Recensione
"Lo sai anche tu/Questa è la tua vita/E anche se fa male/Non rinunciare/A darle il senso che vuoi tu/Cerca l'armonia/Continua a respirare" ("L'odore del mare" - Tiromancino/Carmen Consoli)
A distanza di otto anni dall'uscita del film "Voglio mangiare il tuo pancreas" e a oltre dodici da "Your lie in april", l'animazione nipponica ripropone allo spettatore un'opera che sfrutta il format (a quanto pare tanto caro e consolidato) della storia di "formazione" attuata da una persona affetta da malattia terminale che, con la sua incredibile resilienza e testarda forza vitale a dispetto delle sofferenze e difficoltà patite, redime in modo più o meno volontario un'altra persona che sembra aver perso la voglia di vivere la propria esistenza nel modo più ampio e pieno del termine.
Il format è rispettato anche per i ruoli di genere e per l'età dei protagonisti: la persona che soffre ma resiste è una giovane ragazza, la persona apatica, cinica, disillusa e latamente in crisi è un ragazzo; entrambi studenti (in questo caso universitari, ma non è rilevante) con una vita davanti da progettare, sognare e provare a vivere.
Per distinguersi, "Love unseen beneath the clear night sky", conosciuta anche con il titolo breve "Kakekoi" e consistente in una serie di 12 episodi della stagione estiva 2026 tratta dall'omonima light novel del 2023 di Nanigashi Shima, aggiunge al topos della malattia con esiti funesti, la disabilità e una storia d'amore per una volta esplicita e in un certo senso anche tragica.
Con questo incipit, gli ingredienti per far leva sull'emotività dello spettatore sono tutti presenti, per la somma gioia dei produttori di fazzolettini di carta che vedranno il consumo di questo articolo impennarsi vertiginosamente...
Al di là delle facezie, questa serie, inizialmente e almeno fino a metà degli episodi, aveva intrapreso apparentemente una strada narrativa diversa e per certi versi originale rispetto alle opere citate, tanto che stava riscuotendo il mio apprezzamento più che positivo.
Ho già accennato dei due protagonisti: Kakeru, quello maschile, è presentato come il classico ragazzo che ha deciso di chiudersi a riccio rispetto al mondo esterno. Vive la sua vita in modo del tutto apatico, senza veri stimoli, quasi come se stesse solo aspettando che i giorni scivolino via uno dopo l'altro. È cinico, disilluso, bloccato in una sorta di limbo emotivo dove niente lo ferisce, ma niente lo fa gioire.
Dall'altra parte c'è Koharu, una ragazza solare, dolce, con un'energia positiva contagiosa, con "piccolo" dettaglio non indifferente che spariglia le carte della regolarità della trama: è non vedente.
Il loro incontro in occasione di una classica uscita tra studenti universitari rappresenta in senso metaforico l'intersecazione tra due dimensioni parallele tra loro sconosciute, in cui il protagonista maschile inizia un percorso di conoscenza che accompagna anche lo spettatore alla scoperta passo dopo passo di un mondo della diversa abilità, in cui il ragazzo si ritrova quasi senza volerlo a desiderare di aiutarla, a voler essere i suoi occhi nel mondo, riscoprendo cosa significhi prendersi cura di qualcuno che non sia se stesso in modo del tutto disinteressato.
In questa fase della serie, "Love unseen beneath the clear night sky" tende ad assomigliare nelle intenzioni e nella poetica a "A silent voice": i protagonisti maschili delle due opere sono accomunati da una sorta di percorso di "redenzione", di una salvezza personale dal pregiudizio, dall'egoismo/egocentrismo verso l'apertura e la comprensione verso l'altro diverso da sé.
"Love unseen beneath the clear night sky" prova in questa prima parte dell'opera a raccontare la diversa abilità visiva di Koharu attraverso gli altri sensi.
Ritengo che tale aspetto sia il pregio di questa serie: cerca di illustrare la disabilità visiva con sensibilità e delicatezza provando a far capire allo spettatore cosa possa "percepire" una persona non vedente attraverso stimoli e metafore sensoriali alternative.
In questo senso, l'animazione, il comparto sonoro e descrittivo (i dialoghi tra i due protagonisti) si integrano in perfetta sinergia per far immaginare allo spettatore il mondo come lo sente lei: il rumore della pioggia che picchetta sull'ombrello, il fruscio del vento tra le fronde degli alberi, i passi leggeri sul terreno, il calore di una mano, la morbidezza della pelle, il tono e il cantilenare di una voce che rivela emozioni o disagio, i profumi e gli odori di ciò che la circonda.
Le interazioni tra Kakeru e Koharu sono fin da subito estremamente fisiche e tattili. La loro scoperta reciproca passa attraverso le dita che sfiorano il viso dell'altro per riconoscerne i lineamenti, o nell'affidarsi totalmente al braccio del compagno per poter camminare sicuri per strada. È un livello di intimità che va ben oltre il semplice guardarsi negli occhi tra due persone normovedenti, e a mio avviso la regia lo trasmette in modo magistrale, facendoti percepire tutta la vulnerabilità, ma anche la fiducia assoluta e reciproca che richiede una dinamica del genere.
Un percorso del genere porta ovviamente i due a frequentarsi con sempre maggiore assiduità nella curiosità reciproca di volersi conoscere sempre più e a maturare un interesse non più solo agapico ma anche romantico che rappresenta la naturale conseguenza attesa con impazienza da chiunque visioni l'opera.
Purtroppo sul più bello l'opera introduce il cliffhanger che, al di là di un unico indizio ad inizio opera, pochi si potevano attendere: l'ombra funesta della malattia che affligge la protagonista.
La serie cambia tono passando da una delicata commedia romantica impegnata dai toni dolci e accoglienti ad un dramma che alterna fasi di disperazione ad altre di flebili speranze.
Eviterei di analizzare questa fase dell'opera dal punto di vista della credibilità medica di quanto rappresentato: non rientra nelle mie modeste conoscenze e francamente in un'opera di finzione sarebbe sterile e forse anche un po' pretestuoso.
Semmai in questa parte la serie tende a perdere mordente per lo stratagemma adottato e portato avanti con testardaggine da Koharu di allontanarsi da Kakeru per evitare la sofferenza di entrambi per una incipiente storia d'amore senza un futuro.
Lo spettatore più attento intuirà tra le pieghe della storia il crollo non solo fisico ma anche psicologico di Koharu: nei momenti più duri delle cure si dispera, piange, ha il terrore di svanire, e in questi momenti di totale vulnerabilità cerca in ogni modo di allontanare Kakeru per evitargli la sofferenza di vederla consumarsi e morire e quindi proteggerlo. Tuttavia non posso nascondere che alcuni episodi, sebbene visti con quest'ottica, sembrano scadere nel melodramma un po' esagerato e strappalacrime.
Ma Kakeru resta al suo fianco nonostante tutto e le dimostra il coraggio e la determinazione di lottare assieme in due, affrontando la malattia insieme, uniti, con una forza di volontà encomiabile e solo apparentemente ingenua e stucchevole.
Non ho percepito questa fase come la solita pantomima de "l'amore salva": i sentimenti non rappresentano la cura magica che non esiste. La interpreterei come il solito messaggio di sapore molto orientale di vivere ogni singolo giorno che resta con la massima intensità possibile, superando la malattia non nel senso della guarigione, ma nel senso di non rinunciare alla vita e ai sorrisi che ancora rimangono restano loro.
In questo senso uno dei momenti più significativi è senza dubbio la scena in cui assistono entrambi allo spettacolo dei fuochi d'artificio insieme attraverso il collegamento in videocall. Lo spettatore più sensibile e attento avrà percepito la sensibilità del momento in cui lei, nel letto d'ospedale, non può vedere i colori nel cielo notturno, ma sente le esplosioni e, soprattutto, la mano rassicurante di Kakeru che stringe la sua. È la realizzazione di un sogno semplice, quasi banale per chi ha la vista, ma che per loro rappresenta la vetta della felicità condivisa.
Sono evidenti gli inevitabili parallelismi con "Voglio mangiare il tuo pancreas" che coloro che avranno visto il film saranno in grado di intuire nella visione del finale di questa serie: la weltanschaaung orientale dell'esistenza terrena.
Anche in questo caso si assisterà ad un finale profondamente tragico per quanto riguarda gli eventi materiali, ma al tempo stesso messaggero di una speranza.
La morte non è una sconfitta inaccettabile, un'ingiustizia crudele, un evento ineluttabile che distrugge tutto ciò che si è costruito in vita. In questa serie, traspare in modo chiaro il concetto giapponese del "mono no aware", ossia quella malinconica ma serena accettazione che tutte le cose belle del mondo sono destinate a svanire e a cadere, esattamente come i fiori di ciliegio a primavera. E proprio perché sono effimere, sono ancora più preziose. La morte fa parte del ciclo inarrestabile della natura e della vita, e la fine del corpo fisico non coincide in alcun modo con la fine dei sentimenti e dei ricordi di chi si è amato.
In sostanza la conclusione è: una vita da vivere, sempre e comunque.
In sintesi, "Love Unseen Beneath the Clear Night Sky" vuole trasmettere in modo semplice e comprensibile che l'esistenza umana va ben oltre la morte fisica. Chi amiamo davvero continua a camminare accanto a noi tutti i giorni: è presente nei nostri gesti, nel nostro modo di parlare, nel coraggio che ci ha saputo trasmettere quando ne avevamo più bisogno. La serie è un inno a una vita che va sempre affrontata, che vale la pena di essere vissuta, anche quando fa paura, anche quando il dolore sembra insopportabile.
Val la pena concedere una chance alla visione di questa serie, soprassedendo alle sue cadute di ritmo nella parte centrale, per provare un viaggio emotivo che ricorderà l'importanza di prendersi cura di coloro cui siamo affezionati finché ne abbiamo il tempo.
A distanza di otto anni dall'uscita del film "Voglio mangiare il tuo pancreas" e a oltre dodici da "Your lie in april", l'animazione nipponica ripropone allo spettatore un'opera che sfrutta il format (a quanto pare tanto caro e consolidato) della storia di "formazione" attuata da una persona affetta da malattia terminale che, con la sua incredibile resilienza e testarda forza vitale a dispetto delle sofferenze e difficoltà patite, redime in modo più o meno volontario un'altra persona che sembra aver perso la voglia di vivere la propria esistenza nel modo più ampio e pieno del termine.
Il format è rispettato anche per i ruoli di genere e per l'età dei protagonisti: la persona che soffre ma resiste è una giovane ragazza, la persona apatica, cinica, disillusa e latamente in crisi è un ragazzo; entrambi studenti (in questo caso universitari, ma non è rilevante) con una vita davanti da progettare, sognare e provare a vivere.
Per distinguersi, "Love unseen beneath the clear night sky", conosciuta anche con il titolo breve "Kakekoi" e consistente in una serie di 12 episodi della stagione estiva 2026 tratta dall'omonima light novel del 2023 di Nanigashi Shima, aggiunge al topos della malattia con esiti funesti, la disabilità e una storia d'amore per una volta esplicita e in un certo senso anche tragica.
Con questo incipit, gli ingredienti per far leva sull'emotività dello spettatore sono tutti presenti, per la somma gioia dei produttori di fazzolettini di carta che vedranno il consumo di questo articolo impennarsi vertiginosamente...
Al di là delle facezie, questa serie, inizialmente e almeno fino a metà degli episodi, aveva intrapreso apparentemente una strada narrativa diversa e per certi versi originale rispetto alle opere citate, tanto che stava riscuotendo il mio apprezzamento più che positivo.
Ho già accennato dei due protagonisti: Kakeru, quello maschile, è presentato come il classico ragazzo che ha deciso di chiudersi a riccio rispetto al mondo esterno. Vive la sua vita in modo del tutto apatico, senza veri stimoli, quasi come se stesse solo aspettando che i giorni scivolino via uno dopo l'altro. È cinico, disilluso, bloccato in una sorta di limbo emotivo dove niente lo ferisce, ma niente lo fa gioire.
Dall'altra parte c'è Koharu, una ragazza solare, dolce, con un'energia positiva contagiosa, con "piccolo" dettaglio non indifferente che spariglia le carte della regolarità della trama: è non vedente.
Il loro incontro in occasione di una classica uscita tra studenti universitari rappresenta in senso metaforico l'intersecazione tra due dimensioni parallele tra loro sconosciute, in cui il protagonista maschile inizia un percorso di conoscenza che accompagna anche lo spettatore alla scoperta passo dopo passo di un mondo della diversa abilità, in cui il ragazzo si ritrova quasi senza volerlo a desiderare di aiutarla, a voler essere i suoi occhi nel mondo, riscoprendo cosa significhi prendersi cura di qualcuno che non sia se stesso in modo del tutto disinteressato.
In questa fase della serie, "Love unseen beneath the clear night sky" tende ad assomigliare nelle intenzioni e nella poetica a "A silent voice": i protagonisti maschili delle due opere sono accomunati da una sorta di percorso di "redenzione", di una salvezza personale dal pregiudizio, dall'egoismo/egocentrismo verso l'apertura e la comprensione verso l'altro diverso da sé.
"Love unseen beneath the clear night sky" prova in questa prima parte dell'opera a raccontare la diversa abilità visiva di Koharu attraverso gli altri sensi.
Ritengo che tale aspetto sia il pregio di questa serie: cerca di illustrare la disabilità visiva con sensibilità e delicatezza provando a far capire allo spettatore cosa possa "percepire" una persona non vedente attraverso stimoli e metafore sensoriali alternative.
In questo senso, l'animazione, il comparto sonoro e descrittivo (i dialoghi tra i due protagonisti) si integrano in perfetta sinergia per far immaginare allo spettatore il mondo come lo sente lei: il rumore della pioggia che picchetta sull'ombrello, il fruscio del vento tra le fronde degli alberi, i passi leggeri sul terreno, il calore di una mano, la morbidezza della pelle, il tono e il cantilenare di una voce che rivela emozioni o disagio, i profumi e gli odori di ciò che la circonda.
Le interazioni tra Kakeru e Koharu sono fin da subito estremamente fisiche e tattili. La loro scoperta reciproca passa attraverso le dita che sfiorano il viso dell'altro per riconoscerne i lineamenti, o nell'affidarsi totalmente al braccio del compagno per poter camminare sicuri per strada. È un livello di intimità che va ben oltre il semplice guardarsi negli occhi tra due persone normovedenti, e a mio avviso la regia lo trasmette in modo magistrale, facendoti percepire tutta la vulnerabilità, ma anche la fiducia assoluta e reciproca che richiede una dinamica del genere.
Un percorso del genere porta ovviamente i due a frequentarsi con sempre maggiore assiduità nella curiosità reciproca di volersi conoscere sempre più e a maturare un interesse non più solo agapico ma anche romantico che rappresenta la naturale conseguenza attesa con impazienza da chiunque visioni l'opera.
Purtroppo sul più bello l'opera introduce il cliffhanger che, al di là di un unico indizio ad inizio opera, pochi si potevano attendere: l'ombra funesta della malattia che affligge la protagonista.
La serie cambia tono passando da una delicata commedia romantica impegnata dai toni dolci e accoglienti ad un dramma che alterna fasi di disperazione ad altre di flebili speranze.
Eviterei di analizzare questa fase dell'opera dal punto di vista della credibilità medica di quanto rappresentato: non rientra nelle mie modeste conoscenze e francamente in un'opera di finzione sarebbe sterile e forse anche un po' pretestuoso.
Semmai in questa parte la serie tende a perdere mordente per lo stratagemma adottato e portato avanti con testardaggine da Koharu di allontanarsi da Kakeru per evitare la sofferenza di entrambi per una incipiente storia d'amore senza un futuro.
Lo spettatore più attento intuirà tra le pieghe della storia il crollo non solo fisico ma anche psicologico di Koharu: nei momenti più duri delle cure si dispera, piange, ha il terrore di svanire, e in questi momenti di totale vulnerabilità cerca in ogni modo di allontanare Kakeru per evitargli la sofferenza di vederla consumarsi e morire e quindi proteggerlo. Tuttavia non posso nascondere che alcuni episodi, sebbene visti con quest'ottica, sembrano scadere nel melodramma un po' esagerato e strappalacrime.
Ma Kakeru resta al suo fianco nonostante tutto e le dimostra il coraggio e la determinazione di lottare assieme in due, affrontando la malattia insieme, uniti, con una forza di volontà encomiabile e solo apparentemente ingenua e stucchevole.
Non ho percepito questa fase come la solita pantomima de "l'amore salva": i sentimenti non rappresentano la cura magica che non esiste. La interpreterei come il solito messaggio di sapore molto orientale di vivere ogni singolo giorno che resta con la massima intensità possibile, superando la malattia non nel senso della guarigione, ma nel senso di non rinunciare alla vita e ai sorrisi che ancora rimangono restano loro.
In questo senso uno dei momenti più significativi è senza dubbio la scena in cui assistono entrambi allo spettacolo dei fuochi d'artificio insieme attraverso il collegamento in videocall. Lo spettatore più sensibile e attento avrà percepito la sensibilità del momento in cui lei, nel letto d'ospedale, non può vedere i colori nel cielo notturno, ma sente le esplosioni e, soprattutto, la mano rassicurante di Kakeru che stringe la sua. È la realizzazione di un sogno semplice, quasi banale per chi ha la vista, ma che per loro rappresenta la vetta della felicità condivisa.
Sono evidenti gli inevitabili parallelismi con "Voglio mangiare il tuo pancreas" che coloro che avranno visto il film saranno in grado di intuire nella visione del finale di questa serie: la weltanschaaung orientale dell'esistenza terrena.
Anche in questo caso si assisterà ad un finale profondamente tragico per quanto riguarda gli eventi materiali, ma al tempo stesso messaggero di una speranza.
La morte non è una sconfitta inaccettabile, un'ingiustizia crudele, un evento ineluttabile che distrugge tutto ciò che si è costruito in vita. In questa serie, traspare in modo chiaro il concetto giapponese del "mono no aware", ossia quella malinconica ma serena accettazione che tutte le cose belle del mondo sono destinate a svanire e a cadere, esattamente come i fiori di ciliegio a primavera. E proprio perché sono effimere, sono ancora più preziose. La morte fa parte del ciclo inarrestabile della natura e della vita, e la fine del corpo fisico non coincide in alcun modo con la fine dei sentimenti e dei ricordi di chi si è amato.
In sostanza la conclusione è: una vita da vivere, sempre e comunque.
In sintesi, "Love Unseen Beneath the Clear Night Sky" vuole trasmettere in modo semplice e comprensibile che l'esistenza umana va ben oltre la morte fisica. Chi amiamo davvero continua a camminare accanto a noi tutti i giorni: è presente nei nostri gesti, nel nostro modo di parlare, nel coraggio che ci ha saputo trasmettere quando ne avevamo più bisogno. La serie è un inno a una vita che va sempre affrontata, che vale la pena di essere vissuta, anche quando fa paura, anche quando il dolore sembra insopportabile.
Val la pena concedere una chance alla visione di questa serie, soprassedendo alle sue cadute di ritmo nella parte centrale, per provare un viaggio emotivo che ricorderà l'importanza di prendersi cura di coloro cui siamo affezionati finché ne abbiamo il tempo.