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Testu

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Golgo 13, che dire, un po si vede che è nato da un fumetto del 70, ricorda un po i fumetti Neri (Diabolik-Kriminal-Zakimort ) un tempo in voga. Il protagonista, Duke Togo, mi ha sorpreso per la sua freddezza, fa sembrare Afro Samurai un sentimentale, è un po come se il taciturno Agente 47 di Hitman avesse i capelli e invece della furtività pura prediligesse l'action alla Statham. Golgo è un assassino, un killer professionista, nella sua accezione classica in tutto e per tutto. Per fare un altro riferimento bizzarro, diciamo che in "teoria" è ciò che sarebbe dovuto essere lo sfortunato killer Paganini in "Altrimenti ci Arrabiamo", signorile, glaciale, spietato ma al tempo stesso nemmeno definibile come cattivo in quanto interessato unicamente a restare in vita e portare avanti il suo lavoro, che più dei soldi è la sua vera, gratificante, ragione d'esistenza e in cui è considerato tra l'altro il migliore sulla piazza, al punto da impensierire pure l'occasionale "capo dei capi". Golgo è un cupo mietitore, inarrestabile, ma vuoto dentro, con amicizie da lui non realmente ricambiate (il suo massimo è dare un blando consiglio), non è tipo da risparmiare vittime evitabili, nemmeno tra i conoscenti, è privo di interessi, incapace persino di rilassarsi nel rapporto fisico antistress con donne maggiorate (talvolta manipolatrici) che gli cascano ai piedi, insomma il prototipo dell'uomo su un milione che non deve chiedere mai, ma... che al tempo stesso non sa godersi nulla. Nel lungometraggio la trama viene sorretta e portata avanti da vari incarichi che sarebbero stati facilmente espandibili volendo, e legati tra loro da una cospirazione vendicativa con vari lati oscuri, fino all'ultimo, una vendetta poco sensata nel suo estremo egoismo, ma anche per questo resa meno banale. Dal punto di vista narrativo si hanno chiaramente alti e bassi, ma la regia di Dezaki, uno dei più frequenti direttori di Lupin III, è senza dubbio adatta, se non al personaggio (caratterialmente l'opposto dell'allegro playboy di Monkey Punch), quantomeno al contesto Hard Boiled. Tecnicamente è stato fatto un ottimo lavoro per il tempo, il disegno massiccio occidentalizza un po quello usato dall'autore e l'uso delle luci e dei colori, quelli al neon in particolar modo, creano davvero una buona atmosfera. Il tonfo però c'è ed è in una scena in CG con gli elicotteri da combattimento che infrangono i vetri di un grattacielo, una sequenza fatta in una primordiale computer grafica da inizio Playstation 1, quindi molto all'avanguardia per l'83, ma senza necessità di impiego e per quanto sia essenziale nei modelli e slavata nei toni, non può in alcuno modo evitare di essere un brutto pugno in un occhio in un anime dal disegno tradizionale. Una scelta evitabile e invecchiata davvero malissimo. I personaggi per fortuna sono in buona parte ben caratterizzati, ma tra quelli combattivamente pericolosi svetta decisamente Big Snake, mentre i seguenti Gold e Silver tradiscono di molto le aspettative che gli vengono cucite addosso con la storia della prova nella giungla e le loro maschere. Il film è dunque riuscito, a chi apprezza le opere pulp piacerà discretamente, ma è un po difficile fare il tifo per Golgo, tralasciando un design fin troppo anonimo, il protagonista non suscita empatia alcuna, in quanto non ha una personalità vera e l'unico limite che gli ha imposto Dezaki è stato non sparare ad una ragazzina, cosa che comunque per lui, sarebbe stata facile come raccogliere margheritine, infatti si può definire l'unico errore che fa in tutta la vicenda e di certo non una volontà reale. Probabilmente nella lunga vita del fumetto, ben 46 anni, ci sarà stata sicuramente occasione di comprendere meglio il protagonista, attraverso le sue manie e gesti rituali, ma stando al solo film, Golgo è più macchina che uomo.


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AkiraSakura

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Golgo 13: The Professional" è il primo adattamento cinematografico del celebre manga hard-boiled di Takao Saito, ed è diretto dall'illustre Osamu Dezaki, uno dei più grandi registi dell'animazione giapponese di tutti i tempi. Il film traspone attraverso uno stile estremamente autorale una vicenda autoconclusiva incentrata sulla figura del freddo sicario Duke Togo, il quale si ritroverà coinvolto in una spirale di violenza indotta da una diatriba interna alla mafia.

Siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro di regia: "Golgo 13: The Professional" è indubbiamente uno degli apici cinematografici di Osamu Dezaki. Si assiste alla frammentazione della prospettiva con split screen di tutti i tipi, sia diagonali che orizzontali e verticali; le inquadrature si fanno progressivamente sempre più serrate, inclinate ed opprimenti, in modo da accentuare l'atmosfera estremamente cupa ed angosciosa che avvolge l'oscura vicenda rappresentata. Il character design dell'onnipresente Akio Sugino contribuisce al "nero" mood dell'opera con donne bellissime e maledette, criminali dalle espressioni demoniache e dallo sguardo truce e malvagio, uomini tormentati dal volto afflitto.
Ogni singola scena del film è a mio avviso perfetta, ed evidentemente è stata studiata nei dettagli in modo da creare un bagno di sensazioni, di emozioni, di particolari sfuggenti che vanno a formare un mosaico estremamente tetro e senza speranza. "Golgo 13" infatti è puro gekiga, un genere estremamente adulto, sanguinoso e dalle tematiche impegnate. Non viene fatto alcuno sconto allo spettatore, ed ovviamente l'intero film è un bagno di sangue pieno di morte e disperazione, con tanto di una raccapricciante scena di stupro in grado di far sospendere immediatamente la visione allo spettatore più sensibile.

Nell'opera prende il sopravvento il lato più nichilista e pessimista di Osamu Dezaki, il quale tuttavia sembra essere alla costante ricerca del bello anche nell'inferno più totale: si pensi alle splendide scene d'amore, in particolare a quella estremamente significativa nella quale Duke Togo e la sua donna hanno un rapporto sessuale in secondo piano, nell'ombra, mentre in primo piano le luci della città che colpiscono la parete della loro stanza formano delle figure geometriche astratte in movimento. L'espressionismo tipico di Dezaki è in grado di creare atmosfere e commistioni uniche, le quali fondendosi alle immagini riescono a penetrare direttamente nell'inconscio di chi sta dall'altra parte dello schermo. Allo stesso modo di "Ashita no Joe", in "Golgo 13: The Professional" la luce è quasi completamente assente: anche quando le vicende si svolgono di giorno sembra che in realtà si svolgano di notte, in un buio cangiante che parla da sé comunicando un marcato ed angoscioso pessimismo: il regista fa parlare direttamente le immagini, senza aver bisogno di ricorrere ad alcun onanismo intellettuale di sorta.

A livello di tematiche, nel film è presente un tragico rapporto tra padre e figlio tipicamente giapponese nella sostanza, nonché una condanna al culto della ricchezza e del potere, tema molto caro a Osamu Dezaki sin dagli anni settanta. Ovviamente la vicenda si snoda attraverso lo scibile tipico dei film noir e hard-boiled, eccellendo nell'utilizzo dei cliché tipici del genere, come ad esempio femme fatales, intrighi tra stato e mafia, sparatorie, eclatanti colpi di scena degni dei migliori thriller.

E' da notare che nel film compare una scena realizzata interamente in computer grafica, evidentemente una delle prime della storia, la quale, data la sua bassissima ricchezza di dettagli, stona completamente con i sacrosanti disegni realizzati interamente a mano. Sembra proprio che Dezaki con questo film abbia voluto spingersi verso nuove frontiere di sperimentazione cinematografica: nella storia dell'animazione giapponese gli anni ottanta fuorono senz'altro seminali per quanto concerne lo sviluppo di nuove tecniche registiche, di animazione e di design.

In conclusione, oltre ad essere un manuale di regia e di espressionismo, "Golgo 13: The Professional" è anche un'ottimo film noir, e mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti del genere. Consiglio anche l'omonimo manga, che in Italia è stato edito da J-POP, la quale ha reso disponibili nella nostra lingua due raccolte di storie autoconclusive mutuate dagli innumerevoli volumi usciti in Giappone: un cofanetto di tre volumi con delle storie scelte dall'autore ("Author's Selection) e un altro cofanetto di tre volumi con delle storie scelte dai lettori ("Readers' Selection).