dareka no manazashi - cover

Quando si intende raccontare una storia, ci si sente assaliti dai dubbi tipici di ogni narratore. Da dove farla iniziare, e come farla proseguire? Come realizzare quella data scena, e come comunicare certi sentimenti?
In questo caso, per il suo nuovo progetto, Makoto Shinkai è riuscito a gestire il suo corto animato in soli sei minuti e poco più. A tal proposito, la questione principale diventa una soltanto: cosa potrò mai esprimere in così poco tempo? Eppure, il quesito non sembra aver raggiunto le orecchie degli spettatori di questo suo ultimo lavoro, Dareka no Manazashi, poiché in circa sei minuti Shinkai sensei è stato capace di condensare ciò che di saliente c'è da dire della storia di Aya Okamura e della sua famiglia.

La prima scena si apre con un'immagine dall'alto di una metropoli. Si è fatta sera, e le luci degli edifici sono accese, così come quelle del treno su cui viaggia la nostra protagonista. Nell'immensità di questo paesaggio sovrastato dal rosa e dall'azzurro, il sole è ormai calato. La città è tanto ampia da inghiottire i suoi cittadini e da aumentare il senso di distacco che c'è fra loro e ciò che li circonda. Intanto, si sente una voce fuori campo narrare della solitudine di Aya. Quest'ultima non fa nulla per diminuire la distanza fra lei e gli altri, e come vedremo, questo è un trattamento che non riserva solo agli estranei. Infatti, il fulcro della storia è il dolore che talvolta sorge nei rapporti familiari. Un dolore fatto di parole dette, e altre appena sussurrate. Un disagio nato dal rifiuto di passare del tempo assieme e da bugie che vengono fuori senza alcun perché. Episodi che rimangono impressi nella nostra mente e che cadono nel limbo dei ricordi. Vite appartate, incomprese, la nostalgia di ciò che non c'è più e la paura di crescere.
 
dareka no manazashi - partenza

Quando si nasce in una famiglia, c'è il rischio che ciò che eri non ritorni mai più. Crescere può significare cambiare, e cambiare può farci allontanare dalle persone che amiamo. Ma il lato positivo di avere una famiglia, è che questa non ti volta le spalle. La famiglia sa perdonare e aspetta a braccia tese. Nella storia di Aya, la famiglia è il padre, più della mamma o del gatto. Il padre aspetta il ritorno della mamma che viaggia per lavoro, così come aspetta l'occasione giusta affinché la figlia, Aya, li venga a trovare. Magari prova a forzare le coincidenze, la aspetta fuori l'appartamento o la chiama tutte le sere, e nonostante il caso non riconduce Aya da lui, lui non smette di provarci. Ciò che Shinkai riesce a comunicare in soli sei minuti, sono i ricordi buoni e brutti della giovinezza di Aya in famiglia. La sua attuale vita fatta di corse a lavoro, viaggi in treno e dormite pesanti, è intervallata dalle chiamate del padre. Il padre che attende speranzoso che la figlia si ricordi della sua promessa, nonostante ormai trovi la propria felicità fuori dalla famiglia.
 
Il corto animato in questione, stupisce per la sensibilità dei sentimenti espressi in un tempo così ristretto. Un esempio puro di un progetto completo che non ha bisogno di raccontarsi ancora un po', grazie alla maestria del suo produttore, Makoto Shinkai, già noto per La Voce delle Stelle e 5 Centimeters per Second. Anche in questo filmato del 2013, sono presenti le tipiche atmosfere lente del regista, accompagnate da delle note al piano, e i colori rosati di un cielo terso durante il tramonto. Insomma, la qualità visiva rimane impeccabile e accattivante, non trascurando l'audio che, oltre all'iniziale sonata al piano, vanta la voce della cantante Kazusa con "Sore de Ii yo".
Il corto in questione è consigliato a chi vuole essere toccato nel profondo con estrema semplicità e dolcezza, consentendoci così uno spunto di riflessione per le personali storie relazionali.