Recensione
La serie sembra una di quelle cose leggere da guardare, che sanno farti tornare il sorriso dopo una giornata stancante, e in parte è così.
Ma oltre a quello, sa anche infastidirti per via degli atteggiamenti del protagonista, mixati a quelli di tutta la squadra investigativa.
Partiamo dalla trama: Tsutomu Madarame lavora in polizia semplicemente perché è un lavoro stabile, svolgendo i suoi compiti con svogliatezza.
Costretto da un superiore a diventare un detective, casualmente si imbatte nel famigerato ladro Smoky, che gli dà delle dritte su come risolvere un caso di furto in appartamento.
Con il caso risolto, Madarame viene assegnato alla neonata sezione investigativa che si occupa di furti di qualsiasi genere, composta da personaggi bizzarri.
Ha inizio così la carriera da detective di Madarame.
La serie segue il classico schema dove ogni puntata è dedicata a un membro della squadra investigativa, in modo che sia il protagonista sia lo spettatore vengano a conoscenza della loro storia.
I casi sono carini, ma nulla di più.
Come la visione della puntata termina, si ha già dimenticato tutto, proprio per la loro semplicità e banalità.
La regia prova a mettere in scena storie dove il ladro non è sempre una persona cattiva, ma chi rovina tutto è sempre il protagonista, che fa il buffone.
Forse anche il fatto di dedicarsi totalmente ai ladri rende un po’ monotona la serie, nonostante si cerchi di variare il tipo di ladro (per esempio, in una puntata ci si è concentrati sui borseggiatori).
Come dicevo, Madarame si rende continuamente ridicolo e, dopo poco, questo suo atteggiamento diventa stancante e snervante.
Se nel primo episodio si capiva che il ragazzo, per quanto svogliato, avesse la stoffa per fare il detective, nel giro di pochi episodi viene ridotto a una macchietta dalle facce buffe che deve solo preoccuparsi di far ridere lo spettatore.
Nel 2018 (anno di uscita della serie), Kento Nakajima era perlopiù un idol, e la sua presenza in questa serie l’ho “sentita” come un modo per accalappiare spettatori per una serie che già di suo non era chissà che cosa.
Anche il resto del cast non brilla particolarmente, per via dei personaggi eccentrici che sono chiamati a interpretare, più adatti a un anime che a una serie tv.
Gli unici attori con una marcia in più, in grado di tenere banco anche da soli, sono Endo Kenichi e Tomoya Nakamura, rispettivamente il ladro Smoky e il detective Ojiyama.
La serie soffre anche di svariate pecche, ma quella principale si presenta subito, già nel primo episodio: il modo in cui Madarame capisce che l’uomo seduto accanto a lui è il famigerato ladro Smoky.
Di sicuro starete pensando a qualche dettaglio che solamente un detective alla Conan avrebbe potuto individuare… invece no.
Il profumo.
Madarame sente che l’uomo seduto vicino a lui ha lo stesso profumo che aleggiava nella casa visitata quella mattina, dove Smoky aveva messo in atto uno dei suoi furti, e quindi si convince che l’uomo sia il ladro in questione.
L’uomo non conferma né nega mai la cosa, ma Madarame se ne convince e, invece di rimanere guardingo, gli racconta tutti i casi con cui ha a che fare e, non soddisfatto, gli chiede pure consigli su come risolverli.
Praticamente, la prima falla della serie è quella che tiene in piedi tutta la trama, e la trovo una cosa assurda.
Davvero non esisteva altro modo per far sì che Madarame incontrasse questo ladro e stringesse una sorta di “amicizia” con lui?
Arrivare al finale è stato veramente difficile, lo ammetto, perché certe puntate sono state ardue da guardare per via della stupidità di tutti i personaggi, che spesso e volentieri si facevano anche prendere per i fondelli dai vari ladri.
Madarame, da buffone cronico, diventa un piagnone di prima categoria, per poi trasformarsi in una persona seria, e la domanda che sorge spontanea è: “Ma non poteva avvenire prima, questo cambiamento?”
Questa è una di quelle serie che devono essere guardate solamente se si è fan di qualche attore del cast principale, altrimenti è meglio passare oltre perché andreste incontro a qualcosa privo di contenuto.
Ma oltre a quello, sa anche infastidirti per via degli atteggiamenti del protagonista, mixati a quelli di tutta la squadra investigativa.
Partiamo dalla trama: Tsutomu Madarame lavora in polizia semplicemente perché è un lavoro stabile, svolgendo i suoi compiti con svogliatezza.
Costretto da un superiore a diventare un detective, casualmente si imbatte nel famigerato ladro Smoky, che gli dà delle dritte su come risolvere un caso di furto in appartamento.
Con il caso risolto, Madarame viene assegnato alla neonata sezione investigativa che si occupa di furti di qualsiasi genere, composta da personaggi bizzarri.
Ha inizio così la carriera da detective di Madarame.
La serie segue il classico schema dove ogni puntata è dedicata a un membro della squadra investigativa, in modo che sia il protagonista sia lo spettatore vengano a conoscenza della loro storia.
I casi sono carini, ma nulla di più.
Come la visione della puntata termina, si ha già dimenticato tutto, proprio per la loro semplicità e banalità.
La regia prova a mettere in scena storie dove il ladro non è sempre una persona cattiva, ma chi rovina tutto è sempre il protagonista, che fa il buffone.
Forse anche il fatto di dedicarsi totalmente ai ladri rende un po’ monotona la serie, nonostante si cerchi di variare il tipo di ladro (per esempio, in una puntata ci si è concentrati sui borseggiatori).
Come dicevo, Madarame si rende continuamente ridicolo e, dopo poco, questo suo atteggiamento diventa stancante e snervante.
Se nel primo episodio si capiva che il ragazzo, per quanto svogliato, avesse la stoffa per fare il detective, nel giro di pochi episodi viene ridotto a una macchietta dalle facce buffe che deve solo preoccuparsi di far ridere lo spettatore.
Nel 2018 (anno di uscita della serie), Kento Nakajima era perlopiù un idol, e la sua presenza in questa serie l’ho “sentita” come un modo per accalappiare spettatori per una serie che già di suo non era chissà che cosa.
Anche il resto del cast non brilla particolarmente, per via dei personaggi eccentrici che sono chiamati a interpretare, più adatti a un anime che a una serie tv.
Gli unici attori con una marcia in più, in grado di tenere banco anche da soli, sono Endo Kenichi e Tomoya Nakamura, rispettivamente il ladro Smoky e il detective Ojiyama.
La serie soffre anche di svariate pecche, ma quella principale si presenta subito, già nel primo episodio: il modo in cui Madarame capisce che l’uomo seduto accanto a lui è il famigerato ladro Smoky.
Di sicuro starete pensando a qualche dettaglio che solamente un detective alla Conan avrebbe potuto individuare… invece no.
Il profumo.
Madarame sente che l’uomo seduto vicino a lui ha lo stesso profumo che aleggiava nella casa visitata quella mattina, dove Smoky aveva messo in atto uno dei suoi furti, e quindi si convince che l’uomo sia il ladro in questione.
L’uomo non conferma né nega mai la cosa, ma Madarame se ne convince e, invece di rimanere guardingo, gli racconta tutti i casi con cui ha a che fare e, non soddisfatto, gli chiede pure consigli su come risolverli.
Praticamente, la prima falla della serie è quella che tiene in piedi tutta la trama, e la trovo una cosa assurda.
Davvero non esisteva altro modo per far sì che Madarame incontrasse questo ladro e stringesse una sorta di “amicizia” con lui?
Arrivare al finale è stato veramente difficile, lo ammetto, perché certe puntate sono state ardue da guardare per via della stupidità di tutti i personaggi, che spesso e volentieri si facevano anche prendere per i fondelli dai vari ladri.
Madarame, da buffone cronico, diventa un piagnone di prima categoria, per poi trasformarsi in una persona seria, e la domanda che sorge spontanea è: “Ma non poteva avvenire prima, questo cambiamento?”
Questa è una di quelle serie che devono essere guardate solamente se si è fan di qualche attore del cast principale, altrimenti è meglio passare oltre perché andreste incontro a qualcosa privo di contenuto.