Il mondo dell'arte perde una delle sue voci più originali e irripetibili. Yayoi Kusama, artista giapponese nata a Matsumoto il 22 marzo 1929, è scomparsa nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2026 in un ospedale di Tokyo all'età di 97 anni. A dare la notizia sono stati la fondazione che porta il suo nome e il museo di Tokyo dedicato alle sue opere. Con lei se ne va una delle ultime grandi protagoniste dell'avanguardia del secondo dopoguerra, colei che forse più di ogni altra ha saputo trasformare il dolore interiore in un linguaggio visivo capace di parlare a milioni di persone in tutto il mondo.
Japanese artist Yayoi Kusama, famous for covering her colorful installation designs with polka dots, has died at 97. https://t.co/mJY4tG8Fnc pic.twitter.com/5IzUhc2h1i
— CNN (@CNN) August 27, 2026
Kusama era cresciuta in una famiglia dell'alta società giapponese, ma fin dall'infanzia aveva vissuto allucinazioni visive e uditive, percependo aure intorno agli oggetti e sentendo parlare gli animali. La sua risposta era stata l'arte: con una semplice matita aveva iniziato a riprodurre il mondo delle sue visioni, trovando nell'atto del disegnare un antidoto al caos interiore. Contrastata dalla famiglia, era riuscita a studiare per un anno alla City Specialist School of Arts di Kyoto, prima di prendere la decisione che avrebbe cambiato la sua vita: lasciare il Giappone. Nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti, prima a Seattle poi a New York, dove attraversò anni di grande difficoltà economica prima di imporsi sulla scena dell'avanguardia newyorkese, diventando una figura centrale accanto a nomi come Donald Judd, Claes Oldenburg e Andy Warhol.
Il suo linguaggio visivo era dominato da due elementi ossessivi e inconfondibili: i pois e le forme falliche, entrambe espressioni di una psiche che cercava nell'arte una forma di controllo e liberazione. Le sue opere più celebri degli anni Sessanta includevano installazioni come Infinity Mirror Room, in cui il corpo umano veniva frammentato e moltiplicato all'infinito attraverso superfici specchianti, e performance audaci in cui ricopriva di puntini i corpi nudi dei partecipanti, trasformandoli in elementi stessi dell'opera. Nel 1966, senza nessun invito ufficiale, si presentò alla Biennale di Venezia e gettò 1.500 sfere galleggianti nei canali della città nell'ambito dell'opera Giardino dei Narcisi, in uno degli atti più provocatori e memorabili della storia dell'arte contemporanea.
Yayoi Kusama, the acclaimed Japanese avant-garde artist who transformed her hallucinations into works that ranged from vibrant dot-covered paintings and pumpkin sculptures to infinity mirror room installations, has died at the age of 97 https://t.co/uP7H3zReJp pic.twitter.com/aoWwknEpea
— Reuters (@Reuters) August 27, 2026
Nel 1973 tornò in Giappone, e dal 1977 scelse volontariamente di vivere in un ospedale psichiatrico di Tokyo, da cui ogni giorno si recava nel suo atelier di fronte alla struttura per dipingere, senza mai smettere di lavorare. Da quella apparente clausura continuò a produrre, a scrivere poesia e narrativa surrealista, e a stringere collaborazioni con brand internazionali come Louis Vuitton e Lancôme. Nel 2017 fu inaugurato a Tokyo il Yayoi Kusama Museum, cinque piani di esposizioni permanenti e temporanee nel quartiere di Shinjuku, a poca distanza dal suo studio e dall'ospedale dove risiedeva.
Negli ultimi anni le sue Infinity Mirror Rooms erano diventate un fenomeno globale anche sui social media, portando la sua arte a generazioni di pubblico completamente nuove. Nel 2024 aveva ricevuto l'Ordine della Cultura, la massima onorificenza conferita dal governo giapponese per il contributo eccezionale allo sviluppo culturale del paese.
Per noi di AnimeClick, il nome di Yayoi Kusama evoca un ricordo molto preciso e particolarmente caro: durante uno dei nostri viaggi in Giappone avevamo fatto tappa a Naoshima, la piccola isola del Mar Interno di Seto diventata nel tempo una delle capitali mondiali dell'arte contemporanea grazie al Benesse Art Site. Proprio lì, sull'isola che il presidente della Benesse Soichiro Fukutake aveva scelto come sede della sua collezione d'arte collaborando con l'architetto Tadao Ando, le zucche a pois di Kusama sono diventate il simbolo per eccellenza del luogo: una rossa a pois neri a Miyanoura e una gialla collocata direttamente sulla riva del mare, a volte sommersa dall'alta marea, a volte emergente come un miraggio colorato. Vederle dal vivo, in quella cornice di natura e silenzio, era stata un'esperienza che difficilmente si dimentica, e ci aveva fatto capire meglio di qualsiasi spiegazione critica perché le opere di Kusama abbiano il potere di colpire chiunque, appassionato d'arte o meno.

Le sue creazioni continuano a vivere in quell'isola, nei musei di tutto il mondo, nelle stanze degli specchi infiniti che continuano ad accogliere visitatori in coda per settimane. Un'artista che ha trasformato le proprie ossessioni in poesia visiva, e che resterà immortale proprio come i pois con cui ha riempito il mondo.

E' stata un'artista unica e fuori da ogni schema
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.