"La differenza tra conoscere e non conoscere sta nell'intensità dei sentimenti."
- Wakana Sawamura - 

Vedere uno strumento musicale tradizionale giapponese come lo shamisen divenire protagonista nella serie animata Those Snow White Notes (Mashiro no Ōto), trasmessa in streaming da Crunchyroll nella primavera di quest’anno tra il 3 aprile e il 19 giugno 2021, ci suggerisce un percorso che parte invero da lontano.
L'impronta della musica nelle serie o nelle pellicole animate nipponiche è, a volte, un marchio distintivo almeno quanto le animazioni stesse; grazie alla capacità di queste due espressioni artistiche di fondersi l'una nell'altra, il binomio tra le due cose risulta di norma fruttuoso e felice.
E' facile dunque far fluttuare i nostri pensieri ai film dello Studio Ghibli le cui melodie spesso sono giunte dall'estro di Joe Hisaishi, oppure rievocare le colonne sonore di serie per noi "classiche" come Lady Oscar - Versailles no Bara e gli inserti musicali de L'Incantevole Creamy di Kōji Makaino, o ancora quelli di titoli intramontabili come Sailor Moon.
In ambiti più recenti, invece, sarebbe arduo non citare i franchise di successo di Fate e Demon Slayer musicati dalla talentuosa Yuki Kajiura, o le svariate serie che il versatile Yuki Hayashi ha siglato con le proprie composizioni.
 
mashiro visual main


Spesso, inoltre, la trasposizione animata musicata dona una peculiare multi-dimensionalità a racconti che di musica sussurrano originariamente dalle pagine di un manga, come ad esempio i celebri Beck, Nodame Cantabile, Nana, Bugie d'Aprile - Shigatsu wa Kimi no Uso o il recente Given, senza dimenticare allo stesso tempo i fenomeni generati da K-On!, i franchise Love Live! e di tutto il comparto dedicato agli idol maschili e a quelle femminili.
Da qui a osservare uno strumento musicale stesso farsi soggetto principale, il passo è breve.
Dopo la trasposizione animata del 2019 del manga Kono Ōto Tomare di Amyū, storia dedicata per l'appunto allo strumento a corda del koto, la primavera di quest'anno vede invece l'adattamento di Mashiro no Ōto, dall'omonimo manga di Marimo Ragawa, giunto in occidente col titolo di Those Snow White Notes.
In questo caso è lo Tsugaru-shamisen a divenire il centro dell'attenzione di una storia che attinge appieno dalle radici della cultura giapponese: attraverso il giovane e schivo protagonista Setsu Sawamura, vengono infatti portate alla luce le peculiarità dell'area di Aomori, nel nord della grande isola di Honshū nell’arcipelago, assieme al suo dialetto e alle sue tradizioni folkloristiche.

Dopo la morte dell'affezionato nonno, Setsu lascia la scuola ad Aomori diretto a Tokyo, per sfuggire al peso di un'eredità musicale che non riesce a sostenere, ma anche alla presenza di una madre egocentrica ed ingombrante.
Al di là di un grumo di disagio interiore non atipico per l'adolescenza, il giovane liceale non porta con sé che lo strumento che proprio il nonno, il leggendario maestro Matsugorō, gli ha insegnato a far vibrare. Vi si aggrappa come ultimo retaggio di un legame familiare che non intende lasciare andare, l'unico che riconosce come parte essenziale di sé.
Setsu non sa che direzione prendere né come approcciarsi ad uno strumento che non vuole più far suonare; questo, almeno fino a quando il fortuito incontro con la giovane e volitiva modella Yuna nella capitale rimette in pista il ragazzo assieme proprio al suo shamisen, in maniera parimenti casuale.
 
setsu inizio


Nel suo incipit che pare non seguire una direzione precisa, il primo episodio della serie riesce ad essere spiazzante almeno quanto la presa di coscienza che lo shamisen goda in Giappone di una propria incarnazione giovane e moderna: essa infatti va ben al di là degli spettacoli di geisha o delle rappresentazioni del teatro Kabuki e Bunraku alle quali la mente tenderebbe ad associare naturalmente tale accompagnamento musicale.
Quello che si ode in Those Snow White Notes è lo Tsugaru-jamisen, che identifica proprio sia lo strumento che il sottogenere di musica nell'ambito dello shamisen, e che trae le sue origini nella penisola di Tsugaru nella prefettura di Aomori.
Oggi è considerato il genere di musica shamisen più riconosciuto in assoluto, ma lo Tsugaru-jamisen sviluppa una propria storia autonoma senza dimenticare le radici natie dello strumento.

Lo shamisen è infatti uno strumento musicale nipponico della famiglia dei liuti, simile a una chitarra: è formato da un corpo centrale vocato a cassa armonica di risonanza e da un lungo manico, e le due parti sono legate tra loro tramite la tensione di tre corde di seta dalle quali reca il proprio nome (三味線, sha-mi-sen o samisen).
La sua origine come 'sangen' (三絃) è per la verità cinese e nell'arcipelago del Sol Levante questo strumento sembra giungere in luoghi e momenti diversi dall'era Muromachi del XV secolo in avanti, attraverso le isole Ryukyu al largo di Okinawa prima e al porto di Sakai nella prefettura di Osaka poi, ma è curioso come il suo nome rimanga omofono dell'attuale pur recando un diverso significato: per gli abitanti della regione del Kansai, infatti, lo jabisen (蛇皮線) individuava uno strumento a corda fatto in pelle di serpente, tradizione che i giapponesi mutano adottando l'uso di pelli di cane o gatto, assieme all'introduzione di un plettro definito ‘bachi’ e ad altre modifiche apportate nel tempo allo shamisen.
 
shuri pastello


Quelli suonati in Those Snow White Notes da Setsu e dagli altri personaggi sono strumenti realizzati oggi in materiali sintetici, poiché s'intuisce come nei tempi recenti la pur raffinata pelle di gatto sia caduta in disuso a causa dell'inevitabile stigma sociale che deriva dall'impiego di materiali da animali domestici, oltre che dal declino della presenza di artigiani specializzati nel lavorarli.
Attraverso la figura del nonno di Setsu inoltre, e l’inevitabile confronto col giovane nipote, la serie animata fa ben intuire quella sorta di passaggio che vede lo shamisen mutare da strumento qual era, di divertissement per il popolo quale pubblico casuale e talora poco istruito, a strumento suonato oggi in piena consapevolezza, in chiave moderna, nell’ambito di un vero e proprio genere.

Il maestro Matsugorō richiama fedelmente quella figura del 'biwa hōshi' che sembra essere stata la prima a suonare il sangen/shamisen: essa individua musicisti perlopiù ciechi ed itineranti, che intrattenevano il loro pubblico attraverso il canto o la narrazione di brani vocali accompagnati dal suono di tali liuti. La loro cecità non solo non era ritenuta un'invalidità, bensì veniva vista come un segno della presenza di grandi poteri spirituali, attraverso i quali i biwa hōshi erano spesso rispettati come sciamani e avevano la capacità della divinazione e di placare gli spiriti irretiti.
Non stupisce quindi la placida spiritualità che la musica del maestro Matsugorō sembra emanare nelle sue esecuzioni, della cui eredità Setsu si sente del tutto indegno.
 
Mashiro_no_Oto-Matsugoro


Nella lontana Aomori, ed in particolare nello stretto di Tsugaru che geograficamente collega l'isola di Honshū nel suo punto più a nord con quella di Hokkaido, lo shamisen è particolarmente di casa perché è proprio qui che una figura non dissimile a quella del biwa hōshi sviluppa lo Tsugaru-jamisen: il 'bosama Nitabō' è un senzatetto cieco che mano a mano perfeziona uno stile folk e lo trasmette ai propri allievi. Di esecutore in esecutore, e di eredità in eredità, lo Tsugaru-jamisen si allarga e si diffonde, sino a conoscere ondate di popolarità che coincidono con gli anni '20 e con il dopoguerra, quando questa musica arriva in massa a Tokyo e in altri centri urbani con i suoi tanti esecutori, a seguito di un felice boom nelle arti dello spettacolo.
Il legame con la terra natia rimane tuttavia imprescindibile, non a caso i maggiori esponenti odierni di questa corrente musicale provengono tuttora dalla prefettura di Aomori, come ad esempio gli apprezzati fratelli Yoshida del duo Yoshida Brothers, che di Those Snow White Notes supervisionano lo Tsugaru-jamisen che si ode nei vari episodi. Ad aver imbracciato lo shamisen in tempi recenti, tuttavia, ricordiamo anche il gruppo metal pop delle Babymetal e il musicista rock Miyavi.

La fuga a Tokyo del protagonista Setsu Sawamura va letta invece al contrario del suddetto boom degli anni '60, perché ciò che lui ricerca non è la fama bensì il silenzio, proprio nell'assordante fragore della capitale che da tutto può stordire.
Se è vero che è la madre Umeko a costringere il figlio a riprendere la scuola nell’accademia Umezono di Tokyo e a ri-approcciarsi con lo strumento dello shamisen in un magistrale duetto tra i due che lascia pubblico e spettatori attoniti, non è a lei che è da attribuirsi il merito della rappacificazione di Setsu con le note. Il difficile legame tra i due, fomentato dalle ambiziose prospettive che la ricca Umeko nutre per il figlio, è un altro di quei suoni che l’interiorità del giovane adolescente protagonista non riesce a plasmare e dirimere a piacimento, e dunque per lui ennesimo motivo di sconforto, confusione e frustrazione.
Il delicato candore dimostrato però dalla nuova compagna di scuola Shuri nel suo approccio allo shamisen, e il club musicale che insieme a lei e a Setsu si forma con i volenterosi Yui, Kaito e Rai, fanno sì che Setsu rinvenga attorno a sé dei suoni motivanti e puliti per la prima volta dopo tanto, troppo tempo.
 
umezono tute


Non è certo nuova l’idea di un club scolastico o di un gruppo musicale che graviti attorno a un protagonista talentuoso ma al tempo stesso schermato da una sorta di incomunicabilità col mondo, eppure funziona per l’ennesima volta anche in questa serie, perché il talento affascina ed attrae, ma senza affinamento rischia di rimanere fine a sé stesso: il prevedibile aprirsi di Setsu ai compagni grazie alle tante mani che a lui verranno tese, vero soggetto della storia assieme alla musica, scrollerà dunque la sua patina di apparente indifferenza per far rivivere il suono immacolato del suo strumento, 'candido come la neve' per l'appunto.
 
"Quello che voglio suonare adesso
e che voglio che il pubblico senta
è il suono a tutti i livelli di profondità
"
- Setsu Sawamura -

Con il suo timbro amabile e pacato, diretto benché velato da una morbida gentilezza che qui assume il sapore squisitamente dialettale del nord del Giappone, il doppiatore Nobunaga Shimazaki (Yuki Sōma in Fruits Basket, Haruka Nanase in Free!) si destreggia particolarmente bene nel rendere la personalità schiva ma beneducata di Setsu. Il ragazzo è capace di guardare bonariamente al miglioramento del suono dei compagni di club prima che a sé stesso, ma in un certo senso è persino ingenuo nel non rendersi conto di come la propria musica non sia una mera brutta copia di un’esecuzione del nonno, bensì riesca invece a smuovere intense emozioni in chi l’ode esibirsi, proprio come accade all’anziana nonna di Shuri, durante un momento musicale di rara intensità.
Già qui s’intuisce uno degli elementi chiave della serie, quella controversa spinta alla crescita e alla maturazione personale interiore del protagonista che passa marcatamente attraverso la musica; in tal senso l’anime appare quasi paradossalmente più simile nel suo percorso a Nodame Cantabile che non a Kono Ōto Tomare!: Sounds of Life, con il quale condivide di certo più elementi e il cui raffronto sembra inevitabile. In un racconto che passa comunque attraverso un numero di episodi maggiore, la serie animata sul koto risulta indubbiamente più distesa, lineare ed equilibrata, ma anche meno intensa e intima nei suoi picchi musicali.
I passi di Setsu Sawamura al confronto di quelli del Chika di Kono Ōto Tomare assomigliano a uno spartito pieno di annotazioni vergate tutte disordinatamente ai margini del foglio, traboccanti di un disperato bisogno di fare luce su sé stesso da cui il liceale con il koto si è invece presto smarcato, per tendere a una dimensione più corale della storia.
 
fratelli sawamura
 

"Il tuo suono è quello di un cuore"

 
Quando rivede Setsu dopo la sua fuga, il fratello Wakana intuisce subito che qualcosa di nuovo e profondo sta pacatamente mettendo radici nel sedicenne, perché per quanto diversi nella personalità i due condividono una radice comune e inscindibile.
I due fratelli Sawamura incarnano lo spirito di Aomori nella tensione musicale e nelle memorie giovanili che li accomunano: benché Setsu sia più schivo e Wakana appaia più scafato, in entrambi è forte il retaggio della provenienza da una terra dove il legame tra il suono, l'esecutore e l'ambiente che lo circonda sono un tutt'uno di un sottilissimo equilibrio difficilmente replicabile altrove.
Setsu rifiuta inizialmente di incanalarsi all'interno di quella struttura che vede i professionisti di shamisen impegnarsi nell'ambito di concorsi e audizioni, mentre Wakana che pure ne fa già parte sembra quasi esserci senza vibrare per davvero di personalità, restando nell'ombra. Quando sono insieme, tuttavia, i fratelli Sawamura cresciuti insieme con il nonno Matsugorō sembrano ricomporre i tasselli che li riportano nel suono alla loro Tsugaru e al profilo del vulcano Iwaki, che quasi sempre viene ritratto sullo sfondo dei paesaggi di Aomori.

L’aria di casa che serbano dentro ed esprimono al contempo nella loro musica è ben percepibile dalle persone attorno a loro, e proprio per la medesima ragione il talento e il suono di Setsu diventano pian piano qualcosa che le attira inevitabilmente; poco importa se Setsu sia un ragazzo che non sa esprimersi, se non in musica. La sua ritrosa gentilezza e il suo animo candido fluiscono nelle sue note anche là dove lui, come musicista, incarni perfettamente lo stereotipo dell’artista che non sa comunicare se non proprio attraverso la sua arte; un aspetto che l’accomuna alla figura dell’ermetico giovanotto Sōichi Tanuma che apparirà molto in avanti nella serie, e un’opposizione altrettanto perfetta con personaggi come il talentuoso Seiryū Kamiki, il giovane Takaomi Kaji o l’esibizionista Ushio Arakawa, tutti invece ben consapevoli delle proprie capacità e abili nel sfruttarle appieno per rendere ancor più rotonda la propria musica e le proprie esibizioni.

 
"Il tuo suono è capriccioso.
Per un musicista, il suono è un'espressione di sè.
E per esprimersi servono anche gli altri, questo è il ruolo del pubblico"
-
Seiryū Kamiki -
 
setsu soichi


A sottolineare l’aspetto solitario e incompreso del protagonista, oltre a quanto già detto vi si aggiunge la peculiarità del dialetto di Tsugaru, che diverge in maniera imponente da quello 'standard' nipponico ed è ostico al punto da poter risultare spesso incomprensibile persino ai nativi della medesima prefettura di Aomori.
E’ in effetti una bella rivisitazione di Babele, quella che prende forma quando Setsu e compagni finiranno per iscriversi al primo Torneo - Coppa Matsugorō indetto dalla cospiratrice madre di lui, perché accanto a evocative esibizioni di shamisen lo spettatore assiste anche a talenti che si riuniscono qui da ogni parte del Giappone, e che delle peculiarità delle sue tante prefetture raccontano, oltre che dei dialetti e i marcati accenti locali che da ciascuna di queste regioni emergono con forza: ne sono un esempio l’ordinata pulizia nel parlato di Yūichirō Umehara su Kamiki, la già citata esuberanza del Kyushu e di Fukuoka, l’accattivante estetica del Kansai vivacizzata dall’eccellente interpretazione di Yūki Kaji sull’osakense Takaomi Kaji, la maternità di cui Aomori per lo shamisen si fa ben vanto, con la straordinaria resa dell’ingarbugliato dialetto di Tsugaru nella voce di Yoshimasa Hosoya su Wakana, di Shimazaki su Setsu per l’appunto e, in misura minore, di Tasuku Hatanaka su Sōichi Tanuma.
 
mashiro visual orizzontale


Poco importa se, a questo punto, il character design di Jiro Mashima sia incostante nella resa, le campiture di colore fornite dalla Shin-Ei Animation non risultino del tutto all’altezza delle aspettative per questa serie diretta da Hiroaki Akagi, e i dodici episodi che la compongono non raccontino adeguatamente l’opera della Ragawa: è il senso dell’udito a venir continuamente solleticato nello spettatore, ed è il suono a rubare con forza e costanza la scena, tanto da far quasi dimenticare molto del resto.
 
"Ero in un altro mondo.
La risonanza delle tre corde,
la vibrazione che attraverso il corpo dello strumento arriva dritta alla pancia...
sono riuscito a tirare fuori un bel suono"

- Setsu Sawamura -

Fondata nel 1976 a Tokyo, non si può certo dire infatti che la Shin'ei Douga di proprietà della TV Asahi non sia forte di una certa duratura esperienza nel campo dell’animazione, occupandosi degli anime Doraemon e Crayon Shin-chan rispettivamente dal 1979 e dal 1992, entrambi ancora in onda settimanalmente. E’ inevitabile però guardare a Those Snow White Notes chiedendosi come sarebbe potuta apparire graficamente la serie se le ombreggiature sui personaggi fossero state applicate su ogni scena anziché su porzioni davvero delimitate di ciascun episodio, appiattendo purtroppo tanto i disegni quanto le animazioni.
Ad uscirne bene, invece, sono le precise rappresentazioni degli strumenti musicali in ogni loro dettaglio.
Il character design risulta perlopiù una morbida, piacevole ed efficace trasposizione del manga, fallendo però nel mantenersi uniforme per la durata dell’intera serie e scivolando ad esempio verso una rappresentazione di occhi e volti decisamente troppo ampi e tondeggianti, soprattutto sui personaggi di Shuri e della sensei Koyabu.
 
shuri prof


Al termine del dodicesimo episodio, inoltre, le vicende giungono alla naturale conclusione dell’arco narrativo oggetto della serie, ma pur vedendo compiuto un percorso interiore non indifferente su Setsu e inducendo svariate riflessioni nello spettatore, di spunti e quesiti se ne aprono almeno altrettanti e la caratterizzazione del protagonista rimane in sospeso, in un bilico del quale non è scontato chiedersi l’esito.
Lo stesso dicasi per i personaggi secondari, tutti ben delineati nella loro presentazione e il cui ruolo nella serie è apprezzato, eppure rimane fin troppo risibile, foriero di potenzialità inespresse; unica eccezione può forse dirsi la figura di Umeko, che la voce di Takako Honda arricchisce di ulteriori interessanti sfumature. Nell’inseguire il fantasma del compianto Matsugorō, tanto lei quanto il padre di Setsu declinano personaggi arroganti dagli atteggiamenti talora deviati, inqualificabili o persino meschini, che ne fanno però figure a tutto tondo.
 
"L'insegnamento più grande sta nella reazione di chi ascolta"

A dispetto pertanto di un canovaccio di storia che sa in più elementi di già visto, e di uno sviluppo dei personaggi interessante ma lasciato inadeguatamente incompleto, Those Snow White Notes riesce nondimeno a incuriosire e catturare l’attenzione, facendo leva in primo luogo su un potente comparto musicale, ma anche sulla fascinazione che uno strumento non così conosciuto come lo shamisen è capace di indurre.
Oltre agli inserti musicali all’interno degli episodi, davvero pregevoli sono tutte le sigle di apertura e chiusura della serie: gli enfatici temi "Blizzard" ('tormenta di neve') e "Ginsekai" ('mondo d’argento') dei Burnout Syndromes (Haikyuu!!, Dr. Stone) si alternano l’uno sull’altro nell’anticipare allo spettatore l’accattivante presenza scenica della musica nell’anime.
 
Blizzard ~ Burnout Syndromes

In chiusura, la più dolce "Kono yume ga sameru made" ('fino al risveglio da questo sogno') interpretata dalla splendida voce di Miliyah Kato non disdegna un evocativo abbinamento di melodia ed immagini, musicata ancora una volta dagli Yoshida Brothers. Esemplare la loro simbolica funzione di ponte, nel far presagire attraverso un ritmo vivace ed accattivante il dipanarsi di una storia a tutti gli effetti moderna, ma che affonda le radici in un emblematico passato.
 
Kono yume ga sameru made ~ Miliyah kato feat. Yoshida Brothers
 


Nel tema di chiusura ritornano inoltre le due immagini che insieme paiono voler riassumere l’area geografica di Aomori, ovvero le tormente di neve e il monte Iwaki, che come in una sorta di familiare iconografia sembra la controparte locale del monte Fuji. L’associazione non è per la verità casuale, né banale: lo stratovulcano che veglia a sud-ovest della cittadina di Aomori viene infatti anche definito Tsugaru Fuji o Okufuji (Fuji del Nord) per la forma conica simile al suo più celebre collega, ma è facile ipotizzare che per gli abitanti locali il guardare al monte Iwaki rappresenti precisamente ciò che fanno coloro che dalle prefetture di Shizuoka e fino a Tokyo, osservando con rispetto e venerazione il Monte Fuji.
 
monte iwaki


Per la sua opera Mashiro no Ōto, l’autrice Marimo Ragawa (Baby & me, New York New York) vince nel 2012 sia il 36° Premio Kodansha alla categoria manga Shōnen che l'Excellence Award alla 16° edizione del Japan Media Arts Festival, e il manga viene anche nominato al 4° Manga Taishō, alla 23° edizione del Premio Culturale Osamu Tezuka nel 2019 e si colloca al terzo posto della classifica Kono Manga ga Sugoi! Del 2012.
Nativa di Hachinohe ad Aomori, viene spontaneo pensare che in tale prodotto la mangaka abbia fatto confluire parte della tradizione della propria terra natia a riguardo dello shamisen.
E' curioso come, proprio di recente, abbia specularmente fatto lo stesso anche la regista Satoko Yokohama nel delineare il film live action Itomichi uscito nel 2021, in concorso al Far East Film Festival di Udine: a sua volta, la pellicola racconta proprio di una liceale chiusa ed introversa, che fatica ad esprimersi a causa di un dialetto che sembra ostruirle i dialoghi, ma che quando chiude gli occhi e si posiziona lo shamisen in grembo, pare generare musica con tutta sé stessa.
 
setsu sorriso
Ad oggi, i ventotto tankōbon che compongono il manga pubblicato in patria dalla rivista Monthly Shōnen Magazine di Kodansha sin dal lontano 2009 non hanno ancora messo fine alle vicende di Setsu, dei suoi amici e delle loro ambizioni musicali: se per Those Snow White Notes arriverà un seguito animato che rispecchi il consenso ottenuto in patria dal manga è difficile dirlo, ma benché incompleta, la serie è comunque ben capace di offrire molteplici spunti di interesse e un intrattenimento melodico davvero di altissimo livello.
Il nome 'Setsu' che in questo caso viene non casualmente scritto con il carattere cinese di ‘neve’, risulta omofono della parola che in giapponese indica il verso, il periodo musicale o la melodia.
In attesa che la sua musica 'capricciosa' si possa distendere, è facile tendere tuttavia a voler riascoltare le sue esecuzioni più e più volte. Invariabilmente rapiti da un suono candido come la neve.
 
"Chiunque sia in questo ambiente desidera avere un luogo in cui esprimere se stesso.
Dovrai imparare a far riconoscere come tuo, quel suono capriccioso"

- Seiryū Kamiki -