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MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE 2026

Victoria of Many Faces



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esseci

Episodi visti: 9/9 --- Voto 6,5
"Tra apparenza e realtà: la necessità dell'identità multipla".

Recensire "Victoria of Many Faces" mi fa pensare un po' a Luigi Pirandello e la sua "follia" delle maschere e un po' ai film di J. Bourne e alla sua fuga dal suo passato di agente segreto speciale.
Il lettore di questo piccolo contributo critico penserà: "ma che razza di serie sarà mai Victoria of many faces"?
A scanso di equivoci, anticipo che sia meglio non creare troppe aspettative che sarebbero probabilmente disattese. Tuttavia, questa serie di nove episodi si distacca dal solito genere fantasy convenzionale o dal action/thriller senza esclusione di colpi e sequenze mozzafiato per orientarsi su una storia piuttosto lineare e spesso quasi ingenua che sembra privilegiare l'indagine psicologica ed emotiva sul costo delle menzogne e sulla disperata ricerca di un "io" autentico.

L'adattamento anime in 9 episodi, curato da Studio Deen e basato sulle light novel di Syuu (con la trasposizione manga di Komo Ushino), non è solo la classica storia della "spia in fuga",
perché il tema della "maschera" e della dicotomia tra ciò che si mostra e ciò che si è realmente è il leit motiv della narrazione.
La protagonista Chloe, sotto le mentite spoglie di Victoria, è un'infiltrata perfetta, addestrata fin dalla tenera età dall'intelligence di un regno di fantasia: una sorta di J. Wick in gonnella tanto gentile nei modi quanto spietata quando si tratta di entrare in azione. Ma ha una coscienza e dei valori in cui crede che la porteranno a rinnegare il suo passato dandosi alla fuga in un altro regno in una sorta di disperato tentativo di reset esistenziale.

Tralasciando le forzature narrative, le eccessive semplificazioni e banalizzazione di certi passaggi rilevanti delle vicende che affliggono questa serie, è comunque facile per lo spettatore percepire il dramma della protagonista: la necessità della fuga e del continuo creare nuove identità diventa una vera e propria gabbia dalla quale la protagonista non riesce a liberarsi. Lontano dalle atmosfere scanzonate e da commedia degli equivoci alla "Spy x Family", qui il condizionamento dell'addestramento pesa come un macigno. Victoria non riesce a spegnere l'interruttore: ogni interazione è calcolata, ogni ambiente è scansionato per valutare le vie di fuga e il rischio di letalità. Questo costante stato di allerta trasforma la ricerca di una pacifica "vita normale" in una sfida logorante e drammatica.

Le dinamiche relazionali tra i personaggi protagonisti sono gestite con una certa cura fa risaltare il dramma introspettivo della protagonista, oscillando tra il bisogni di calore umano e il gelo del passato da spia. Victoria, lungi dall'essere un'eroina d'azione stereotipata, è una donna sfaccettata. La sua evoluzione passa attraverso la decostruzione (non sempre ben riuscita) della spia fredda e calcolatrice per far riemergere l'essere umano ferito. In questo percorso, Nonna, la bambina adottata da Victoria in un contesto quasi surreale e sbrigativo, non è solo un elemento di pura dolcezza. Rappresenta l'ancora di salvezza della protagonista, un riflesso di sè attraverso cui Victoria cerca di proteggere quell'infanzia e quell'innocenza che a lei sono state negate.

Sul versante tecnico, il passaggio dal cartaceo all'animazione di Studio Deen (sotto la direzione di N. Kimura) presenta luci e ombre. Se da un lato il comparto animato mostra a tratti vistosi cali di budget tipici delle produzioni stagionali, dall'altro la regia riesce a gestire decentemente nella gestione dei tempi narrativi. Pur con tante ingenuità al limite del puerile, alcune scene con silenzi prolungati, i primissimi piani sugli sguardi indecifrabili di Victoria e il contrasto cromatico tra i caldi paesaggi del regno in cui si è rifugiata Victoria e i gelidi flashback del passato conferiscono un tono vagamente ricercato all'opera. A mio avviso si poteva fare di meglio ma riconosco che "Victoria of many faces" ha provato a bilanciare l'intrigo di spionaggio con la fragilità dei sentimenti diventando una visione consigliata per coloro che cercano una narrazione in cui l'azione è sempre subordinata all'introspezione.