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GIOVEDÌ 29 OTTOBRE 2026

Recensione


9.0/10
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Un manga che ho potuto leggere più volte fin dalla sua uscita. Lo lessi "in contemporanea" con la prima edizione della Play Press, guardandone il film e recuperando poi il romanzo. E poi, periodicamente, sono tornato lì. La domanda che mi sono posto, e a cui vorrei rispondere, è: "Cos'è che mi ha attratto e mi riporta qui?"

Sicuramente il mondo che è stato costruito, i personaggi, le relazioni. Al di là del mero fan-service (sia sessuale che di violenza) che il manga presenta. Lo spunto di partenza dell'opera è noto ormai, sia perché ha influenzato la letteratura occidentale (pensiamo a Hunger Games), sia per la sua enorme influenza sul mondo dei videogiochi. Un termine, quello di Battle Royale, che origina dal Pro Wrestling e che di conseguenza si lega al concetto di "tutti contro tutti", un immaginario che doveva già essere ben noto all'epoca (la BR in AJPW del 2 gennaio era un punto fondamentale dei festeggiamenti di inizio anno, almeno negli anni '90).

Ci sono delle scelte stilistiche chiare, soprattutto legate alla costruzione del mondo che accompagna l'isola attorno cui tutto avviene, il che porta a comprendere il valore, sia esplicito che sotteso, di queste opere e il messaggio che vorrebbero trasmettere.
Non si tratta di un lavoro semplice in termini di scrittura: avere 42 personaggi e cercare di creare per ognuno di essi una motivazione e un motivo per agire, e quindi generare quel minimo di interesse per il loro destino, è ovviamente figlio di una capacità narrativa non indifferente.
Il modo di sceneggiare gli incontri e gli sconti tra i personaggi è altrettanto un valore aggiunto; il modo di creare attesa, la necessità di giungere a un momento di svolta. Se pensiamo a come due dei sei personaggi principali non superino nemmeno la prima metà della storia, si capisce bene come sia stato strutturato il tutto, riuscendo a bilanciare personaggi potenti e momenti altrettanto iconici. Senza parlare del lavoro meticoloso svolto per costruire i due antagonisti principali, senza i quali si perderebbe gran parte del valore dell'opera.
Sia nella costruzione dei "buoni" che in quella dei "cattivi" emerge il tema della profondità con cui sono scritti. Un personaggio negativo visto in uno dei primi capitoli può evolvere in quelli successivi, mostrando un proprio percorso e una precisa motivazione.

Questo ci porta allo stile di scrittura giapponese (e orientale in generale) per cui gli eventi ruotano attorno al protagonista e non accadono semplicemente per caso; quindi il conflitto non si genera dal nulla, ma giunge in maniera naturale attraverso l'evoluzione della storia.
Shuya è il perfetto eroe per le dinamiche giapponesi: cade, non si abbatte, impara ed evolve, arrivando a una conclusione che varia a seconda del medium, ma che rimane sempre di alto livello.

So che uno dei punti di critica che spesso viene riportato riguarda i disegni. Ma la scelta di uno stile così realistico e adulto aggiunge quell'elemento crudo che non guasta, un avvicinarsi forse al "body horror" in cui il corpo umano assume un proprio, forte valore narrativo.
Si potrebbe parlare molto della componente sociale. Del crollo della società giapponese negli anni '90 e della famosa bolla speculativa che ha lasciato il Paese nel caos, andando a minare le certezze e lasciando una generazione (quella dei lettori del romanzo originale) nell'incertezza totale sul proprio futuro, un vero e proprio unicum nella storia giapponese moderna.