L’ultima fatica di Masaaki Yuasa (Kaiba, Mind Game, The Tatami Galaxy, Ping Pong the Animation, Ride your wave), Inu-Oh, già presentato in anteprima alla scorsa edizione del Far East Film Festival e di recente doppiato e distribuito nelle sale italiane dalla casa editrice Hikari, è una sorprendente fusione di storia, musica, teatro e animazione che trascina lo spettatore in un affascinante viaggio nell'antico Giappone. L'opera, che prende spunto da un saggio storico di Hideo Furukawa, è ispirata a una figura realmente esistita in epoca Muromachi (1336-1573), un popolare interprete e sceneggiatore del teatro Sarugaku Nō di cui si erano perse le tracce nel corso dei secoli.
 
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Epoca Heian (794-1185). Dopo la sanguinosa battaglia tra i clan Genji e Heike per il predominio sul Giappone, i membri sconfitti di quest'ultimo vivono ai margini della società e le loro storie, tramandate dai monaci buddisti suonatori di biwa e dalle rappresentazioni teatrali delle compagnie Nō, si ripetono immutabilmente nel tempo. Due secoli dopo, il giovane pescatore Tomona rimane accecato dall’incantesimo di un artefatto Heike ritrovato in fondo al mare, diventando a sua volta un bonzo suonatore di biwa con un talento straordinario. In uno dei suoi pellegrinaggi Tomona incontra una creatura demoniaca, anch’essa vittima di una maledizione, Inu-oh, dall'aspetto mostruoso ma capace di danzare con un’agilità e una destrezza mai vista prima. I due formeranno un sodalizio in grado di liberare gli spiriti inquieti dei guerrieri Heike caduti in battaglia che forniranno loro tante nuove storie da raccontare. Inizierà così una rivoluzione artistica che rifiuterà i vecchi canoni del repertorio Heike e abbraccerà uno stile fresco e innovativo, almeno fino a quando lo shogun non metterà fine alla radicale riforma.
 

Riconosciuto come uno dei più innovativi registi di animazione del panorama contemporaneo, Masaaki Yuasa ha abituato il suo pubblico ad ardite sperimentazioni già dai tempi di Mind Game e The Tatami Galaxy. Anche in questo caso non delude le aspettative continuando a sfidare le convenzioni del cinema di animazione con una storia audace che conserva intatto il suo tocco visionario e psichedelico. Il film combina in modo efficace la narrazione storica, le coreografie teatrali e le sfavillanti animazioni a base di computer grafica, mentre le scene musicali lunghe e coinvolgenti, catturano la potenza della musica come veicolo di trasformazione e purificazione.

Il risultato è una potente rock opera che rispolvera e rinverdisce una tradizione ricca di illustri predecessori, da Tommy a The Wall, passando per Bohemian Rhapsody. Il tutto reso possibile dall’eccellente lavoro sulla colonna sonora da parte di Otomo Yoshihide, capace di contaminare felicemente la raffinatezza di strumenti tradizionali come il biwa, il taiko e flauto giapponese con il sound ruvido e trascinante del classico organico rock (chitarra/basso/batteria).

Siamo di fronte a un musical dominato dai virtuosismi di Mirai Moriyama, che presta la voce a Tomona, e di Avu-chan, cantante trans leader della band fashion punk Queen Bee, che interpreta Inu-Oh con vertiginosi vocalizzi perfettamente amalgamati alle sequenze animate. Nella soundtrack spiccano i brani originali Burial Mound of Arms, Dragon Commander e The Whale (cantate da Avu-chan) ma soprattutto il tema principale Inu-Oh in tutte le sue varianti (cantate da Mirai Moriyama), oltre ai numerosi estratti di autori anonimi del repertorio tradizionale.  
 


Il racconto viaggia su due binari paralleli alternando il punto di vista di Tomona, musicista cieco tormentato dai fantasmi del passato, e di Inu-Oh, demone deforme che aspira a rapire bambini e compiere altre malefatte, ma che subirà una metamorfosi (fisica e morale) grazie all’incanto della musica e al potere liberatorio della danza. Ma non siamo di fronte a un patetico freak show, i due si rivelano autentici animali da palcoscenico, mettendo in scena una serie di numeri pirotecnici a base di potenti riff di chitarra elettrica/biwa e di mastodontiche scenografie che attirano babeliche folle di fan deliranti, oltre all’invidia delle altre compagnie teatrali depositarie della tradizione. Assistere a una Woodstock nell'antico Giappone o a una recita Nō in stile break dance potrebbe risultare spiazzante e ucronistico, ma ripaga con una spettacolare esperienza audiovisiva.

Il character design originale di Taiyo Matsumoto (Tekkonkinkreet, Ping Pong, Sunny, GoGo Monster) che aveva già collaborato con Yuasa ai tempi di Ping Pong the Animation, mette in mostra il suo tratto spigoloso e stilizzato che dipinge due protagonisti memorabili, vitali ed espressivi. Tomona è un personaggio puro e romantico, sexy proto-rocker che si destreggia come un Jimi Hendrix del biwa, tutto teso nella sua ricerca di una musica nuova che solleciti le corde più profonde dell’anima; la figura di Inu-Oh, provocante e trasgressiva come un giovane Iggy Pop, ne esce come un simbolo della lotta per l'accettazione di ciò che non è conforme, una sorta di messia eccentrico che professa la rivincita dei reietti dalla società. La sua trasformazione attraverso l'arte rappresenta il potere della creatività di superare le barriere sociali e le deformità fisiche, mentre la relazione velatamente queer tra Inu-Oh e Tomona strizza l’occhio ad altre famose coppie rock e celebra il potere della musica di liberare da ogni forma di repressione sessuale.
 


Il film offre anche una riflessione sulla tradizione del teatro Nō e sul suo impatto sulla cultura giapponese. Le scene musicali rimandano all’estetica del Nō, ma allo stesso tempo, si trasformano in una sorta di danza cosmica che sfida e supera la tradizione ieratica e imbalsamata delle liturgie buddiste. L'uso delle maschere Nō, il linguaggio visivo che gioca con le texture e i volumi cambiando continuamente l'equilibrio tra figurativo e astratto, le rappresentazioni iconiche delle battaglie storiche e le scene realizzate nello stile della pittura a inchiostro e delle antiche stampe ukio-e, il tutto contribuisce a creare un’atmosfera rarefatta e coinvolgente.

Lo spirito anarchico e visionario di Inu Oh ricorda quello di film cult come Belladonna of Sadness (1973), per rimanere in Giappone, o Heavy Metal (1981), per citare un caso occidentale: realizzare attraverso l'animazione un sogno radicale di libertà. Si tratta di un'opera che celebra la storia giapponese, il teatro Nō, il rock e la creatività (in tutte le sue forme) come forza primordiale che può cambiare il destino dei personaggi, rievocando l'importanza di abbracciare l'individualità e la libertà espressiva.