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VENERDÌ 30 OTTOBRE 2026

Recensione


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Un volo visivamente affascinante, ma dalla rotta scontata...

Uscito nel 2011 e animato dallo storico studio Madhouse (in collaborazione con TMS Entertainment), "The Princess and the Pilot" ("Toaru Hikūshi e no Tsuioku") è un lungometraggio che si presenta con una promessa affascinante: un viaggio disperato tra le nuvole, in un mondo in guerra, a bordo di un idrovolante d'avanguardia. Eppure, una volta atterrati dopo i titoli di coda, la sensazione che rimane è quella di un'opera dal cuore dolce e dalla veste tecnica impeccabile, ma frenata da una scrittura fin troppo banale.

Il grande pregio del film risiede nella sua direzione artistica e nel "world-building". L'ambientazione è un mondo fantastico in bilico tra passato e fantascienza: un affascinante universo fanta-storico che mescola con disinvoltura l'estetica retrò dell'aviazione della Seconda Guerra Mondiale con suggestivi elementi di fantascienza.
E non si può negare che il comparto tecnico dia il meglio di sé proprio nelle scene aeree: il design dei vecchi caccia a elica si fonde splendidamente con invenzioni dal sapore quasi "steampunk", come le imponenti fortezze volanti nemiche o la peculiare tecnologia che permette agli aerei di rifornirsi direttamente dall'acqua dell'oceano. L'animazione fluida dei combattimenti e la cura per i dettagli meccanici sono veramente ben fatte, trasmettendo il brivido e la vertigine delle acrobazie del volo, con soggettive e manovre degne di "top gun".

Tuttavia, non posso sostenere lo stesso entusiasmo per la struttura narrativa, che purtroppo opta per un approccio estremamente, forse eccessivamente, banale e lineare. La trama si riduce essenzialmente a una missione di scorta con i suoi prevedibili imprevisti: Charles Karino, un abilissimo pilota mercenario, deve trasportare in segreto la futura imperatrice, Fana del Moral, attraverso il territorio nemico per portarla sana e salva dal suo promesso sposo.
Non ci sono grandi colpi di scena o ribaltamenti di prospettiva. Lo sviluppo procede sui binari di una linearità quasi fiabesca, con dinamiche narrative molto semplici e dirette, tanto da sembrare talvolta più adatte a un target di bambini o alla primissima adolescenza. Manca quel pizzico di drama/thriller, tridimensionalità e un po' di stratificazione che ci si aspetterebbe da un'opera che mette in campo una guerra tra nazioni. Tutto è funzionale al viaggio dei due protagonisti, ma il contesto politico e militare sfuma presto sullo sfondo, ridotto a un mero pretesto per far decollare l'avventura.

Dove il film tenta di acquisire spessore è nei temi sociali che fanno da sfondo al rapporto tra Charles e Fana. Charles non è solo un mercenario, ma una sorta di "paria" che sebbene valutato il miglior pilota è ritenuto sacrificabile senza alcun dubbio per una missione quasi suicida. In questi frangenti il film offre vibes alla "Eighty-six" soprattutto nel disprezzo ed emarginazione con cui viene trattato dai commilitoni e ufficiali del suo stesso schieramento nonostante i rischi cui andrà incontro.
La questione "sociale" sembra ad assurgere il ruolo di vero antagonista del film. Il razzismo "sistemico" che limita lo status del protagonista viene trattato in modo sobrio ma efficace, servendo da motore per l'evoluzione di Fana: la principessa, inizialmente ingenua e isolata nella sua gabbia dorata di privilegi, impara attraverso Charles a guardare oltre i pregiudizi del suo rango, scoprendo la durezza del mondo reale.
Inevitabilmente, la vicinanza forzata nell'angusto abitacolo del velivolo e nella pericolosità della missione fa sbocciare un legame tra i due, basato anche sul solito cliché della circostanza che i due si sono incrociati durante l'infanzia.

E così la pellicola compie la scelta "cerchiobottista" di non premere sull'acceleratore del melodramma: il romance è appena sussurrato, lieve, platonico, fatto più di sguardi, di silenzi imbarazzati e di piccole complicità che di dichiarazioni e dialoghi maturi degni di due giovani adulti consapevoli del proprio status e dei problemi che avrebbero incontrato proseguendo nel loro sogno di una storia d'amore.
Senza fare spoiler, l'epilogo utilizza la coerenza con le premesse iniziali per una presa di coscienza agrodolce indiretta (non dichiarata) del proprio posto nel mondo, che regala all'opera una chiusura apparentemente dignitosa e malinconica, senza tuttavia elevarla pienamente dalla semplice linearità della trama offerta.

"The Princess and the Pilot" è un film che sceglie la sicurezza della fiaba alla sperimentazione e alla originalità. Non ambisce a divenire un'opera di rottura del genere, limitandosi a sembrare una bella favola nei cieli. Chi cerca un intreccio politico maturo o una sceneggiatura ricca di imprevisti potrebbe restare deluso dalla sua sconcertante semplicità.
Tuttavia, grazie a un comparto animato di tutto rispetto, a un'estetica affascinante e alla tenerezza garbata con cui tratta i suoi protagonisti e il loro divario sociale, rimane un'opera gradevole. Una visione leggera e visivamente poetica, perfetta per chi vuole lasciarsi trasportare per un paio d'ore senza troppe turbolenze o vuoti d'aria.