Che l'anime di Chainsmoker Cat fosse destinato a far discutere lo avevamo già capito quando le accese polemiche del pubblico giapponese erano finite fino sul tavolo della BPO. A quanto pare, però, i vizi della gatta fumatrice targata Bibury Animation Studio non stanno creando grattacapi solo in patria: la serie è infatti appena finita nel mirino delle autorità estere, facendo scattare un vero e proprio blocco amministrativo per violazione delle norme sulla pubblicità dei prodotti da fumo.

Secondo quanto riportato da Hong Kong Business Solution, la piattaforma di streaming taiwanese Animation Crazy ha infatti sospeso la distribuzione ufficiale ad Hong Kong dell'anime Chainsmoker Cat (Yani Neko), trasposizione del manga di Nyan Nyan Factory, disponibile su Netflix dallo scorso luglio. La decisione è giunta a seguito di una segnalazione da parte del Dipartimento della Salute di Hong Kong, che ha evidenziato come la serie violi le normative locali vigenti sul divieto di pubblicità online per i prodotti da fumo. Il dipartimento avrebbe notificato la violazione ad Animation Crazy lo scorso 17 agosto, portando all'immediata sospensione dello streaming il giorno stesso. Il nodo della questione non risiederebbe tanto nella rappresentazione del fumo in sé, quanto piuttosto nella comparsa di veri e propri marchi di sigarette realmente esistenti, come le giapponesi Mevius. In base alle normative di Hong Kong infatti, un contenuto può incorrere nel divieto di trasmissione qualora venga ritenuto un mezzo per promuovere o incentivare oggettivamente il consumo di tabacco, a prescindere dal fatto che il produttore coinvolto abbia o meno sponsorizzato la serie.
Al momento però, il catalogo di Netflix ad Hong Kong non sembra essere stato intaccato, e la serie risulta ancora accessibile sulla piattaforma. Tuttavia, il dipartimento ha dichiarato al South China Morning Post di aver già diffidato due piattaforme di streaming online, ordinando loro di cessare immediatamente la distribuzione dei contenuti ritenuti problematici.

Sulla stessa scia si è mossa anche Medialink Entertainment, tra i principali distributori di anime nel mercato asiatico. La società non si è limitata ad oscurare la serie ad solamente a Hong Kong, ma ha rimosso Chainsmoker Cat dal catalogo della propria piattaforma Ani-One Asia in tutte le regioni in cui opera, compreso il Sud-est asiatico. Nel comunicato diffuso dal servizio, la rimozione viene giustificata con la necessità di "adeguarsi alle normative governative locali nei mercati di riferimento". La questione rischia peraltro di allargarsi ulteriormente a Taiwan. Sulla vicenda è infatti intervenuta anche Lo Su-ying, responsabile della divisione per il controllo del tabacco presso l'Amministrazione per la Promozione della Salute del governo taiwanese. La funzionaria ha dichiarato che le immagini dell'anime potrebbero violare il Tobacco Hazards Prevention Act, la normativa locale che vieta tassativamente la promozione dei prodotti del tabacco attraverso televisione, cinema, internet e altri mezzi di comunicazione.
Inoltre, l'account X ufficiale della serie ha annunciato che il nono episodio dell'anime subirà uno slittamento e non andrà in onda prima del 2 settembre, sostituito la prossima settimana da uno speciale che vedrà coinvolto il cast. Il comunicato non specifica tuttavia se questo rinvio sia in qualche modo legato alle recenti rimozioni dalle piattaforme estere.
Nel frattempo, come vi abbiamo accennato a inizio articolo e approfondito già in questa news, l'anime della gatta fumatrice ha sollevato polemiche anche in patria: la BPO (l'organo di vigilanza etica sulla radiodiffusione televisiva giapponese) ha recentemente esaminato i contenuti della serie a seguito delle proteste del pubblico, infastidito dalla "rappresentazione del fumo e dell'auto-iniezione di sostanze simili a stupefacenti". Sebbene l'opera sia stata infine fatta rientrare nei limiti della libertà di espressione artistica, la serie sembra comunque rimanere "sotto osservazione speciale" a causa delle sue tematiche provocatorie.

Secondo quanto riportato da Hong Kong Business Solution, la piattaforma di streaming taiwanese Animation Crazy ha infatti sospeso la distribuzione ufficiale ad Hong Kong dell'anime Chainsmoker Cat (Yani Neko), trasposizione del manga di Nyan Nyan Factory, disponibile su Netflix dallo scorso luglio. La decisione è giunta a seguito di una segnalazione da parte del Dipartimento della Salute di Hong Kong, che ha evidenziato come la serie violi le normative locali vigenti sul divieto di pubblicità online per i prodotti da fumo. Il dipartimento avrebbe notificato la violazione ad Animation Crazy lo scorso 17 agosto, portando all'immediata sospensione dello streaming il giorno stesso. Il nodo della questione non risiederebbe tanto nella rappresentazione del fumo in sé, quanto piuttosto nella comparsa di veri e propri marchi di sigarette realmente esistenti, come le giapponesi Mevius. In base alle normative di Hong Kong infatti, un contenuto può incorrere nel divieto di trasmissione qualora venga ritenuto un mezzo per promuovere o incentivare oggettivamente il consumo di tabacco, a prescindere dal fatto che il produttore coinvolto abbia o meno sponsorizzato la serie.
Al momento però, il catalogo di Netflix ad Hong Kong non sembra essere stato intaccato, e la serie risulta ancora accessibile sulla piattaforma. Tuttavia, il dipartimento ha dichiarato al South China Morning Post di aver già diffidato due piattaforme di streaming online, ordinando loro di cessare immediatamente la distribuzione dei contenuti ritenuti problematici.

Sulla stessa scia si è mossa anche Medialink Entertainment, tra i principali distributori di anime nel mercato asiatico. La società non si è limitata ad oscurare la serie ad solamente a Hong Kong, ma ha rimosso Chainsmoker Cat dal catalogo della propria piattaforma Ani-One Asia in tutte le regioni in cui opera, compreso il Sud-est asiatico. Nel comunicato diffuso dal servizio, la rimozione viene giustificata con la necessità di "adeguarsi alle normative governative locali nei mercati di riferimento". La questione rischia peraltro di allargarsi ulteriormente a Taiwan. Sulla vicenda è infatti intervenuta anche Lo Su-ying, responsabile della divisione per il controllo del tabacco presso l'Amministrazione per la Promozione della Salute del governo taiwanese. La funzionaria ha dichiarato che le immagini dell'anime potrebbero violare il Tobacco Hazards Prevention Act, la normativa locale che vieta tassativamente la promozione dei prodotti del tabacco attraverso televisione, cinema, internet e altri mezzi di comunicazione.
Inoltre, l'account X ufficiale della serie ha annunciato che il nono episodio dell'anime subirà uno slittamento e non andrà in onda prima del 2 settembre, sostituito la prossima settimana da uno speciale che vedrà coinvolto il cast. Il comunicato non specifica tuttavia se questo rinvio sia in qualche modo legato alle recenti rimozioni dalle piattaforme estere.
Nel frattempo, come vi abbiamo accennato a inizio articolo e approfondito già in questa news, l'anime della gatta fumatrice ha sollevato polemiche anche in patria: la BPO (l'organo di vigilanza etica sulla radiodiffusione televisiva giapponese) ha recentemente esaminato i contenuti della serie a seguito delle proteste del pubblico, infastidito dalla "rappresentazione del fumo e dell'auto-iniezione di sostanze simili a stupefacenti". Sebbene l'opera sia stata infine fatta rientrare nei limiti della libertà di espressione artistica, la serie sembra comunque rimanere "sotto osservazione speciale" a causa delle sue tematiche provocatorie.
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Potrebbe non essere l'unico motivo per cui l'abbiano fatto, ma lo stop allo streaming non ha veramente senso
Un motivo lo dovevano pur sempre trovare
Senza contare che, com'è stato detto da altri, questo anime fa di tutto tranne che promuovere il tabacco. Che diamine dopo solo il primo episodio sentivo nelle narici un'odore di unto e sigarette come non ne sentivo da anni... altro che promuovere, forse il contrario.
Che poi dare la colpa ad un anime perché viene trattato il tema delle dipendenze è come dare la colpa ai videogiochi perché fanno diventare violenti i bambi... ah... già ci hanno pensato a quello...
Con tutto il rispetto, non condivido proprio l'idea di dover aggiungere un disclaimer ogni volta che un'opera rappresenta qualcosa di potenzialmente dannoso. Se adottassimo questo principio, dovremmo mettere avvertimenti praticamente all'inizio di qualsiasi film, serie, videogioco o libro: alcol, fumo, violenza, gioco d'azzardo, droghe, sesso, e così via. Per non contare, poi, il fatto che il target quando si tratta di questi temi è già bello che maturo. Rappresentare qualcosa non vuol dire promuoverla e, se eventualmente qualcuno dovesse essere influenzato a fumare, non penso che la presenza di un disclaimer di pochi secondi cambierebbe realmente le cose e lo farebbe indietreggiare.
Per risolvere potrebbero chiamare quelli che all'epoca dotarono Sanji di una fornitura a vita di lecca-lecca
Premessa: Sono d'accordo e condivido la maggioranza degli stessi.
Domanda: Perchè a commentare questa notizia ci si concentra su bigottismo e affini(giustamente)?
La notizia parla esplicitamente che in questo caso il "problema" sarebbe non tanto il fumo ma i marchi presenti nell'anime.
Si, probabilmente è una scusa e boiata per censurarlo, ma fino a prova contraria per una volta pare centrare più la legge/buracrazia che il bigottismo.
Domanda2: Siccome mi pare un pò troppo esagerato trattare un'opera di fantasia come un anime al pari di uno spottone pubblicitario reale, per curiosità...negli sport in cui vengono sponsorizzate sigarette tipo Malboro o affini, chi li sponsorizza(squadre, scudrrie, atleti...) vengono solitamente "bloccati" o le loro performance censurate?
Oppure in quel caso girano abbastanza soldi e poteri da annullare gli effetti delle leggi sulla pubblicizzazione di tabacco e affini?
Un anime con la parola "Chainsmoker" nel titolo probabilmente tratterà l'argomento del fumo e magari un minimo di accortezza prima di acquisirne i diritti.
Ma questo non lo devi dire all'estremo oriente, che non fanno guerre da decenni.
Indovina dove, invece, non hanno imparato niente dalla passiva ripetizione del male, però pensano di fare la "lezioncina" ad altri a suon di bombe.
Dovrebbero vedere i prodotti prima di vietarli.
Ma mettere dei marchi fittizi o un generico "tabacco" no?
A proposito, com'è in Italia la situazione riguardo la pubblicità occulta?
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