Recensione
Cinderella Complex
5.0/10
Mi sento di definire questa serie come un’opera in cui il senza senso si mescola al grottesco.
Partiamo dalla trama: Yosuke e Mai sono una coppia sposata da poco ed entrambi lavorano come insegnanti nello stesso liceo.
Yura è una loro studentessa ed è da sempre invaghita di Yosuke.
Decisa ad avere Yosuke tutto per sé, Yura mette in atto un piano diabolico che trascinerà tutti verso la distruzione.
Sulla carta la trama risulta buona e intrigante, lasciando presagire un thriller perlomeno carino, ma in realtà non c’è nulla di tutto ciò.
Il problema principale, evidente fin da subito, è la superficialità: dettata dal numero ridotto di episodi — solo sette, da venti minuti ciascuno.
Rispetto ad altre serie, questa non ha tempo per esporre adeguatamente la sua storia e deve tenere costantemente il piede sull’acceleratore.
Questo porta a situazioni poco credibili: già nel primo episodio Yosuke cede alle avances di Yura senza alcun motivo reale.
Yosuke e Mai hanno un matrimonio appagante sotto ogni punto di vista, quindi il giovane non ha frustrazioni da sfogare.
L’unica conclusione che lo spettatore può trarre è che Yosuke ceda a Yura semplicemente “perché sì”, senza basi solide.
Da qui in poi la storia procede in una spirale di totale assenza di senso logico, proprio come il titolo della serie.
Il complesso di Cenerentola è la paura — anche inconscia — della donna di essere indipendente, causata dagli insegnamenti dei secoli scorsi, secondo cui le donne devono trovare qualcuno che le accudisca per tutta la vita.
A esso è legata la sindrome del principe azzurro, la ricerca del partner perfetto, senza accettare difetti.
Ma queste spiegazioni non coincidono con nessuno dei personaggi, soprattutto con Yura, su cui si ipotizza questo complesso fin dalla copertina.
Yura non cerca un uomo che la mantenga: vuole solo l’uomo di cui si è innamorata, convinta di poter dargli una vita piena e soddisfacente.
Se la storia scricchiola, i personaggi non sono da meno, con più difetti che pregi.
Yosuke diventa sempre più patetico a ogni episodio.
Parte come un brav’uomo, poi si fa l’amante senza pensarci due volte, minimizzando tutto anche quando scopre che Yura vuole disfarsi di Mai.
Non gli va giù quando crede che Mai abbia un amante, e la sua soluzione è picchiarla.
Quando Mai annuncia il divorzio, lui rimane stupito, incapace di capire ciò che ha fatto.
Preferisce che sia il padre a sistemare tutto, convinto che, essendo di famiglia facoltosa, i suoi “divertimenti” non possano uscire allo scoperto.
Inizialmente Yosuke diventa il cagnolino fedele di Yura, obbedendo a tutto ciò che lei propone, per poi capire troppo tardi di essere finito tra le grinfie di una pazza fuori di testa.
In una delle prime puntate addormenta la moglie con un sonnifero e fa entrare Yura in casa per provare l’ebrezza di fare sesso nel letto matrimoniale.
Ma quale uomo che ha un’amante farebbe mai una cosa così rischiosa?
Yosuke non ha mai avuto il minimo timore che la moglie potesse scoprirlo.
Di Mai ho apprezzato la rapidità con cui chiede il divorzio: di solito, in questo genere di serie, la moglie aspetta in silenzio sperando che il marito torni da lei.
D’altro canto, è stata ingenua nel rifiutare di farsi accompagnare dal suo amico avvocato quando Yosuke le chiede un ultimo incontro.
La motivazione — “se non sono sola, Yosuke potrebbe non dirmi tutto ciò che prova” — è assurda, considerando che lui l’ha già picchiata due volte senza ascoltarla.
Yura è il personaggio che spicca su tutti per la sua pazzia e ossessione morbosa verso Yosuke.
Innamoratasi del professore per un nonnulla, decide di legarlo a sé con misure estreme nei confronti di Mai, che deve sparire.
La giovane è di famiglia ricca e questo le permette di agire come vuole, protetta da un padre mai mostrato che dona soldi a tutti.
Il dettaglio della chirurgia plastica è inutile: non serve alla storia e sembra inserito solo per creare un dramma artificiale.
Kudo, il lacchè perfetto di Yura, adoratore della sottomissione, è totalmente inutile: serve solo per scattare qualche foto e attirare Mai in una trappola.
La sua utilità rasenta lo zero, perché Yura se la cava da sola.
Le scene grottesche non mancano, ma quella che vince su tutte è quella in cui Yosuke si risveglia legato a una vecchia motocicletta in un magazzino abbandonato e Yura lo costringe ad avere un rapporto sessuale con lei.
E se la serie continua ad attestarsi tra lo scadente e il mediocre, il finale non può essere da meno, lasciando una marea di dubbi e punti di domanda.
In conclusione, non consiglio a nessuno questa serie: è un’opera che non trova alcun senso logico.
La trama è scadente, con punti che non stanno né in cielo né in terra, e i personaggi si comportano in modo sconsiderato.
Una cosa del genere non avrebbero neanche dovuto produrla, da tanto che è imbarazzante.
Partiamo dalla trama: Yosuke e Mai sono una coppia sposata da poco ed entrambi lavorano come insegnanti nello stesso liceo.
Yura è una loro studentessa ed è da sempre invaghita di Yosuke.
Decisa ad avere Yosuke tutto per sé, Yura mette in atto un piano diabolico che trascinerà tutti verso la distruzione.
Sulla carta la trama risulta buona e intrigante, lasciando presagire un thriller perlomeno carino, ma in realtà non c’è nulla di tutto ciò.
Il problema principale, evidente fin da subito, è la superficialità: dettata dal numero ridotto di episodi — solo sette, da venti minuti ciascuno.
Rispetto ad altre serie, questa non ha tempo per esporre adeguatamente la sua storia e deve tenere costantemente il piede sull’acceleratore.
Questo porta a situazioni poco credibili: già nel primo episodio Yosuke cede alle avances di Yura senza alcun motivo reale.
Yosuke e Mai hanno un matrimonio appagante sotto ogni punto di vista, quindi il giovane non ha frustrazioni da sfogare.
L’unica conclusione che lo spettatore può trarre è che Yosuke ceda a Yura semplicemente “perché sì”, senza basi solide.
Da qui in poi la storia procede in una spirale di totale assenza di senso logico, proprio come il titolo della serie.
Il complesso di Cenerentola è la paura — anche inconscia — della donna di essere indipendente, causata dagli insegnamenti dei secoli scorsi, secondo cui le donne devono trovare qualcuno che le accudisca per tutta la vita.
A esso è legata la sindrome del principe azzurro, la ricerca del partner perfetto, senza accettare difetti.
Ma queste spiegazioni non coincidono con nessuno dei personaggi, soprattutto con Yura, su cui si ipotizza questo complesso fin dalla copertina.
Yura non cerca un uomo che la mantenga: vuole solo l’uomo di cui si è innamorata, convinta di poter dargli una vita piena e soddisfacente.
Se la storia scricchiola, i personaggi non sono da meno, con più difetti che pregi.
Yosuke diventa sempre più patetico a ogni episodio.
Parte come un brav’uomo, poi si fa l’amante senza pensarci due volte, minimizzando tutto anche quando scopre che Yura vuole disfarsi di Mai.
Non gli va giù quando crede che Mai abbia un amante, e la sua soluzione è picchiarla.
Quando Mai annuncia il divorzio, lui rimane stupito, incapace di capire ciò che ha fatto.
Preferisce che sia il padre a sistemare tutto, convinto che, essendo di famiglia facoltosa, i suoi “divertimenti” non possano uscire allo scoperto.
Inizialmente Yosuke diventa il cagnolino fedele di Yura, obbedendo a tutto ciò che lei propone, per poi capire troppo tardi di essere finito tra le grinfie di una pazza fuori di testa.
In una delle prime puntate addormenta la moglie con un sonnifero e fa entrare Yura in casa per provare l’ebrezza di fare sesso nel letto matrimoniale.
Ma quale uomo che ha un’amante farebbe mai una cosa così rischiosa?
Yosuke non ha mai avuto il minimo timore che la moglie potesse scoprirlo.
Di Mai ho apprezzato la rapidità con cui chiede il divorzio: di solito, in questo genere di serie, la moglie aspetta in silenzio sperando che il marito torni da lei.
D’altro canto, è stata ingenua nel rifiutare di farsi accompagnare dal suo amico avvocato quando Yosuke le chiede un ultimo incontro.
La motivazione — “se non sono sola, Yosuke potrebbe non dirmi tutto ciò che prova” — è assurda, considerando che lui l’ha già picchiata due volte senza ascoltarla.
Yura è il personaggio che spicca su tutti per la sua pazzia e ossessione morbosa verso Yosuke.
Innamoratasi del professore per un nonnulla, decide di legarlo a sé con misure estreme nei confronti di Mai, che deve sparire.
La giovane è di famiglia ricca e questo le permette di agire come vuole, protetta da un padre mai mostrato che dona soldi a tutti.
Il dettaglio della chirurgia plastica è inutile: non serve alla storia e sembra inserito solo per creare un dramma artificiale.
Kudo, il lacchè perfetto di Yura, adoratore della sottomissione, è totalmente inutile: serve solo per scattare qualche foto e attirare Mai in una trappola.
La sua utilità rasenta lo zero, perché Yura se la cava da sola.
Le scene grottesche non mancano, ma quella che vince su tutte è quella in cui Yosuke si risveglia legato a una vecchia motocicletta in un magazzino abbandonato e Yura lo costringe ad avere un rapporto sessuale con lei.
E se la serie continua ad attestarsi tra lo scadente e il mediocre, il finale non può essere da meno, lasciando una marea di dubbi e punti di domanda.
In conclusione, non consiglio a nessuno questa serie: è un’opera che non trova alcun senso logico.
La trama è scadente, con punti che non stanno né in cielo né in terra, e i personaggi si comportano in modo sconsiderato.
Una cosa del genere non avrebbero neanche dovuto produrla, da tanto che è imbarazzante.