Yaruki 2017: Past di Cristina Kokoro

Ultima notizia di presentazione per il 2017!!

di Alex Ziro

Non sembra vero ma ci siamo: ultimo appuntamento con lo Yaruki 2017 – Italian Japstyle Comics Award, categoria INDIE. E domani partiranno i sondaggi!

Concludiamo con Past, di Cristina Kokoro
 
 
Cristina 'Kokoro' Guidetti è la disegnatrice dell’opera ed è nata a Torino. Ha sempre avuto una buona predisposizione per il disegno già da bambina, ma il periodo durante il quale ha impugnato realmente la matita per disegnare qualcosa che potesse sentire suo è stato durante gli anni delle medie. Quando ha iniziato a frequentare il liceo ha incontrato diverse persone che nutrivano la sua stessa passione per il disegno, ma raramente mostrava le sue opere non trovando spesso il riscontro che desiderava viste le tematiche cupe e negative che presentava. Questo però non ha fermato le sue aspirazioni artistiche che negli anni successivi ha cercato di coltivare frequentando la scuola internazionale di Comics, studiando fashion design, seguendo un corso di illustrazione digitale, studiando illustrazione editoriale e partecipando, infine, ad un paio di mostre collettive. Dal 2007 al 2009 ha pubblicato su Mondo Japan una storia shojo a piccoli capitoli, Il Teppista + Giulietta, e proprio nel 2007 ha iniziato a partecipare a concorsi vincendo la categoria "Miglior Tavola Manga" del Premio Pietro Miccia di Torino Comics (negli anni successivi è spesso arrivata tra i finalisti, vedendo anche la sua opera Cherry pubblicata dalla Teke Editori). Nel frattempo conobbe su internet un gruppo di fumettisti, ovvero il gruppo di Taboo! (all’epoca Fattore Manga), con i quali ha collaborato fino al 2016. Successivamente ha collaborato con il LevelUp! Project di Tenaga Comics fino al 2016. Infine durante questi ultimi anni si è appassionata di webcomic, ha conosciuto Eleonora Gatta (con la quale condivide la maggior parte delle idee, provando insieme questa vita, che entrambe definiscono tortuosa ma ricca di aspettative), e insieme hanno firmato un contratto con la casa editrice Kasaobake per la pubblicazione de "La Calaca de Azucar", che uscirà in anteprima durante il Lucca Comics & Games 2017.

Fino a qualche tempo fa era Masakazu Katsura l’autore al quale faceva più riferimento, ma ormai ha cambiato totalmente tale mentalità. Nel suo tratto possiamo infatti trovare qualche richiamo alla scuola Disney, ma non smette mai di cercare nuovi riferimenti, sia su internet che per le fiere del fumetto, come se stesse costruendo un enorme puzzle che si riempie sempre di nuovi riferimenti che cerca di far suoi, senza però arrivare mai a copiare o emulare qualcuno. Le sue opere a fumetti preferite sono svariate e spaziano tra tutti i generi (quello che importa è che abbiano saputo trasmetterle qualcosa) e sono: La Maschera di Vetro, Fruits Basket, Lamù, Berserk, Card Captor Sakura, Sakuragari, Watersnakes di Tony Sandoval, Blacksad di Juan Guarnido, Paperdinastia di Don Rosa (che possiede autografato e conserva come il suo piccolo tesoro) ed ovviamente Claudia's Story di Ashley Marie Witter.

Concludiamo viaggiando, perché per questi autori la vera conclusione non arriverà mai, tutta la loro vita sarà un eterno viaggio cercando realizzare i propri sogni, cercando di migliorare sempre e comunque sé stessi. Concludiamo con Past, non avrebbe senso mettere la trama perché parliamo di un volume che contiene 5 storie diverse, le quali non hanno nulla in comune se non ciò che le unisce alla stessa autrice; 5 opere nate in modi diversi, in periodi diversi e lontani tra di loro, se vorrete cercare voi un intreccio tra di esse sentitevi meravigliosamente liberi ma Past semplicemente parla di come il passato dell’autrice l’abbia reso ciò che è adesso, come ogni passo l’abbia portata a noi, perché il passato non si deve mai dimenticare e soprattutto questo quando sei un fumettista, devi ben ricordare chi eri per affinare il tuo stile. Se poi parliamo di un’opera così bella, dimenticare il proprio passato diventa un crimine orribile. Queste opere non le possiamo inoltre accomunare nemmeno per quanto riguarda lo stile, esse mostrano non solo l’evoluzione nel tratto e nella bravura dell’autrice ma anche quanto lei non abbia mai avuto paura a sperimentare, uscire dalla sua comfort zone per trovare la sua identità… e la cosa in assoluto più assurda è che non ha mai sbagliato! Ogni capitolo di Past è un nuovo mondo, un modo totalmente diverso di intendere e di approcciarsi al fumetto ed ognuno di essi è un successo.

Sottolineare le differenze tra gli autoconclusivi ad un certo punto diventa ridondante, ciò che possiamo notare è la grande delicatezza mostrata dall’autrice, nessuna di queste opere è banale, nessuna di queste è un semplice divertissement, tutt’altro vi è una continua ricerca di entrare nell’animo del lettore, nonostante anche per lei fosse sconosciuto l’uso che avrebbe fatto di certe tavole, perché quando si cerca di creare arte hai sempre davanti a te un pubblico al quale vuoi far sentire ciò che crei. Kokoro l’abbiamo potuta conoscere nell’IICA con La Calaca de Azucar, opera che ha ricevuto fin dagli inizi un larghissimo consenso anche tra i giudici, quindi nel caso foste curiosi di comprendere quale sia il suo stile attuale rifatevi pure al fumetto targato Kasaobake. Gli amanti de’La Calaca possono intravedere in queste opere i primi approcci seri della fumettista con la colorazione, giocando a più riprese con il colore sfruttando diverse tecniche ed utilizzandolo a più riprese con mezzo narrativo e mai come sfondo, del resto ad oggi la colorazione è sicuramente uno dei cavalli di battaglia di Kokoro. Cercate di vivere Past, cercate di entrare dentro questo viaggio e le sue storie, se questo è stato il passato di Kokoro, non possiamo che “tremare” pensando al suo futuro.

Ecco il tributo di Kokoro alla nostra Yaruki
 

Intervista all'autrice:

Kokoro, un fantastico piacere riaverti con noi dopo aver parlato de'La Calaca de Azucar per l'IICA: pronta?

Come non ci fosse un domani, via con le domande!

Qual è il tuo parere sul fumetto japstyle e sul suo successo?

Il fumetto japstyle è quello, insieme a molte altre categorie del fumetto, più conosciuto a livello internazionale, e che è riuscito ad arrivare a più lettori possibili per la quantità di storie che è arrivata fino in occidente, sia attraverso gli anime, attraverso internet e attraverso la carta. Il lettore non solo apprezza un fumetto japstyle per quanto riguarda la trama, ma soprattutto per il disegno, che tende a ricollegare a qualcosa che ha già precedentemente apprezzato, nella maggioranza dei casi, da quello che ho potuto dedurre dopo anni di domande a riguardo. Il successo arriva soprattutto dall'estetica dei personaggi, dal disegno, e in ultimo la trama. E' già più complicato, quando il lettore osserva uno stile che non riesce a ricondurre a qualcosa nello specifico, e quindi tende ad essere sospettoso, quando un “japstyle” non rientra completamente nei canoni di uno “stile” che, a dirla tutta, non esiste se non in maniera stereotipata. Quindi secondo me è più logico dire che determinati fumetti hanno successo, e altri no, a seconda dello stile che piace al lettore, e non perché sia effettivamente “jap”. Se devo prendere in considerazione le CLAMP e paragonarle a Masakazu Katzura (uno dei miei fumettisti preferiti) allora qui c'è da chiedersi se ti piace il fatto che arrivi dal Giappone, o che ti piaccia e basta. Ultimamente ci si sta staccando dall'idea che “se non viene dal Giappone allora non mi piace”, cosa che era molto più radicata prima. Semplicemente si sta raggiungendo il successo desiderato, perché è cambiata la mentalità a riguardo, ci sono più scuole di fumetto e c'è più modo di migliorarsi anche attraverso tutorial o corsi specifici, cosa che prima non era molto diffusa.

Parlaci di Past, perché questo nome, perché queste opere?

Il titolo, che tradotto dall'inglese è “passato” nel senso del tempo, si ricollega al fatto che tutte le opere sono state fatte in un tempo che va dal 2010 al 2014. La prima opera, Karakasa l'avevo fatta per un concorso giapponese (di cui al momento non ricordo il nome), ed è stata la prima che ho pubblicato su “Taboo” -all'epoca “Fattore Manga”- e grazie ad essa ho conosciuto i primi artisti veri della mia adolescenza (ahah),  che mi hanno chiesto di far parte di questa rivista! La seconda, La Paura che conobbe la Maschera, è stata la seconda opera che ho pubblicato su “Taboo”, e l'ho fatta in una tempistica veramente ridicola, si parla di una settimana e mezzo, e la sceneggiatura è stata scritta in un quarto d'ora di treno. La terza, Rapuntzel, è un'opera pubblicata che si ricollegava ad altre fiabe in chiave, dove al posto d'esserci una principessa c'era un principe. Ci ho lavorato veramente un sacco per far sì che non uscisse qualcosa di visto e rivisto. La quarta, Cuore di Cervo, l'ho scritta tutta in una nottata, e poi è stata pubblicata su “Taboo”, ed è pensata come un libro illustrato. La quinta faceva parte di un webcomic che poi, insieme alla mia sceneggiatrice, abbiamo scartato, ma può essere benissimo letta come un'opera a sé stante. Ho scelto tutte queste opere perchè erano state tutte pubblicate ma in maniera disordinata, escluse le doujinshi che avevo fatto sulla serie di Axis Power Hetalia, e alcune persone continuavano a chiedermi dove potessero trovare delle mie opere a fumetti. Quindi piuttosto che lasciarle nel dimenticatoio, ne ho fatto una raccolta con un denominatore comune: le mie opere del passato.

Queste opere fanno comunque parte del tuo passato, ti senti un'artista tanto diversa da quella di Past?

Per quanto riguarda le idee, no, in fondo è pur sempre il mio modo di vedere le cose, che ogni giorno cerco di trasmettere su carta, facendone un mio “marchio di fabbrica”. Per quanto riguarda le tecniche e il tratto, sento di essere migliorata, ma è perché sono molto puntigliosa su ciò che faccio. Solo ultimamente sono entrata nell'ottica che l'imperfezione rende speciale qualcosa, se ben pensato.

Tra queste vi è un'opera che senti maggiormente dentro di te?

Le amo tutte indistintamente, ognuna di esse porta un ricordo, ma se dovessi sceglierne una, questa sarebbe “L'Aquila e il Pesce”.

Sei un'artista poliedrica, con uno stile da sempre maturo e capace di variare, ma cosa ami maggiormente disegnare e come?

Adoro disegnare a matita, senza il ripasso. Non è mai stato un mio punto forte né l'inchiostrazione, né il ripassare con il trattopen, a meno che non debba essere un tratto impreciso. Ci ho provato per molto tempo ma poi ho capito che la mia strada è la matita, completamente, e adoro l'acquerello. Mi piace anche la colorazione in digitale, se il soggetto richiede colori più complessi, ma mi risulta molto più lento. Su ciò che mi piace disegnare, la mia prima risposta sarebbero le creature fantastiche come ibridi, o i miti e le leggende, divinità annesse. Se poi si parla pure di storie ambientate nel passato, allora è come andare a nozze!

Quali sono i punti forza di questo fumetto, perché dovrebbe essere votato?

Sono cinque storie diverse, che affrontano tutti una tematica diversa, tutti colorati in maniera diversa. Sono state anche create in anni diversi, e questo fa percepire al lettore una sorta di evoluzione, sia a livello di narrazione che a livello visivo. In questa raccolta c'è una parte del mio essere, e del mio modo di vedere le cose, dove spero di non essere mai troppo invasiva ma nemmeno superficiale. È trattato il tema del divorzio, visto da un ragazzino a cui manca un punto fermo; il tema onirico di una concezione astratta come paura; una storia immaginaria apparentemente tragica, di un amore impossibile, che ha fatto sì che potesse diventare una delle fiabe più famose, interpretata sotto un altro punto di vista; il tema dell'amicizia, del legame tra fratelli non per forza di sangue, della lealtà e della morte che, indistintamente, arriva per chiunque; l'autolesionismo e la tossicodipendenza, che vengono dapprima assecondati e poi combattuti. In ogni storia, c'è qualcosa di magico, o irreale, collegato all'estrema realtà dei fatti che incontriamo tutti i giorni nella vita reale. È questo il principale punto di forza, o almeno lo spero. Ho ancora molto da poter dare, ma spero che, in ogni caso, venga comunque apprezzato.

I tuoi progetti futuri?

Sto lavorando al primo volume de “La Calaca de Azùcar” che uscirà a marzo al Cartoomics, con la casa editrice Kasaobake!  Prendete nota perché mi sto spaccando la sch- impegnando tantissimo per fare in modo che sia un prodotto degno d'esser comprato!! Sarà una serie di volumi a fumetti, dove disegno un sacco di divinità azteche e ambientazioni messicane!!  Seguite la pagina su FB, ci sono tutti i link possibili per rimanere aggiornati sulle novità! Oltre a questo, quest'anno ho collaborato con l'artbook di beneficienza “Costellarium” del Reverie Studio, il cui ricavato andrà completamente devoluto a Medici senza Frontiere, che esce a Lucca Comics & Games, e collaboro con il team del Collettivo Lamia! Ho anche altri progetti in cantiere, ma di quelli ne parlerò sicuramente più avanti!!

Sei l'ultima autrice per questa edizione dello Yaruki, ci hai permesso di chiudere in un modo fantastico con la tua opera: dicci, qual è il tuo sogno artistico?

Riuscire a mantenermi con il mio mestiere, e riuscire ad affermarmi come artista e come persona all'interno dell'ambiente del fumetto, non solo in territorio italiano. E soprattutto, riuscire a creare, quando mi riterrò abbastanza evoluta graficamente, un volume autoconclusivo con una delle storie a cui tengo di più.

Grazie di tutto, grazie per aver chiuso le danze con questa grazia e maestria. Saluta il tuo pubblico!

La danza è sofferenza, sa! [cit]
ARRIBA!!!!


Link Utili:

La Calaca de Azucar

Concorrenti Precedenti:

Kitsune to Neko
La Mia Mamma Ha Un Tumeowre
Apophis Saga
Drakon City
Due Uomini e un Cammello
Irezumi
The Space Between
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Seguendo Quel Filo Rosso
Lezione di Autodifesa
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Per maggiori informazioni sull’award contattare yaruki2017@gmail.com
Grafiche a cura di Megane郭

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