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7.0/10
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Una ragazza senza memoria, il suo amoroso, una canzone e un’avventura tra Svizzera, Austria e Francia in un’Europa vittima della tragedia nazista.
Qualcuno mi ha detto ma quella canzone ha un testo che più di adatta a un motivo amoroso: io ricordo che anche “La bella Gigogin” non parla mai di guerra dice:

Di quindici anni facevo all'amore,
Dàghela avanti un passo, delizia del mio core!

Quel passo avanti rappresenta l’esercito piemontese che deve decidersi ad avanzare per liberare i fratelli del lombardo veneto.
Quindi ci può essere anche il cavaliere che con la sua spada (un eroe sconosciuto) va a liberare la sua bella.
Comunque se la canzone ci sta’, la storia a parte un po’ di forzature ci sta’, l’ambientazione fa schifo: oltre al fatto che il popolo conosca l’olocausto, sembrerebbe che quasi tutti in Svizzera e Austria siano antinazisti e allora i cattivoni chi sono?
Solo un conte disperato per una vecchia storia d’amore?
Ci stanno pure gli omicidi “senza colpevole” in quanto sono cose che succedono ancora… per non entrare nella cronaca recente ricorderei il famoso depistaggio sulla morte del banchiere Calvi interno alla polizia britannica, l’assoluzione dubbia di un Savoia per un omicidio in Francia più o meno nello stesso periodo, o nel decennio successivo gli assassini del Cermis assolti da un tribunale militare americano.
Insomma la giustizia si piega tutt’oggi al potere figurarsi in Europa antidemocratica e con forti venature illiberali.
Insomma la ricostruzione storica ha ombre ma ci può stare se l’autrice avesse preso come libro guida di storia uno di quelli in cui il fascismo / nazismo e solo una parentesi nella storia di popoli civili e che la massa era in realtà ostile a questi movimenti.
Tali libri sono da sbugiardare ma accettiamo che siano alla base della ricostruzione.
Ma torniamo alla trama: una giovane di buona famiglia perde la memoria nell’incidente in cui suo padre perde la vita, viene salvata da un bambino orfano che diverrà il suo cavaliere difendendolo dai propri infidi parenti e poi da uno spietato nobile francese nazista, i nostri avranno molte avventure in cui conosceranno persone cattive ma soprattutto persone buone e con la loro bonta scalderanno il cuore di chi li conoscerà.
IL tratto dell’autrice è buono, tipico degli anni ‘80, ma certo non ci mettiamo molto a dire che è inferiore a quello della grande Yumiko Igarashi che sulla stessa rivista della Shogakukan pubblico la leggendaria Georgie.
E anche la trama che come ho detto e buona ma con delle pecche non raggiunge i livelli che solo le grandi maestre riescono a infondere nelle loro storie.
Insomma non conosco le opere successive della sempre prolifica Michiyo Akaishi ma è chiaro che il massimo che posso dare è un sette stirato: ha affrontato un periodo non usatissimo ma senza approfondire e la storia è una catena di sventure per la protagonista, bella e buona, che vince su tutto.