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Titolo molto atteso ma che mi ha lasciato totalmente basito. "Ikigami - Annunci di morte" si presenta come un seinen molto adulto e dalle tematiche forti, che trae linfa dal filone inaugurato da "Battle Royale", anche se da quest'ultimo si differenzia notevolmente.

Dall'opera di Takami/Taguchi viene tratto il sostrato per cui il governo giapponese, in un esasperato ideale di educazione della popolazione nipponica, minaccia con la morte ogni singolo individuo per spronarlo a vivere al massimo e a eccellere nella vita quotidiana.
In "Ikigami", però, la roulette russa è ancora più subdola che in "Battle Royale": alla nascita di ogni neonato giapponese viene inoculata una capsula velenosa pronta a esplodere tramite comando a distanza.
Agli sfortunati prescelti viene notificato un Ikigami, un annuncio di morte proprio ventiquattro ore prima della loro morte indotta per mano del governo. Come già detto, tale opera pseudo-pedagogica mira a far apprezzare ogni istante della vita all'individuo, spronandolo a vivere ogni attimo come se fosse l'ultimo in maniera tale da rendere la popolazione più efficiente e più consapevole della temporalità.
La narrazione segue, attraverso gli occhi dell'impiegato che consegna gli Ikigami, le ultime ventiquattro ore di vita delle vittime dell'annuncio di morte, svelando al lettore sia le reazioni all'annuncio di morte che il modo in cui vengono sfruttate le ultime ore di vita.
Le premesse sin qui sono ottime, si prospetta uno studio interessante del rapporto individuale che ciascuno ha con la morte. Purtroppo non sarà così.
Le (troppe) poche pagine dedicate ad ognuno dei casi non riescono assolutamente a rendere conto al lettore della promessa iniziale di elaborare il contesto individuale di morte in maniera approfondita. Anziché esplorare esaurientemente la psiche umana nel momento che viene descritto "di maggiore attività cerebrale" (appunto quello che precede la morte) l'autore giunge a un'incredibile banalizzazione dell'elemento umano.
La scommessa che Motoro Mase lancia all'inizio dell'opera viene completamente disattesa: sarebbe stato più efficace donare a ciascuna delle vittime dell'Ikigami almeno metà albo in maniera tale da descrivere nella maniera più accurata possibile psiche, aspettative, timori, paure e desideri. E così non è.

L'abilità dell'autore non arriva a concludere in poche pagine ciascuna delle storie descritte. C'è sempre un quid che rimane estraneo al lettore: elementi che vengono velocizzati, banalizzati e a volte perfino ignorati.
La caratterizzazione dei personaggi e della situazione che si apprestano a vivere (le ultime ventiquattro ore della loro vita) risulta di fatto carente.
I personaggi si presentano piatti, lo spazio a loro concesso per dipanare la relativa storia non è mai abbastanza e al lettore risulta difficile riconnettere azioni e reazioni nella situazione che si viene a creare.
Potranno sembrare pochi, ma tre volumi bastano a descrivere un'opera che se ne compone di dieci.
La narrazione episodica è un'arma a doppio taglio, e l'autore fallisce nel tentativo di offrire un quadro esauriente o quantomeno stimolante al lettore.
I disegni non aiutano la trama di per sé carente. Pessimi. Proporzioni assurde e tratto troppo rigido non aiutano la fruizione.

Pessima anche l'edizione Planet Manga: per sette euro si ha tra le mani un albo che scricchiola ad ogni apertura e dalla qualità di carta scadente (stessa carta ingiallita di Homunculus, MPD Psycho e 20th Century boys). Grossa delusione per un titolo che almeno alle premesse è parso molto interessante.