“L’adolescenza è una menzogna. È il male. Chi sostiene di godersela non fa altro che illudere sé stesso e gli altri, adattando gli eventi e l’ambiente che lo circondano ad uno stampo giovanile in segno di auto-conferma. In nome della propria giovinezza si tende a distorcere qualsiasi tipo di interpretazione o evento, permettendo dunque a bugie, segreti, peccati e fallimenti di dar brio alla propria adolescenza. Ma se sono proprio i fallimenti ad essere un simbolo della giovinezza, non significa forse che chi non è riuscito a farsi degli amici è al picco della sua gioventù? Certo, nessuno lo ammetterebbe, perché deve andare tutto come torna più comodo. Per concludere, idioti che tanto esaltate la vostra adolescenza… crepate.”


Yahari Ore no Seishun LoveCome wa Machigatte Iru., altrimenti conosciuta come “Oregairu”, è una serie di light novel scritta da Wataru Watari e illustrata da Ponkan 8, iniziata nel 2011 e la cui storia principale si è conclusa con 14 volumi lo scorso anno. La serie è purtroppo inedita in Italia ma sono 3 gli adattamenti animati derivati da quest’ultima: la prima stagione è stata prodotta dallo Studio Brain’s Base, la seconda e la terza da Studio Feel, che nel passaggio ha effettuato un cambio estetico nel design dei personaggi. Dopo un rinvio di 3 mesi causato dall’emergenza COVID, la terza ed ultima serie animata è finalmente giunta al termine ed è arrivato il momento di tirare le somme su quella che probabilmente è una delle migliori commedie scolastiche dell’ultimo decennio.

Il titolo di Oregairu può essere tradotto come “La mia commedia romantica adolescenziale è sbagliata, come mi aspettavo”, ma sarà veramente così?
 
Hachiman Hikigaya

Talvolta, il Dio delle commedie romantiche ti sorride

Oregairu segue la vita quotidiana di un club di volontariato e del trio di liceali che ne fanno parte. La storia viene narrata principalmente dal punto di vista del protagonista, Hachiman Hikigaya, un ragazzo che, a causa del suo comportamento impacciato e del suo essere negativo, ha una visione distorta dell’adolescenza. Il carattere rude e solitario e la tendenza ad isolarsi l’hanno infatti portato a non relazionarsi col prossimo, dal momento che reputa ipocrita chiunque ammetta di godersi la sua giovinezza, a detta sua ricca di falsità e secondi fini.

Hachiman viene dunque costretto da un’insegnante che si occupa dell’orientamento scolastico degli studenti ad iscriversi al “club del volontariato”, un club scolastico il cui obbiettivo è quello di aiutare i propri coetanei a superare i loro problemi. A fargli compagnia ci saranno Yukino Yukinoshita, una bellezza mozzafiato da sempre tenuta a distanza da tutti a causa della sua lingua tagliente e del suo fascino irresistibile, e Yui Yuigahama, una dolcissima e tenerissima ragazza che sebbene possa vantare un carattere molto socievole non è mai riuscita a creare dei rapporti d’amicizia veritieri e non superficiali. Il loro incontro darà origine a una serie di eventi che nel bene e nel male coinvolgeranno tanti altri studenti e scombussoleranno le dinamiche interne dei vari gruppi, in primis quelle del trio.
 
Club del volontariato

Ancora una volta, ritorna da dov'è venuto

Così come nella controparte cartacea, l’anime riesce a trasmettere in pieno i pensieri e le emozioni del cast, in particolar modo quelli dei protagonisti. I lunghi monologhi di Hachiman permettono allo spettatore di inquadrare meglio il personaggio e la sua filosofia di vita, secondo cui l’unico modo per mantenere l’ordine e lo status-quo all'interno di una data comunità è il cosiddetto “suicidio sociale”. Hachiman è all'apparenza freddo e cinico, ma nasconde molto di più: è infatti un acuto osservatore, che pur non riuscendo sempre a comprendere i sentimenti di chi lo circonda riesce spesso a leggere tra le righe e capire ciò a cui pensano. Non sono poche però le occasioni in cui, per risolvere i casi che vengono affidati al gruppo, preferisce metterci la faccia e passare come il cattivo della situazione pur di farne uscire bene gli altri e solo in futuro; quando il triangolo amoroso creatosi fra i protagonisti diventa ormai evidente, capisce che facendo così non si fa altro che alimentare la facciata di menzogne ed ipocrisia che tanto critica.

La testardaggine dei protagonisti a ritornare sui propri passi crea per tutta la durata della serie incomprensioni e disagio, al punto da trasformare il clima allegro e spensierato della prima stagione in qualcosa di pesante, quasi come delle catene che ti tengono ancorato al passato. Per esempio, Yukino non sopporta il fatto di sentirsi dipendente da chi le sta accanto e, convinta del fatto che contare sugli altri sia sempre un errore, si ostina a voler tenere coloro a cui vuole bene lontani dalla sua vita, spesso ostacolata dalle regole rigide e dalle ferree imposizioni della madre che la obbligano a vivere nell'ombra di sua sorella Haruno.
 
Yukino Yukinoshita

Solo un tocco caldo trasmette veramente un sentimento sincero

Oregairu fa riflettere molto non solo sulla necessità di “lavorare su se stessi” ma anche sull'importanza di trovare qualcosa di vero, un sentimento sincero e genuino piuttosto che qualcosa di puramente superficiale. Quando ormai il triangolo amoroso diventa evidente, pur di mantenere le cose come stanno e non perdere le persone a loro care il trio di protagonisti si sente costretto a far finta che vada tutto bene e continuare come se nulla fosse, pur consci del fatto che non lo sia e rinnegando e sopprimendo i loro stessi sentimenti. La paura di affrontare la realtà li mette in difficoltà, poiché sanno che facendo così rischiano di compromettere l’armonia del gruppo, che però era già stata compromessa in partenza.

Meglio rinunciare all'anima gemella o perdere un’amica importante? Hachiman preferisce la verità alla finzione ma è interessante vedere come le 2 controparti femminili affrontino diversamente la questione: ci sarà infatti chi preferisce mettere da parte i propri sentimenti amorosi in favore dell’altra pur di non perdere un’amica e chi invece è disposta a far indietreggiare il prossimo poiché “vuole tutto” e non vuole tornare indietro sui suoi passi. La verosimiglianza di certe dinamiche che avvengono all'interno della serie è dunque da elogiare, dal momento che per lo spettatore sarà impossibile non empatizzare con Hachiman, Yui e Yukino.
 
Iroha (best girl) Isshiki

Le ragazze sono fatte di zucchero, spezie e tutto ciò che è bello

Come è stato detto all'inizio della recensione, è stato adottato un nuovo stile grafico per le nuove stagioni di Oregairu: il design della prima richiamava tantissimo le illustrazioni di Ponkan 8 ma risultava ormai “vecchio” per una serie del 2013, che ora invece risulta più modernizzata. Menzione d'onore anche per le sigle e per il voice acting, di altissimo livello sin dalla prima stagione.
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Parlando dei personaggi, è giusto spendere qualche parola anche su quelli secondari: i protagonisti brillano sia a livello di character design che di carattere, ma il resto del cast non è da meno, pur rifacendosi a determinati stereotipi ormai comuni a molti anime degli ultimi anni. Si passa dall’amico otaku a quello carino e coccoloso (Totsuka è palesemente uke), dalla ragazza tsundere a quella yaoista, passando persino per il figo della scuola, la sorellina, la sorellona provocatrice e la kohai svampita. 

In particolare quest’ultima, Iroha, merita qualche parola, essendo lei stessa uno degli elementi chiave della trama da metà storia in poi: per certi versi può essere considerata solamente una semplice pedina che serve a far accadere determinati eventi, eppure l’autore dei romanzi ed i produttori dell’anime sono riusciti a dar vita ad uno splendido personaggio di nome e di fatto, che con l’avanzare degli episodi potrà persino vantare una crescita psicologica di un certo spessore. Non sono molte le storie in cui viene dato spazio a tutti i personaggi e sono ancora meno quelle in cui si cerca di dare spazio in egual maniera anche a chi non fa parte del cast principale. 
 
Yui Yuigahama

La primavera prende sempre vita sotto ad un mucchio di neve

A distanza di 5 anni dalla fine della seconda, è finalmente terminata la terza e ultima stagione, che mette la parola fine alle vicende della serie ma che portava sulle spalle un carico forse troppo pesante. Chi ha seguito la serie ai tempi sa sicuramente quanto sia stato frustrante trovarsi di fronte a un cliffhanger di quella portata senza sapere come sarebbe andata a finire e, pur avendo rimediato a questa problematica, Oregairu Climax presenta alcuni difetti. A livello tecnico la stagione resta sullo stesso livello della seconda, con splendide ost e animazioni nella media che vantano però un ottimo aspetto grafico; a non essere altrettanto ottimi però sono i tempi registici usati ed alcune libertà che lo staff dell’anime ha deciso di adottare durante la realizzazione della serie, che hanno comportato alcuni tagli a livello di materiale originale. I primi episodi se la prendono con calma, forse troppo, presentando materiale originale che rende alcune sequenze piatte o non utili ai fini della trama, causando quindi la necessità di velocizzare la narrazione verso la fine della serie; insomma, gli eventi ci sono tutti, ma i tempi potevano essere gestiti meglio.

La critica maggiore va però all'eccessivo screentime dedicato a Yui, una scelta registica decisamente discutibile visto che ha comportato l'impossibilità di dare più spazio a Yukino, che doveva invece essere la vera protagonista della stagione: la sua sofferenza a livello psicologico commuove e fa emozionare ma alla lunga è risultata un po’ ripetitiva. Tuttavia non si può negare l’ottima resa su schermo di determinate situazioni nella parte finale della storia e, più in generale, quest’ultima stagione non può non essere vista come un guilty pleasure per tutti coloro che desideravano vedere animata la conclusione di questa storia.
 
Oregairu
 
L’aroma di quella fragranza porterà sempre i ricordi di quella stagione

Per concludere, non posso che consigliare vivamente la visione di Oregairu, sia che siate alla ricerca di una storia romantica che di uno slice of life dal profilo psicologico. Una serie che al mero fan service preferisce rendere i dialoghi il suo vero punto di forza merita sicuramente di essere vista, specialmente quando a farle da supporto ci sono bei personaggi, una splendida grafica e una colonna sonora sempre adatta alla situazione. Oregairu offre uno spaccato di vita adolescenziale incredibilmente verosimile e insegna l’importanza di ascoltare il proprio cuore anche quando i sentimenti diventano scomodi al punto di compromettere i rapporti interpersonali col prossimo. Non tutte le storie possono avere un lieto fine ma solo accettando i propri sentimenti è possibile trovare qualcosa di vero.