Cosa dobbiamo aspettarci dagli anime del 2027? E non mi riferisco alle storie – chissà quali nuove avventure il futuro ha in serbo per noi? - ma alle tecnologie utilizzate. In sostanza: gli anime di domani continueranno a preferire il 2D o tenderanno ad imboccare la strada della tridimensione?
 
Gantz 3D e 2D
 

Gli anime in 2D sono, ad oggi, più popolari in Giappone

Se ad un fan di anime chiedete “ti piacerebbe che in futuro le case editrici scelgano di adottare la produzione in 3D?”, aspettatevi tendenzialmente un sonante “no”. Nonostante nel resto del mondo l'animazione 3D abbia preso il sopravvento, il mercato dell'animazione nipponica continua a dimostrare una decisa preferenza per le due dimensioni.

La produzione di anime in 2D è così affermata che la maggior parte degli anime in 3D che sono stati prodotti, tentano di ricalcare il design della bidimensione. Alcuni degli studi più famosi in questo ambito sono lo Studio Khara (Evangelion Rebuilds, Gravity Rush: Overture), Sanzigen (ID-0, Bubuki Buranki, Arpeggio of Blue Steel) e Orange (Majestic Prince, Land of the Lustrous).
Combinando modelli 3D con colori e strutture piatte, e tenendo a mente le tipologie di movimento tipicamente presenti negli anime 2D, questi studi riescono a riescono a avvicinarsi a un estetica dell'animazione classica sfruttando però tutte le possibilità artistiche dell'animazione 3D.

 
Kado: The Right Answer



Non solo la produzione di anime in 2D è la più fiorente e ricca in Giappone, ma gode inoltre di numerose infrastrutture che fanno sì che ogni anno vengano realizzate centinaia di serie animate. In più, grazie al facile accesso a software di animazione che permettono a chiunque di creare serie animate senza alzarsi dalla propria poltrona di casa, potenziali creatori possono creare delle cartelle di lavoro senza partecipare ad alcuna scuola di animazione. Tutto ciò rende noto che, non solo gli anime in 2D rimarranno in auge per molto tempo, ma che la produzione è talmente incalzante che l'industria dell'animazione fatica persino ad affrontarne il carico.

Il mercato giapponese si trova così a dover affrontare quel fenomeno a cui spesso ci si riferisce con il nome di “sovrapproduzione di anime”. Inoltre, molti investitori richiedono che una ipotetica nuova serie venga creata in un determinato momento. Questo comporta che un gran numero di registi, designers, attori ecc. sia impegnato in più di un progetto nello stesso momento. Per questo motivo, non sorprende che serie di alto profilo come One Punch Man, High School DxD e Blood Blockade Battelfront abbiano cambiato regista o anche studio di produzione.

Ma per cercare di tirare le somme riguardo all'argomento di fondo, dobbiamo porci una domanda: è possibile che i problemi di sovrapproduzione di anime in 2D spingano a far sì che ne vengano creati meno, in favore della produzione 3D?
 
Blame!
 

Non solo Giappone...

È certamente vero che in Giappone gli anime in 2D siano di gran lunga più popolari, ma è importante ricordare che le serie animate giapponesi non sono trasmesse solamente in patria, ma in tutto il mondo: l'importanza sia finanziaria che culturale di audience straniera ha sempre maggiore rilevanza. Molti bambini di oggi (anche giapponesi) apprezzano sempre più l'animazione in 3D, dunque l'avversione comune degli amanti degli anime nei confronti del 3D, non è così rilevante se pensiamo alla mentalità di chi è cresciuto con cartoni come Le Avventure di Jimmy Neutron.

Per questo motivo, molti studi di animazione 3D giapponesi hanno riconosciuto che i loro prodotti sono apprezzati in tutto il mondo. Shuzo John Shiota di Polygon Pictures (Kights of Sidonia, Blame!, Godzilla: Monster Planet) ritiene che l'obiettivo del suo studio sia quello di creare serie animate che tutto il mondo possa amare. Hidenori Ueki di Digital Fronier (Gantz: O, Infini-T Force, The Boy and the Beast) concepisce l'animazione come un veicolo di comunicazione senza confini e ambisce a portare “sorpresa e emozioni a chiunque”.
 

Il problema della produzione in 3D

Sulla base di queste informazioni, qualcuno potrebbe pensare che gli anime 3D abbiano la strada spianata verso un futuro che li vede protagonisti della scena dell'animazione internazionale. E dato che ci sono sicuramente più fan di anime in giro per il mondo che nel Giappone stesso, ciò non pare improbabile. Per contro, il problema fondamentale dell'animazione 3D è che non è di difficile impiego qualora non si disponga di apposite infrastrutture. Nel Sol Levante viene prodotto ogni anno un numero ragionevole di pregevoli anime 3D, ma che resta al contempo una quantità piuttosto esigua se pensiamo al numero di anime 2D lanciati ogni stagione. Se volete un esempio di anime 3D realizzato senza adeguate infrastrutture, preparazione o esperienza, guardate la versione 2016 di Berserk.

Berserk 2016

L'animazione 3D è difficile da realizzare, dispendiosa e molto costosa. È bene inoltre ricordare che lo spettatore è in grado di riconoscere ed apprezzare un'animazione 3D con i fiocchi, ma non rinuncia a criticarla quando risulta mal riuscita o fuori luogo. In genere, gli spettatori tendono a "perdonare" più facilmente gli errori in un animazione a due dimensioni piuttosto che in una a tre dimensioni. In quest'ultimo caso, infatti, movimenti poco naturali o forzati possono compromettere la resa visiva (e non solo) dell'intero lavoro.

Ovviamente non possiamo predire il futuro e non sappiamo dunque con che piede l'animazione nipponica tenderà ad avanzare. Voi cosa ne pensate? Apprezzereste un futuro in cui gli anime tenderanno generalmente ad adottare la tridimensione o vi augurate che il buon vecchio 2D non passi mai di moda?

Fonte consultata:
Crunchyroll