Agli sgoccioli della Seconda Guerra Mondiale, due fratelli tentarono di provare a vivere.

Alla proiezione avvenuta al Cinema Centrale a Lucca lo scorso 31 ottobre 2015 durante il Lucca Comics & Games era presente Gualtiero Cannarsi, che ha curato il nuovo adattamento de La Tomba delle Lucciole per Yamato Video e ne ha fatto una breve introduzione prima dello spettacolo.
Oltre al box con le vostre impressioni sul film, riportiamo poi la trascrizione del dibattito scaturito con le domande del pubblico dopo la visione del film.
 
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Premessa

Gualtiero Cannarsi: Ricordiamo innanzitutto che questo film nel 1988 era uscito al cinema in accoppiata con Totoro, il che significa che con un unico biglietto lo spettatore vedeva ben due film; tuttavia, l'ordine con cui le pellicole sarebbero state proiettate era del tutto casuale, ed è stato appurato in effetti che le reazioni delle persone dopo la visione erano diametralmente opposte, a seconda del fatto che il secondo film proiettato fosse Il mio vicino Totoro o La Tomba delle Lucciole.


Domande dal pubblico:
 
Pubblico: Come può un film così essere rivolto a un pubblico di bambini?

Gualtiero Cannarsi: Beh, Miyazaki e Takahata avevano lavorato insieme su Heidi, di cui lo stesso Miyazaki aveva detto "volevamo realizzare un'animazione (per bambini) che non fosse frivola". E già questo può apparire forse un controsenso.
Ma poi avviene grazie anche all'intergenerazionalità, ovvero la capacità di coinvolgere più generazioni allo stesso tempo.
Il motto dei due film Il mio vicino Totoro e La Tomba delle Lucciole era "siamo venuti a recapitarvi qualcosa di dimenticato", ed è coerente col fatto che le memorie sono diverse per chi le ha vissute in prima persona, rispetto a chi le ha solo sentite raccontate da altri, benché magari si trattasse di ricordi di persone di famiglia e non di estranei.
Si dice inoltre che dopo la Seconda Guerra Mondiale il Giappone non sia più tale, bensì sia uno pseudo Giappone fatto di tanti pezzi di America rimontati insieme alla maniera giapponese.
ne La Tomba delle Lucciole si nota il neorealismo di Takahata, il far vedere il minimalismo di una piccola scena che si apre tuttavia su una realtà molto piu grande.
Il film è diventato poi un'istituzione, un qualcosa che viene proiettato ormai da moltissimi anni nelle scuole giapponesi; è stato recepito dalla società civile colta, dalla cultura nazionale. E per l'animazione che comunque è considerata una sub-cultura anche in Giappone, tutto questo significa moltissimo.

 
P: Perchè Seita non è andato prima a ritirare il resto del denaro contante di cui poteva disporre, essendosi accorto già da tempo che la sorellina era malata?

GC: Penso che tu abbia seguito il film con molta attenzione, e io per risponderti ti dico che all'epoca sono andato a leggermi la traduzione letterale del libro di Akiyuki Nosaka da cui è stata tratta quest'opera, curata dalla professoressa Maria Teresa Orsi.
Nel film c'è un punto che secondo me è poco chiaro: non si capisce bene che la distribuzione delle razioni alimentari non funzionava come avrebbe dovuto, o meglio, non funzionava bene per Seita che non era inserito nel sistema delle cosiddette Associazioni di Quartiere presso le quali le razioni alimentari venivano depositate. Quando hanno abbandonato l'abitazione della zia, i due bambini si erano tirati fuori anche da questo circuito, pertanto anche avendo i soldi a disposizione, Seita non sarebbe comunque riuscito a scambiarli con del cibo in concreto, nemmeno al mercato nero.

 
P: Come mai il film è l'unico ad essere stato pubblicato in Italia negli anni novanta?

GC: Molto semplicemente perché aveva un altro distributore anche in Giappone, pertanto ha sempre avuto un diverso canale.
Tutti i film dello Studio Ghibli di solito escono per Tokuma Shoten, mentre La Tomba delle Lucciole è di Shinchousha, pertanto fin dall'inizio, fin nel licensing è sempre stato diverso.
In Italia, era uscito per l'home video per Yamato Video.

 
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P: Qual è stato l'aspetto più complesso dell'adattamento del film, linguisticamente parlando?

GC: Innanzitutto il dialetto. Il film è parlato nel dialetto di Kobe e del Kansai. Si nomina la città di Nishinomiya nella prefettura di Hyogo.
Poi c'è la componente storiografica che implica dei rimandi non così immediati. Cito ad esempio quando nel film si dice: "Tutte le famiglie si radunino alla Scuola del Popolo". Ecco, questo ad esempio è un elemento che ho dovuto rintracciare studiando. La Scuola del Popolo era un istituto che riuniva in un unico corpo le scuole elementari e medie, e questo per una legge istituita due anni prima rispetto all'ambientazione del film. Ma a parte queste sfumature, devo dire che non ho rilevato una differenza sostanziale, quantomeno non come mi aspettavo.

 
P: Quando Seita dice "vado a pisciare", non trova che l'utilizzo di questo gergo sia stato eccessivo?

GC: Ecco, lì Seita parlava proprio in modo volgare, non ho avuto scelta.
Rispetto a Setsuko lui parla sempre in maniera più scomposta, e come tale si comporta. Ricordate ad esempio la scena in cui la sorellina gli dice "sembri una mucca"? C'è proprio un detto giapponese che dice "dopo essersi riempiti la pancia, giacere come una mucca". Lui mangia e si lascia letteralmente andare, non è una scena solo figurativa. Lei invece appare sempre molto più adulta anche nei comportamenti più banali, anche nella scena al mare in cui si spoglia ma raccoglie con accortezza gli abiti, e così via...

 
P: Le riconosciamo il merito di averci portato tutti questi film dello Studio Ghibli in Italia, e anche la scelta delle proiezioni in tre giorni fa ben capire l'eccezionalità della cosa. Ma per quanto riguarda la puntigliosa fedeltà al testo e ai dialoghi, benché certo al testo viene resa finalmente giustizia, non ritiene che questa scelta possa un po' distaccare il pubblico di massa? Trattandosi nella fattispecie quasi di poesia, più che di animazione?

GC: Ti rispondo con una frase di Lady Eboshi da Mononoke Hime, la quale dice "Alle donne è stata data tutta la preparazione necessaria. Poi, sta ad ognuno di salvarsi da sé". Nel senso, anche nella traduzione e nel doppiaggio, ciò che si toglie è perso per sempre; tutto ciò che si mantiene, per quanto possa risultare più ostico alla comprensione, non impedisce comunque la fruizione dell'opera. Certo, la fedeltà al testo rende più difficile il lavoro di trasduzione, ma non certo la ricezione.
Quindi io non cerco di usare per questi passaggi le parole con cui lo spettatore potrebbe trovarsi più a proprio agio, perché questa sarebbe da parte mia una presunzione troppo forte; d'altro canto, io non sono l'autore che esattamente in quel dato modo aveva pensato quelle esatte parole, pertanto io non alcuna autorità per modificarle a mio o vostro piacimento.
Ovviamente tutto questo costa uno sforzo, e inevitabilmente la lingua che ne uscirà non sarà usuale quanto la lingua italiana di tutti i giorni.
Ma per forza di cose intuiamo che nel film i due protagonisti sono giapponesi, e che quella è una bambina di Kobe vissuta negli anni '40 e così via.

 
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P: Mi accorgo che a volte Lei tende a ricalcare la struttura della frase giapponese. Secondo me, che "parlino strano" perché sono giapponesi non appare così chiaro e non credo che si debba appiattire il confine che indubbiamente c'è. Il doppiaggio è comunque già un compromesso perché nel film si parla in italiano anziché in giapponese.
Personalmente, trovo che i suoi adattamenti siano perfetti, ma come lingua parlata risulta un po' stridente. Quasi un "doppiagese" insomma.

GC: Credo che tu confonda l'effetto collaterale con l'effetto inteso.
Se studi il giapponese sai che la dislocazioni di quella lingua non sono queste. Senz'altro se dico "questo gelato è veramente buono", esso può diventare "è veramente buono questo gelato!", ma questa non è una variazione del giapponese bensì tipica dell'italiano parlato, che mette il Rema (ciò che del tema viene detto) prima del Tema (ciò di cui si parla).

Io penso in realtà che noi al cinema e nel doppiaggio siamo molto più abituati a un italiano didascalico che reale, e già qui siamo lontani da forme dialettali di qualunque tipo.
Credo anche che il modo più utile per esprimersi sia quello dell'utilizzo più estensivo possibile del lessico e delle forme sintattiche che abbiamo a nostra disposizione, il che non significa che siano quelle che adoperiamo ogni giorno, poiché magari conosciamo cento parole ma abitudinariamente ne usiamo soltanto dieci.
Sentir usare la parola "intrufolare" ci suona strano perché lo sentiamo poco.
E tuttavia io cerco per l'appunto di utilizzare tutto il lessico che mi è possibile.
Ad esempio ho scoperto solo da pochissimo il vero significato di fradicio, che significa marcio. Noi lo utilizziamo invece come agglutinato di "bagnato fradicio", e ha finito per acquisirne il medesimo significato, per triangolazione linguistica.
Tornando al linguaggio utilizzato nel film, non è quindi che non sia comprensibile, è che costa maggiore sforzo, e bisogna sforzarsi di capirlo. Bisogna avere la volontà di capirlo.
D'altronde sono fermamente convinto che non esiste una comunicazione efficace che non si basi innanzitutto sulla volontà della persona in questione di farsi capire.

 
P: Così però perdiamo una comunicazione efficace.

GC: Ma è impossibile avere una trasduzione che renda lo stesso identico effetto! Non siamo noi ad averla creata, è un'altra persona, quindi già di base non possiamo pensare di deformare quella sensazione per vederla come meglio piace a noi.
Fare questa associazione è una forma di tremendo egoismo, poiché rendiamoci conto che nella sua creazione, quell'opera non era nemmeno stata lontanamente pensata per noi! Penso piuttosto che dobbiamo essere in primo luogo molto felici di poterla vedere, e di non vederla purgata del suo contenuto. Mi rendo conto però che quella della comprensione tout court è una dottrina largamente praticata e "dottrinata" dall'Accademia.
A titolo di esempio: "sumimasen" non vuol dire "grazie e scusa", vuol dire scusa e basta, perché il giapponese ringrazia scusandosi, con tutte le implicazioni cui la cultura giapponese allude in questo semplice gesto.
Oppure pensiamo alla scena di Seita che solfeggia: se la vuoi capire la capisci senza problemi, sennò comunque l'intuisci dal contesto che "Ah, ma quelle devono essere le note giapponesi, probabilmente".
O ancora, penso ai "ramen" che già chiamavo così quando ho lavorato su Ranma 1/2. Avrebbero dovuto essere "tagliolini", ma averli chiamati ramen alla fine non ha comportato problemi per nessuno, no? E oggi, paradossalmente, chiunque tra noi ne conosce il significato perché è una parola entrata anche nel nostro linguaggio, così come il chioschetto che vediamo qui fuori in fiera!

 
P: Lei ha conosciuto gli autori delle opere dello Studio Ghibli, anche se magari non benissimo. Avendo visto come loro si esprimono, riesce ad agevolare almeno un po' il suo lavoro di adattamento o alla fine anche questo lascia il tempo che trova?

GC: Qualsiasi elemendo di ermeneutica è utile, la sua non è una domanda banale.
Faccio anche qui un altro esempio: quando in una scena di Ponyo il padre la rimbrotta, lui parla di "geni inferiori". Non geni recessivi, ma proprio inferiori. Mi sono chiesto che senso avesse, e cosa mai potesse saperne Hayao Miyazaki di genetica. Ebbene, al tempo di Ponyo lui stava leggendo Io sono un Gatto di Natsume Soseki: è un libro del 1905, e proprio all'epoca si parlava di una teoria di eugenetica che in qualche modo è finita nel libro.
Miyazaki ha fatto quella citazione dei "geni inferiori" volutamente, nel suo film.
Lui ama Miyazaka Kenji, Nakagawa Rieko, e sapere questo ci consente di fare le suddette triangolazioni nell'interpretare molto più di quanto non sia visibile agli occhi.
E' "violentissimo" per me capirlo, sia chiaro, ma studiare tutte queste cose lo ritengo un vero e proprio dovere tributato agli autori originali.
Io sottopongo sempre loro le mie traduzioni chiedendo se vanno bene. In quel caso specifico di Ponyo mi hanno candidamente risposto: "Ah... Ma stai pure tranquillo, nessun giapponese quella cosa l'ha capita!". E tuttavia, uno su mille spettatori che è andato al cinema a vedere Ponyo può aver letto Io sono un gatto e ricordarsi di quel passaggio che li collega. Lui può cogliere anche quella sottilissima sfumatura.
E non è fantastico?!


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Quando avrete visto l'opera per intero, vi preghiamo di non limitarvi a scrivere un breve commento qui sotto, ma di scrivere una recensione più approfondita, sia che vi sia piaciuto o no.

La tomba delle lucciole 01

Titolo italiano:  Una tomba per le lucciole
Titolo Originale: Hotaru no Haka
Titolo Inglese: Grave of the Fireflies
Titolo Kanji: 火垂るの墓

Giugno 1945. Nel cielo sopra il Giappone i bombardieri B-25 americani, come roboanti angeli della morte, preannunciano l'imminente inferno sulla terra. Una pioggia di bombe incendiarie divora la città di Kobe seminando il terrore fra la popolazione civile. Il quattordicenne Seita assiste impotente alla morte di sua madre fra le atroci sofferenze dovute alle ustioni. Avendo perso anche il padre, ufficiale di marina caduto in un conflitto bellico senza più speranze di vittoria, il ragazzo dovrà prendersi cura della sua sorellina Setsuke di quattro anni in un paese ormai in ginocchio e allo stremo delle forze.

Data italiana: 01/01/1995
Data in patria: 16/04/1988
Durata: 90 minuti

Totale voti:   88   3   1 


Dany35

Litri e litri di lacrime... Film fantastico e dannatamente emozionante! Uno vero e proprio spaccato quotidiano degli orrori della guerra, in barba a tutti quelli che vorrebbero tornare a quell'epoca.

 24/05/2019

Hatake Rufy

Ce ne ho messo di tempo per decidermi a vederlo e finalmente ci sono riuscito.. Un film davvero straziante quanto bello, colori molto realistici.. Per tutto il tempo ho avuto un nodo alla gola.

 28/01/2019

SimoSimo_96

Dopo l'acquisto ho aspettato 6 mesi per trovare il coraggio di guardarlo. Straziante, esattamente come deve essere. Ma cinematograficamente è un autentico capolavoro.

 17/12/2018

Mikoto

Crudele. Se penso che tutto questo è accaduto realmente, mi vengono una rabbia e una tristezza infinite. Un film che consiglierei senz'altro

 14/12/2018

fedelic

Che dire,una storia di sofferenza e resistenza di due bambini che alla fine hanno trovato il loro meritato riposo.Mi ha dato fastidio la reazione della zia,se non ci si aiuta in momenti come questi...

 11/06/2018

Julaaar

Un racconto crudo di due bambini che si ritrovano ad affrontare il dopoguerra dimenticati da tutti. Nulla da dire, dal mio punto di vista Takahata è sempre una garanzia.

 28/03/2018

2247

"Che cos'è un fantasma? Una cosa orribile e infinita? Un istante di dolore? Una cosa morta ancora un po' viva? Una foto sfuocata? Un insetto intrappolato nell'ambra? Un fantasma, questo sono io."

 18/11/2017

Mirokusama

Quando sai a memoria la trama di un film ma guardandolo la prima volta finisci per commuoverti lo stesso allora stai guardando un grande film, questo lo è, magnifico anche nei suoi aspetti drammatici.

 18/04/2017

megna1

Se recenti studi dicono che guardare film tristi fa bene alla salute (aumenta l'endorfina), questo potrebbe diventare a maggior ragione il rimedio per tutti i mali. Meritetebbe un'Oscar retroattivo.

 22/01/2017

rum42coach

Straziante ma efficace nei messaggi lanciati.La guerra vista come sconfitta per tutti,specie per i più piccoli,è l'amara verità.Molto intenso come dramma,commuove in numerose scene.

 10/01/2017

Saretta 96

Emozionante. Davvero bello anche se un po' crudo. Lo consiglio!

 30/11/2016

TheRealNear

Di film sulla seconda guerra mondiale ne ho visti un po, alcuni anche premiatati, ma questo film è veramente su un altro livello Takahata si conferma ancora una volta. 9.5

 23/09/2016

TaiM

Una storia tanto triste quanto reale, un monito per le generazioni future per far si che fatti del genere non vengano dimenticati. Il tutto realizzato da un maestro come Takahata.

 15/09/2016

Jorujia

Commovente, realistico,crudele.Temo di non aver mai pianto tanto per un film di animazione. Pieno di emozioni e significato nel rapporto tra fratello e sorella. Film bellissimo e terribile

 12/06/2016

Eoin

Straziante e crudo racconto sulla realtà della guerra affrontata dal punto di vista dei più deboli, schiacciati da forze contro cui non possono nulla. Struggente il rapporto tra fratello e sorella.

 08/06/2016

KibiRain

Realistico e mai forzato,riesce a commuovere senza lunghi monologhi sulla vita o strappando lacrime forzate ma semplicemente esponendo una realtà straziante,meraviglioso.

 30/03/2016

friggi toast

Questo non è un film, questa è la straziante realtà dei fatti. Nel mondo ci sono davvero persone come Seita e la piccola Setsuko.

 03/01/2016

Antoine

«Ma perché le lucciole muoiono così presto?». Bello da straziare l'anima. Ci si dimentica che è un film animato e si pensa di star guardando un vecchio film italiano del dopoguerra... Setsuko...

 12/11/2015

Chri SF

Tristemente realistico.

 12/11/2015

Disillusion

Il miglior strappalacrime di tutti i tempi.

 12/11/2015

Slanzard

Film attualissimo che, volontariamente o no, fa riflettere sul gap generazionale tra i figli della guerra e quelli del benessere, portando ad una parziale riconsiderazioni delle priorità della vita.

 12/11/2015

Monfrin

E' stato uno dei primi lungometraggi che ho acquistato in VHS quando uscì, però sono contento di averlo visto al cinema in questa riedizione, che mi ha fatto riflettere su aspetti che prima non notavo

 12/11/2015

Ketsu

Capolavoro! Per non dimenticare la crudeltà e la spietatezza di tutte le guerre.

 12/11/2015

traxer-kun

Capolavoro del cinema d'animazione. Takahata prende il quotidiano e lo eleva ad arte, in un film di guerra spietato ma reale e tangibile, dove sono i deboli e i bambini a soccombere. Regia eccelsa.

 12/11/2015

niko neesan

Ho visto il film in lingua originale anni e anni fa e consiglio a tutti di guardarlo solo così. Lo scempio che questa persona (di cui l'intervista qui sopra) sta effettuando è immane.

 12/11/2015

Spirit Eater

Un vero film pacifista. Fa star male, ma serve.

 12/11/2015

ABI_666

Solo a ripensare alle emozioni che ho provato a vedere questo film, mi vengono ancora i brividi per la commozione

 12/11/2015

Giuseppes93

Un film spietatamente realistico che fa riflettere. Guardarlo è un dovere di tutti.

 11/11/2015

vgotho

Pensavo di morire soffocato dalle mie stesse lacrime. Senza tempo, la bellezza, la dolcezza, la crudeltà e il dolore che questo film rende così vivi.

 11/11/2015

Mei_Chan

Film crudele come crudele è la guerra. Splendido ma al contempo straziante.

 27/10/2015

Noah

Capolavoro. Un film che è come un pugno nello stomaco, incredibile come con dolcezza e allo stesso tempo crudeltà un immenso Takahata alla regia riesca a raccontare tutto ciò.

 08/05/2016

Ransie Carter

Bello, ma abbastanza pesante per i contenuti. È un film drammatico, e non per questo adatto a tutti.

 30/08/2015

Prixy93

Film d'animazione STUPENDO! Racconta le atrocità della guerra, il tutto con una tristezza straziante! Assolutamente da vedere!

 03/02/2015

Evangelion0189

Uno dei film più belli e tristi insieme che abbia mai visto. Takahata ci regala il suo canto del cigno, mettendoci di fronte alla cruda realtà delle sofferenze di due bambini nel Giappone bellico...

 30/11/-0001

leo_messi_91

Film Ghibli che racconta il dramma della guerra! Tristissimo. L'ho guardato proprio nel giorno in cui sono particolarmente triste, e devo ammettere che psicologicamente mi ha distrutto. NO WAR!

 30/11/-0001

ryogatto

Storia struggente,drammatica e molto commovente che fa riflettere...un capolavoro!!!

 30/11/-0001

Mitsuki_92

estremamente malinconico e triste! Ci credo che Totoro abbia avuto più successo, nello stesso periodo. E' comunque un pilastro dell'animazione. Crudele e realistico... Drammi della 2° guerra mondiale.

 30/11/-0001

Yukinø

Crudo ed intenso!

 30/11/-0001

Kakaroth93

Giappone 1945 in pieno bombardamento Americano. Protagonisti di questa storia sono i fratelli Seita & Setsuko, la storia ci mostra le vicende di quest'infernale periodo. Film adulto e realistico

 30/11/-0001

Kabutomaru

Una storia di uno dei tanti ragazzini restati orfani durante la 2° guerra mondiale. Tutto è realistico, crudo ed impietoso. Alcune scelte dei protagonisti sono tirate per trattare di temi importanti.

 30/11/-0001

Ouma shu

In un giappone ormai devastato dalla guerra, due fratelli lottano per sopravvivere dopo aver perso entrambi i genitori. Realizzato magistralmente, riesce a colpire lo spettatore facendolo riflettere.

 30/11/-0001

sidvicious

Lo Studio Ghibli é sempre simbolo di garanzia e anche questa volta stupisce con questo racconto struggente con protagonisti due bambini nel bel mezzo della guerra

 30/11/-0001

Gald

UN CAPOLAVORO!

 30/11/-0001

Sarren

Storia drammatica che, nella sua crudezza, colpisce profondamente.

 30/11/-0001

eracliano

Una storia tristissima, un atto di denuncia contro la guerra, ma non solo, anche contro gli egoismi di tutti i giorni, a tutti i livelli.

 30/11/-0001

Misa&Ulalà

Una storia drammatica e vera. Gli occhi dei giovani che guardano la guerra... Pura poesia

 30/11/-0001

Gordy

Un film a dir poco struggente. La guerra vissuta da parte di chi non c'entra nulla che, inevitabilmente, è chi alla fine paga comunque il prezzo più alto. CAPOLAVORO!

 30/11/-0001

Hachi194

Un manifesto forte, crudo, staziante contro la guerra. Non si può non piangere vedendo questo film.

 30/11/-0001

Pierpyx

Una storia forte, ingiusta, emozionante.

 30/11/-0001

GeassOfLelouch

Una storia verosimile, come tante, nella 2a guerra mondiale. Un fratello e una sorellina, abbandonati da tutti, cercheranno di sopravvivere nel crudo mondo del dopoguerra. Realtà da pugno in faccia.

 30/11/-0001

npepataecozz

L'irrazionalità del protagonista nelle sue scelte limita la mia valutazione di questo anime

 30/11/-0001

Nina

Straziante ma splendido. Storia di due fratelli abbandonati a loro stessi durante la 2a Guerra Mondiale. Film da vedere in compagnia di una stecca di fazzoletti. Difficile vederlo una seconda volta.

 30/11/-0001


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