Spulciando tra saggi, interviste e articoli, sempre in cerca del nuovo approfondimento da scrivere, diventa abbastanza comune imbattersi in numerosi aneddoti dietro le quinte su questo o quell'anime, personaggio o studio di produzione. Piccole curiosità, non tali da realizzarne articoli dedicati, ma abbastanza interessanti da volerli diffondere agli interessati.

In questa rubrica andremo quindi a raccogliere alcuni di questi aneddoti e curiosità.

Dai manga televisivi agli anime


Ormai il termine anime per indicare l'animazione giapponese commerciale è profondamente radicato in Occidente, pur con varie discussioni al riguardo su cosa possa realmente essere considerato anime e cosa no. Prima della diffusione di tale termine, tuttavia, in Giappone si utilizzavano altre designazioni come senga eiga, manga eiga e tv manga, gradualmente andate a scomparire a favore del più recente anime. Un vecchio articolista della rivista Animage, Yuichiro Oguro, ci racconta come gli appassionati dell'epoca vivevano questa dicotomia:

Alla fine degli anni ’70 cominciò l’anime boom. Prima di ciò i cartoni animati venivano chiamati “terebi manga”, o “manga eiga”, ed erano pensati appositamente per i bambini. Con l’occorrere dell’anime boom si riconobbe anche l’occasione di intrattenere i giovani ragazzi, e quindi vennero chiamati “anime”.
Si tratta di un discorso di quell’epoca, del discorso di una generazione, e probabilmente è un mio discorso estremamente personale, ma nel periodo iniziale dell’anime boom e fino alla sua metà io facevo distinzione fra “terebi manga” e “manga eiga”, oppure “anime”. Le opere che puzzavano di vecchio e si rivolgevano ai bambini erano “terebi manga” e “manga eiga”; le opere moderne, create per noi, le chiamavamo “anime”. Le opere del passato erano opere per bambini, però se ci trovavamo un punto che ci interessava le accettavamo dicendo: “Questo è un anime!”.
Per esempio, la trama di Choudenji Machine Voltes V era da terebi manga, ma la storia della bellezza e della tragedia del principe Hainel era indirizzata agli adolescenti. E ponendo l’attenzione su quel punto, si trattava di un anime. Ricordo che con gli amici discutevamo di “Questo è un anime”, “Quello è un anime”. A pensarci adesso, ho come l’impressione che cercassimo l’elemento anime nelle varie opere. Naturalmente la coscienza di stare facendo una simile strana divisione all’interno del boom e soprattutto nel suo periodo iniziale ci portò in breve tempo a definire come “terebi manga” i prodotti stantii indirizzati ai bambini, mentre il resto venne definito “anime”.

 

Fonti consultate:
Memorie di Animage: Il Principe del Sole era un “anime” (magazine.pluschan.com)
- Introduzione - Definizione e forme dell'animazione giapponese - Evoluzione della terminologia (Storia dell'animazione giapponese di Guido Tavassi)

Hayao Miyazaki, il produttore


La presenza del mio nome tra i produttori di un film di Takahata (Pioggia di ricordi) non deve essere presa per nulla più che un tentativo di rassicurare gli investitori. Non ho fatto molto altro come produttore. C'è chi definisce i produttori come coloro che danno il via ad un progetto, si assicurano del consenso degli investitori e assemblano lo staff, regista compreso. Io definisco il produttore come qualcuno il cui fato è intrecciato con quello del suo film, condividendo gioie e dolori di ogni singolo frame. In tal senso, sono stato un fallimento come produttore. 
Lasciai ogni cosa a Takahata. Sapevamo entrambi che il mio coinvolgimento come produttore del film avrebbe causato conflitti. Sarebbe stato inevitabile. Nessuno dei due è solito scendere a compromessi. La stessa cosa avviene quando è lui ad essere il produttore di uno dei miei film. Ghibli ha un disperato bisogno di un nuovo regista di talento. Dobbiamo ancora riuscire a trovarne uno. Di questo passo sarò costretto a continuare a partecipare alla lavorazione dei prossimi film indipendentemente da quanto sarò vecchio. Mi chiedo quanto sia possibile...
Sono un regista che si occupa anche delle animazioni vere e proprie. Non potrò mantenere ancora a lungo questo mio livello di coinvolgimento. Sarò il primo a rendermi conto dei miei limiti e mi piacerebbe ritirarmi prima che sia qualcun altro a suggerirmelo.
Non si tratta di una questione di sensibilità. Fino a questo momento non ho fatto altro che creare l'animazione che piace a me, e finora è andata abbastanza bene. Non importa quanto si sia vecchi o giovani, penso che il tempo di ritirarsi arrivi quando il tuo pubblico non apprezza più i tuoi lavori, sebbene a te piacciano ancora.
 

Fonte consultata:
Intervista a Hayao Miyazaki (Anime Interview - The First Five Years of ANIMERICA, ANIME & MANGA MONTHLY (1992-97))

La PTA contro Shin-chan


Non è cosa nuova che i titoli più controversi e con contenuti "discutibili" finiscano nel mirino di associazioni di genitori o insegnanti come la PTA. Se tornando indietro si ricordano le proteste contro manga ritenuti violenti e diseducativi come AshuraOsomatsu-kun, negli ultimi decenni un'opera che ha attirato molta attenzione è stata Shin-chan. Serie animata iniziata nel 1996 dall'omonimo manga di Yoshito Usui, è stata più di una volta inserita nell'annuale elenco dei programmi televisivi da non far vedere ai propri figli più piccoli. Al quarto posto nel 1996, al terzo posto nel 2000, nel 2007 e nel 2008, Shin-chan viene sconsigliato per l'umorismo scatologico e per l'irriverenza del piccolo protagonista, ritenuti potenzialmente diseducativi per gli spettatori più piccoli. Sebbene siano diversi i genitori ad aver vietato il programma ai figli, Shin-chan resta una serie amatissima, tra le più viste in TV e con svariati film per il cinema.
 


Fonti consultate:
- Earth in My Window - The Adult Empire Strikes Back (Little Boy: The Arts of Japan s Exploding Subculture di Takashi Murakami)
- The Social Production of Gender as Reflected in Two Japanese Culture Industry Products: Sailormoon and Crayon Shin-chan (Themes and Issues in Asian Cartooning: Cute, Cheap, Mad, and Sexy)
Educational TV: PTA knows best? (japantimes.co-jp)
Japan's PTA Decries Shin Chan Anime, Shōjo Comic Mag (animenewsnetwork.com)
PTA says 'London Hearts' is worst TV program (japantoday.com)
Crayon Shin-Chan: The Bad Boy of Japanese Manga (abritishprofinjapan.blogspot.com)

Target fluidi: shonen -> josei


Solitamente i manga iniziano e terminano la propria serializzazione sulla stessa rivista, ma può capitare che questa muti nel tempo, specialmente per serie particolarmente lunghe o con vari seguiti o spin-off. E in alcuni casi a cambiare può essere persino il target della rivista. Si può pensare a vecchi classici originariamente nati su riviste shonen ma che, col passare dei decenni, si spostano su riviste seinen dove reincontrare i vecchi lettori, ormai cresciuti e diventati adulti. Esempio classico è Captain Tsubasa, iniziato su Shonen Jump e poi trasferitosi, con le serie più recenti, sulla rivista seinen Young Jump.
Oppure ci possono essere titoli fluidi che si trovano a proprio agio su riviste per ambo i sessi. Questo è il caso di Aqua di Kozue Amano, pubblicato sulla rivista shojo Monthly Stencil. In seguito al trasferimento dell'autrice da Square Enix a Mag Garden, il manga cambiò nome in Aria e venne serializzato sulla rivista shonen Comic Blade.
Casi ancora più estremi vedono un cambio ancora più radicale. Saiyuki, il noto manga di Kazuya Minekura, fu inizialmente pubblicato sulla rivista shonen Monthly GFantasy. Col trasferimento da Square EnixIchijinsha, forse per il grande apprezzamento da parte anche di un pubblico femminile più adulto, gli aitanti bishonen in viaggio verso Occidente si spostarono con le serie successive sulla rivista josei Zero-Sum.
 

Tomino VS Gainax: chi ce l'ha più lungo?


Mi resi conto che qualcosa non aveva funzionato quando Yoshiyuki Tomino iniziò a colpire Takami Akai con un ventaglio di plastica. Accadde ad un evento europeo in cui gli organizzatori si erano vantati di aver invitato dozzine di ospiti giapponesi, decidendo però di metterli tutti insieme. Persone solitamente abituate a venire riverite in deferenti eventi pubblici a scopo pubblicitario si trovarono improvvisamente a condividere i riflettori con altre celebrità davanti a una folla stupida e inconsapevole.
Quel giorno le domande rivolte ai membri della Gainax continuavano a ripetere la solita manfrina sul loro essere fan che erano riusciti ad avere successo. Si era d'accordo che gli anime prima erano tutti un po' una merda, finchè quel gruppo di ragazzini otaku era arrivato e li aveva migliorati, rendendoli anche più indirizzati ai fan.
Tomino perse la pazienza dopo sei minuti. Li contai. Prese il microfono e guardò male il pubblico.
"Quindi" iniziò in un inglese indeciso "Sono... anch'io... un otaku?"
A quel punto si voltò verso Akai, il membro della Gainax più vicino a lui, ed iniziò lo schiaffeggiamento. La sua argomentazione fu che le persone che avevano creato Gundam non si erano trastullate dichiarando il proprio odio per gli anime. Li amavano anche loro. Avevano fan anche loro. Anche loro avevano un seguito e una tribù che approfondiva ciò che loro avevano creato; Gainax poteva anche aver creato i propri lavori in reazione ai loro, tuttavia gli otaku, quel sedicente gruppo di persone che si ritenevano i maggiori fan di anime al mondo, non detenevano la superiorità di decidere cosa gli anime fossero.
Tomino era irritato che il suo lavoro negli anni '70 venisse presentato come una sorta di sistema fossilizzato contro il quale i ragazzini si erano scagliati contro, quando in realtà fu colui che nel 1981 andò davanti a un gruppo di fanboy, compresi i bimbetti che poi avrebbero creato la Gainax, proclamando la nuova era dell'animazione.
Nel frattempo, i membri della Gainax si stavano irritando perchè tutti continuavano a riferirsi a loro come se fossero ancora dei mocciosetti col naso che cola.
"Sono stato un dirigente della compagnia per VENT'ANNI" protestò Takami Akai.
Entrambe le fazioni erano infastidite dal fatto che gli altri si stessero appropriando delle storie ch'essi raccontavano su se stessi, cosa che poteva funzionare nelle conferenze stampa o nelle citazioni ma che invece collassava sotto il peso di adeguate valutazioni. Tuttavia fu chiaro che gli anime avevano molte tribù e che diversi gruppi di creativi raramente si confrontavano con gli altri.

 
La folla durante la proclamazione della nuova era dell'animazione giapponese

Fonte consultata:
- The Impossible Dream (schoolgirlmilkycrisis.com)