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Hachi194

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Quando è uscita la notizia che il manga di Beastars, edito da noi da Panini, sarebbe stato trasposto in un anime, ho avuto sentimenti contrastanti. Se da un lato ero contenta perché credo che sia un'opera scritta davvero bene e quindi vorrei che la conoscessero molte più persone, dall'altro ero anche timorosa di vedere il risultato, conscia che spesso vige la regola non scritta che "L'anime è bello ma il manga è meglio".
Quando quindi finalmente la serie realizzata dallo Studio Orange ed uscita ad ottobre sul contenitore +Ultra di Fuji TV è approdata alla metà di marzo su Netflix Italia, mi sono approcciata alla sua visione con tanta trepidazione e curiosità. E in pochi giorni ho letteralmente "divorato" i 12 episodi che compongono la serie e che coprono i primi 47 capitoli del manga. E mi sono innamorata per la seconda volta di questa incredibile storia.

Di cosa parla infatti Beastars? In un mondo popolato da animali antropomorfi, erbivori e carnivori coesistono gli uni con gli altri. Per gli studenti della scuola di Cherryton la vita quotidiana è piena di speranze ed amori ma anche di disagio e timore. Il protagonista, il lupo grigio Legoshi, è un membro del club di teatro.
Nonostante l'aspetto minaccioso, il giovane è in realtà dotato di un animo buono e gentile; per tutta la sua vita è però stato temuto ed odiato dagli altri animali a causa dei pregiudizi, a tal punto da esserci ormai abituato. Ma un evento gravissimo stravolge la sua vita e quella dei suoi compagni, mandando in frantumi il fragile equilibrio fra le specie.

Attraverso lo scontro fra carnivori ed erbivori, Paru Itagaki riesce a raccontare gli istinti più profondi del genere umano e a criticare le ipocrisie della società moderna. La storia mette in luce le paure nei confronti di ciò che è diverso da noi e smantella uno ad uno i pregiudizi e le ovvietà. I carnivori sono mostri assetati di sangue mentre gli erbivori sono creature indifese pronte solo per essere mangiate. Niente di più falso: qui abbiamo un trio di personaggi che scardina questa affermazione. Legoshi è un grosso lupo grigio, emblema perfetto di forza e voracità con le sue spalle larghe e le sue zanne possenti; in realtà è timidissimo, adora gli insetti, è educato e premuroso.

Haru è una coniglietta nana dal pelo completamente bianco, ma è tutto fuorché remissiva e timida: nonostante sia vittima di bullismo da parte delle altre compagne, reagisce e non si sottomette, facendo della sua bellezza un'arma per sentirsi viva e non essere compatita.
Louis è un cervo rosso, leader indiscusso della scuola, fiero, elegante e adorato da tutte le femmine dell'Istituto Cherryton. In realtà si porta dietro un doloroso passato, una ferita aperta che gli fa mettere in discussione tutta la sua vita. Non è un caso che sia l'attore principale del club di teatro: Louis recita davanti a tutti, anche a se stesso e l'incontro con Legoshi gli permetterà di affrontare i suoi demoni.

Da un lato abbiamo quindi erbivori che odiano la loro debolezza e non vogliono sentirsi prede nemmeno di fronte al carnivoro più temibile. Dall'altro lato invece c'è Legoshi che odia la sua forza, perché teme di non riuscire a controllarla soccombendo ai propri istinti e trasformandosi così in un mostro assetato di sangue.
Sarà il confronto fra di loro a far capire che può esistere una convivenza pacifica solo se prima si accetta la propria natura e se si riescono a trasformare i punti deboli in punti di forza. Solo aiutandosi a vicenda si possono apprezzare le peculiarità di ognuno.

Le vite di questi tre giovani si intersecheranno in maniera imprevedibile, dando vita ad una serie di colpi di scena magistrali. Ma tutto questo si può tranquillamente leggere nel manga, quindi perché vedere la serie animata?
Perché lo Studio Orange è stato incredibilmente intelligente: ha preso i disegni e la storia creati da Paru Itagaki e l'ha esaltata, aggiungendo esattamente le uniche cose che mancavano e cioè i colori, le luci, le musiche e i suoni. Sono riusciti così nell'impresa di confutare l'assioma enunciato all'inizio del "l'anime è bello ma il manga è meglio".
L'anime è bello tanto quanto il manga. Pur essendo specializzato in produzioni 3DCG, lo Studio Orange fonde le tecniche più innovative con quelle più tradizionali, prendendo il meglio di entrambe.

Shinichi Matsumi (Pom Poko, Porco Rosso, Shingeki no Bahamut: Genesis) è il regista, Nao Ootsu (Saga of Tanya the Evil, Banana Fish) si è occupato del design dei personaggi, Eiji Inomoto (Ghost in the Shell Arise) ha diretto la computer grafica e Satoru Kousaki (Wake Up, Girls!, Oreimo, Monogatari Series: Second Season) ha composto la colonna sonora. Abbiamo poi Ken Hashimoto come color designer e Shiori Furusho come direttore della fotografia.
Anche chi come me è sempre un po' diffidente verso la CG, qui non potrà che ammirare la bellezza delle immagini. Pur non essendo perfette, siamo a livelli molto alti.

La fluidità dei movimenti è dovuta al fatto che lo Studio usa una motion capture separata per le espressioni del corpo e del viso, ed anche in una sequenza breve come questa gli animatori si sono serviti di una ballerina professionista per avere tutti i dati e rendere convincente anche una sequenza di pochi minuti.
Nao Ootsu ha dato solidità e profondità ai disegni su carta di Paru Itagaki. Sono animali ma si muovono come gli umani, e allo stesso tempo sono usate caratteristiche tipiche degli animali per farci capire le loro emozioni senza bisogno di parole. Le orecchie di Legoshi e la sua coda sono più espressive di qualsiasi discorso.
Molto importante inoltre è forse un aspetto che non tutti notano ad una prima visione: tutti i personaggi si muovono, non solo quelli in primo piano, ma anche quelli che restano sullo sfondo, dando un senso di pienezza e autenticità.

Il motivo per cui l'animazione di questa serie soddisfa anche gli spettatori più esigenti e tradizionalisti è che fonde intelligentemente la tecnologia moderna con quella più classica. Se le tecniche tradizionali si adattano meglio alle esigenze di quella scena specifica, lo staff dello Studio Orange non ha paura ad usarle.
Gli animatori hanno ripetutamente ribadito che non considerano l'animazione 3D intrinsecamente superiore al 2D ma piuttosto complementare, e i risultati si vedono. Movimenti, luci e colori sono studiati per avvolgerci in questa storia e farci trascinare in un turbinio di emozioni, empatizzando fortemente con tutti i personaggi.

Ma non ci sono solo le immagini: una parte fondamentale della buona riuscita di questo anime sono senza dubbio le musiche e i suoni. La colonna sonora è stata realizzata da Satoru Kōsaki, autore da molti anni di musica per videogiochi e anime: basti citare Lucky Star e La malinconia di Haruhi Suzumiya.
Per Beastars ha dichiarato che quando ha pensato a quale tipo di musica poteva adattarsi a questa storia, gli è venuta in mente la musica gitana, perché ha influenzato la musica classica fondendosi con le culture locali. Nostalgia, vitalità ed esotismo sono tutte unite in questo genere; il tema della serie è un valzer, ma se suonato da strumenti musicali dal vivo, sembrerebbe un'esibizione di strada e se suonato su un pianoforte sembrerebbe Chopin. Ha la capacità di trasformarsi completamente a seconda degli arrangiamenti.


Inoltre Kōsaki ha pensato che sarebbe stato interessante associare uno strumento ad ogni specie: ai carnivori gli ottoni e agli erbivori gli strumenti a fiato. Inoltre, la dimensione degli strumenti corrisponde alla dimensione degli animali, quindi per Legoshi si è usato il trombone mentre per Haru un flauto.

La cantante YURiKA ha realizzato le canzoni "Le zoo", "Sleeping instinct", "Marble" e "Floating Story on the Moon". L'opening "Wild Side" eseguita da ALI è invece realizzata interamente in stop motion, con un dispendio cospicuo di budget e di lavoro.

Beastars è disponibile su Netflix sia con il doppiaggio originale sottotitolato che doppiato in italiano. Sebbene io veda quasi sempre gli anime nella versione giapponese, questa volta ho voluto sentire anche la versione italiana soprattutto perché volevo concentrarmi sulle immagini, senza essere distratta dalla lettura dei sottotitoli.
E non mi sono pentita di questa scelta: confrontandole con quelle nipponiche, ho trovato le voci italiane azzeccate. Manuel Meli è Legoshi, Flavio Aquilone è Louis e Giulia Franceschetti è Haru, giusto per citare i ruoli principali. L'adattamento dialoghi è stato curato da Marco Liguori, mentre la direzione del doppiaggio è stata affidata a Daniela Inserra.

A conti fatti Beastars è davvero un anime ben riuscito, grazie ad una trama solida e ad uno studio come Orange che ha capito cosa doveva essere fatto per esaltare al massimo le qualità del manga. Quindi nessun difetto? Se vogliamo essere pignoli, si può notare in alcune sequenze una leggera legnosità nei movimenti, ma sono davvero brevi attimi che non inficiano la qualità generale della serie.
Forse mi sarebbe piaciuto vedere maggiormente la potenza fisica di Legoshi che rispetto al manga appare più magrolino e con le spalle più piccole. Ma vedergli agitare la grossa coda o muovere le orecchie a seconda dei suoi stati d'animo è stato un colpo al cuore. Per non parlare delle musiche, soprattutto quelle strumentali che accompagnano perfettamente i sussulti emotivi di attori e spettatori.
Attendiamo quindi fiduciosi la seconda stagione.


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Faffy05

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7,5
"Beastars" è un anime tratto dal manga omonimo di Paru Itagaki. La storia è ambientata in un mondo simile al nostro con l'unica differenza che i personaggi non sono umani ma bensì animali antropomorfi, che si distinguono tra moltissime specie (gatti, conigli, cani, lupi, cervi ecc), ma la fondamentale distinzione è quella fra "carnivori" e "erbivori".
L'anime tratta molte tematiche della società odierna e problemi adolescenziali (droga, amore, ambizioni, rivalità, solitudine, sesso, pregiudizi, repressione...), ma ciò che rende unico l'anime è la presenza degli istinti animali, come le capre che mangiano i fogli, i canidi che scodinzolano e l'istinto predatore dei carnivori.
Il personaggio principale Legoshi è un lupo grigio e fa parte dei carnivori, visto male per la sua specie di appartenenza e il concetto globale che persiste in questo mondo "i carnivori minacciano la tranquillità degli erbivori". Legoshi man mano che la trama progredisce dovrà affrontare molte problematiche a scuola, inserimento nella società dei grandi, un amore proibito e i suoi istinti da predatore. L'anime è realizzato in grafica CGI e con alcune scene in pastello, molti anime in CGI sono pessimi ma "Beastars" no: anche se alcuni movimenti sembrano troppo forzati. Anime che merita tutta la sua fama.

Pro:
-Grafica spettacolare.
-OST carine
-Raffigurazione dei problemi umani attraverso animali.
-Ambientazione veramente ben definita.
-Character design lodevole.
-Storia abbastanza dark.

Contro:
-Alcuni movimenti troppo forzati.
-Assenza di un background totale o non approfondito di quasi tutti i personaggi.
-Alcuni personaggi tralasciati.
-Troppo sopravvalutato dalla maggior parte della utenza.
-Ricorda assai Zootropolis.

Voto: 7,5/10
Anime abbastanza carino, assolutamente da vedere! Anche se penso sia un po' troppo sopravvalutato. Aspettiamo la seconda stagione per vedere come va.


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SimoRovo

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Consigliare un prodotto di animazione giapponese in CGi è sempre una missione piuttosto complessa: da un lato abbiamo opere che, grazie a studi competenti e budget stratosferici, ne fanno un uso oculato e fantasioso, con esempi lampanti come le varie iterazioni seriali e non di “Ghost in the Shell”, il più recente “Promare” o molti robotici dell’ultimo ventennio (“Mobile Suit GUNDAM – Unicorn” rappresenta ancora un traguardo quasi mai raggiunto da altri prodotti dello stesso genere); d’altra parte CGi è ad oggi anche e soprattutto sinonimo di mezzo per risparmiare tempo, soldi e forza lavoro, con risultati orribili tendenti all’inguardabile (presumo che stiamo tutti pensando a “Berserk [2016]” in questo momento) che tradiscono la natura low-budget dei prodotti che ne fanno uso e contribuiscono ad affossare la popolarità della tecnica. Dopo questa lunga premessa, direi di presentare in nostri salvatori nonché future promesse dell’animazione orientale: Studio ORANGE, che si è preso la briga di adattare su pellicola (si fa per dire) il manga “Beastars” del 2016 di Paru Itagaki col supporto produttivo di un colosso come NETFLIX (su cui si può reperire la serie doppiata e/o sottotitolata in italiano). Ebbene sì, prima di passare a cose più importanti avrete ormai capito che l’anime è per il 95% del tempo animato tramite l’uso della Computer Grafica, ma c’è poco da temere, poiché Studio ORANGE si è già fatto le ossa qualche anno fa con “Land of Lustrous”, con risultati ammirevoli e qui per nostra fortuna replicati, ma ne parleremo più diffusamente a breve.

Le premesse di questo “Beastars” sono decisamente intriganti: la sensazione è quella di trovarsi di fronte a uno “Zootropolis” per adulti, complice anche l’ottimo worldbuilding che, pezzo per pezzo, ci svela tutte le contraddizioni e le problematiche di un mondo diviso eticamente e socialmente tra carnivori ed erbivori antropomorfi con tutte le complicazioni che ne seguono, quali sospetti, pregiudizi e soppressione degli istinti da parte di entrambi. Diversamente da molte opere che prendono in prestito animali parlanti e amenità simili, “Beastars” costruisce tutto il suo dramma sulle dinamiche delle differenze inter-specie, coi tratti caratteriali dei vari attori modellati sulle caratteristiche dell’animale del quale rivestono il ruolo; proprio da questo contesto promettente prende le mosse la vicenda personale del giovane lupo grigio Legoshi, tecnico delle luci del club di teatro dell’Istituto Cherryton e follemente innamorato della coniglietta nana Haru, ma dilaniato dal proprio istinto animale che la percepisce come una semplice preda. Sebbene possa dare l’idea di una storia leggera o addirittura comica la serie trasporta un peso emotivo non indifferente e -anche grazie a una trama lineare semplice ma solida- riesce a caratterizzare alla perfezione quasi tutti i personaggi: il timido Legoshi è occupato a sopprimere i propri istinti di cacciatore, il cervo Rouis buca la scena più volte grazie al suo enorme carisma ricoprendo tanto il ruolo di antagonista quanto di insostituibile contraltare per il nostro, e ultima ma non ultima Haru riesce a farsi tanto amare quanto odiare per le motivazioni dietro il suo particolare atteggiamento. Il peso dato agli istinti naturali e limitazioni fisiche dei singoli è lodevole e conferisce un pathos che sarebbe difficilmente pensabile in un contesto di personaggi umani; è quasi ironico come una serie trainata da animali riesca a essere molto più umana e realistica nei rapporti inter-personali di moltissimi altri teen-drama (un traguardo non da poco). Un plauso va soprattutto fatto alla storia d’amore tra il lupo e la coniglietta, sinceramente tenera e mai forzata, che regala grandi emozioni e più di qualche sorriso (per fare un esempio la chiacchierata tra i due in mensa, tanto angosciante quanto esilarante per le ovvie differenze tra i due). Sebbene il cast brilli come una stella non è esente da alcune critiche, principalmente legate alla natura breve della serie, come alcuni personaggi secondari appena accennati e che scompaiono praticamente subito (molto probabilmente avranno un ruolo nella seconda stagione, come la gallina Legom) e sporadici discorsi che paiono un po’ campati per aria quasi di sicuro per via di tagli alla materia d’origine.

È bene fare presente che tutto questo ben di Dio contenutistico non avrebbe minimamente lo stesso impatto se non fosse per l’ottimo lavoro fatto da Studio ORANGE e dal regista Shinichi Matsumi, qui alla sua opera prima. “Beastars” è visivamente piacevole? Sì, la risposta è un convintissimo sì, anzi probabilmente l’adattamento non sarebbe uscito ugualmente bene se fosse stato fatto con animazione tradizionale. Il cell-shading utilizzato è fantastico e dona vita ai modelli dei corpi, permettendo di creare piccoli dettagli per ognuno che li caratterizzano e li rendono credibili (ferite, tick, dettagli dei vestiti); stupisce ancora di più il lavoro svolto sul linguaggio del corpo di personaggi in primo e in secondo piano realistico sia per quanto riguarda il lato umano o animale (scodinzolii, gesti, movimento e texture del pelo, piccole smorfie non a caso evidenziati dalle inquadrature, così come pesantezza di corpi e movimenti), piccoli dettagli che contribuiscono a dare carattere e credibilità a un mondo fittizio inaspettatamente credibile. La qualità tecnica è squisita, certo, ma che dire della regia? Le tecniche volute da Matsumi hanno un gusto tanto cinematografico quanto sorprendente, frequenti sono close-up su piccoli dettagli notevoli, primi piani, split-screen dinamici a profusione, tutte strategie di montaggio che donano un piglio mai banale a tutta l’opera. Dosate con maestria sono anche le tecniche di animazione alternativa, tra i momenti più alti di tutta la produzione, come la fenomenale, fenomenale sigla in stop-motion e il viaggio nella mente di Haru all’inizio dell’episodio 7 interamente disegnato a pastell. Nonostante alcuni scivoloni in corso d’opera che risultano in scene troppo esagerate o poco credibili, per la maggior parte la visione si muove su binari ottimi, magistralmente accompagnati da una colonna sonora jazz che fa la sua porca figura sia nei momenti rilassati che in quelli più concitati.

Insomma, “Beastars” intrattiene e intrattiene veramente alla grande, ed è una vera montagna russa emotiva per lo spettatore. Studio ORANGE riesce a mettere a tacere tutti i pregiudizi legati a una produzione tanto particolare, rendendo la sua creatura nonostante i difetti una piccola gemma, di quelle che riescono nell’ingrata opera di ricordare al pubblico (o quantomeno al sottoscritto) le potenzialità dell’animazione giapponese. Attendo spasmodicamente la seconda stagione, nella speranza che eguagli o superi questa.


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Criss22

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6
Premessa super interessante, sebbene certamente non nuova, però dal momento che non stiamo parlando di un prodotto Disney, pensavo che non mi sarei trovato davanti ad uno "Zootropolis" versione anime.

L'opera parte benissimo: l'intro è un brevissimo capolavoro, stop motion e sigla fantastiche. Le buone sensazioni proseguono per buona parte degli episodi.
Sono tanti i problemi sociali, più che mai attuali, che vengono toccati, alcuni approfonditi più o meglio di altri, come la discriminazione o la xenofobia in generale, in chiave animalesca semplificando il tutto nelle due categorie degli erbivori e dei carnivori.
Sensazioni piacevoli derivano anche dalla caratterizzazione dei protagonisti, che consente di percepire pregi e difetti e la ragione di alcune scelte e comportamenti.

Ciononostante la serie appare un po' frettolosa probabilmente dovuta allo spazio stretto (sebbene non così tanto in verità) dei 12 episodi. Ad un certo punto il problema: la ridondanza. Molte situazioni e dialoghi si ripetono, lasciando un sapore di insoddisfazione che rimane invariato e si acuisce una volta raggiunto il finale.
Finale che getta chiaramente l'amo per la prossima stagione, nei confronti della quale le aspettative sono sicuramente più alte, ma allo stesso tempo l'hype notevolmente inferiore rispetto a questa prima stagione.


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maxcristal1990

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Questo anime è ambientato in un mondo di animali suddivisi tra carnivori e erbivori. Legosi, il protagonista lupo, fa parte del gruppo di teatro della propria scuola. Un giorno mentre si trova fuori dalla struttura in via notturna, vede passare questa piccola coniglietta di nome Haru, preso dall'istinto predatorio dei carnivori tenterà di mangiarla. Nel susseguirsi degli episodi potremo vedere sia come mai Haru è stata isolata e come mai Legosi, nonostante il suo istinto animale, non accetti la sua natura e tenti di combatterla.

Inizialmente ero molto incerto sulle animazioni, ci ho messo un po' ad abituarmi a vederle perché sono veramente particolari. Ottima prima season che annuncia una seconda. Propone cose molto interessanti come la natura degli animali e alcune sfumature sentimentali molti particolari. La storia è molto bella e intrattiene molto bene. Non contiene molte parti morte per questo ha una scorrevolezza abbastanza costante. Tutto basato sugli istinti animali che in questo complesso scolastico mostra la convivenza tra le due parti. Unica pecca, le musiche di accompagnamento, nonostante siano belle, non si addicono granché. Consigliato nel complesso! Una delle sorprese di questa stagione invernale.


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Rukia K.

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7,5
Mentirei se dicessi che quando sento parlare di CGI non parto prevenuta immaginando i peggiori scenari possibili e immagino che questo non riguardi soltanto me. Le animazioni tradizionali stanno venendo lentamente abbandonate in favore della CGI, dato che quest'ultima permette di risparmiare molto tempo durante la fase di produzione e richiede anche un minor numero di animatori. Non dover ricreare ogni volta un'immagine da zero è sicuramente utile, tuttavia, il risultato finale spesso non è dei migliori, specie se paragonato ai disegni tradizionali. A volte queste scene possono costituire un valore aggiunto come nel caso dei mostri di "Ajin", ma spesso creano molto contrasto a causa soprattutto dei movimenti "legnosi", come nel caso di "Berserk" o degli altri personaggi del già citato "Ajin" in cui la "compattezza" dei modelli in 3D li rende delle bambole con capelli di cemento. Fortunatamente non tutte le serie ricevono questo trattamento. Infatti, quando fu annunciato "Beastars", il termine CGI passò subito in secondo piano in favore della presenza dello studio Orange, già lodato in precedenza per la cura che riservò alla serie "Houseki no Kuni". Ovviamente stiamo parlando di una CGI neanche lontanamente paragonabile a quella che siamo soliti vedere nei film della Disney o della Dreamworks, tuttavia, la differenza rispetto agli altri studi di animazione giapponese è notevole. In particolare, il risultato ottenuto in "Beastars" è addirittura migliore di quello del già citato "Houseki no Kuni". Non a caso, la serie si è recentemente aggiudicata il premio di miglior anime in computer grafica del 2019.

In questo caso, la storia prende piede in un mondo simile al nostro, ma abitato da una forma più evoluta e civilizzata degli animali che già conosciamo. La loro postura eretta ricorda in parte quella umana, tuttavia, ognuno di loro ma niente le proprie caratteristiche distintive originarie, come per esempio i denti da carnivoro, il colore del pelo e le corna. Inoltre, al di là dell'aspetto fisico, ogni animale mantiene anche i suoi istinti. Infatti, nonostante l'elevato livello di civilizzazione, talvolta può capitare che gli istinti primordiali prendano il sopravvento, dando luogo a casi di predazione come quello recentemente avvenuto in una scuola superiore in cui un Alpaca di nome Tem è stato ucciso all'interno dell'istituto, il che lascia intendere che il colpevole è molto probabilmente uno degli studenti. Questo fatto ha contribuito a rendere ancora più alto il muro che separa le due categorie di animali, spingendo gli erbivori ad evitare e dubitare in qualsiasi momento delle intenzioni dei loro compagni carnivori. Detto questo, la serie non si concentra solo sulle interazioni tra queste due categorie, ma anche sui rapporti sentimentali di alcuni studenti. Il protagonista di questa serie, infatti, è un lupo silenzioso di nome Legoshi che viene evitato da molti animali a causa del suo aspetto spaventoso. Lo studente in questione, ha un po' di problemi a controllare i suoi istinti da carnivoro, ma superata questa fase si innamorerà di un erbivoro e farà di tutto per proteggerla, anche a costo della sua stessa vita. Da questo punto in poi, infatti, la serie si concentra molto sul rapporto tra questi due personaggi, amalgamandolo bene con i problemi derivanti dall'interazione tra le loro specie. La storia di fatto prenderà una piega romantica molto simile alle storie d'amore per adolescenti che vedono come protagonisti una ragazza e il vampiro tormentato che fa di tutto per proteggerla.

La storia si concentra su quattro protagonisti molti diversi tra loro, ma quasi mai stereotipati o esagerati. Ho voluto aggiungere quel quasi perchè purtroppo l'eccezione è la coniglietta nana di nome Haru. Quest'ultima ha un carattere molto forte, ma allo stesso tempo fragile in determinate situazioni e le giustificazioni da lei utilizzate in questi casi sembrano spesso campate in aria. Questa impressione purtroppo va via via aumentando con l'avanzare degli episodi, specialmente verso la fine in cui diventano veramente esagerate. Gli altri personaggi fortunatamente mantengono una loro coerenza. Legoshi è un personaggio che fa paura non solo per il suo aspetto, ma anche perchè è troppo riflessivo e questa sua continua abitudine di fermarsi a riflettere e fissare il vuoto spesso dà l'impressione sbagliata alle persone che gli stanno attorno. Louis, invece, è un cervo con le idee chiare e per questo molto determinato e sempre pronto a passare ai fatti. Non a caso è il prossimo candidato per il titolo di Beastars, una carica di prestigio che viene riconosciuta a pochissimi animali.

La serie è molto interessante e a tratti anche divertente grazie ad alcune stramberie di Legoshi e alle reazioni del suo amico Jack. Oltre a questo, però, l'anime è molto bello anche esteticamente proprio grazie alle animazioni in 3D di cui parlavo inizialmente. Sia i personaggi che l'ambiente attorno a loro sono molto curati. Hanno colori accesi e molte ombre che li rendono molto simili a dei disegni fatti a mano. Inoltre, anche i loro movimenti sono molto dettagliati, specialmente le loro espressioni del viso. Finora credo di non aver mai visto un tale livello di precisione in un anime giapponese. Le figure in 3D possono essere modellate a proprio piacimento, ma solitamente i movimenti che vengono impartiti ai personaggi sono molto limitati, spesso riguardano addirittura solo le articolazioni principali. Una delle poche scene che mi hanno fatto storcere il naso è l'introduzione presente nel primo episodio in cui la caduta di Tem sembra effettivamente un po' strana, ma a parte questo non ci si rende nemmeno conto di essere di fronte ad un anime realizzato esclusivamente in CG, il che significa che è stato fatto un buon lavoro. Personalmente non potevo chiedere di meglio e non credo che sarebbe stato possibile fare altrimenti, perchè da quello che si dice sembra che ormai siano veramente pochi gli animatori in grado di rappresentare decentemente i movimenti degli animali.

Animazioni a parte, un'altra nota di merito va alla sigla di apertura unica nel suo genere composta da un'ottima performance sonora della band "Ali" e da un video realizzato quasi unicamente in stop motion. A mio parere si tratta di una delle opening più belle della stagione corrente.

Ciò che penalizza "Beastars" è sicuramente il comportamento un po' discutibile di Haru che nel mio caso non mi ha consentito di godermi appieno la serie, tuttavia, resta un anime molto godibile che consiglierei anche solo per dimostrare che esistono ottime serie realizzate in CG. Nonostante sia stato già annunciato un seguito, la serie al momento conta solo dodici episodi, tuttavia, il manga è molto più avanti ed è edito in Italia da Planet Manga, quindi, non è impossibile recuperare il seguito se qualcuno è curioso di scoprire come si evolve la storia.