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VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2026

Recensione


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Lo studio Zero-G non è famoso per i suoi capolavori… in effetti anche se nell’ultimo anno ha sfornato varie opere nessuna ha attirato il mio interesse… molto più invitante si dimostra questa opera che è del 2018. si tratta della trasposizione di un manga del 2014 qui in Italia sfortunatamente finito nelle mani di Goen e la cui riedizione è annunciata da Jpop.

Il manga non lo conosco ma immagino che sia un manga folle: mi ha dato le vibes di "Urusei Yatsura" anche se l’umorismo qui è decisamente meno elevato.
Tutto infatti si basa su alcool e sesso, sesso, alcool e nudismo…

Protagonisti due bei ragazzi (che qualcuno scambia uno per bisex, l’altro otaku al massimo) che entrano - per costrizione - nel club di sub… lì ci sono un sacco di compagni che fanno bisboccia a suon di alcool e nudismo (lo sottolineo ancora) e che sono lo stereotipo dei personaggi bara (e qui viene di nuovo l'omo-erotismo, ma per il momento sembrerebbero tutti etero tranne una bella senpai) e delle belle ragazze, le quattro principali girano per un motivo o per l’altro nell’orbita del protagonista Iori. Ma in effetti su questo fronte accade poco, per lui ma anche per gli altri protagonisti che aspirano, essendo universitari a perdere la verginità. Anche perchè è tutto un mettersi i bastoni fra le ruote l’un con l’altro, nessuno potendo tollerare che un sì grande colpo di fortuna capiti a un “amico”.

La follia permea questa serie e sebbene sia piena di riferimenti sessuali e uomini nudi non l’ho trovata volgare come mi era successo con un altro seinen che ogni tanto le viene paragonato: "Prison school". Se infatti in "Grand Blue Dreaming" non tracima il buon gusto, "Prison school" è un titolo valido solo per chi ha lo stomaco forte. Per questo a Grand blue do dieci mentre avevo dato sette a "Prison school".