontato un po' di più (creando quindi un disequilibrio tra i due protagonisti) e conosceremo parte della sua famiglia e delle sue difficoltà. Ma del suo potere sovrannaturale, ossia quello di modificare il tempo meteorologico con le proprie preghiere, non è chiara l'origine e nemmeno lo scopo finale. In altre parole, non si capisce bene dove si vuole andare a parare (qual è il messaggio?).
Inoltre i personaggi secondari, che non sono molti, potenzialmente sono pure interessanti, ma risultano poco incisivi perché mal gestiti. A parer mio meritavano più spazio e maggior introspezione, e, considerato l'andamento dell'anime (lento), di tempo per farlo ce n'era in abbondanza.

Per quanto riguarda le tematiche affrontate, direi che sono tutte abbozzate pure quelle, lasciandoti inevitabilmente una sensazione di incompletezza. La componente mistica, quella più importante e quella che dà significato al titolo del film, non viene assolutamente sviluppata a dovere. Quella sentimentale neppure. Più che due adolescenti innamorati, personalmente a me sono sembrati due amici molto affezionati. Volendo ci si poteva vedere pure un abbozzo (più di un abbozzo... piove sempre!) di un tema tanto attuale e discusso quale l'ecosistema e il rispetto per l'ambiente, ma anche questo abortito da conversazioni e azioni un po' troppo sbrigative, sempliciotte e riduttive. E purtroppo è stato gestito sommariamente anche il tema sul sacrificio del singolo per il bene della comunità.
Il messaggio chiaro invece che mi è arrivato è quanto Tokyo, la grande città in generale, sia irta di ostacoli, soprattutto per i più giovani, e quanto questi siano poco considerati e poco rispettati dal mondo degli adulti. Ma anche su questo argomento... si poteva decisamente fare meglio.

Ergo, pochi e buoni personaggi ma mal sfruttati, tante tematiche interessanti aperte ma nessuna conclusa come si deve. Insomma, molta carne al fuoco ma cucinata poco, direi. Peccato.

E sulla resa visiva che si può dire? Proprio nulla. Ne rimani semplicemente ammaliato.
La luminosità dei colori e la cura dei dettagli, la morbidezza e delicatezza delle immagini (che si sposano benissimo con questa flemma narrativa) sono impeccabili.
Così com'è impeccabile la vera protagonista di questo film: la goccia. La goccia della pioggia, la goccia delle lacrime, la goccia (lenta) sui vetri, la goccia nelle pozzanghere. Il dettaglio è così sopraffino che in certi fotogrammi sembra reale, anzi... è talmente iper-realistico, che sembra surreale!
E dunque, nulla da eccepire su quello che ti dà visivamente questo film, è un vero e completo appagamento per gli occhi, soprattutto se te lo gusti al cinema - nello specifico, la pioggia vista così su grande schermo ha un effetto davvero avvolgente e corroborante. E indubbiamente a questo sorprendente risultato contribuisce pure un coinvolgente comparto sonoro, affidato al gruppo dei Radwimps.

In sintesi, se vai al cinema con mille aspettative per un film, e dopo dieci minuti ti riscopri a rigirarti sulla tua poltrona... dopo venti t'accorgi del calzino mal abbinato... al trentesimo vorresti sgomitare il tizio a fianco che si strafoga di popcorn... e al quarantesimo leggi senza un perché le indicazioni per l'uscita di emergenza... forse ti viene qualche dubbio che stai manifestando alcuni sintomi di disattenzione (più volgarmente detta "noia"). Ma, se a venti minuti dalla fine i sintomi si placano, tanto da non sentir più nemmeno quel rumoroso mangione del vicino, allora vuol dire che il film si sta ripigliando.
Già. Solo giunti pressoché alla fine, il ritmo si fa più vivace e ti coinvolge maggiormente. Ma, attenzione, sarà un falso allarme, poiché tutti quei "cerchi aperti" descritti sopra non verranno chiusi bene e non regaleranno nessuna gratificazione narrativa soddisfacente allo spettatore.

Concludendo, si può dire che forse con un corto-mediometraggio si risolveva meglio tutta la questione.
Se lo consiglio? Ma sì. Questo film può essere definito un "anime-therapy": per un paio d'ore fatevi coccolare dalla pioggia e, se all'uscita dal cinema verrete sorpresi da un inaspettato acquazzone (così come è successo alla sottoscritta) e improvvisa rischiarata, sarà bello pensare che forse lo scopo del film (quello magico) è stato raggiunto.


 1
mistress999

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5,5
"Tenki no Ko" è un'opera pop/mainstream smielata, con una sceneggiatura decisamente poco avvincente e povera, che pur nella sua linearità risulta confusa, piena di buchi ed evidenti ingenuità nella scrittura. Rimane tutto eccessivamente fine a sé stesso, scevro di tematiche e di approfondimenti sul misticismo e sull'elemento fantasy di fondo. I personaggi sono a malapena abbozzati, la storia soporifera e dimenticabile.
Si salvano i meravigliosi disegni e le animazioni, tratti distintivi delle pellicole di Shinkai, ma anche su quel fronte siamo distanti dall'ottimo film che fu "Your Name.".


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theoldmex

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Questa è un'opinione a caldo sul film dopo la prima visione al cinema.

Personalmente trovo difficile parlare di questo film, perché il mio giudizio in merito mi lascia molto combattuto: da grande fan di Shinkai infatti non posso che esserne deluso, ma da appassionato di animazione non posso davvero giudicarlo insufficiente. Cerchiamo di capire assieme il perché.

Trama: già raccontata più che bene nella scheda, la storia si imposta subito come una storia d'avventura di stampo adolescenziale. Hodaka e Hina sono entrambi due ragazzi privi di genitori, nel più classico degli stilemi narrativi, che cercano di affrontare la società moderna, strutturata e codificata per soli adulti, con le loro misere forze, e questo viene rappresentato davvero bene da Shinkai, che descrive uno spaccato realistico e verosimile del Giappone moderno che non perde la propria credibilità neanche nelle parti romanzate. La componente mistica rappresentata dal potere della protagonista invece è il motore di tutta la narrazione, e viene presentata e sfruttata più che bene dal regista. Il problema è che rimane fine a sé stessa. Il misticismo insito nella figura di Hina viene più volte raccontato da comparse, ma non viene né approfondito né affrontato del tutto (e la cosa è palese nel finale che, se a livello romantico chiarisce tutto, dal punto di vista mistico lascia in sospeso praticamente tutto), al contrario di quanto fatto per l'opera precedente, "Your Name.", dove invece tutto faceva quadrato in una costruzione articolata e ricercata di una quadratura comune della trama. Tutta quella ricerca e quei dettagli nel raccontare e far vivere le vecchie tradizioni allo spettatore, che nell'opera precedente erano parte integrante della narrazione, qua sono solo beceri pretesti narrativi fine a sé stessi. Così come lo è la storia romantica tra i due protagonisti. Come tradizione vuole, infatti, nel duo di protagonisti si instaura una relazione di supporto reciproco che sfocia in qualcosa di più... peccato che questo venga più detto allo spettatore dai personaggi che visto dal contesto. Shinkai infatti fallisce clamorosamente nell'inserimento delle scene romantiche all'interno della storia, vanificando addirittura la classica scena con i fuochi d'artificio, mantenendo i due protagonisti su un piano più amicale che sentimentale (la cosa diviene abbastanza palese quando il protagonista maschile rivede i propri ricordi con lei e questi ultimi non sono altro che classici ricordi di amicizia). Si perde quindi quel pathos sentimentale, che invece era molto forte nell'opera precedente, che qui rimane più un'ombra alla Miyazaki, con la differenza che in "Weathering with You" i protagonisti ancora immaturi scimmiottano sentimenti adulti senza però averli vissuti davvero... una versione né carne né pesce.

Grafica: mi piacerebbe dire che Makoto rimane Makoto, ma così non è, purtroppo. Chiariamo: la grafica generale rimane comunque spanne sopra molte altre produzioni, dagli effetti della pioggia (più gestita in stile miyazakiano che del vecchio Shinkai, discostandosi quindi da quella de "Il giardino della parole", ma non perdendone troppo in efficacia) a certi fondali chiave iper-dettagliati... ma la qualità stavolta è altalenante. La presenza della computer grafica e di sfondi meno dettagliati in certe scene secondarie (particolare meno evidente ma decisamente di impatto) avrà sicuramente accelerato i lavori sull'opera, agevolando la creazione di molte scene, ma ha fatto perdere molta poeticità alle stesse, rendendo il lavoro minuzioso di Shinkai meno appagante del solito nel suo complesso. Per fare un esempio pratico, la lunga scena dei fuochi d'artificio fatta in computer grafica, se fosse stata disegnata nel suo stile, avrebbe reso decine di volte di più... invece così è sembrato un semplice effetto per stupire, che non può che lasciare indifferente qualsiasi videogiocatore un po' navigato abituato a ben altri livelli di CG (compresi i bambini che giocano a "Fortnite").

Temi: i veri assenti dell'opera. Al contrario di tutte le sue produzioni precedenti qui Shinkai perde completamente qualsiasi legame con la tematica della "distanza", che a lui era tanto cara, sostituendola con il nulla cosmico. Tutti i temi mistici, come già detto in precedenza, sono accantonati. Il tema dell'equilibrio uomo-natura pure (con la semplice affermazione: "Il mondo è sempre stato pazzo, per cui chi se ne frega!"). Il tema del sacrificio del singolo per aiutare la collettività pure. Il tema dell'usare i propri poteri con fini sbagliati pure... ecc. Si assiste a un grande spettacolo hollywoodiano dove la veloce narrazione e la buona grafica ne fanno da padroni, ma la sostanza (tipica invece del cinema giapponese) viene completamente accantonata... e questo fa male al cuore.

Come dicevo all'inizio, "Weathering with You" è quindi un film da cestinare? No, perché è comunque una visione godibile, soprattutto per chi è abituato a un certo tipo di cinema commerciale. Lo classificherei però come un'ottima produzione al pari di "Your Name."? Certamente no. Personalmente penso che Shinkai con questo film abbia fatto un'enorme involuzione rispetto al precedente, e sinceramente non posso più dire di sapere cosa aspettarmi da lui per il futuro: l'intimista narratore de "La voce delle stelle" o de "Il giardino delle parole" sembra si sia perso nel potente fiume della ricca fama e popolarità, e questo per me non è altro che motivo di cordoglio.