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Sarò sincero e parto mettendo le mani avanti: non sono mai stato un grande fan delle opere di Miyazaki. Non discuto la bellezza estetica dei suoi film; i mondi fantastici creati dal maestro sono eccelsi, così come i suoi personaggi. Tuttavia, durante lo svolgimento delle vicende, mi sono per lo più quasi sempre annoiato, ma sono abbastanza sicuro che questo sia un mio limite personale.
Non biasimo affatto chi reputa tutte le sue opere dei capolavori: effettivamente, tra i tanti suoi film che ho visto, qualche gioiello l’ho trovato anche io.
Questa breve premessa serve per dire che “Il ragazzo e l’airone” rimane esattamente sulla stessa linea di quanto scritto sopra. Seppur visivamente straordinario — le animazioni, soprattutto quelle di “nuova generazione”, mi danno sempre l’impressione di guardare dei coloratissimi quadri in movimento, capaci di creare giochi di colore davvero suggestivi — il film non è mai riuscito a catturare appieno la mia attenzione.
Il motivo principale è che non sono mai riuscito a entrare in sintonia con il protagonista (né con qualsiasi altro personaggio), a immedesimarmi in lui o a provare empatia, nonostante i temi trattati siano di forte impatto emotivo, ma di questo parlerò più avanti. Quando ciò accade, tendo a distaccarmi da ciò che sto vedendo, e quello che avrebbe dovuto essere un viaggio fantastico e profondo all’interno di un mondo sconosciuto diventa semplice intrattenimento.

Come anticipato in precedenza, vorrei passare ad analizzare le tematiche trattate nell’opera.
Il film affronta principalmente la perdita della madre da parte del protagonista e l’elaborazione di tale lutto. A queste si aggiunge una lettura più personale: la maschera che il protagonista indossa per nascondere la sua profonda tristezza e il dramma interiore che lo attraversa.
Questo dolore represso lo porta a diventare taciturno e pungente nei confronti delle altre persone, oltre che estremamente serio e maturo per la sua età, come se fosse stato costretto a crescere troppo in fretta. Questo suo lato lo rende sicuramente un personaggio interessante, ma fin troppo poco approfondito nel corso dello sviluppo della trama.
Il tempo del lungometraggio, a mio avviso, non è bastato a sviscerare appieno le tematiche sopra citate, lasciandone solo un vago alone e concentrandosi maggiormente sull’approfondimento dell’ambiente circostante e delle sue caratteristiche, soprattutto una volta raggiunto il “mondo di sotto”.

Un altro aspetto che ha influito negativamente sulla mia esperienza è stato il ritmo narrativo. Lo sviluppo della trama procede in modo estremamente lento, con un’introduzione che, a mio avviso, risulta eccessivamente dilatata e poco funzionale al coinvolgimento dello spettatore.
Sebbene questa scelta possa essere letta come un tentativo di costruire atmosfera e introspezione, il risultato è che il film fatica a decollare, impiegando molto tempo prima di entrare realmente nel vivo della narrazione. Questa lentezza iniziale ha contribuito ad aumentare il mio distacco emotivo, rendendo difficile mantenere un interesse costante nel corso della visione.

Sul piano tecnico, invece, c’è ben poco da criticare: “Il ragazzo e l’airone” si conferma un’opera di altissimo livello sotto ogni aspetto. Le animazioni sono eccelse, fluide e ricche di dettagli; i colori risultano vividi e non vi sono elementi lasciati al caso: dal primo piano fino allo sfondo, ogni dettaglio appare estremamente curato.
Le ambientazioni, sia nel mondo reale che in quello fantastico, sono realizzate in modo straordinario. In opere di questo tipo all’autore è concesso spaziare liberamente con la propria immaginazione nella costruzione dei propri mondi, ed è proprio quando questa creatività viene lasciata esprimere appieno che gli scenari prendono forma in maniera sorprendente, diventando veri e propri capolavori visivi.
Anche il comparto musicale svolge un ruolo fondamentale: i momenti più emotivi sono accompagnati da musiche intense, profonde e delicate, capaci di rafforzare ulteriormente l’impatto emotivo delle immagini.

Nonostante il mio giudizio complessivo e un voto che non risulta particolarmente elevato, “Il ragazzo e l’airone” rimane un film assolutamente da vedere. Si tratta di un’opera di grande valore artistico, capace di distinguersi per ambizione, qualità tecnica e profondità tematica, aspetti che non a caso lo hanno portato a vincere un oscar come miglior film d’animazione.
Ne consiglio la visione con il giusto approccio, consapevoli dei suoi ritmi e delle sue scelte narrative: un’esperienza che può colpire in modo molto diverso a seconda della sensibilità dello spettatore, e che merita comunque di essere vissuta e valutata in prima persona.