
È facile intuire che una formula del genere possa essere trasposta in qualsiasi universo narrativo, ed è proprio per questo che unire la saga di Warhammer 40.000 all’impianto di DOOM è un’idea che sulla carta ha parecchio potenziale e, spoiler, ce l’ha eccome.
Warhammer 40.000: Boltgun 2 è il sequel diretto del suo predecessore, un titolo ancora acerbo che nascondeva, dietro la sua violenza iperesagerata, un'idea di costruzione ludica precisa e lucida. Gli sviluppatori di Auroch Digital hanno fatto i compiti a casa e, forti dell'esperienza maturata con il primo capitolo, hanno studiato come implementare e limare una formula quadrata come quella del boomer shooter, un tipo di FPS in prima persona dove, senza troppi giri di parole, si spara a tutto ciò che compare sullo schermo. Quindi non importa tanto avere una trama stratificata ed esigente: in fondo vogliamo solo fare una mattanza! Ciò che conta davvero è dare al giocatore la possibilità di diventare un esecutore di morte e distruzione assoluta. Ma il gioco proviene dall'infinita saga di Warhammer, perciò un po' di contesto va dato, senza esagerare.
La trama riparte da dove ci aveva lasciati il primo capitolo: Malum Caedo, appena sbarazzatosi dello stregone del Caos, si trova a bordo di una nave della flotta imperiale quando, nel sistema di Akrimonus Prime, un'ondata di energia devastante manda in frantumi l'intera armata. Tra i pochi sopravvissuti c'è anche Nyra Veyrath, Sorella di Battaglia e vera novità del sequel, il cui fanatismo si scontra con la stoica professionalità di Malum. A muovere i fili c'è Vashtorr l'Arkifane, un Grande Demone che sta divorando i mondi dell'Imperium attraverso una forma di corruzione tecnologica. Da qui in poi, i due non possono fare altro che saltare da un pianeta all'altro, arrestare la corruzione che alimenta i piani del demone e rispedirlo nel Warp.

Già dalla prima schermata ci colpisce una delle novità di questo sequel: la possibilità di scegliere tra due protagonisti con approcci opposti al massacro. Malum Caedo è massiccio e può contare su un arsenale di tutto rispetto, dal fucile a pompa ai lanciarazzi, fino alle armi pesanti dai danni devastanti. Grazie a una carica in avanti è in grado di travolgere intere ondate di nemici e, come ogni buon Space Marine, imbraccia la più iconica delle armi da mischia: una spada a catena. Nyra Veyrath, invece, è più agile. Il suo arsenale è meno impattante, ma non per questo meno appagante, mentre la rapidità nei movimenti e negli attacchi favorisce uno stile di combattimento più veloce e diretto. Una graditissima aggiunta che raddoppia l'esperienza di gioco, portando la durata complessiva a circa quindici ore, senza contare i segreti sparsi per i livelli.
Parlando di gunplay vero e proprio, il risultato raggiunto dagli sviluppatori è incredibilmente soddisfacente: la sensazione dei colpi che vanno a segno, la pesantezza e le caratteristiche specifiche di ogni arma restituiscono un feeling eccellente. Ogni bocca da fuoco ha un'identità precisa e si fa sentire in mano, dalla potenza d'arresto dei fucili di Malum alla ferocia degli strumenti incendiari di Nyra. Il sequel introduce inoltre una ruota delle armi, aggiunta tanto necessaria quanto gradita, che rende il cambio di arsenale molto più rapido e intuitivo nel pieno della mischia. La scarica di dopamina a ogni impatto è amplificata dal gusto splatter e gore su cui il team ha voluto insistere, spingendo al massimo l'esagerazione visiva.
A completare il quadro contribuisce l'ottimo uso della pixel art, figlia della nostalgia per gli anni Novanta, che non solo celebra le fonti di ispirazione del titolo, ma fa del gusto per l'esagerazione e per la distruzione un codice visivo preciso e riconoscibile. Il bestiario è più vario che in passato: il gioco ospita demoni di tutti e quattro gli dèi del Caos e gli sprite dei nemici sono sì semplici, ma le loro movenze e caratteristiche fisiche sono rifinite in ogni dettaglio. È una bellissima sorpresa avvicinarsi a un nemico e scoprire quanta attenzione ci sia dietro: costumi, struttura fisica delle creature e interazioni ambientali sono realizzati in maniera eccellente. Le ambientazioni contribuiscono all'effetto, con scenari che vanno dalle vette colossali di una città alveare alle impenetrabili paludi di mangrovie di una giungla, ognuno con le proprie sfide e una precisa identità visiva.

Il reparto audio è abbastanza godibile e trascinante, pur non lasciando il segno con tracce memorabili, può contare sulla collaborazione di Mick Gordon, ospite d’eccezione e artefice delle colonne sonore di DOOM del 2016 e di DOOM Eternal. Il suo contributo è mirato: un brano industrial metal scritto per lo scontro finale contro uno dei boss del titolo.
l gioco è stato concepito dagli sviluppatori come un insieme di percorsi alternativi e livelli bonus, con la possibilità di rigiocare la campagna dall'inizio nei panni dell'altro protagonista. Il completismo puro, tra potenziamenti nascosti e segreti capaci di dare parecchio filo da torcere, diventa un'ulteriore motivazione per tornare a giocare: la longevità è abbondantemente garantita e perfettamente in linea con il prezzo d'acquisto.
L'unico aspetto che ci ha fatto storcere il naso riguarda una calibrazione della difficoltà un po' troppo sbilanciata. Abbiamo provato a portare a termine il gioco sia a un livello di difficoltà accessibile sia a uno più impegnativo, e la differenza tra le due esperienze è decisamente marcata: arrivare ai titoli di coda a difficoltà elevata richiede riflessi pronti e una lettura dello scenario particolarmente attenta. Non è raro, infatti, perdere di vista il quadro generale quando lo schermo si riempie di nemici e di effetti particellari, rendendo gli scontri quasi ingestibili. Ci si muove per tentativi e a piccoli passi, adottando un approccio più difensivo rispetto ad altri esponenti del genere, nei quali buttarsi nella mischia continuando a sparare e a muoversi è spesso la strategia vincente per domare il caos.
Conclusioni
Warhammer 40.000: Boltgun 2 è un sequel che sa esattamente cosa vuole essere e lo fa con convinzione. Affina la formula del predecessore con una seconda protagonista dal gameplay ben differenziato, un gunplay appagante, un'estetica in pixel art che celebra con orgoglio gli anni Novanta e una rigiocabilità sostenuta da percorsi alternativi e segreti. Le sbavature sono poche: una calibrazione della difficoltà non sempre equilibrata, soprattutto ai livelli più alti, e una colonna sonora che solo in parte raggiunge le vette promesse dalla collaborazione con Mick Gordon. Resta però un esponente di un genere per natura ripetitivo, costruito su un ciclo di sparatorie, mattanze e ricerca di segreti che difficilmente sorprende chi conosce già il filone. Per la maggior parte dei giocatori sarà un'esperienza divertente, adrenalinica e ben confezionata, ideale per chi vuole staccare la spina e abbandonarsi a una catarsi di violenza pixelata. È invece poco consigliato a chi cerca una trama stratificata e meccaniche profonde. D'altronde, un pesce non è famoso per le sue abilità in volo.
Gioco testato su Xbox Series S
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Pro
- Gunplay eccellente
- Grande rigiocabilità
- Pixel art curata
Contro
- Difficoltà sbilanciata
- In alcuni frangenti è caos allo stato puro






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