Il 7 settembre 2026, nella prestigiosa cornice della Sala Grande dell'83° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, abbiamo avuto l'opportunità di assistere alla prima mondiale di Look Back, il nuovo film diretto da Hirokazu Kore'eda (Nobody KnowsUn affare di famigliaL'innocenza, Sheep In The Box) e presentato in concorso per il Leone d'Oro.

Alla première erano presenti il regista, il produttore Daiju Koide e le quattro interpreti delle protagoniste: e , rispettivamente Fujino e Kyomoto da bambine, e Natsuki Deguchi e Aju Makita, che le interpretano da più grandi, accolti calorosamente dal pubblico. Un entusiasmo esploso definitivamente al termine della proiezione, con una lunga standing ovation (circa 12 minuti) per un'opera che anche per noi si è rivelata magnifica, profonda, delicata e capace di colpire con una semplicità disarmante.
 
Look Back

Look Back segna soprattutto un incontro che sulla carta poteva apparire sorprendente e che, davanti allo schermo, sembra invece quasi inevitabile, ovvero quello tra Tatsuki Fujimoto e Hirokazu Kore'eda.
 

Dal manga al cinema, senza perdere l'anima di Fujimoto


Pubblicato nel 2021, Look Back è uno dei lavori più intimi e celebrati dell'autore di Chainsaw Man. Dopo l'acclamato adattamento animato diretto da Kiyotaka Oshiyama nel 2024, la storia di Fujino e Kyomoto arriva per la prima volta anche in live action.

Fujino è una ragazzina estroversa, determinata e orgogliosa dei manga che realizza per il giornalino scolastico. Kyomoto, al contrario, è schiva, solitaria e quasi interamente assorbita dal disegno. Quando le opere della seconda vengono pubblicate accanto a quelle della prima, ciò che nasce come rivalità si trasforma progressivamente in ammirazione, amicizia e infine in una comune vocazione artistica.

Da quel momento Look Back segue le due protagoniste attraverso gli anni, i sogni e le inevitabili trasformazioni della vita. Raccontare di più significherebbe però togliere qualcosa alla scoperta di chi ancora non conosce l'opera.

Kore'eda rimane sorprendentemente fedele al manga, ma non si limita a riprodurlo. Il passaggio dal disegno ai corpi reali permette al regista di soffermarsi sui silenzi, sugli sguardi e sui piccoli gesti, trovando nella storia di Fujimoto molti dei temi che hanno sempre attraversato il suo cinema: la memoria, la perdita, la solitudine e soprattutto i legami capaci di modificare per sempre le nostre vite.

È un cinema fatto di momenti prima ancora che di avvenimenti. Una stanza, una strada percorsa insieme, uno sguardo, una pausa o un silenzio possono raccontare molto più di qualsiasi dialogo. Kore'eda osserva le sue protagoniste senza invadere mai il loro spazio e lascia che l'emozione emerga naturalmente dalla quotidianità, proprio come accade nei suoi film migliori.
 

Il tempo e il gesto di disegnare


Il disegno non è semplicemente il contesto nel quale nasce l'amicizia tra Fujino e Kyomoto, ma il cuore pulsante del film. Kore'eda dedica un'attenzione quasi fisica all'atto creativo. Le mani, le matite, i fogli e il rumore della penna sulla carta diventano parte integrante della narrazione.
Durante la conferenza stampa veneziana, il regista ha raccontato di aver lavorato proprio sul suono del disegno, che cambia insieme alle protagoniste, dai tratti più incerti degli inizi a quelli progressivamente più rapidi e sicuri, fino alla penna digitale.

Anche le attrici si sono esercitate per mesi nel disegno prima delle riprese, tanto che alcuni dei lavori da loro realizzati sono stati effettivamente utilizzati nel film. Una scelta che restituisce ulteriore autenticità alle numerose sequenze dedicate alla creazione. Kore'eda non utilizza il disegno come semplice elemento scenografico, ma cerca di restituirne la fatica, la ripetitività e, allo stesso tempo, il piacere quasi viscerale.
 

Fondamentale è poi il trascorrere del tempo. Kore'eda ha spiegato di aver distribuito le riprese in diversi periodi dell'anno proprio per catturare realmente il mutare delle stagioni. La natura accompagna così la crescita delle protagoniste, contribuendo a quella sensazione di tempo vissuto che permea l'intera pellicola. La cura è arrivata fino ai dettagli più piccoli, tanto che il regista ha raccontato con ironia che, tornando sul set per alcune riprese aggiuntive, la troupe dovette persino mettersi nuovamente alla ricerca dei cigni comparsi nelle immagini girate in precedenza.

Sono particolari che raccontano bene l'attenzione riversata nella lavorazione. In Look Back il tempo non viene semplicemente raccontato, ma sembra davvero trascorrere davanti alla macchina da presa. Il mutare della luce, i paesaggi, la neve, le strade e gli spazi quotidiani finiscono così per custodire la memoria del rapporto tra Fujino e Kyomoto.

A permeare l'intera pellicola c'è poi la musica di Yuta Bandoh, presenza discreta ma fondamentale nell'accompagnare il viaggio emotivo di Fujino e Kyomoto. La colonna sonora non cerca mai di imporsi sulle immagini, ma dialoga con i silenzi, con i rumori del disegno e con il paesaggio, assecondando quella delicatezza che attraversa tutto il film. Musica e suono finiscono così per fondersi, diventando parte dello stesso racconto intimo con cui Kore-eda lascia affiorare le emozioni senza mai sottolinearle eccessivamente.
 

Amicizia, arte e perdita


Look Back è prima di tutto una storia d'amicizia, ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. È anche un film sulla necessità di creare e sulla domanda che accompagna chi dedica una parte della propria vita all'arte: perché continuiamo a farlo?

Una domanda che sembra aver riguardato anche Kore'eda. Durante la conferenza, il regista ha raccontato di essersi imbattuto nel manga nel 2021, durante la pandemia e in un momento nel quale si interrogava sul proprio lavoro. Look Back gli restituì una spinta verso il cinema e, quando successivamente incontrò Fujimoto, sentì innanzitutto il bisogno di ringraziarlo.

Non è difficile comprendere perché proprio questa storia abbia esercitato un fascino così forte su di lui. Quella di Fujino e Kyomoto è anche una storia sul bisogno di continuare a creare quando farlo diventa difficile, quando le certezze vengono meno e persino quando ci si domanda quale senso abbia continuare.

Questo legame personale con l'opera si percepisce nella delicatezza con cui il regista tratta Fujino e Kyomoto. Le due disegnano per ragioni diverse, si influenzano e finiscono per cambiare reciprocamente il proprio modo di guardare il mondo. Il talento diventa confronto, il confronto motivazione e la passione condivisa qualcosa di molto più profondo di un semplice obiettivo professionale.

Quando il racconto entra nei suoi territori più dolorosi, Kore'eda evita di esasperare l'emozione. Ed è proprio questa misura a rendere alcuni momenti devastanti. Perdita, rimpianto e desiderio impossibile di tornare indietro acquistano progressivamente un peso enorme, mentre realtà, immaginazione e desiderio finiscono per sovrapporsi senza tradire la natura dell'opera di Fujimoto.
 
Look Back

Ed è proprio nel suo tratto conclusivo che Look Back si concede uno dei suoi momenti più belli e sorprendenti, abbandonando per qualche istante il live action per lasciare spazio a una splendida sequenza animata. Un passaggio perfettamente integrato nel racconto, quasi una liberazione dalla concretezza del reale, in cui il cinema di Kore'eda torna idealmente a incontrare il linguaggio da cui questa storia ha avuto origine. L'animazione diventa così lo spazio del ricordo, del desiderio e di ciò che nella realtà non può più accadere, amplificando ulteriormente la forza emotiva del finale.

La seconda parte cambia inevitabilmente registro e si fa più dolorosa, frammentata e sospesa. Per chi arriva completamente estraneo all'universo di Fujimoto, alcuni passaggi possono apparire più bruschi rispetto alla cristallina semplicità della prima metà, ma è anche in questa frattura che Look Back trova alcune delle sue immagini emotivamente più potenti.
 

Un altro sguardo su Look Back


Dopo il manga e il bellissimo film d'animazione del 2024, era legittimo chiedersi cosa potesse ancora aggiungere un nuovo adattamento. La risposta di Kore'eda è semplicemente un altro sguardo. Il suo film non cerca di sostituire le precedenti incarnazioni di Look Back, ma di affiancarle. Prende una storia già potentissima e la attraversa con la propria sensibilità, trasformandola in un'opera profondamente umana sulla creatività, sull'amicizia e sulle persone che possono determinare per sempre la direzione della nostra vita.
 
Per chi scrive, il risultato è magnifico. Un film dolce e doloroso, intimo e universale, capace di emozionare senza mai forzare la propria delicatezza. È un racconto fatto di silenzi, sguardi e piccoli gesti, scandito dal trascorrere delle stagioni e da una passione per il disegno che accompagna le protagoniste mentre crescono e cambiano. Kore'eda comprende perfettamente che la forza di Look Back risiede proprio in questa apparente semplicità, in due ragazze che scoprono di non essere più sole, nel segno che lasciano l'una nell'altra e in tutto ciò che rimane quando, inevitabilmente, "ci si volta indietro".

Sublime nella sua semplicità e devastante quando decide di colpire, Look Back è uno degli adattamenti più riusciti che si potessero immaginare per l'opera di Fujimoto e, soprattutto, un film capace di continuare a vivere dentro lo spettatore anche dopo essere usciti dalla sala.

Ricordiamo che Look Back arriverà prossimamente nelle sale italiane per Lucky Red, in collaborazione con BiM Distribuzione.