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"One-Punch Man" è il canto della fenice dell'animazione giapponese.

Penso non si possa negare che il medium dell'animazione e del disegno giapponese sia arrivato a un punto morto. Mentre da un punto di vista tecnico un'evoluzione c'è stata nel corso degli anni (sebbene molto lenta vista la natura iper-tradizionalista del medium), la produzione più recente di manga e anime ha visto un arresto della creatività e una stagnazione tematica preoccupante. La produzione anime e manga giapponese è immensa, eppure non è facile trovare nelle opere più recenti qualcosa di veramente fresco e originale. Per trovare esempi interessanti bisogna scavare in un mare di produzioni plastificate e preconfezionate, spesso anche poco curate. L'utilizzo della CG ha permesso di ottenere risultati grafici discreti con un sforzo produttivo considerevolmente ridotto. Una notizia del genere potrebbe far pensare a un enorme passo avanti nel campo dell'animazione che, con questo incredibile assist, potrebbe creare sequenze complesse con una frazione del budget. Invece quanti anime abbiamo visto sfruttare degnamente questo mezzo contro quelli che invece ne hanno fatto un uso scialbo? Questo è indice, piuttosto grave, di una crisi di creatività e di passione.
Quando, di recente, ho cercato di gustarmi l'ultima trasposizione di "Berserk", ho storto il naso più di una volta per l'uso massiccio e grossolano di CG, ma allo stesso tempo giustificavo la scelta dicendomi che probabilmente c'erano questioni di budget dietro e che la scelta non dipendeva dal team. Poi ho visto "One-Punch Man" e mi sono chiesto quale budget stratosferico e numero impressionante di disegnatori richiedesse una tale magnificenza grafica oggi. Invece si trattava della Madhouse, studio con notevole esperienza ma sicuramente "minore" rispetto a tanti altri che oggi sfornano prodotti mediocri. Questo per sottolineare quanto passione e impegno contino nella produzione di queste opere e quanto normalmente manchino.

Inoltre, che senso ha fare un anime di formazione e di scoperta della brutale e spietata bellezza del mondo dopo "Neon Genesis Evangelion"? Un anime sulla forza dei rapporti dopo "Full Metal Alchemist"? Un anime su apatia e ambizione dopo "Berserk"? Eppure molti anime riprendono questi nodi senza immettere un punto di vista più intimo. A volte con anche discreti risultati, si veda come "L'attacco dei giganti" riprende il binomio crescita/crudeltà di "Neon Genesis Evangelion" in modo soddisfacente. Si veda però anche come "Tokyo Ghoul" lo riutilizza con deprecabili risultati.

Soprattutto per l'animazione giapponese, che avanza per temi e idee piuttosto che sulle storie (spesso, anche per quanto riguarda le opere più entusiasmanti, inutilmente complesse o, al contrario, incredibilmente semplici e ripetitive), riproporre continuamente gli stessi temi vuol dire perdere vitalità. Un processo creativo che non cresce è un processo morto e, attualmente, l'animazione giapponese è particolarmente stagnante. Ciò non vuol dire che vengano prodotti esclusivamente anime inguardabili. I più recenti "Ajin" e "Parasyte" (anche se il manga è degli anni '90), per esempio, non sono cattivi esempi di animazione. Soprattutto nello stile, il primo, ha anche degli sprazzi di innovazione e uno dei pochi esempi di CG definibili come virtuosi. Ma sono anime realmente utili all'evoluzione del medium?

Sotto questo aspetto "One-Punch Man" è eccezionale. Disseziona e de-struttura con precisione lucida e affascinante tutti quei modelli abusati e confermati in più di un decennio di stagnazione culturale. Fin qui è un processo intelligente e, tra l'altro, dannatamente divertente, ma ciò in cui Saitama è, appunto, eccezionale, nella sua figura di eroe antitetico, è il suo porre le basi per qualcosa di nuovo. L'animazione giapponese, pur essendo seguita da un pubblico di tutte le età, ha sempre fatto riferimento a un target adolescenziale o fanciullesco. Da qui si è sempre sentita la forte necessità di inserire l'elemento della formazione, della crescita e della scoperta. Saitama, al contrario, non ha bisogno di essere formato. Saitama è un venticinquenne pelato, senza passioni, il cui percorso di crescita è già completo nel momento in cui l'anime ha inizio. Non è un ragazzo problematico che ha bisogno di maturare e di scoprire il mondo, non ha traumi interiori inconcepibili, non ha una forza di volontà disumana e, anzi, fatta eccezione per la sua misteriosa forza, è un uomo assolutamente mediocre. Ci tengo a sottolineare che questa sua mediocrità è assolutamente adorabile e meravigliosa, ma pur mediocrità resta.

Eppure Saitama è anche un uomo che fatica a trovare uno stimolo nella vita. Incredibilmente lucido rispetto ai personaggi di cui è circondato, percepisce un vuoto dentro di sé. Saitama è un uomo incompleto proprio per via della sua forza così "completa" e ineguagliabile. Non ha obiettivi, se non sciocchi capricci, eppure è questa la decostruzione e ricostruzione più importante di "One-Punch Man": non ci sentiamo più vicini a lui piuttosto che al ragazzino dalla storia improbabile e dalla determinazione infallibile? Non abbiamo anche noi, spesso, obiettivi di vita sciocchi supportati/mascherati da nobili intenzioni? Non abbiamo grette e basse aspirazioni? Non siamo anche noi a volte annoiati, dubbiosi e senza stimoli? In un fallimentare tentativo di insegnare al suo allievo, Saitama dice che la vera forza e il vero cambiamento partono dal cuore. Ovviamente in quel momento risulta eccessivamente melenso e tenta quindi di rimediare dando all'allievo banali direttive contestuali. Eppure non risulta difficile credere che in quel momento, pur con auto-ironia, "One-Punch Man" stesse anche difendendo e ponendo una nuova base.

Molti considerano quest'anime come una dissacrante, irriverente e potentissima opera distruttrice. Sarebbe sufficiente. Sarebbe già unica. Ma per me "One-Punch Man" è molto di più, è un'opera rivoluzionatrice (perdonate il neologismo).