Quando si parla di esperienze cooperative, la differenza tra un gioco semplicemente affrontabile in compagnia e uno costruito realmente attorno alla collaborazione è sostanziale. Nel secondo caso, infatti, non basta mettere due giocatori nello stesso ambiente: è necessario creare situazioni nelle quali le azioni di entrambi siano indispensabili per procedere. Tra gli esempi più celebri troviamo i giochi sviluppati da Hazelight Studios, il team dietro titoli come It Takes Two e Split Fiction. Anche Orbitals, la nuova esclusiva per Nintendo Switch 2, parte proprio da questo presupposto, costruendo un'avventura esclusivamente cooperativa nella quale i due giocatori devono comunicare e sfruttare strumenti differenti per superare gli ostacoli che incontreranno durante il loro viaggio. A sostenere questa struttura troviamo una direzione artistica che guarda con evidente passione all'animazione giapponese degli anni '80 e '90, riprendendone estetica, atmosfere e linguaggio visivo attraverso un lavoro produttivo particolarmente curato. Se sotto questo aspetto Shapefarm centra pienamente il proprio obiettivo, è soprattutto nella varietà e nella qualità dei puzzle che l'esperienza riesce a dare il meglio di sé. Non tutto è però altrettanto riuscito: alcune sezioni di combattimento nello spazio risultano meno convincenti e la storia, per quanto interessante, avrebbe avuto bisogno di maggiore spazio per sviluppare pienamente i propri elementi. Orbitals è un'avventura cooperativa che valorizza la collaborazione attraverso puzzle ben strutturati e una direzione artistica affascinante, ma la durata troppo contenuta e alcune sezioni meno riuscite ne limitano il potenziale.

Una galassia dopo la Tempesta
La storia di Orbitals è ambientata sedici anni dopo la Tempesta, una misteriosa calamità che ha sconvolto la galassia e lasciato pochissimi superstiti. I due protagonisti, Maki e Omura, sono cresciuti a bordo di una stazione spaziale insieme a un piccolo gruppo di persone: quando la Tempesta sconvolse la galassia erano ancora neonati e fu un giovane Togen a salvarli. Per loro la stazione non rappresenta quindi soltanto un rifugio, ma l'unica casa che abbiano mai conosciuto e l'equipaggio una vera e propria famiglia, nella quale trovano posto anche figure come l'anziana Kinakoko, oltre al curioso animaletto Hiroto, dall'aspetto simile a un gatto.
L'avventura prende il via quando, su richiesta di Togen, Maki e Omura si mettono alla ricerca di tre Cassette Reattive, necessarie per alimentare gli scudi della stazione e proteggerla dalla Tempesta. Il viaggio li porterà su diversi pianeti e strutture abbandonate, permettendo ai due protagonisti di confrontarsi progressivamente con una realtà ben più complessa di quella che avevano sempre conosciuto. Tra gli incontri più significativi figurano anche Jaga e il piccolo Imo, la cui presenza contribuisce ad ampliare ulteriormente le domande sul destino degli altri sopravvissuti nella galassia.
Le premesse sono interessanti e il gioco riesce a costruire una discreta curiosità attorno alla Tempesta e al passato dei personaggi, soprattutto perché il viaggio di Maki e Omura non si limita alla ricerca delle Cassette Reattive, ma li porta gradualmente a mettere in discussione le certezze sulle quali hanno costruito la propria vita. Il problema è che la storia avrebbe avuto bisogno di più tempo per respirare. La durata di circa cinque ore permette all'avventura di mantenere un ritmo sostenuto, ma allo stesso tempo comprime diversi elementi narrativi che avrebbero meritato un maggiore approfondimento. Alcuni personaggi rimangono così sullo sfondo e determinate questioni legate al mondo di gioco vengono appena accennate, lasciando la sensazione che dietro ciò che viene raccontato ci sia una storia molto più ampia di quella effettivamente mostrata. La vicenda riesce comunque a regalare alcuni momenti emotivamente riusciti, ma è proprio la sua brevità a impedirle di sviluppare fino in fondo le proprie potenzialità.

Due giocatori, un solo viaggio
Il vero cuore di Orbitals è rappresentato dai suoi puzzle, costruiti attorno alla necessità di collaborare costantemente con il proprio compagno. Maki e Omura dispongono infatti di strumenti differenti, ciascuno dei quali può essere utilizzato in più situazioni, e la loro combinazione diventa fondamentale per superare gli ostacoli. Il gioco non si limita quindi a chiedere ai due giocatori di svolgere contemporaneamente la stessa attività, ma costruisce spesso situazioni nelle quali è necessario dividersi, comunicare e comprendere ciò che sta facendo l'altro. Già nelle prime fasi, per esempio, i due devono separarsi per trasportare e alimentare un piccolo robot di tipo CH1B1 dotato della chiave di sblocco per proseguire, utilizzando da una parte lo strumento necessario a trasportarlo e dall'altra un dispositivo che genera un raggio di energia, che deve attraversare uno scudo per poterlo alimentare. La varietà degli enigmi è uno degli aspetti più riusciti dell'esperienza. Gli strumenti vengono integrati negli ambienti in maniera creativa e possono essere sfruttati per risolvere situazioni molto diverse tra loro: in una sezione, per esempio, uno dei giocatori deve utilizzare un dispositivo capace di rilasciare acqua per permettere al compagno di attraversare una zona ricoperta dalla lava; in un'altra sezione, bisogna utilizzare un dispositivo dotato di una corda per tirare particolari piante e posizionarle in punti precisi dell'ambiente, trasformandole in piattaforme che consentono all'altro giocatore di proseguire; oppure in un'altra sezione ancora dobbiamo utilizzare lo stesso dispositivo per tirare fuori delle piattaforme metalliche, per permettere al nostro compagno di proseguire. Anche nello spazio il principio rimane lo stesso, grazie all'utilizzo dei missili energetici dell'astronave, che servono per alimentare generatori o distruggere barriere energetiche e di un dispositivo capace di generare raffiche di vento, utile per spostare detriti e altri oggetti. Sono soltanto alcuni esempi di una varietà che continua a rinnovarsi per tutta l'avventura e che rende la risoluzione degli enigmi soddisfacente proprio perché richiede una reale collaborazione, anziché limitarsi a una semplice divisione dei compiti.
A questa varietà si aggiungono diverse tipologie di situazioni, dalle sezioni platform ai puzzle basati sul tempismo, passando per momenti nei quali è necessario premere i comandi corretti a tempo su una console e altre sequenze che trasformano temporaneamente l'esperienza in un rhythm game. Anche i cambi di prospettiva contribuiscono a mantenere fresco il viaggio, con il passaggio tra sezioni in 3D, 2D, 2.5D e con visuale dall'alto. Il gioco riesce così a evitare che una singola meccanica venga trascinata oltre il necessario, introducendo continuamente nuove variazioni senza perdere di vista il proprio nucleo cooperativo. Considerata la durata contenuta, questa scelta si rivela particolarmente efficace in questo caso: l'avventura termina prima che la formula abbia modo di diventare realmente ripetitiva. Il discorso cambia durante le sezioni dedicate ai combattimenti nello spazio, nelle quali un giocatore deve occuparsi del pilotaggio della nave e delle manovre evasive, mentre l'altro controlla la mitragliatrice e deve concentrarsi sull'eliminazione dei nemici. L'idea è coerente con la filosofia cooperativa del resto dell'esperienza, ma la sua applicazione risulta meno raffinata. Coordinare contemporaneamente movimento e attacco può diventare piuttosto complicato, rendendo alcuni scontri caotici e poco leggibili, soprattutto durante i pochi combattimenti contro i boss. Fortunatamente queste sezioni sono limitate e non compromettono la bontà del sistema nel suo complesso, ma rappresentano il punto in cui la cooperazione risulta meno naturale rispetto a quanto accade con i puzzle.
Tra un viaggio e l'altro è inoltre possibile tornare sulla stazione, dove sono presenti alcune interazioni divertenti con l'equipaggio e altri personaggi, oppure prendersi una pausa dalle avventure spaziali giocando ai diversi minigiochi disponibili sulla nave di Maki e Omura. Questi ultimi sono piacevoli, soprattutto se affrontati insieme a un amico e possono strappare qualche risata, ma incidono poco sull'esperienza complessiva e finiscono per essere più una simpatica aggiunta che una componente capace di incidere realmente sulla longevità. Più importanti sono invece le interazioni disseminate nella stazione e durante l'avventura, che contribuiscono a dare maggiore contesto e personalità alla comunità nella quale sono cresciuti Maki e Omura.

Un affascinante omaggio all'animazione giapponese anni '80 e '90
Se il gameplay rappresenta il cuore dell'esperienza, la direzione artistica è senza dubbio ciò che cattura maggiormente l'attenzione. Shapefarm ha costruito l'identità visiva di Orbitals guardando al periodo d'oro dell'animazione giapponese degli anni '80 e '90, traendo ispirazione da diverse produzioni e correnti dell'epoca per caratterizzare personaggi, ambientazioni e atmosfera generale. Il risultato non è un semplice esercizio nostalgico, ma un lavoro nel quale il richiamo a quell'epoca diventa parte integrante dell'identità del gioco, tanto nei personaggi quanto negli scenari che compongono il viaggio. Particolarmente evidente è il contributo di Studio Massket, coinvolto nella realizzazione dei filmati animati, disegnati rigorosamente a mano. A questo si aggiunge il coinvolgimento di figure storiche come Hidetoshi Yoshida e Toru Yoshida, che hanno contribuito a ricreare con maggiore fedeltà quel particolare linguaggio visivo. La cura riposta nella produzione emerge soprattutto nel modo in cui l'estetica viene mantenuta anche al di fuori delle sequenze animate: durante le fasi di gameplay tridimensionale vengono utilizzate, in alcuni casi, animazioni a 12 o 24 fotogrammi al secondo per alcuni personaggi e oggetti, richiamando deliberatamente i limiti dell'animazione dell'epoca, mentre i fondali caratterizzati da uno stile acquerellato e l'effetto filigrana contribuiscono ulteriormente alla resa complessiva. Anche le ambientazioni riflettono questa ricerca, alternando scenari fantascientifici a luoghi nei quali la natura ha ripreso possesso di strutture e macchinari abbandonati. È soprattutto in questi ultimi che emerge un immaginario vicino a quello di alcune celebri produzioni dello Studio Ghibli, con un particolare equilibrio tra tecnologia, natura e senso di meraviglia. Il risultato è una direzione artistica capace di mantenere la propria identità anche quando Orbitals cambia prospettiva o tipologia di gameplay. L'omaggio agli anni '80 e '90 non si limita quindi all'aspetto dei personaggi o alle sequenze animate, ma permea l'intera esperienza, diventando uno degli elementi che più contribuiscono a distinguere il gioco.

Comparto sonoro tra passato e presente
La stessa cura prosegue nel comparto sonoro, a partire dalla colonna sonora composta dal duo Falk & Klou. Le loro sonorità synth e retro si sposano naturalmente con l'ambientazione fantascientifica e contribuiscono a costruire quell'atmosfera sospesa tra avventura spaziale e animazione d'altri tempi che accompagna il giocatore per tutta la durata dell'esperienza. Particolarmente significativo è poi il contributo di Mami Ayukawa, voce della opening "Accelerating Destiny" e della ending "Heart To Heart". La cantante è nota per aver interpretato diverse sigle dell'animazione giapponese, tra cui "Zeta - Toki wo Koete" di Mobile Suit Z Gundam. La sua presenza si inserisce perfettamente nel lavoro di ricostruzione dell'immaginario al quale Orbitals guarda, completando sul piano musicale una ricerca già evidente nella direzione artistica. Sul fronte del doppiaggio troviamo invece un cast giapponese composto da Risa Kageyama, Ryōta Ōsaka, Masaaki Mizunaka, Mayumi Oda e Tatsuya Kobayashi, le cui interpretazioni riescono a dare ai protagonisti e ai comprimari una caratterizzazione efficace, rendendone più credibili le personalità e aumentando il coinvolgimento nelle interazioni quotidiane così come nei momenti più emotivi dell'avventura. Il doppiaggio riesce quindi a sostenere adeguatamente la componente narrativa, permettendo anche ai personaggi che dispongono di poco spazio per essere approfonditi di risultare credibili e riconoscibili. Nel complesso, Orbitals vanta un comparto audiovisivo di grande qualità, capace di trasformare il proprio omaggio all'animazione giapponese in un'identità visiva e sonora coerente, confermando questo aspetto come uno dei maggiori punti di forza dell'opera.

Una galassia dopo la Tempesta
La storia di Orbitals è ambientata sedici anni dopo la Tempesta, una misteriosa calamità che ha sconvolto la galassia e lasciato pochissimi superstiti. I due protagonisti, Maki e Omura, sono cresciuti a bordo di una stazione spaziale insieme a un piccolo gruppo di persone: quando la Tempesta sconvolse la galassia erano ancora neonati e fu un giovane Togen a salvarli. Per loro la stazione non rappresenta quindi soltanto un rifugio, ma l'unica casa che abbiano mai conosciuto e l'equipaggio una vera e propria famiglia, nella quale trovano posto anche figure come l'anziana Kinakoko, oltre al curioso animaletto Hiroto, dall'aspetto simile a un gatto.
L'avventura prende il via quando, su richiesta di Togen, Maki e Omura si mettono alla ricerca di tre Cassette Reattive, necessarie per alimentare gli scudi della stazione e proteggerla dalla Tempesta. Il viaggio li porterà su diversi pianeti e strutture abbandonate, permettendo ai due protagonisti di confrontarsi progressivamente con una realtà ben più complessa di quella che avevano sempre conosciuto. Tra gli incontri più significativi figurano anche Jaga e il piccolo Imo, la cui presenza contribuisce ad ampliare ulteriormente le domande sul destino degli altri sopravvissuti nella galassia.
Le premesse sono interessanti e il gioco riesce a costruire una discreta curiosità attorno alla Tempesta e al passato dei personaggi, soprattutto perché il viaggio di Maki e Omura non si limita alla ricerca delle Cassette Reattive, ma li porta gradualmente a mettere in discussione le certezze sulle quali hanno costruito la propria vita. Il problema è che la storia avrebbe avuto bisogno di più tempo per respirare. La durata di circa cinque ore permette all'avventura di mantenere un ritmo sostenuto, ma allo stesso tempo comprime diversi elementi narrativi che avrebbero meritato un maggiore approfondimento. Alcuni personaggi rimangono così sullo sfondo e determinate questioni legate al mondo di gioco vengono appena accennate, lasciando la sensazione che dietro ciò che viene raccontato ci sia una storia molto più ampia di quella effettivamente mostrata. La vicenda riesce comunque a regalare alcuni momenti emotivamente riusciti, ma è proprio la sua brevità a impedirle di sviluppare fino in fondo le proprie potenzialità.

Due giocatori, un solo viaggio
Il vero cuore di Orbitals è rappresentato dai suoi puzzle, costruiti attorno alla necessità di collaborare costantemente con il proprio compagno. Maki e Omura dispongono infatti di strumenti differenti, ciascuno dei quali può essere utilizzato in più situazioni, e la loro combinazione diventa fondamentale per superare gli ostacoli. Il gioco non si limita quindi a chiedere ai due giocatori di svolgere contemporaneamente la stessa attività, ma costruisce spesso situazioni nelle quali è necessario dividersi, comunicare e comprendere ciò che sta facendo l'altro. Già nelle prime fasi, per esempio, i due devono separarsi per trasportare e alimentare un piccolo robot di tipo CH1B1 dotato della chiave di sblocco per proseguire, utilizzando da una parte lo strumento necessario a trasportarlo e dall'altra un dispositivo che genera un raggio di energia, che deve attraversare uno scudo per poterlo alimentare. La varietà degli enigmi è uno degli aspetti più riusciti dell'esperienza. Gli strumenti vengono integrati negli ambienti in maniera creativa e possono essere sfruttati per risolvere situazioni molto diverse tra loro: in una sezione, per esempio, uno dei giocatori deve utilizzare un dispositivo capace di rilasciare acqua per permettere al compagno di attraversare una zona ricoperta dalla lava; in un'altra sezione, bisogna utilizzare un dispositivo dotato di una corda per tirare particolari piante e posizionarle in punti precisi dell'ambiente, trasformandole in piattaforme che consentono all'altro giocatore di proseguire; oppure in un'altra sezione ancora dobbiamo utilizzare lo stesso dispositivo per tirare fuori delle piattaforme metalliche, per permettere al nostro compagno di proseguire. Anche nello spazio il principio rimane lo stesso, grazie all'utilizzo dei missili energetici dell'astronave, che servono per alimentare generatori o distruggere barriere energetiche e di un dispositivo capace di generare raffiche di vento, utile per spostare detriti e altri oggetti. Sono soltanto alcuni esempi di una varietà che continua a rinnovarsi per tutta l'avventura e che rende la risoluzione degli enigmi soddisfacente proprio perché richiede una reale collaborazione, anziché limitarsi a una semplice divisione dei compiti.
A questa varietà si aggiungono diverse tipologie di situazioni, dalle sezioni platform ai puzzle basati sul tempismo, passando per momenti nei quali è necessario premere i comandi corretti a tempo su una console e altre sequenze che trasformano temporaneamente l'esperienza in un rhythm game. Anche i cambi di prospettiva contribuiscono a mantenere fresco il viaggio, con il passaggio tra sezioni in 3D, 2D, 2.5D e con visuale dall'alto. Il gioco riesce così a evitare che una singola meccanica venga trascinata oltre il necessario, introducendo continuamente nuove variazioni senza perdere di vista il proprio nucleo cooperativo. Considerata la durata contenuta, questa scelta si rivela particolarmente efficace in questo caso: l'avventura termina prima che la formula abbia modo di diventare realmente ripetitiva. Il discorso cambia durante le sezioni dedicate ai combattimenti nello spazio, nelle quali un giocatore deve occuparsi del pilotaggio della nave e delle manovre evasive, mentre l'altro controlla la mitragliatrice e deve concentrarsi sull'eliminazione dei nemici. L'idea è coerente con la filosofia cooperativa del resto dell'esperienza, ma la sua applicazione risulta meno raffinata. Coordinare contemporaneamente movimento e attacco può diventare piuttosto complicato, rendendo alcuni scontri caotici e poco leggibili, soprattutto durante i pochi combattimenti contro i boss. Fortunatamente queste sezioni sono limitate e non compromettono la bontà del sistema nel suo complesso, ma rappresentano il punto in cui la cooperazione risulta meno naturale rispetto a quanto accade con i puzzle.
Tra un viaggio e l'altro è inoltre possibile tornare sulla stazione, dove sono presenti alcune interazioni divertenti con l'equipaggio e altri personaggi, oppure prendersi una pausa dalle avventure spaziali giocando ai diversi minigiochi disponibili sulla nave di Maki e Omura. Questi ultimi sono piacevoli, soprattutto se affrontati insieme a un amico e possono strappare qualche risata, ma incidono poco sull'esperienza complessiva e finiscono per essere più una simpatica aggiunta che una componente capace di incidere realmente sulla longevità. Più importanti sono invece le interazioni disseminate nella stazione e durante l'avventura, che contribuiscono a dare maggiore contesto e personalità alla comunità nella quale sono cresciuti Maki e Omura.

Un affascinante omaggio all'animazione giapponese anni '80 e '90
Se il gameplay rappresenta il cuore dell'esperienza, la direzione artistica è senza dubbio ciò che cattura maggiormente l'attenzione. Shapefarm ha costruito l'identità visiva di Orbitals guardando al periodo d'oro dell'animazione giapponese degli anni '80 e '90, traendo ispirazione da diverse produzioni e correnti dell'epoca per caratterizzare personaggi, ambientazioni e atmosfera generale. Il risultato non è un semplice esercizio nostalgico, ma un lavoro nel quale il richiamo a quell'epoca diventa parte integrante dell'identità del gioco, tanto nei personaggi quanto negli scenari che compongono il viaggio. Particolarmente evidente è il contributo di Studio Massket, coinvolto nella realizzazione dei filmati animati, disegnati rigorosamente a mano. A questo si aggiunge il coinvolgimento di figure storiche come Hidetoshi Yoshida e Toru Yoshida, che hanno contribuito a ricreare con maggiore fedeltà quel particolare linguaggio visivo. La cura riposta nella produzione emerge soprattutto nel modo in cui l'estetica viene mantenuta anche al di fuori delle sequenze animate: durante le fasi di gameplay tridimensionale vengono utilizzate, in alcuni casi, animazioni a 12 o 24 fotogrammi al secondo per alcuni personaggi e oggetti, richiamando deliberatamente i limiti dell'animazione dell'epoca, mentre i fondali caratterizzati da uno stile acquerellato e l'effetto filigrana contribuiscono ulteriormente alla resa complessiva. Anche le ambientazioni riflettono questa ricerca, alternando scenari fantascientifici a luoghi nei quali la natura ha ripreso possesso di strutture e macchinari abbandonati. È soprattutto in questi ultimi che emerge un immaginario vicino a quello di alcune celebri produzioni dello Studio Ghibli, con un particolare equilibrio tra tecnologia, natura e senso di meraviglia. Il risultato è una direzione artistica capace di mantenere la propria identità anche quando Orbitals cambia prospettiva o tipologia di gameplay. L'omaggio agli anni '80 e '90 non si limita quindi all'aspetto dei personaggi o alle sequenze animate, ma permea l'intera esperienza, diventando uno degli elementi che più contribuiscono a distinguere il gioco.

Comparto sonoro tra passato e presente
La stessa cura prosegue nel comparto sonoro, a partire dalla colonna sonora composta dal duo Falk & Klou. Le loro sonorità synth e retro si sposano naturalmente con l'ambientazione fantascientifica e contribuiscono a costruire quell'atmosfera sospesa tra avventura spaziale e animazione d'altri tempi che accompagna il giocatore per tutta la durata dell'esperienza. Particolarmente significativo è poi il contributo di Mami Ayukawa, voce della opening "Accelerating Destiny" e della ending "Heart To Heart". La cantante è nota per aver interpretato diverse sigle dell'animazione giapponese, tra cui "Zeta - Toki wo Koete" di Mobile Suit Z Gundam. La sua presenza si inserisce perfettamente nel lavoro di ricostruzione dell'immaginario al quale Orbitals guarda, completando sul piano musicale una ricerca già evidente nella direzione artistica. Sul fronte del doppiaggio troviamo invece un cast giapponese composto da Risa Kageyama, Ryōta Ōsaka, Masaaki Mizunaka, Mayumi Oda e Tatsuya Kobayashi, le cui interpretazioni riescono a dare ai protagonisti e ai comprimari una caratterizzazione efficace, rendendone più credibili le personalità e aumentando il coinvolgimento nelle interazioni quotidiane così come nei momenti più emotivi dell'avventura. Il doppiaggio riesce quindi a sostenere adeguatamente la componente narrativa, permettendo anche ai personaggi che dispongono di poco spazio per essere approfonditi di risultare credibili e riconoscibili. Nel complesso, Orbitals vanta un comparto audiovisivo di grande qualità, capace di trasformare il proprio omaggio all'animazione giapponese in un'identità visiva e sonora coerente, confermando questo aspetto come uno dei maggiori punti di forza dell'opera.
GIUDIZIO FINALE
Orbitals è un'avventura cooperativa che fa della collaborazione il proprio punto di forza, riuscendo a costruire una buona varietà di situazioni attraverso puzzle ben congegnati, strumenti versatili e sezioni che mettono continuamente alla prova la coordinazione tra i due giocatori. A questo si aggiunge una direzione artistica di grande personalità, capace di riprodurre con notevole cura l'estetica dell'animazione giapponese degli anni '80 e '90, accompagnata da un comparto sonoro e da un doppiaggio all'altezza della produzione. Il principale limite dell'esperienza rimane però la sua durata, che si aggira sulle cinque ore e finisce per comprimere una storia dalle premesse interessanti, lasciando alcuni elementi narrativi meno approfonditi di quanto avrebbero meritato. Anche i combattimenti nello spazio non raggiungono la stessa qualità dei puzzle, risultando talvolta caotici, soprattutto negli scontri più impegnativi. Nel complesso, Shapefarm riesce comunque a confezionare un'esperienza breve ma curata, capace di sfruttare bene il proprio tempo senza trascinarsi oltre il necessario. Il discorso cambia però considerando il prezzo di lancio di circa 40€: per un'avventura completabile in così poche ore e priva di contenuti capaci di aumentarne sensibilmente la longevità, il costo può risultare difficile da giustificare. Orbitals rimane quindi una buona scelta per chi cerca un'esperienza cooperativa compatta e ricca di personalità da condividere con un amico, ma sarebbe più facile consigliarne l'acquisto a un prezzo ridotto.
Messaggio sponsorizzato
Nel caso siate interessati all'acquisto di Orbitals, qui su Instant Gaming è possibile trovare la pagina del gioco e ricevere una notifica quando sarà disponibile per l'acquisto.
Nel caso siate interessati all'acquisto di Orbitals, qui su Instant Gaming è possibile trovare la pagina del gioco e ricevere una notifica quando sarà disponibile per l'acquisto.
I prezzi indicati sono stati rilevati alle 12:58 del 01/09/2026.
Prezzi e disponibilità si riferiscono a quella data e ora e possono cambiare in qualsiasi momento:
al momento dell'acquisto fanno fede il prezzo e la disponibilità visualizzati su Amazon.it.
I collegamenti ad Amazon fanno parte di un programma di affiliazione: se effettui un acquisto o un ordine attraverso questi collegamenti, il nostro sito potrebbe ricevere una commissione.
Alcuni contenuti che appaiono su questo sito provengono da Amazon. Questo contenuto è fornito «così com'è» ed è soggetto a modifica o rimozione in qualsiasi momento.
Pro
- Storia dalle premesse interessanti...
- Esperienza cooperativa solida e coinvolgente, con puzzle vari e ben strutturati
- Buona varietà di situazioni e cambi di prospettiva
- Direzione artistica affascinante e molto curata
- Comparto sonoro e doppiaggio di qualità
Contro
- ...ma poco sviluppata a causa della durata complessiva
- Combattimenti nello spazio meno riusciti e a tratti caotici
- Durata troppo contenuta rispetto al prezzo di lancio






Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.