È un po' difficile crederlo per noi italiani che l'abbiamo conosciuta un po' più tardi rispetto alla sua prima trasmissione giapponese, ma Pokémon, la serie televisiva ispirata ai mostriciattoli di Nintendo e Game Freak, ha spento quest'anno ben venti candeline, e con esse anche il numero dei relativi film cinematografici è salito a quota venti.
Strana ma graditissima, dunque, la scelta dei produttori di non realizzare un film basato su Pokémon Sole e Luna, l'attuale serie televisiva (e, fortunatamente, di non utilizzarne lo stile di disegno), ma di tornare indietro, al primo episodio della primissima serie tv, e di narrare un'avventura che pesca a piene mani da vent'anni di mostriciattoli, viaggi, drammi, battaglie, amici e sogni.

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L'incipit è sempre quello. In un mondo in cui, compiuti i dieci anni, i bambini possono ricevere il loro primo Pokémon come compagno e partire all'avventura (anche dopo vent'anni lo pensiamo ancora, beati loro!), Ash (Satoshi nella versione originale) si sveglia tardi e, arrivato al laboratorio del professor Oak (Ookido), deve accontentarsi dell'ultimo Pokémon rimasto: il topo elettrico Pikachu. Che però non ne vuole sapere né di entrare nella Pokéball come tutti gli altri Pokémon, né di partire all'avventura con Ash, che prende spesso e volentieri a colpi di scariche elettriche. Il film ripercorre in maniera fedelissima il primo episodio della serie, che vede l'inizio del viaggio e l'inizio di un'ormai ventennale amicizia tra il ragazzo e il suo fedele Pokémon, per poi prendere le distanze dalla serie animata e raccontare una storia incentrata sulla figura di Ho-oh, leggendario Pokémon-fenice visto da Ash all'inizio del suo viaggio in entrambe le versioni.
Se nella serie televisiva il ruolo di Ho-oh era abbastanza risicato, essendo un Pokémon che sarebbe stato approfondito solo nei videogiochi e negli episodi successivi, il film può invece permettersi di raccontarne in maniera approfondita il ruolo e il mito, intrecciando la sua storia con quella di altri Pokémon leggendari, primo fra tutti l'ambiguo Marshadow, che fa qui il suo debutto ufficiale.
Nella ricerca dello sfuggente Ho-oh, Ash non sarà accompagnato dai compagni di sempre visti nella serie tv, Misty (Kasumi), Brock (Takeshi) e il rivale Gary (Shigeru), ma da personaggi nuovi creati appositamente per questo film: Amina (Makoto), vivace ragazzina che vive all'ombra di una madre ingombrante e Sami (Souji), ragazzo che vuole diventare professore Pokémon. Nel ruolo del rivale, non un superbo amico d'infanzia raccomandato perché nipote del professore, ma un personaggio che strizza l'occhio più a Silver di Oro e Argento e a Paul (Shinji) di Diamante e Perla: Cross, un ragazzo per cui conta solo la forza e che non ha alcun rispetto per i Pokémon.

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Pokémon: Scelgo te è probabilmente il miglior film dedicato ai mostriciattoli Nintendo, proprio per questa sua duplice natura di reboot e celebrazione. Essendo una riscrittura tutta nuova della storia, non è legato a un punto specifico della serie televisiva e quindi risulta di facile fruizione per i neofiti, che non devono recuperare vent'anni di puntate per capire la storia, e anche per gli eventuali papà, che non devono chiedere nessuna spiegazione ai loro figlioli nel caso gli sia chiesto di guardare insieme il film.
Il lungometraggio riesce, nell'arco limitato di un paio d'ore circa, a contenere tutto, e dico tutto, quel che di bello ci hanno regalato vent'anni di puntate televisive, raccontando una storia che strizza ripetutamente l'occhio anche ai vecchi fans, riproponendo in una nuova veste episodi salienti della serie televisiva e dei vecchi film e rievocando al pubblico vecchi traumi infantili che si credevano dimenticati, anche grazie a una serie di squisitissime citazioni e cammei di personaggi del passato (i fan di Sinnoh, in particolare, andranno in brodo di giuggiole con un'infinità di citazioni... che siano pulci nell'orecchio per dirci che è in arrivo un remake di Diamante e Perla?).

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Basta una sola frase, quel "Perché voglio diventare loro amico" che Ash risponde a Cross quando questi gli chiede perché il ragazzo voglia diventare maestro di Pokémon, per mettere a tacere vent'anni di detrattori che criticano quel povero ragazzo perché non passa le puntate a intasare di Pokémon il pc di Bill e vent'anni di slogan fuorvianti venuti dall'America ed evidenziare quello che è sempre stato il tema della serie in tutte le sue incarnazioni: non "acchiapparli tutti", catturarli, allenarli in maniera fredda e distaccata e poi stiparli in un pc, ma "diventare loro amico".
È, infatti, l'amicizia nelle sue varie forme il tema cardine del film come anche di tutta la saga Pokémon: tra Ash e i suoi compagni di avventura, che hanno caratteri diversi dal suo ma riescono alla fine a fare gruppo, ma, soprattutto, tra Ash e i Pokémon. Lungo tutta la storia, il ragazzo si chiederà più volte quale sia il modo giusto di vivere il rapporto con i Pokémon, qualche volta sbaglierà, qualche volta cederà alle sue ombre interiori, qualche volta non capirà i loro sentimenti, ma alla fine l'amicizia rinascerà più forte di prima. Emblema di tutto questo è, ovviamente, il rapporto con Pikachu, che, inizialmente compagno di viaggio obbligato, diventerà via via il miglior amico del ragazzo, creando un insostituibile duo di amici pronti a capirsi e a sacrificarsi l'un per l'altro in maniera spontanea e toccante e regalandoci momenti indimenticabili che metteranno a dura prova le nostre ghiandole lacrimali.

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Fan avvisato mezzo salvato, con Pokémon: Scelgo te si piange, dal minuto 1 al minuto 98, come ha fatto la ragazza seduta accanto a me nel cinema di Ikebukuro dove ho visto il film in lingua originale la scorsa estate, e come mi sono ritrovato a fare io per ben due volte, vedendo il film sia in giapponese che in italiano. Si piange perché si torna indietro nel tempo, a quelle infinite, calde, estati dove una foresta e gli animali che la vivevano si trasformavano nella più grande delle avventure; si piange perché, in fondo, l'avventura dei Pokémon, esattamente come la vita stessa, ci ha sempre regalato incontri, amicizie, separazioni e momenti di piccole ma grandi emozioni, quindi è fisiologico lasciarsi un po' andare quando, per un motivo o per un altro, ti separi dagli amici che ti hanno accompagnato sino a quel momento, o quando quegli amici ti dimostrano quanto ti vogliono bene.
Ultimo, ma non per importanza, si piange per meri motivi nostalgici, perché il film del ventesimo anniversario dei Pokémon non può che aprirsi con una nuova versione di "Mezase! Pokémon Master", storica prima sigla d'apertura della serie animata, e in quel cinema di Ikebukuro di persone che avevano infiniti ricordi legati a queste note sicuramente non ce n'erano poche. Peccato che nella versione italiana l'effetto nostalgia un po' si perda, perché il film si apre con una nuova, annacquata, versione cantata in italiano dello storico "Pokémon Theme" americano che per noi italiani è poco significativo. La versione dello stesso brano realizzata ormai circa vent'anni fa per il primo film risultava ben più accattivante.
A parte questo piccolo dettaglio, la versione italiana si dimostra conforme a quella televisiva, impiegando doppiatori ormai rodati in determinati ruoli e doppiatori nuovi che riescono bene a caratterizzare i personaggi originali.

Pokémon: Scelgo te è Pokémon allo stato puro, capace di far la gioia dei fan storici e di essere un ottimo punto di partenza per chi ancora non conosce il ventennale universo dei mostri tascabili: un universo fatto di viaggi, avventure, sogni, drammi, sfide, emozioni e, soprattutto, amici, che lasceranno nelle nostre vite un segno profondo ed indelebile anche se li avremo incontrati solo per poco tempo. Probabilmente, tra vent'anni, le avventure dei Pokémon non saranno ancora finite, potremo ancora vederli in tv, al cinema o nei videogiochi. Di una cosa però siamo certi: il nostro Ash sarà ancora lì, eterno ragazzino col sogno di trovare tanti amici con cui instaurare un rapporto bellissimo come quello che intercorre tra lui e un topolino giallo che non vuole entrare nella sua Pokéball perché "vuole stare sempre insieme ad Ash". E chi siamo noi per fermare questo sogno, che un giorno di tanti anni fa è stato anche il nostro?
Altri venti, anzi cento di questi sogni, Ash!