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DOMENICA 27 SETTEMBRE 2026

Recensione


7.5/10
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Edizione: “Adabana” (Dynit, 3 volumi)

Una distesa di candida neve, il caldo abbraccio di una ciotola di ramen, una confessione difficile da credere.

“Adabana” è un’opera ricca di riferimenti e suggestioni che possiamo cogliere fin dal titolo: “fiori effimeri”, ossia che non sbocceranno mai.
La visione cinica e il pessimismo che permeano l'opera ci catapultano in uno spaccato della società giapponese che sembra suggerire come ogni destino incompiuto sia privo di valore.
Le protagoniste, Mako e Mizuki, sono ragazze giovani, piene di desideri e speranze; ma intrappolate in una situazione che ne ostacola la crescita e la felicità.
La prima, nonostante la sua gentilezza e la sua voglia di vivere, finirà schiacciata dagli abusi, dalla povertà e dall'isolamento; la seconda arriverà invece a sacrificare se stessa pur di permettere all'amica di realizzare i propri sogni.
La trama parte in media res e ci sbatte in faccia fin dalle prime pagine un tragico epilogo, inspiegato e a tratti inspiegabile.
Sarà solo con il procedere degli interrogatori e delle consultazioni con i legali che potremo ricostruire la storia delle due giovani, fino a tornare al presente e, quindi, alla realizzazione dell’epilogo.
Superato il flash-forward iniziale, la narrazione procede in modo lineare e ricco di dettagli, dedicando interi capitoli all'approfondimento dei personaggi e della loro personale discesa all'inferno.
La violenza e i soprusi assumono quasi il ruolo di personaggi autonomi, muri insormontabili per due ragazze troppo fragili e ferite per trovare la forza di confidarsi con gli altri e cercare una via d’uscita.

Il linguaggio è scurrile, sporco, scelto ad hoc per creare disgusto e disagio nel lettore.
Non ci si risparmia neppure nei riferimenti a sfondo erotico e sessuale, che qui sono resi chiari ed espliciti.
La lettura risulta sempre spedita e procede senza intoppi, complice la chiarezza delle tavole e la lunghezza dei baloon.

Il comparto grafico si fonda sulla tecnica del disegno digitale caratterizzato da tratti precisi e assenza di sbavature.
Il disegno risulta pulito e arricchito da campiture e riempimenti; mentre l’anatomia strizza l’occhio alla realtà e risulta curata nel complesso, fatto salvi sporadici scivoloni legati alla postura di personaggi rappresentati per intero.
Gli sfondi vengono utilizzati con parsimonia e compaiono solo quando la scena lo richiede, perpetuando comunque uno stile semi-realistico senza avvicinarsi al ricalco fotografico.
Ove si nota maggiormente l’impronta dell’artista è sicuramente nella caratterizzazione dei volti e delle espressioni: i personaggi mantengono un mood perlopiù triste e malinconico, con un caratteristico quanto esplicativo sguardo sempre perso nel vuoto.

Il supporto cartaceo è di sufficiente qualità, ove il formato è più grande del classico tankōbon, qui privo di sovra-copertina.
La stampa è rigorosamente in bianco e nero (eccezion fatta per un unicum in testa al primo albo) su carta ruvida, ma non di elevata grammatura; proprio del tipo che tende ad ingiallire precocemente.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Da segnalare è la totale assenza di extra o approfondimenti posti in coda al volume.
Osservato l’insieme di attenzioni destinate all’edizione italiana, mi sento di dire che si tratti di una collana sovra-prezzata, in cui l’unico plus costituito dalle generose dimensioni delle tavole è reso superfluo da uno stile artistico assolutamente leggibile e che, quindi, non richiederebbe tale accortezza; mi risulta pertanto difficile giustificare l’esborso richiesto.

PRO:
• L’espediente del flash-forward iniziale contribuisce a creare un minimo di mistero
• Opera che evidenzia l’importanza dell’educazione affettiva
• Finale coerente…

CONTRO:
• … ma non impattante
• Gli appassionati di suspense e tensione non troveranno pane per i loro denti
• Venir messi in guardia da Mako sin dal primo volume, in qualche modo anticipa ciò che accadrà in seguito
• Ritrattare lo svolgersi degli eventi non eleva la qualità della narrazione, né tantomeno la arricchisce; ma finisce solo a dilatarne la durata

"Adabana" è un'opera dura e profondamente dolorosa, che affronta tematiche complesse come l'abuso, l'emarginazione e la fragilità dei rapporti umani senza ricorrere a facili consolazioni.
Pur proponendo un impianto narrativo che solo in parte riesce a sfruttare la componente mystery suggerita dall'incipit, il manga trova la propria forza nella caratterizzazione delle protagoniste e nella crudezza del racconto.
Una lettura breve ma intensa, capace di lasciare il segno soprattutto per la riflessione che invita a fare sull'importanza dell'ascolto e del supporto reciproco.