Nel corso dell'ultimo weekend di febbraio 2026, il mondo del manga giapponese è stato scosso da uno scandalo di proporzioni significative. Shogakukan, uno dei maggiori editori del Giappone, ha ammesso di aver assunto nuovamente — con un falso nome — un autore manga precedentemente arrestato e condannato per crimini sessuali su una minore. La vicenda ha scatenato una reazione a catena: numerosi autori di punta hanno ritirato le proprie opere dalla piattaforma digitale dell'editore, Manga ONE, in segno di protesta.
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Rifacciamo il punto della situazione.
Shōichi Yamamoto era noto nel settore come autore di Daten Sakusen , serializzato su Manga ONE a partire dal febbraio 2015. Nel febbraio 2020, la serializzazione andò in pausa: l'editore citò ufficialmente "problemi di salute" dell'autore. In realtà, come emerso in seguito, Yamamoto era stato arrestato quell'anno per violazione della legge contro la prostituzione minorile e la pornografia (nella fattispecie, produzione di materiale), era stato sottoposto a procedimento sommario e condannato al pagamento di una multa di 300.000 yen (circa 1.629 euro). La serializzazione fu definitivamente cancellata nell'ottobre 2022.
Ma la storia non finiva lì. Sempre nel 2022, Manga ONE aveva già avviato una nuova serializzazione: Jōjin Kamen, con i testi firmati da un certo Ichiro Hajime e i disegni di Eri Tsuruyoshi. Hajime altri non era che lo stesso Shōichi Yamamoto, sotto pseudonimo. Il primo volume era stato pubblicato nell'aprile 2023; il dodicesimo volume era uscito il 19 febbraio 2026 — pochi giorni prima dello scoppio dello scandalo pubblico.
I dettagli della causa civile: una storia di abusi prolungati
Quello che ha trasformato la vicenda da caso editoriale a scandalo nazionale è stata la sentenza civile emessa dal Tribunale distrettuale di Sapporo il 20 febbraio 2026. Il tribunale ha condannato Yamamoto a risarcire con 11 milioni di yen (circa 59.730,00 euro) una donna che, quando era adolescente, era stata sua allieva in una scuola superiore a distanza di Sapporo dove lui insegnava arte come docente a tempo parziale.
Secondo quanto riportato dal sito di informazione giuridica Bengoshi Dot Com e dal quotidiano economico Ashita no Keizai Shimbun, i documenti processuali descrivono una serie di abusi sistematici: quando la vittima aveva 15 anni, Yamamoto l'aveva baciata e toccata fisicamente all'interno di un'automobile; a 16 anni, l'aveva invitata in un hotel e l'aveva stuprata, instaurando poi una relazione che è continuata per diverso tempo. Gli atti abusivi erano proseguiti anche dopo il compimento dei 18 anni e il diploma della vittima.
La causa ha portato alla luce ulteriori dettagli agghiaccianti: Yamamoto avrebbe costretto la vittima a compiere diversi atti degradanti che preferiamo non elencare. Secondo la ricostruzione processuale, la vittima dichiarò di non aver avuto altra scelta che sottostare alle richieste, temendo le conseguenze per la propria carriera scolastica e per la propria incolumità quando si trovava sola con lui in una stanza chiusa a chiave.
La vittima è stata successivamente diagnosticata con disturbo da stress post-traumatico grave e disturbo dissociativo dell'identità.
La donna aveva citato in giudizio sia Yamamoto che l'istituto scolastico, chiedendo 19,8 milioni di yen. Il tribunale ha accolto le richieste solo nei confronti di Yamamoto — riducendo l'importo a 11 milioni — e ha respinto il caso contro la scuola. Yamamoto aveva sostenuto in udienza che gli atti fossero consensuali e che la causa dovesse essere archiviata in quanto era già stato raggiunto un accordo stragiudiziale per 1,5 milioni di yen. Il tribunale ha tuttavia stabilito che tale accordo non era mai stato concluso, poiché la vittima non aveva mai firmato il contratto definitivo.

Il ruolo oscuro della redazione: tra insabbiamento e accordi non firmati
Un elemento particolarmente grave emerso nelle indagini riguarda il coinvolgimento diretto di un redattore di Manga ONE nelle trattative di conciliazione tra Yamamoto e la sua vittima. Secondo quanto riportato dal Mainichi Shimbun, nel maggio 2021 il redattore era entrato in una chat di gruppo sull'app di messaggistica LINE — su richiesta di entrambe le parti — e aveva proposto come condizione dell'accordo stragiudiziale la non divulgazione dei fatti da parte della vittima, oltre a un pagamento di 1,5 milioni di yen. La vittima aveva rifiutato queste condizioni.
L'agenzia di stampa Kyodo ha riferito che il redattore aveva anche consigliato che i documenti notarili dell'accordo includessero la clausola che impediva alla vittima di rendere pubblica la vicenda. Nella sua dichiarazione ufficiale, la redazione di Manga ONE ha ammesso che il suo approccio alla situazione era stato "inappropriato" e che non era pienamente consapevole della gravità del caso civile, né aveva disposto di informazioni sufficienti. Ha tuttavia sottolineato che la redazione come organizzazione non aveva avuto l'intenzione di interferire nella causa.
L'avvocata della vittima, Hiroko Kotake, ha dichiarato al Mainichi: "Indipendentemente da quanto l'editore e il redattore sapessero della gravità del crimine, dovrebbero essere ritenuti socialmente responsabili."
Il ritorno dello sceneggiatore di Act-Age
Parallelamente alla vicenda Jōjin Kamen, è emerso un secondo caso che ha complicato ulteriormente la posizione di Shogakukan. L'autore dei testi del manga Act-Age , già pubblicato su Weekly Shōnen Jump — manga sospeso nel 2020 dopo che il suo sceneggiatore Tatsuya Matsuki era stato arrestato per violenza sessuale aggravata — risultava essere uno degli autori attivi su Manga ONE con un nuovo pseudonimo: Itsuki Yatsuha, autore della serie Seisō no Shinrishi .

Matsuki era stato condannato nel 2020 a un anno e sei mesi di reclusione con sospensione condizionale per tre anni. La redazione di Manga ONE ha dichiarato di aver contattato Matsuki nell'agosto 2024 e di averlo ingaggiato per la nuova serie dopo aver verificato la definitività della sentenza, la scadenza della libertà vigilata e il percorso di recupero psicologico compiuto dall'autore. Il cambio di nome era stato motivato, secondo la redazione, dalla volontà di evitare che la vittima rievocasse il trauma associato al vecchio pseudonimo.
La redazione ha dichiarato che la disegnatrice della serie era stata informata del passato dell'autore e aveva accettato l'incarico convinta del valore dell'opera. Tuttavia, di fronte alle polemiche esplose, Manga ONE ha sospeso gli aggiornamenti di Seisō no Shinrishi nell'attesa delle conclusioni della commissione di indagine.
Le scuse e la commissione di indagine
Il 27 febbraio 2026, la redazione di Manga ONE ha pubblicato una prima dichiarazione e scuse, ampiamente criticate per la loro vaghezza e per la mancanza di informazioni concrete su come e perché Yamamoto fosse stato riassunto.
Il 28 febbraio, Shogakukan ha pubblicato una seconda dichiarazione più dettagliata, annunciando la sospensione della distribuzione digitale di Jōjin Kamen e il blocco delle spedizioni dei volumi fisici. L'editore ha riconosciuto la vicenda come "un grave incidente di cui l'azienda porta la responsabilità gestionale e di supervisione, riflettendo una mancanza di consapevolezza in materia di diritti umani e conformità." Ha inoltre annunciato l'istituzione di una commissione di indagine composta da avvocati e soggetti terzi, con il mandato di:
- ricostruire i fatti relativi alla cancellazione di Daten Sakusen e all'avvio di Jōjin Kamen;
- chiarire le modalità e le ragioni dell'ingaggio di Yamamoto sotto pseudonimo;
- esaminare il coinvolgimento del redattore nelle trattative stragiudiziali;
- valutare i processi di selezione degli autori e la cultura editoriale della redazione in materia di diritti umani;
- formulare raccomandazioni per prevenire il ripetersi di simili situazioni.
Shogakukan ha dichiarato che "avrebbe dovuto considerare in primo luogo i sentimenti della vittima."
La reazione del settore: boicottaggio e ritiro delle opere
La risposta della comunità dei mangaka è stata rapida e intensa. Eri Tsuruyoshi, la disegnatrice di Jōjin Kamen, ha dichiarato pubblicamente su X di non essere mai stata informata del passato di Yamamoto e di aver appreso la notizia dai media. Ha spiegato di aver incontrato Yamamoto di persona una sola volta e di aver avuto tutti gli altri contatti tramite il redattore "Narita", e ha espresso il proprio dispiacere per le vittime.
Numerosi autori che pubblicano su Manga ONE hanno annunciato il ritiro delle proprie opere dalla piattaforma. Tra i nomi di maggiore richiamo figurano:
- Rumiko Takahashi (Ranma ½, Inuyasha)
- Kanehito Yamada (Frieren - Oltre la fine del viaggio )
- Ryūhei Tamura (Cosmos)
- Ai Minase, che ha chiesto la rimozione dei propri lavori
- Minoru Takeyoshi, che ha sospeso la pubblicazione di Shokubutsu Byōrigaku wa Ashita no Kimi o Negau
- Konomi Wagata (Neko, hajimemashita: Nyantomo Ki ni naru Nyao ), che ha sospeso la pubblicazione per ragioni personali
- Miko Mitsuki, che ha annunciato la rimozione dei propri manga dalla piattaforma
Anche ONE, l'autore di One-Punch Man e Mob Psycho 100 — quest'ultimo pubblicato proprio da Shogakukan — ha espresso pubblicamente la propria critica. Molti degli autori che si sono espressi hanno invitato i lettori a seguire le loro opere su altre piattaforme o riviste.
Una vicenda che solleva domande più ampie
Al di là dei singoli protagonisti, lo scandalo tocca questioni di portata più ampia: come vengono gestiti, nel settore dell'editoria manga, i casi di autori che hanno commesso reati gravi? Qual è la responsabilità degli editori verso le vittime? E quanto spazio esiste, in una cultura che valorizza la produttività creativa, per una riflessione seria sui diritti umani?
La commissione di indagine di Shogakukan, se condurrà il proprio lavoro con trasparenza, potrebbe offrire risposte a queste domande — e, forse, stabilire un precedente per l'intero settore.
Fonte: shogakukan.co.jp, ANN
Shueisha e Shogakukan sono aziende strettamente legate, costretto alla chiusura della serie sulla prima l'autore è stato poi ripreso sulla seconda. La cosa che più mi fa specie oltre all'atto in se e alla decisione di tenerlo segreto piuttosto che essere trasparenti mettendo il pubblico al corrente della sua identità è che l'attuale serie della disegnatrice di Act-age, Ichi the Witch, è iniziata su Jump dopo che Matsuki era già stato riassunto. Ovviamente sarà stato tenuto segreto anche a lei che era un'altra vittima della situazione.
Viviamo in una società profondamente corrotta e marcia.
Sì ma tenendolo nascosto dimostra dinamiche poco chiare, ovviamente se uno sconta la sua pena e dimostra miglioramenti psicologici ha anche diritto ad una seconda chance, ma comportarsi in questa maniera è decisamente dannoso. Che la disegnatrice di Act age ora lavori su Ichi the witch va più che bene, lei è sempre stata innocente.
Qui si tratta esattamente di quella esatta tipologia di persona e non è una cosa che la riabilitazione può curare con queste tempistiche.
Poi che chi lavora per entità del Gruppo Hitotsubashi tenda a rimbalzare da un'azienda all'altra è una cosa che si sa da decenni.
Per quanto riguarda il mangaka di Act Age, invece, questo suo ripescaggio da parte di Shogakukan arriva in un momento assai spinoso, quindi hanno fatto bene a sospendere il tutto.
A proposito degli ex detenuti e alla loro possibilità di redimersi, in questi giorni ho fatto una riflessione, stimolata dai vostri commenti. Una persona che ha sbagliato e che ha pagato per i suoi errori ha tutto il diritto di "ricominciare", pur non potendo cancellare il male che ha fatto.
Noto tuttavia che, per i colpevoli di reati sessuali e di pedofilia, la situazione è più complessa. Ad esempio, mentre un condannato per rapina può, una volta uscito di prigione, cambiare vita e assumere una condotta corretta, un colpevole di violenza sessuale è più portato a ripetere ciò che ha commesso, una volta libero, perchè il suo comportamento è spesso dettato da una parafilia, da un disturbo del comportamento sessuale. Magari sarebbe necessario un supporto serio da parte di psicologi e sessuologi, ma non è semplice. Ed è questo che rende i reati sessuali particolarmente odiosi alla società.
Resta però l'evidente disonestà di farlo tornare con unnaltro nome, sarebbe stato meglio delle scuse ed essere onesti dal principio.
Praticamente quasi tutti i Big mangaka, qua c'è il rischio che una rivista(storica) chiude bottega.
Appunto quella m**** u***a di Matsuki ha trovato il modo di rientrare causa agganci ed è tipo una completa scorreggia rispetto ad altri nomi che hanno fatto anche di peggio e in un contesto "produttivo" analogo
MA PER PIACERE
Credo fermamente nella possibilità di riabilitazione, ed ovviamente una persona deve pur lavorare e mantenersi.
Ma nel caso specifico, il problema alla base della sospensione era dovuto al fatto che una persona indagata e condannata per reati contro minorenni contribuisse alla produzione di opere rivolte ad un pubblico adolescenziale. Non è che lavora in una catena di montaggio.
Potevo capire se però, dopo un certo periodo da artista indipendente, avesse di nuovo attirato l'interesse con qualche opera... Magari un nuovo redattore poteva considerarla una storia vecchia e non averne consapevolezza...
MA SE LO SONO PURE ANDATI A CERCARE CON COGNIZIONE DI CAUSA?!
Se non fosseri stati ESTREMAMENTE CONSAPEVOLI dell'innapropriatezza del tutto non avrebbero mai nascosto il suo nome. Al di là della cattiva pubblicità.
Voleva redimersi? Che lo faccia alla luce del sole, senza diventare una bomba umana per tutte le persone che lavorano nel medesimo ambiente e che di riflesso si prendono gli schizzi di mer*a quando la cosa inevitabilmente esplode
Un caso è un inciampo, due sono un progetto.
Inoltre
Ma è un unico redattore che ha fatto questa roba? Cos'è questa assurdità? Oppure è un'intera associazione che va a pescare gli autori nei tribunali?
E in ultimo
Una aveva il diritto di essere avvertita e l'altra no? Due pesi e due misure? La carriera di una non contava quanto quella dell'altra?
Una era meno minorenne e quindi meno in pericolo?
RIDICOLI
Fierissima della Takahashi e degli altri autori che si sono fatti sentire. Questi devono volare tutti dalla finestra
Non un caso, ma due!
Hanno fatto bene gli autori a reagire e a far togliere le proprie opere.
Ma stiamo scherzando, la situazione per Shogakukan si fa sempre più grave.
Sono passati dalla parte del torto nell'istante in cui hanno deciso di ripubblicare Matsuki sotto diverso pseudonimo, o di farlo senza chiarire al pubblico chi fosse. Io lettore ho il diritto di sapere chi sta scrivendo un manga se ha trascorsi del genere. Immagina se una delle sue vittime inavvertitamente stesse comprando il suo nuovo manga.
Non ho detto che non gli avrebbero dovuto permettere di tornare, ho detto che sarebbero dovuti essere trasparenti sulla sua identità. Nascondendola e saltando fuori forzatamente in queste circostanze è inevitabile che la reazione del pubblico sia negativa.
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