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L'algido fascino di Claude e la danza dei sentimenti
Il vero trionfo di quest'opera risiede nell'evoluzione dei rapporti tra i personaggi, e in particolare nella magnetica e complessa figura dell'imperatore Claude. Claude non è un semplice comprimario o il classico padre severo: è un personaggio che buca lo schermo, algido, ferito, a tratti terrificante, ma dotato di un carisma magnetico che cattura totalmente l'attenzione.
Il fulcro emotivo della storia è tutto qui: una delicata, tesa e bellissima danza psicologica tra una figlia che lotta per la vita (e per l'affetto) e un padre che ha sepolto il proprio cuore sotto strati di ghiaccio e trauma. Vedere le crepe aprirsi lentamente nella corazza di Claude, e assistere alla maturazione del loro legame, regala i momenti più intensi e genuinamente emozionanti di tutta l'opera.
Un comparto visivo da togliere il fiato
Dal punto di vista grafico, siamo di fronte a un gioiello di rara bellezza. La grafica è estremamente piacevole, ricca di dettagli vibranti, abiti sontuosi e una palette cromatica che sa essere calda e fiabesca nei momenti di intimità, ma fredda e opprimente quando la tensione sale.
Il nodo del finale: quando il ritmo perde il passo
Tuttavia, anche le storie più affascinanti possono mostrare il fianco nei metri finali. Negli ultimi episodi, purtroppo, si avverte che qualcosa è venuto a mancare.
Who Made Me a Princess resta un'opera splendida, sorretta da un comparto visivo eccezionale e da un'evoluzione dei personaggi – Claude in primis – che vale da sola l'intera visione. Una storia intensa e appassionante che, nonostante qualche passo falso nel finale, lascia un bellissimo ricordo.