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Kuba16

Episodi visti: 11/11+1 --- Voto 6,5
N.B. Questa vuole essere una riflessione generale su tutta la serie e non sulla singola stagione.

Non riesco a capire se questa sia una serie che non si è voluta spingere oltre per codardia o limiti commerciali, oppure semplicemente non si è riusciti a squarciare il velo di Maya. Tale riflessione può sembrare banale, ma di un anime così contraddittorio non saprei che altro pensare.
In breve, il punto è che stiamo parlando di una serie nella quale si ironizza sui cliché del mondo otaku per poi ricalcarli in carta carbone, si innestano situazioni interessanti per poi lasciarle morire al cospetto di una conclusione dal facile (in)successo.

Gli elementi standardizzati non sono affatto pochi, a partire semplicemente dai personaggi: il protagonista (Aki Tomoya) infatti è il tipico ragazzo occhialuto senza apparenti qualità casualmente circondato e conteso dalle ragazze più celebri della scuola, perfetti stereotipi della tsundere amica d'infanzia e della premurosa senpai (Sawamura Eriri e Utaha Kasumigaoka). Essi però sono accompagnati da colei la quale mi ha trascinato fino alla fine della serie e che mi ha invogliato a scrivere questa recensione: Megumi Kato. La loro missione è creare un "galge" di successo in modo da realizzare il sogno di Tomoya.
Se Eriri e Kasumigaoka sono rispettivamente disegnatrice e sceneggiatrice del videogioco, il ruolo di Megumi non è chiaro fin dall'inizio: ella infatti nasce come "eroina" principale della trama, per poi pian piano impegnarsi come programmatrice o semplice aiutante di Tomoya. Se questa serie raggiunge la sufficienza è soprattutto grazie a lei: Megumi infatti è una ragazza timida e sensibile, sottilmente ironica, dolcemente premurosa ma al tempo stesso rispettosa degli spazi altrui, dai sentimenti coerenti e sinceri, quindi fantasticamente reale. Ella poteva essere il grimaldello usato dalla realtà per dissacrare l'ennesimo harem dalle inquadrature inutilmente provocatorie, dalle scenate insensate della vulcanica tsundere, dei drammi campati in aria e dei noiosissimi sermoni sull'impegno e la fatica, mentre invece si è deciso di produrre qualcosa di normale e di concederle al massimo lo spazio di non oltre quattro-cinque puntate nell'intero arco delle due serie. Un enorme spreco a mio parere, non tanto per una preferenza specifica per lei (infatti è normale che in un harem si ruotino le puntate a tema per ogni ragazza, non è questo il punto), ma per l'effettiva qualità dell'anime: mi è sembrato abbastanza evidente come gli unici momenti nel quale si potessero effettivamente scorgere dei veri sentimenti, dei dialoghi realistici, delle riflessioni veramente tali nonché momenti di dolcissima realtà (o di reale dolcezza) avevano in Megumi la principale fautrice.

Il problema è infatti tutto il resto: come detto, l'amica di infanzia è una tsundere senza davvero nessuno spunto degno di nota, la senpai invece amalgama una famigerata maturità da scrittrice professionista (la quale non sembra a parer mio emergere) e una sottile sudditanza verso il nostro Tomoya. Molte delle puntate si spendono nell'avventura che è creare questo videogioco, le scadenze da rispettare, la trama da scrivere, rivedere e ribaltare (come se l'avessimo capita...), i disegni e gli scenari da completare. Tanti, tantissimi minuti concentrati in aspetti francamente poco utili, visto che non ci troviamo di fronte a una serie come "Shirobako" (che quindi tratteggia il reale funzionamento di questo mondo), ma solo a un harem con un pretesto diverso dal solito.
Un semplice e lineare harem, appunto, che è voluto rimanere tale e non essere qualcosa che potesse portare elementi nuovi, letture originali, caustiche critiche all'evidente standardizzazione di questa industria, proprio come il videogioco sviluppato dal nostro team, che passa dall'essere una genuina storia d'amore a un tipico drammone tra il sentimentale e il fantasy.

Sulle animazioni, niente da dire, visto che A-1 Pictures ha svolto, come spesso accade, un lavoro di ottima qualità sia sulle animazioni che sui colori, questi ultimi davvero molto curati e spesso coerenti con la caratterizzazione (o presunta tale) dei personaggi: avremo quindi squisite scene color pastello con Megumi o tavolozze dalle tinte più forti con Eriri.

Il finale della serie rispecchia pienamente quanto detto, poiché poteva proporre degli interessanti spunti di riflessione e vivide emozioni, ma alla fine si concede alla solita comoda conclusione di un comodo harem.
La mia valutazione finale e complessiva della serie è un 6-, media tra il 5 della prima (nella quale sono presenti evidenti buchi di trama e puntate colmate dall'improbabile cugina chitarrista mezza nuda Michiru) e 6,5 della seconda, che a tratti trasmette quel che ho cercato di spiegare poco sopra con Megumi.
Tutto il resto è noia.


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AnthonySoma-sensei

Episodi visti: 24/11+1 --- Voto 6
Ho trovato ironico ma allo stesso tempo incoerente che molto spesso in quest'anime vengano fatte delle chiare e generali critiche/riferimenti agli impianti e alle strutture dei prodotti giapponesi di ultima generazione (personaggi tipici, trama riciclata & fanservice everywhere), il che potrebbe far pensare immediatamente a un'idea piuttosto originale e interessante da portare avanti o quantomeno da sviluppare, se non fosse per il fatto che è l'anime stesso a seguire e rispettare quasi alla perfezione tutti i "cliché" riportati precedentemente!

La trama può fungere subito come primo esempio: il protagonista è il solito 'sfigatello', nel nostro caso otaku, che frequenta le superiori e a cui improvvisamente viene il colpo di genio di voler creare un galge (tipico gioco giapponese incentrato sullo stabilire rapporti con ragazze carine), coinvolgendo un gruppo di sue amiche ognuna delle quali, guarda caso, possiede proprio quelle specifiche caratteristiche e abilità per la realizzazione del suo sogno. È ancora più ironico il fatto che il protagonista abbia avuto l'illuminazione divina, osservando in modo assolutamente casuale una ragazza, Kato, futura eroina del suo galge, camminare su una collina accompagnata da una pioggia di petali di ciliegio (cosa mai vista all'interno di un anime) e che fino a quel momento non era neanche a conoscenza che fosse una sua compagna di classe.
Per non parlare del fatto che alcuni personaggi sembrano essere aggiunti così a caso, per colmare dei buchi clamorosi della trama... un esempio lampante è Michiru, cugina del protagonista, la quale viene aggiunta alla storia e all'harem per il semplice fatto che serviva un personaggio che realizzasse le OST per il galge, e, guarda che coincidenza, la ragazza fa parte incredibilmente di una band! Questa ipotesi viene definitivamente confermata quando Michiru appare, nel senso letterale del termine, esclusivamente durante i titoli di coda della seconda stagione, non facendo neanche una comparsa e rendendo ancora più evidente la futilità del suo personaggio. Tuttavia è il nostro protagonista, Aki, a vincere il premio di personaggio peggiore e stereotipato: nonostante ci siano ben ventiquattro episodi, mentre tutte le ragazze mostrano l'acquisizione di una certa maturità, il nostro carattere principale rimane sempre piatto (identico a inizio stagione) e privo di dignità, venendo infatti anche abbandonato a sé stesso e al suo nuovo progetto. Una nota positiva va spesa, invece, per Kato, dal mio punto di vista il personaggio meglio riuscito e più originale della serie: la sua "apatia" la rende una ragazza molto interessante da analizzare e soprattutto imprevedibile quando c'è da prendere decisioni importanti, inoltre è l'unica che non fa sembrare molto chiaro il suo amore per il protagonista, anche a causa di alcuni particolari eventi avvenuti durante la seconda stagione.

Un altro elemento molto importante da analizzare sono i generi che dovrebbero caratterizzare e migliorare ulteriormente la nostra serie: l'harem e l'ecchi. Purtroppo sono due elementi anch'essi negativi e che si ricollegano al discorso fatto inizialmente. Il primo è a dir poco scandaloso, non capisco come delle ragazze si facciano abbindolare dalle solite frasi fatte sull'amicizia e sul non arrendersi mai, e decidano di lottare per un ragazzo che non riesce a prendere l'iniziativa e che non mostra neanche un briciolo di carattere e maturità, e che oltretutto si definisce un otaku; eppure non nota neanche lontanamente che le ragazze provano dei sentimenti molto profondi e importanti per lui.
Il secondo lo si potrebbe definire ancora peggiore del primo: il fanservice è ovunque in quest'anime! Anche se prendessimo degli episodi a caso, riusciremmo a trovare inquadrature di tette, sederi, gambe, piedi e chi più ne ha più ne metta: poi, per l'amor di Dio, possono essere gusti, ma l'ho trovato davvero troppo esagerato e insensato in certe scene.

Per quanto riguarda il comportato grafico, non posso fare altro che esprimere ottimi giudizi: buoni i disegni, accompagnati da ottime animazioni; lo stesso discorso va fatto per il doppiaggio e per le sigle, ho trovato molto carine soprattutto le opening. Inoltre la fisionomia e le "forme" delle ragazze, applicate nei vari contesti fanservice e non, sono state realizzate davvero molto bene.

Mi sarei aspettato molto di più da un anime del genere, il quale è partito anche con delle premesse originali e divertenti, tuttavia con il passare degli episodi si è rilevato subito essere un anime nella norma, senza infamia e senza gloria. Ho saputo che ci sarà anche la trasposizione di un film legato alla visual novel nel 2018, vedremo cosa ne uscirà.
Il mio voto finale: 6

Oasis

Episodi visti: 11/11+1 --- Voto 9
I prodotti metatestuali mi hanno sempre intrigato, a maggior ragione in un ambito che amo come l’universo ota... - ehm - della cultura POPolare giapponese applicata all’editoria, l’animazione e ai giochi elettronici.
Un anime che illustra come questa cultura nasce, si costruisce e poi si riversa in un prodotto specifico (a proposito, sono sempre stato affascinato dalle visual novel), non poteva avere dei presupposti di partenza migliori. Lo step successivo era saggiare come questi presupposti si sarebbero radicati in un contesto di buon livello sia a livello tecnico che di contenuto editoriale, e ammetto che “Saenai Heroine no Sodatekata ♭” ha superato di gran lunga la prova.

Fanservice: fanservice, benedetto/maledetto fanservice. In “Saenai Heroine no Sodatekata ♭” c’è e si vede, ma - mi permetto di dirlo - ci doveva essere/si doveva vedere perché, volente o nolente, è ormai un tratto inscindibile dell’attuale cultura editoriale nipponica. I puristi se ne facciano una ragione.
Personalmente il fanservice non dà fastidio, anzi lo trovo piacevole se non è troppo forzato. Difetti del genere esistono anche in “Saenai Heroine no Sodatekata ♭”, ma si annacquano con il fluire degli episodi, restando infine sullo sfondo e non in posizione dominante.

Storia: in maniera distaccata, si potrebbe affermare che la storia non è un granché o, meglio, è pensata per gli addetti ai lavori. Ma noi fan siamo addetti ai lavori in un certo senso, quindi il dibattito si sposta su un piano diverso, cioè se questa storia ci fa provare il brivido e la sensazione di essere partecipi e autori di un prodotto di cui normalmente usufruiamo come utenti finali. I ritmi, le dinamiche e l’organizzazione di un club di doujinshi erano gli elementi essenziali per capire se la storia avesse centrato l’obiettivo. Ebbene, per me l’obiettivo è stato centrato. Mi sono sentito coinvolto dall’incedere del progetto quasi fosse mio, e ho metaforicamente brindato alla sua riuscita.

Personaggi: il mio giudizio positivo non sarebbe stato tale senza il fondamentale apporto dei personaggi, utilizzati sapientemente anche per canzonare certi stereotipi otaku e, in un certo senso, fare un po’ di autocritica (mitica Utaha senpai). In generale, al di là di Kato, la più originale di tutte, le eroine principali hanno rispecchiato i diversi cliché caratteriali a cui siamo abituati, ma facendolo consapevolmente (più volte si dichiarano tsundere, yandere, ecc.) ci hanno dato modo di riderci su. Tomoya, infine, interpreta senza infamia la parte dell’otaku conteso, fornendo comunque un buon approfondimento di sé e della sua crescita da fan ad autore di quel mondo.

Disegni e character design hanno dato una marcia in più a questo bel racconto. L’A-1 per me ha fatto veramente un ottimo lavoro, esteticamente tra i migliori degli ultimi anni. Una bellezza ‘tecnica’ che sicuramente contribuisce a innalzare il voto totale.


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Nagisa98

Episodi visti: 11/11+1 --- Voto 7,5
Nella stagione primaverile del 2017 arriva “Saenai Heroine no Sodatekata Flat”, seconda serie dedicata al liceale Tomoya Aki e al suo circolo “Blessing Software”. L’anime, sempre prodotto dallo studio A-1 Pictures, consta stavolta di undici puntate sempre precedute dal solito “Episodio 0”. Quest’ultimo, come nella stagione precedente, apre le danze tra gioie e dolori: la puntata, infatti, viene inaugurata con un forte spirito di autocritica, da tanti apprezzato nella prima serie ma scemato con il tempo; i restanti venti minuti sono invece modellati sulla brutta piega presa nelle ultime battute, per la quale la maggior parte delle inquadrature immortala parte intime delle nostre stupende eroine.

Tale abitudine non accenna a diminuire neanche negli episodi a venire, peggiorando la situazione di alcuni di essi non proprio brillanti. Dopo un piccolo periodo di assestamento, la modesta quantità di fanservice tende a scomparire nella seconda metà della serie, e “Saekano” procede spedito tra molti alti e bassi. Non pochi, infatti, sono gli episodi di passaggio deboli a livello di contenuti o in cui i soliti cliché la fanno da padrone; altri, invece, raggiungono vette piuttosto elevate e offrono allo spettatore una visione piacevole e scorrevole, talora con l’ausilio di piccoli colpi di scena e dialoghi quasi geniali. I principali punti di forza sono da ricercarsi nei soliti elementi, tra cui spicca la divertente coppia formata da Tomoya e Megumi. La ragazza si conferma ancora una volta il personaggio più riuscito della serie, sempre sul pezzo e oggetto di una bella caratterizzazione che poco o nulla ha di stereotipato. Tomoya, pur non rivelandosi il protagonista che tutti desideriamo, appare notevolmente migliorato rispetto alla serie precedente e uscirà visibilmente rafforzato da una serie di difficoltà e problematiche. Per quanto riguarda gli altri comprimari, devo purtroppo riaffermare i miei precedenti giudizi: Eriri e Michiru non riescono ancora ad entrare nelle mie grazie (la compositrice non si fa vedere per tutta la serie, tra l’altro), mentre Utaha fa la spola tra momenti di grande fermezza e professionalità e altri di totale puerilità. Questo suo piccolo difetto andrà in parte a rovinare il finale: esso, infatti, sarebbe stato perfetto senza i soliti “escamotage” da harem, dato che per una buona volta non si era fatto ricorso al più banale dei cliché.

Per quel che concerne il lato tecnico, la buona (ma non ottima) qualità di disegni e animazioni risulta pressoché invariata. Da segnalare, a questo giro, la sigla iniziale, che tra le immagini e la canzone “Stella Breeze” cantata da Luna Haruna fa una più che bella figura.

Per concludere, la seconda stagione di “Saekano” mantiene, in linea di massima, gli stessi pregi e difetti della prima serie. Ad alzare leggermente la mia valutazione contribuisce la seconda parte dell’anime, in cui i vari personaggi riescono a dare il meglio di sé. Voto: 7,5.


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Toshi92

Episodi visti: 11/11+1 --- Voto 5
La prima stagione dell'anime mi aveva abbastanza deluso, il classico harem sentimentale inconcludente, e le scene con loro che creano il gioco inutili. La seconda stagione riconferma il mio parere su "Saenai Heroine no Sodatekata".

In questa seconda serie si cerca, oltre immancabilmente di mandare avanti il progetto del videogioco, di approfondire i vari rapporti tra i personaggi, in special modo la relazione odio/rivalità/rispetto professionale tra Sawamura Eriri e Utaha Kasumigaoka, e la relazione amicizia/amore/partner di lavoro tra Tomoya e Megumi. Quest'ultima regala i due episodi più belli della serie. Nonostante questo, l'anime non riesce a salvarsi dal mio giudizio negativo. Sarò sincero, l'unica cosa che mi poteva interessare un minimo in "Saekano" era l'evolversi della relazione sentimentale del protagonista con Megumi, e con Eriri e Utaha. E da questo punto di vista regala parecchie delusioni, perché l'anime punterà quasi tutta la sua attenzione sulla creazione finale del videogioco e sul futuro della Blessing Software. Ed è qui che casca il proverbiale asino. Perché no, non sono interessato solo al lato commedia romantica dell'anime perché sono un tenerone, ma perché è davvero l'unica cosa genuina che poteva offrire l'anime. Tutte le parti in cui loro creano il videogioco attraverso la sceneggiatura e i disegni sono tutte parti mandate avanti con discorsoni noiosissimi sul superare i propri limiti, credere in sé stessi, lavorare sodo, fare squadra. No, "Saekano" non mi dice niente di interessante sul mondo dei videogiochi, sul mondo degli sceneggiatori di light novel, sul mondo dei disegnatori di doujin, sulla cultura otaku in generale. E potevo anche passarci sopra al fatto che l'anime mi voglia continuamente convincere del fatto che il mondo otaku è bellissimo, che tutto il merchandising dietro un anime fatto di modellini, light novel, videogiochi a tema sia meraviglioso, se fosse riuscito a regalarmi una bella commedia scolastica. Invece no, il protagonista non ha interessi al di fuori della Blessing software.

Come ho detto, ci sono un paio di puntate molto belle con protagonisti Tomoya e Megumi, che purtroppo non porteranno a nulla. Mentre le peggiori sono sicuramente quelle dedicate al rapporto tra Eriri e Utaha, che non fanno altro che offendersi, ma in fondo si rispettano, e così via per intere puntate. Ah, insopportabili tutte le scene in cui un personaggio scoppia a piangere (ho perso il conto di quante volte sia successo). Forse questa seconda stagione è riuscita anche ad essere più brutta della prima, per il fatto di volersi prendere a volte un po' troppo sul serio.