Recensione
C'è da sempre un problema di fondo nelle trasposizione animate di videogiochi di ruolo di successo, ovvero quello di riuscire a narrare decentemente avvenimenti spalmati in decine di ore in una manciata di episodi, siano essi televisivi oppure dei ben più pregevoli OAV come in questo caso.
I j-rpg in particolare (quelli riusciti) rispetto ad altri generi tendono a prendersi tutto il tempo del mondo per approfondire personaggi, luoghi, folklore e tutto l'affresco immaginario in cui ruotano le vicende. La prolifica serie Tales of di Namco presa di per sé non ha mai brillato per sceneggiature complesse (più che altro di natura "shonen") tantomeno per tematiche trattate: gli sviluppatori hanno sempre curato altri aspetti come un eccezionale gameplay, ma anche personaggi carismatici e caratterizzati finemente grazie anche al design di Kosuke "Oh Mia Dea" Fujishima.
Per questo e altri motivi ho sempre guardato con scetticismo produzioni animate come questa su Tales of Symphonia, capitolo rilasciato su Game Cube prima e su Playstation 2 poi, riproposto infine in una nuova versione HD per PS3 con incluso il suo modesto sequel. Ma proprio la recente uscita della Symphonia Chronicles è stata per me la molla per dare una chance al Symphonia animato, un po' per l'affezione che provo nei confronti dei personaggi, un po' per semplice curiosità, che tanto non molto tempo porta via.
Divisa in tre serie di OAV ben distinte, questa prima parte di quattro episodi di svolge su Sylvarant e non è che un preludio di ciò che avverrà invece su Tethe`alla: il mondo è sotto la minaccia di una razza chiamata Desians che distrugge città e ne rapisce gli abitanti, ma secondo la leggenda all'apparizione della "Torre della Salvezza" una "Prescelta" dovrà compiere un pericoloso viaggio e risanare il mondo dalle sofferenze.
La storia ha curiosamente (considerata la quasi contemporaneità) molti punti in comune con quella di Final Fantasy X o, per tornare leggermente più indietro, a Grandia II. Lo sviluppo è quindi abbastanza prevedibile per chi è avvezzo a questo tipo di storie, con un susseguirsi di eventi e rivelazioni atte a far vacillare le convinzioni dei personaggi, certezze che con il proseguire del viaggio lasciano il posto ai dubbi. Il viaggio di Colette è giusto? In cosa consiste la sua trasformazione in angelo?
Nonostante una certa prevedibilità iniziale però, "Tales of Symphonia" vanta uno dei "party" più amati della saga, caratteristica che lo fece risaltare rispetto ai giochi citati in precedenza già alla sua uscita e grazie alla quale si è guadagnato con il passare degli anni il titolo di cult tra gli appassionati (complice in realtà anche la scarsa reperibilità della versione Game Cube), nonostante ognuno di loro incarni uno stereotipo bello e buono... ma è uno dei misteri inspiegabili (in senso buono) del successo dei Tales of. Nell'anime l'impavido ma scemotto Lloyd, la dolce Colette, il misterioso Kratos, la ninja Sheena, la maestra Raine e suo fratello Genis sono tutti al loro posto con pure gli stessi doppiatori del gioco: gli OAV mantengono tutte quelle caratteristiche che li ha resi indimenticabili come per esempio la fissa di Raine per l'archeologia e il lato palesemente tsundere di Sheena.
Qualcosa in questa prima parte della storia ovviamente viene meno, il poco tempo a disposizione non permette alla narrazione di approfondire alcuni aspetti come i Desians e le exosphere, ma l'anime stupisce in positivo per come invece riesca a trattare in modo ottimo la lenta ma inesorabile trasformazione di Colette, con alcune scene dedicate davvero riuscite sul lato dell'emotività, nonostante conoscessi già gli eventi.
Ecco, l'aver giocato o meno il gioco è aspetto che influisce pesantemente sulla visione di "Tales of Symphonia": un totale neofita potrebbe trovare questi quattro OAV buoni ma non sufficientemente approfonditi, mentre per coloro che hanno giocato il videogame può essere un piacevole "best of" animato di tutti i maggiori eventi, ben fatto anche dal punto di vista tecnico e musicale (anche se mancano i brani del gioco), in cui non ho notato particolari sbavature, anche perché le scene d'azione sono abbastanza brevi.
Insomma, facendo un paragone è come guardarsi la sintesi di una partita su 90° minuto, esperienza ben diversa dalle emozioni che un tifoso potrebbe provare durante una partita allo stadio. Il gioco è la partita allo stadio.
Sufficiente.
I j-rpg in particolare (quelli riusciti) rispetto ad altri generi tendono a prendersi tutto il tempo del mondo per approfondire personaggi, luoghi, folklore e tutto l'affresco immaginario in cui ruotano le vicende. La prolifica serie Tales of di Namco presa di per sé non ha mai brillato per sceneggiature complesse (più che altro di natura "shonen") tantomeno per tematiche trattate: gli sviluppatori hanno sempre curato altri aspetti come un eccezionale gameplay, ma anche personaggi carismatici e caratterizzati finemente grazie anche al design di Kosuke "Oh Mia Dea" Fujishima.
Per questo e altri motivi ho sempre guardato con scetticismo produzioni animate come questa su Tales of Symphonia, capitolo rilasciato su Game Cube prima e su Playstation 2 poi, riproposto infine in una nuova versione HD per PS3 con incluso il suo modesto sequel. Ma proprio la recente uscita della Symphonia Chronicles è stata per me la molla per dare una chance al Symphonia animato, un po' per l'affezione che provo nei confronti dei personaggi, un po' per semplice curiosità, che tanto non molto tempo porta via.
Divisa in tre serie di OAV ben distinte, questa prima parte di quattro episodi di svolge su Sylvarant e non è che un preludio di ciò che avverrà invece su Tethe`alla: il mondo è sotto la minaccia di una razza chiamata Desians che distrugge città e ne rapisce gli abitanti, ma secondo la leggenda all'apparizione della "Torre della Salvezza" una "Prescelta" dovrà compiere un pericoloso viaggio e risanare il mondo dalle sofferenze.
La storia ha curiosamente (considerata la quasi contemporaneità) molti punti in comune con quella di Final Fantasy X o, per tornare leggermente più indietro, a Grandia II. Lo sviluppo è quindi abbastanza prevedibile per chi è avvezzo a questo tipo di storie, con un susseguirsi di eventi e rivelazioni atte a far vacillare le convinzioni dei personaggi, certezze che con il proseguire del viaggio lasciano il posto ai dubbi. Il viaggio di Colette è giusto? In cosa consiste la sua trasformazione in angelo?
Nonostante una certa prevedibilità iniziale però, "Tales of Symphonia" vanta uno dei "party" più amati della saga, caratteristica che lo fece risaltare rispetto ai giochi citati in precedenza già alla sua uscita e grazie alla quale si è guadagnato con il passare degli anni il titolo di cult tra gli appassionati (complice in realtà anche la scarsa reperibilità della versione Game Cube), nonostante ognuno di loro incarni uno stereotipo bello e buono... ma è uno dei misteri inspiegabili (in senso buono) del successo dei Tales of. Nell'anime l'impavido ma scemotto Lloyd, la dolce Colette, il misterioso Kratos, la ninja Sheena, la maestra Raine e suo fratello Genis sono tutti al loro posto con pure gli stessi doppiatori del gioco: gli OAV mantengono tutte quelle caratteristiche che li ha resi indimenticabili come per esempio la fissa di Raine per l'archeologia e il lato palesemente tsundere di Sheena.
Qualcosa in questa prima parte della storia ovviamente viene meno, il poco tempo a disposizione non permette alla narrazione di approfondire alcuni aspetti come i Desians e le exosphere, ma l'anime stupisce in positivo per come invece riesca a trattare in modo ottimo la lenta ma inesorabile trasformazione di Colette, con alcune scene dedicate davvero riuscite sul lato dell'emotività, nonostante conoscessi già gli eventi.
Ecco, l'aver giocato o meno il gioco è aspetto che influisce pesantemente sulla visione di "Tales of Symphonia": un totale neofita potrebbe trovare questi quattro OAV buoni ma non sufficientemente approfonditi, mentre per coloro che hanno giocato il videogame può essere un piacevole "best of" animato di tutti i maggiori eventi, ben fatto anche dal punto di vista tecnico e musicale (anche se mancano i brani del gioco), in cui non ho notato particolari sbavature, anche perché le scene d'azione sono abbastanza brevi.
Insomma, facendo un paragone è come guardarsi la sintesi di una partita su 90° minuto, esperienza ben diversa dalle emozioni che un tifoso potrebbe provare durante una partita allo stadio. Il gioco è la partita allo stadio.
Sufficiente.
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