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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
"Kino no Tabi - The Beautiful World" è un anime on the road ad episodi autoconclusivi. Tutti hanno ben presente il classico anime in cui un viaggiatore solitario arriva in un villaggio e aiuta i suoi abitanti, risolvendo dispute o sconfiggendo villain, ma qui accade esattamente il contrario: Kino, la protagonista dei nostri viaggi, sembra voler vivere cent'anni, perché si farà sempre ed esclusivamente gli affari suoi, a prescindere da quante tragedie veda. In un'ambientazione simile ai primi del '900 Kino, assieme alla sua motocicletta parlante, percorre un mondo archetipico formato da città stato, ognuna delle quali ha cultura, tradizione e scala di valori completamente diversa; durante il suo viaggio conosce i locali e altri viaggiatori, restando però quasi sempre attenta a non farsi coinvolgere dai loro problemi e al non affezionarsi a nessun paese.

Il tema principale è l'incontro-scontro fra la stragrande maggioranza del mondo ottusa, sedentaria e credulona da una parte, e i pochissimi personaggi invece scettici e guardinghi, che ben hanno interiorizzato il concetto di relativismo culturale dall'altra. La maggiore rappresentante di questo gruppo di personaggi è sicuramente Kino, esempio perfetto di cinismo, ma ci sono altri personaggi con la stessa forma mentis, e quando la protagonista incontrerà uno di essi, lo spettatore noterà degli inequivocabili segnali di intesa fra i due. Il regista Ryūtarō Nakamura si rivela particolarmente bravo nel mostrare queste e altre sottili sfumature.

L'anime si configura quindi come un inno allo scetticismo, dove i personaggi negativi non sono gli assassini o i prepotenti, bensì i creduloni che mai vengono dipinti in modo positivo, anche quando sono vittime degli eventi e di sé stessi avranno sempre modo di mostrare alla fine la loro pochezza. Anche la stessa Kino finisce sempre per rimetterci qualcosa o rischiare inutilmente, ogni volta che farà un atto di fiducia verso qualcuno.

Purtroppo sono presenti anche dei difetti, e sono quelli tipici degli episodi autoconclusivi: la presenza di storie completamente fuori contesto in cui pure i due protagonisti sembrano altre persone ("Colosseo"), e la presenza di trame dei singoli episodi che sono delle piccole citazioni a trame di opere precedenti molto più complesse ("Il Paese dei Libri") e che quindi non lasciano nulla a chi è stato spettatore di entrambe. L'anime funziona molto bene invece nei brevi incontri fra i diversi viaggiatori che sono spesso un pretesto per analizzare alcuni comportamenti umani e dilemmi morali ("Tre Uomini sui Binari", "Sfamare il Prossimo").

L'anime, se da un lato è molto tagliente nell'analizzare i dilemmi morali e il relativismo culturale, pecca d'altro canto di eccessivo intellettualismo a partire proprio dalla protagonista, che non si scompone mai nemmeno quando è la sua vita ad essere in pericolo: pur essendo una viaggiatrice incallita, ragionerà quasi sempre in maniera induttiva piuttosto che deduttiva, cosa che stona molto in un anime di viaggio, e che aiuta a spostare la narrazione verso il lato del racconto metaforico invece che verso quello del diario di bordo. Purtroppo l'anime non ci concede una reale fine, anche se l'ultimo episodio contiene elementi di circolarità che si inseriscono nella biografia di Kino.

La mia impressione finale è quella di un anime interessante e abbastanza originale che però non riesce a coinvolgere più di tanto, anche per via del mio pessimo rapporto con gli anime ad episodi autoconclusivi.


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Vale.

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Guardando le puntate di "Kino no Tabi", mi è sembrato quasi di vedere delle parabole, come quelle descritte nei libri sacri.
Kino però non è un profeta, è una viaggiatrice. Rimane spesso passiva, non si muove troppo per cambiare la vita di chi le sta attorno, correggendola o magari instradandola in una direzione migliore, poiché convinta, a mio parere, del fatto che ogni luogo visitato debba rimanere com'è, mantenendo la propria unicità.
Viaggiare in un certo senso è, per Kino, un modo per conoscere il mondo, per scoprire e comprendere come città, comunità o piccole società si possano reggere su principi e convinzioni totalmente diversi tra loro. In questo senso credo che "Kino no Tabi" sia tra le altre cose un inno alla diversità, per quanto dolce o cruda essa può essere.

Ho scritto 'tra le altre cose', siccome "Kino no Tabi" non è solo un anime su una viaggiatrice e la sua motocicletta, ma approfitta di questo stile di narrazione, per cui ogni episodio avrà un'ambientazione diversa. Questo continuo scontrarsi con realtà differenti ci porterà a inevitabili riflessioni su svariati temi assolutamente non banali, universali, e sempre attuali. I collegamenti che si possono fare con materie come filosofia, tecnologia o storia dei popoli sono molteplici, e questo regala alla serie un respiro intellettuale, senza però diventare mai un labirinto di citazioni, spesso incomprensibili ai più.

Il viaggio di Kino non ha una destinazione finale. Non ci si aspetti quindi una trama avvincente, o un finale serrato. L'anime si regge proprio su questa continua scoperta, che prosegue anche negli speciali successivi alla serie, in modo analogo agli episodi, lasciando probabilmente intuire che il viaggio non è mai concluso, e, come si dice nei proverbi, non si smette mai di imparare.
Consiglio vivamente la visione di "Kino no Tabi", sia per le sue morali ambigue, lontane, se non a volte opposte ai soliti cliché, che per gli interessanti spunti di riflessione che può offrire.


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selene90

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
“Kino no Tabi” è una serie di tredici episodi del 2003, tratta da una light novel di diciotto volumi, scritta da Keiichi Sigsawa.

“Cosa rende questo mondo perfetto?”

Kino è una giovane viaggiatrice. La sua unica compagnia è Hermes, la sua motocicletta parlante. L’intera serie mostrerà i loro spostamenti e i loro viaggi, alla scoperta di villaggi, città, persone e sentimenti diversi.

“Si dice che, ogni volta che si vedano degli uccelli volare nel cielo, si senta il bisogno di intraprendere un viaggio.”
Questo è l’esordio di Kino, una ragazza pacata, semplice, che non chiede nulla più di trovare delle risposte al senso della vita. Lei odia l’idea di stabilirsi in un unico posto, ne ha paura, perché sa che, se lo facesse, non sarebbe più una viaggiatrice.
Ed è proprio in questo lungo viaggio che verrà a contatto con storie autonome, ma che andranno a sondare tematiche delicate, in maniera seria e diretta. Che sia un episodio dedicato ad analizzare la natura umana o un aspetto filosofico, appare chiaro come ogni scena porti arricchimento alla storia principale.
Sostanzialmente, si potrebbe dire che “Kino no Tabi” non presenta una storia, ma la esplora. Non è un banale racconto con morale insita, anzi ha un modo di raccontare le vicende che permette allo spettatore stesso di pensare alle conclusioni di ogni storia presentata, di dargli modo di farsi una sua idea sull’aspetto che si è andato a sondare. E’ perciò ovvio che ogni problema presentato non ha una soluzione “giusta” o “sbagliata”.

La parte migliore della serie restano comunque i personaggi. Al di là delle comparse, Kino ha una crescita meravigliosa, anche grazie alle persone con cui entra in contatto. La personalità di Kino è difficile da tratteggiare, visto che inizialmente appare quasi come una bambola senza sentimenti, ma via via si scopre un nuovo tratto della sua personalità. Kino diventa reale, umana, perfettamente contestualizzata in una serie che vede i sentimenti come protagonisti.

Quanto all’aspetto tecnico, immagino che dal chara design non ci si aspetti un prodotto profondo, quanto più un risultato più fiabesco e semplice. Motivo per cui bocciare una serie per il tratto di disegno può spesso rivelarsi sbagliato.

Consiglio caldamente “Kino no Tabi” a tutti gli appassionati che dall’animazione chiedono qualcosa di nuovo, di originale, di rilassante... qualcosa che permetta a tutti noi di metterci costantemente in gioco!


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PokeNew

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Nel corso dei secoli l'uomo è arrivato svariate volte a chiedersi: "Per quale motivo un mondo talmente imperfetto potrebbe definirsi, anche solo lontanamente, meraviglioso?" Ed è proprio con questa domanda che ho intenzione di cominciare questa recensione. Non preoccupatevi, alla risposta arriverò alla fine.

"Kino no Tabi - The Beautiful World" è una serie di tredici episodi diretta dalla brillante mente dell'ormai compianto regista Ryutaro Nakamura, la mente dietro quell'eterno capolavoro di "serial experiments lain". E' chiaro quindi aspettarsi un prodotto dall'impronta alquanto criptica e dalla grande profondità psicologica.

La trama invece racconta le vicende del viaggio di una giovane viaggiatrice, Kino, la quale è sempre accompagnata dalla sua inseparabile moto parlante, Hermes. Ma non vi preoccupate, tutto ciò è solo un contorno di quel che vuole davvero essere "Kino no Tabi". Difatti il viaggio non è altro che un semplice espediente narrativo, tramite cui la serie vuole raccontare diverse tematiche che esploreranno la mente umana e le imperfezioni della nostra società. Una società ormai logorata da conflitti di potere fra gli uomini, e che non si rende assolutamente conto delle fallaci regole che si autoimpone.

Ma, come già detto, l'opera non si limita al semplice ruolo di denuncia sociale. No, vuole essere qualcosa di più. Vuole anche farci comprendere quanto la mente umana può aggrapparsi a un singolo scopo nella vita, pur prefissandosi talvolta un obbiettivo futile o sbagliato. E a simboleggiare tale tesi vi sono svariati esempi di personaggi, prima fra tutte la nostra stessa protagonista, Kino. Difatti lei in realtà non avrebbe alcun motivo per viaggiare, ma è questo lo scopo che si è voluta prefissare, per cui continuerà ad aggrapparvisi sopra proprio perché il suo ruolo è quello di essere una viaggiatrice.

Inoltre, uno dei punti focali della serie è quello di voler rappresentare al meglio anche i sentimenti umani dei vari personaggi. Il che di certo non è una cosa semplice, come si può ben pensare, soprattutto a fronte di un character design dall'aspetto così fiabesco e spigoloso. Fortunatamente l'opera riesce facilmente a soprassedere anche su certi particolari, dimostrandosi ancora una volta serie di elevata qualità in ogni sua forma. In questo caso, uno degli esempi lampanti che mi viene in mente è il racconto del cantastorie disperato, che prima di allora non aveva mai provato alcun sentimento all'infuori della gioia, ma il quale scoprirà ben presto, a sue gravi spese, cosa significa davvero perdere tutto ciò che vi è di più caro al mondo. In altre parole, l'amore della propria vita.

Parliamo invece della struttura narrativa della serie, la quale assume dei toni a dir poco poetici in diversi frangenti, come era anche facilmente intuibile fin dall'inizio nei confronti di un'opera del genere, il tutto ovviamente ben impreziosito dallo splendido e minimale comparto grafico di questo capolavoro della animazione giapponese.

Infine, vorrei concludere questa recensione ricollegandomi alla mia domanda iniziale. Perché il mondo sarebbe meraviglioso? Beh, certamente potrà sembrare una risposta fin troppo semplice e poco originale, ma è proprio tramite le sue varie imperfezioni che il mondo sa essere semplicemente meraviglioso.

onizuka90

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Se qualcuno mi chiedesse, "Perché viaggi?". Gli risponderei, "Viaggio perché sono un viaggiatore"

"Kino no Tabi - The Beautiful World" è una serie di tredici episodi diretta da Ryutaro Nakamura, nome che forse evocherà in più di qualcuno di voi il ricordo del ben noto "Serial Experiments Lain". Ebbene, così come "Lain", anche "Kino no Tabi" è una serie che mantiene una cifra prettamente intellettuale e filosofica, risolvendosi in una visione forse non altrettanto criptica ed ermetica, ma sicuramente di grande valore e interesse.

Il topos cardine attorno al quale ruota la serie è il tema del viaggio, un viaggio da non intendersi però come una sorta di "odissea": con un'Itaca a simboleggiarne il punto di arrivo e le cui tappe del percorso incarnano un progressivo avvicinarsi all'agognata meta; ma un viaggio più simile a quello dell'Ulisse dantesco, che ha "in sé" il suo stesso valore, un cammino che ha sé stesso come scopo. In altre parole Kino è una viaggiatrice, nondimeno il suo non è un viaggio fatto per "giungere", perché Kino non ha una meta, il suo è un viaggio fatto per "viaggiare". Ciò, oltretutto, si riflette anche nella struttura della serie: i luoghi che progressivamente Kino incontra in ogni episodio non l'avvicinano ad un fine (meglio, ad un "finale"), l'anime è giustamente episodico, in quanto ogni tappa fa capitolo a sé stante. L'ultimo episodio non può essere l'ultimo (in senso narrativo), poiché non vi è un vero fine a questo vagabondare, e infatti esso non consiste altro che in una nuova tappa.

Il viaggio di Kino pertanto è un viaggio senza senso, senza uno scopo, e in tal guisa esso diviene una sorta di cinica metafora della vita: un vagabondare senza meta in cerca della verità, un guardare in faccia l'indecifrabilità del destino, un naufragare in un mare sconfinato domandandosi quale sia il senso del viaggio, quando ci si accorge che ogni meta è soltanto illusione. "Kino no Tabi" è un monumento dedicato al disincanto, un tempio nel quale, con algida imperturbabilità, si sacrifica il velo che cela la realtà e che copre le nostre convinzioni, palesandone le aporie e le insensatezze. Così, ogni tappa di siffatto percorso ci conduce entro gli estremi di una qualche problematica (sia essa di natura etica, filosofica o sociale), disertando però da qualsiasi prospettiva escatologica o ideale, ma dandone invece una sagace e acuta critica.

Kino vive in un mondo di continuo mutamento: essendo al di fuori delle istituzioni e delle comunità che incontra nel suo cammino, i suoi unici confini sono il suo "spirito" e il "cielo stellato" che la sovrasta, il suo orizzonte pertanto si allarga, annientando ogni altro punto di riferimento. La prospettiva del viaggiatore è la prospettiva della libertà del disincanto, che non riconosce alcuna gerarchia fissa nelle cose mutevoli del mondo, tra giusto e sbagliato, tra falso e vero, tra senso e non-senso. Il viaggiatore, nella sua solitudine, impara a conoscere sé stesso, e perciò ad essere cosciente della propria smarrita e accidentale posizione in un mondo che si rivela totalmente indifferente. Proprio su questa prospettiva "terza" si riflettono di rimando le varie vicende di cui Kino è (e rimane) spettatrice, facendone affiorare per contrasto le relative contraddizioni. Come accade, ad esempio, nella città della torre (ep. 0 - Tou no Kuni): qui Kino domanda ad un uomo perché mai la gente di quel posto continui a costruire un'altissima torre, che pare non avere mai fine, e a ricostruirla ad ogni suo crollo. La cruda risposta è che l'abitante non lo sa, lui svolge solo il suo compito di accatastare i mattoni. Ancora, può essere interessante citare la vicenda degli uomini che lavorano sulle rotaie, che non possono comprendere da sè l'assurdità ed inutilità della loro condizione, solo Kino che è al di fuori della loro "contingenza" può accorgersene.

Kino come lo specchio dell'irrazionalità del mondo, dunque, ma anche come ritratto della sua umanità, perché in fin dei conti il cercare di ordinarlo e razionalizzarlo, il volergli dare un senso, è "una malattia comune a tutti gli uomini", come dice anche il buon Hermes.

"Kino no Tabi" si distingue, nel suo stile, per una freddezza e compostezza notevoli: si tratta di un'opera dalla grafica del tutto minimale e dai dialoghi spesso crudi e penetranti, il regime potrebbe risultare assai "pesante" e pertanto è da sconsigliare a chi è in cerca di una serie leggera che possa fornirgli mero intrattenimento. "Kino no Tabi" è una serie da seguire con la propria anima, una serie da vivere e da godere episodio dopo episodio, ponderando sui temi che porta alla nostra attenzione di volta in volta.


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AkiraSakura

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
Mi sono avvicinato a "Kino no tabi" in quanto avevo aprezzato molto lo stile registico di Nakamura nel classico cyberpunk degli anni '90 "Serial experiments Lain", e per poter vedere una delle sue ultime opere essendo venuto a conoscenza della sua prematura morte. Devo ammettere che a visione conclusa ero abbastanza soddisfatto, ma non troppo, in quanto questo anime presenta dei difetti abbastanza marcati, come ad esempio la mancanza di una vera e propria trama (e quindi di un vero e proprio finale), di una colonna sonora incisiva e del "sense of wonder" tipico delle fiabe. Quest'ultima cosa è la più grave, in quanto "Kino no tabi" si atteggia da fiaba non avendo (o non avendo abbastanza) quel tocco di "magia" tipico del genere, la cui assenza lo rende eccessivamente freddo e a tratti prolisso.

Per ammissione stessa del regista, "Kino no tabi" è ispirato al "Galaxy express 999" Matsumotiano, con cui condivide gli episodi autoconclusivi, il tema del viaggio, il concetto dell'uomo-macchina, la critica alla guerra e all'alienazione dell'uomo moderno. Tuttavia sono presenti marcate differenze tra le due opere che fanno sì che "Kino no tabi" possa assumere una identità propria.

"Kino no tabi" non è un viaggio di formazione, in quanto il/la protagonista, Kino, volutamente androgino/a, rimarrà sempre neutrale e non giudicherà mai le stramberie umane a cui assisterà, contrariamente al suo collega Tetsuro di "Galaxy Express 999". L'unica cosa che sembrerà in qualche modo scuoterne la coscienza è la sua cinica moto parlante, Hermes, forse la vera e propria protagonista della storia in quanto veicolo del viaggio in sé. Quest'ultimo tema, unito a quello della mancanza di radici e del "distacco assoluto" è l'anima dell'opera, che strizza l'occhio alla filosofia Zen e alla mistica medievale di Meister Eckhart.

Le prime puntate dell'anime sono molto incisive e dai molteplici significati, seppure regnino una freddezza ed un silenzio molto marcati. In particolare ho aprezzato molto quella del poeta, quella della fuga dal mondo degli adulti e quella degli schiavisti, che consiglio a tutti quelli che cercano cose filosofeggianti e simboliche. Il problema è che dopo una partenza a bomba la serie subisce un calo progressivo di contenuti e originalità, il cui apice sono le puntate del colosseo, piene di combattimenti tra la nostra pucciosa (ma armata fino ai denti!) protagonista e il nemico di turno, che fanno sembrare molto "Kino no tabi" uno shonen di bassa fattura. Verso la fine, la serie si riprende un po' e ci propone il tema del volo come libertà dai vincoli materiali e altre tematiche abbastanza interessanti, molte volte mutuate da "Galaxy Express 999" (uomini meccanici, suicidio, guerra come intrattenimento di un'umanità malata, sadica e senza speranza di redenzione). La mancanza di un vero e proprio finale si fa sentire parecchio, per quanto l'ultimo episodio sia cinico e (in un certo senso) aprezzabile.

In conclusione, consiglio questo anime a tutti quelli che amano filosofeggiare e accendere il cervello, anche mentre sono spaparanzati sul divano. Questo prodotto è di nicchia e quindi non adatto a tutti, e la sua prolissità e staticità potrebbero scoraggiarne la visione. Dovete essere nello stato d'animo giusto per vedere "Kino no tabi", altrimenti lasciate stare. Voto: 7,5.

Ozumaru

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Ozumaru

Episodi visti: 11/13 --- Voto 10
Dopo tanto cercare ho finalmente trovato un anime che mi è rimasto impresso. Non mi capitava da "Full Alchemist: Brotherhood".
Tutto in questo anime è originale e particolare. Una ragazzina sola che viaggia con una motocicletta parlante, tanti interrogativi a cui viene parzialmente data la risposta nel corso delle puntate: chi è Kino? Perché viaggia? Da dove viene? Dove ha appreso tutto quello che ha appreso? La "motocicletta parlante" Hermes parla davvero? Tutto è parte di una finzione? Altri interrogativi invece riguardano tematiche complesse come la religione, la politica, le consuetudini sociali, la tecnologia, l'amore, il senso della vita... Ogni episodio un luogo diverso, una perla diversa, persone diverse.
Buona la colonna sonora, buona la qualità dei disegni.
Bello! Bello! Bello!
Grazie ad Animeclick.it che me lo ha fatto conoscere.


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daich

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Premetto che questo è uno dei miei anime preferiti, anime che ho adorato e che tuttora ritengo uno dei migliori di sempre.
Tratto da una serie di light novel scritte da Keiichi Sigsawa e illustrate da Kohaku Kuroboshi, purtroppo inedite in Italia, "Kino no Tabi" si compone di 13 episodi più un prologo e due OAV (prequel e conclusione), per la regia del grande Ryutaro Nakamura.

A prima vista, complici dei disegni minimalisti e un'ambientazione fiabesca, "Kino no Tabi" può sembrare un anime "facile", accessibile ai più, ma dopo pochi minuti si rivela per quello che è: una creatura sfuggente, ambigua e difficile da classificare in un genere. Innanzitutto si tratta di un dialogo filosofico colloquiale tra la giovane Kino e la sua motocicletta Hermes. Sì, perché Hermes parla dando la sensazione di essere la voce della coscienza della ragazza.
I due viaggiano tra paesi fittizi, ognuno dei quali è afflitto da una problematica tanto particolare quanto intrinsecamente legata alla società, e con una tecnologia retrò, in stile steampunk.

Sigsawa ha dichiarato di essersi ispirato a "Galaxy Express" di Matsumoto; il suo Kino però è un'opera molto più introspettiva, intimista e kafkiana.
Come sempre esemplare la regia di Nakamura: un genio visivo che inquadra ossessivamente gli occhi dei personaggi, risaltando la vena concettuale dell'anime.
Al di là della sua complessità, "Kino no Tabi" lancia un messaggio chiaro: "L'uomo diviene sempre più egoista e violento, tanto quanto aumenta il grado di civilizzazione".

Gallospacca

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Gallospacca

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Quest'anime è stato una vera sorpresa: fin dal primo momento (complice la magnifica opening) sono stato rapito come non mi succedeva da tempo.
L'anime racconta le avventure di Kino, una ragazzina (anche se lei si riferisce a se stesa come a un maschio) che viaggia di paese in paese in compagnia della sua moto Hermes. Tutto qui, non c'è altro da aggiungere per descrivere quest'anime, ogni episodio (o quasi) è autoconclusivo.
Di solito non amo gli anime senza una trama ben delineata e progressiva, ma questo "Kino no tabi" mi ha ricordato molto la bellezza degli episodi di "Mushishi".

La realizzazione tecnica è eccellente, i colori sono tenui e i tratti morbidi e il tutto è costantemente reso più "solido", quasi palpabile, da un voluto effetto invecchiamento costituito da linee orizzontali in chiaroscuro, che danno un effetto "cartoncino" davvero meraviglioso.
Incredibile anche la varietà delle situazioni: durante la visone assisteremo a episodi romantici, ad altri pieni d'azione e ad altri molto tristi o a volte tutte queste sensazioni saranno concentrate in un solo capitolo; ognuno di essi poi è ricolmo di molti significati più o meno nascosti che sicuramente verranno meglio apprezzati da utenti maturi.

In definitiva "Kino no tabi" è un anime toccante e poetico come pochi, che è entrato di diritto nei miei preferiti e in quelli che ciclicamente ogni anno mi riguarderò, insieme a "Clannad", "Koi kaze", "K-on!", "Astraea testament", "Elfen lied" e pochi altri. Esso è un piccolo capolavoro al quale non do 10 come voto solo perché secondo me con un idea così semplice ma geniale e con dei personaggi così azzeccati si potevano realizzare ben più di 13 episodi. Non che adori le serie troppo lunghe, anzi, ma qualche episodio in più ci stava.
Da vedere (e rivedere) assolutamente.


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Locke Cole

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
<i>Si dice che ogni volta si vedano degli uccelli volare nel cielo si senta il bisogno d'intraprendere un viaggio</i>, ma il viaggio non sarà un semplice errare senza meta, ma la scoperta del mondo, in particolare quello interiore, una ricerca della conoscenza e di se stessi.
Tale è il viaggio di Kino, un peregrinare verso l'animo umano e il suo dolore, un capolavoro di tenera malinconia e disincantato cinismo, una sfida di ermeneutica filosofica che conosce pochi degni rivali.
Al progetto prendono parte nomi eccellenti - già meritevoli della partecipazione a titoli notevoli -, diretto da Nakamura Ryutaro, proveniente da "Serial experiments lain" e sceneggiato da Murai Sadayuki, da "Boogiepop Phantom".

Rimarchevole merito dell'opera è la propria chiarezza. Pur essendo una composizione simbolista essa non si ottenebra in un serrato ermetismo come tipicamente avviene, ma intraprende una differente scelta che, coadiuvata da un saggio apporto registico, permetta una puntuale esplicazione dei temi trattati senza scadere in banali artifici tecnici. L'evidenza espositiva, per quanto in prima approssimazione, non inficia in modo alcuno la profondità dei temi sviscerati, che anzi sovente concernono gravosi dilemmi morali e paradossi logici, spaziando dalla sociologia alla gnoseologia, dalla psicologia all'ontologia, dall'etica alla deontologia.
Non è tuttavia da pensarsi che una visione precisa e puntuale non permetta di sviscerare tutti i secondari dettagli che portano alla costituzione dell'integrità dell'opera, particolari i quali verranno colti solo attraverso tale visione successiva e meticolosa e che altrimenti rimarrebbero obliati di primo acchito.

Il simbolico viaggio della vita della giovane Kino, la porterà attraverso diversi paesi dalle peculiari usanze e istituzioni. In questo verranno poste severe sentenze volte a indagare complicati aspetti della realtà, da quello teoretico a quello pratico.
In questo possente inno al nichilismo verrà specialmente sollevata una feroce e impassibile critica alla società, alle tradizioni e all'etica. L'intera opera è improntata al più completo pessimismo antropologico e il suo amaro cinismo accompagnerà con dolce malinconia il finale di ogni vicenda. Lo stesso messaggio conclusivo è la fuggevolezza della letizia per gli uomini e l'insensatezza della realtà, la quale non può essere vincolata da regole e schemi, in una sorta di nietzschiana rivelazione della cruda verità.
Il dolore è insito nell'uomo - queste parole la serie bisbiglia soavemente ma con persistenza - e la sua sede non si trova se non nell'intimo di lui stesso, il seme della distruzione, la metafora del proprio Es, che trascina l'intera realtà in una spirale di assurdità, follia che fonda la società stessa. Dunque, cercando le regole che muovono quest'ultima e una garanzia della sua giustizia, si concluderà nell'impossibilità di trovare una risposta, o meglio, nella certezza dell'inesistenza degli elementi cercati.

La viaggiatrice, metafora del filosofo, prosegue nel suo cammino, uno specchio vuoto e distaccato nel quale si riflettono le persone da lei incontrate e le civiltà da lei conosciute. Se spesso gli individui presentati paiono trascinarsi in una vita vacua, senza una meta che motivi le proprie fatiche se non l'attesa della fine dei propri giorni, la viaggiatrice medesima non è dissimile da loro, mossa in un viaggio virtualmente senza fine, eccettuata la propria stessa distruzione, simboleggiata sia dalla morte sia dal vincolarsi a un luogo, un'odissea perniciosa che porta la filosofa a conoscere sempre più a fondo gli abissi di tenebra che sono alla radice dell'intimo animo umano, in una disincantata ricerca della verità. In questa sofferenza però Kino non risponderà alla richiesta di spiegare la cagione di tale prosecuzione, forse ingannando se stessa o magari non essendole possibile fare altrimenti. Illuminante è a tale riguardo una breve conversazione tenuta con Hermes, la quale prende luogo nella traversata di un fiume sotto a un cielo stellato: <i>"Mi immergo nei pensieri in momenti come questo.", "Che pensieri?", "Il significato del viaggio e della vita.", "E' una malattia comune a tutti gli uomini.", "Mi domando se domani il cielo sarà blu."</i>

Le storie narrate si intrecciano secondo una catena ad anelli, alternando nell'esposizione i differenti topoi suddivisi in episodi non contigui, costituendo un dialogico gioco di rimandi e risposte.
In "Kino no Tabi" tuttavia le risposte hanno un ruolo secondario, relegate a mere comparse, in quanto sono le domande la vera essenza dell'opera, le quali spesse volte non saranno risolubili non essendo possibile scioglierne il dilemma in modo alcuno, come nel tentativo di discernere realtà e illusione, che si rileverà non essere nemmeno una questione, poiché la stessa definizione di realtà altro non è che una creazione dell'uomo stesso, un'ente ideale.

Tecnicamente l'opera gode di un ricercato ed elegante minimalismo, un'ostentata pacatezza che vela ogni respiro, in un mondo dai colori ovattati e spenti. La colonna sonora segue i medesimi principi, senza mai incalzare né appropriarsi della scena, ma pizzicando l'attenzione dello spettatore ove necessario, tacendo altrimenti.
Unico limite della composizione è l'univocità delle proprie deduzioni, che la portano a esaurirsi dopo successive letture contrariamente ai grandi pilastri dell'animazione simbolista che, essendo studiati per essere lavori aperti, non permettono mai il raggiungimento di una soluzione.
"Kino no Tabi" si presenta come la più compiuta opera estesa prettamente filosofica dell'animazione orientale, un lavoro eccezionale che merita di partecipare al firmamento delle migliori composizioni, una rara perla di pessimismo esistenziale e di nichilismo, che dovrebbe essere ben più valorizzata.

<i>Il mondo non è meraviglioso: e per questo lo è.</i>

bob71

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Lo zen e l’arte dell’anime.
Un viaggiatore solitario, la sua motocicletta, il mondo. Un mondo meraviglioso e misterioso. Questa è la base elementare di <i>Kino no tabi – The beautiful world</i>, diretto da Ryūtarō Nakamura e sceneggiato da Sadayuki Murai, i quali, partendo dalla light novel di Keiichi Sigsawa e di Kohaku Kuroboshi, modellano la serie con tocco personale, creando un'autentica perla dell’animazione. <q>Kino no tabi</q> è un raffinato e originale “road-movie” fantasy venato di sottile e audace intellettualismo e basato sull’allegoria come forma di racconto.

Gli episodi - una sorta di diario di viaggio in cui Kino racchiude le impressioni dei luoghi e delle città del mondo - non sono che una raccolta di storie narrate, con uno stile letterario e con un tono da favola a tratti poetico, da un protagonista di volta in volta diverso, accomunate dalla presenza del viaggiatore che, a seconda dei casi, si limita a osservare gli eventi oppure, come un vero “deus ex machina”, risolve la situazione e la problematica di turno.
Sono piccoli grandi drammi dai risvolti filosofici e paradossali che stimolano il pensiero critico e le facoltà interpretative dello spettatore con dilemmi etici ed esistenziali ai limiti dell’immaginazione.
Lo schema è quello classico de <q>Le mille e una notte</q> e del <q>Decameron</q>, in cui la narrazione interna alla narrazione assume una funzione chiarificatrice e illustrativa.

Kino e la sua moto Hermes sono dei protagonisti decisamente atipici, figure funzionali al racconto più che personaggi canonici, alter ego dello spettatore più che dell’autore. Kino in particolare non ha una personalità definita e non evolve lungo l’arco della serie. Il suo carattere neutro, spesso freddo e distaccato, rivela però una sicurezza, una flemma e una calma ieratica sorprendenti per una giovane. Pur essendo una ragazza si riferisce a se stessa al maschile e la sua fisionomia androgina confonde ulteriormente le acque. Queste caratteristiche la rendono una maschera ideale per lo spettatore, che finisce inevitabilmente per immedesimarsi. Hermes (dal nome del mitologico messaggero degli dèi) è una sorta di coscienza critica, un “grillo parlante” pronto a pungolare dialetticamente i pensieri del viaggiatore.
Ma il vero protagonista è il viaggio stesso. Il viaggio come metafora e come filosofia di vita. Più che “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” l’ardito riferimento letterario mi è sembrato l’Odissea, sia perché è un insieme di storie a sfondo allegorico, sia perché usa il viaggio come traslato della ricerca della verità e della tensione umana alla conoscenza.

Gli eleganti e stilizzati disegni, sottoposti a frequenti cambi di registro stilistico, raggiungono vette di qualità pittorica - per tagli delle inquadrature e per uso del colore - e connotano fortemente ogni singolo episodio rendendolo unico dal punto di vista grafico.
La colonna sonora fa da delicato e morbido letto su cui si adagiano dolcemente le immagini. Non è invadente e rimane sullo sfondo durante i ricchi e articolati dialoghi. E’ composta principalmente da sofisticate melodie di stampo etnico, eseguite con ampio uso di strumenti tradizionali, e crea una mistica atmosfera zen con lunghe e studiate pause e illuminanti rintocchi a scandire le scene. Particolarmente felice è la sigla d’apertura <q>All the way</q>, un motivo a base di chitarra folk che letteralmente ci invita al viaggio.
Per concludere non posso che consigliare la visione di questa magnifica e originale opera: un esercizio intellettuale, non di facilissima lettura, rivolto a un tipo di pubblico maturo ed esigente alla ricerca di qualcosa in più del semplice intrattenimento.

Utente5795
Utente5795

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Ormai è cosa nota: quando si mette in piedi un'opera d'intrattenimento i cui propositi e contenuti sono tali da determinare in maniera drastica la forma e la struttura della stessa, e non viceversa, la tensione verso la perfezione formale passa in secondo piano. Può essere formulato così il modo di agire dei due personaggi più rilevanti dietro alla realizzazione di questa serie, ovvero Ryutaro Nakamura e Sadayuki Murai. Se questi nomi non vi dicono nulla, è bene precisare che Nakamura ha diretto, sotto la supervisione di Yoshitoshi ABe, il logorante <i>Serial Experiments Lain</i>, mentre Murai ha partecipato attivamente alla sceneggiatura di numerosi anime tra i quali <i>Boogiepop Phantom</i>. Forti dell'esperienza nella realizzazione di due serie così anomale, regista e sceneggiatore non devono certo essere stati impreparati quando nel 2003 hanno lavorato all'adattamento animato di una serie di light novels di Keiichi Sigsawa, <i>Kino no Tabi - The beautiful world</i>. Il risultato fu la qui recensita serie TV, un lavoro assai peculiare e poco commerciale, inscrivibile di diritto nel filone "psicologico" che ha come principali fautori i succitati <i>Lain</i> e <i>Boogiepop</i>.

L'anime è composto da 13 puntate, 14 se si conta anche il breve OAV <i>Tower Defense</i> del 2005, una sorta di prologo alla serie, tutta incentrata sui viaggi che la giovane Kino affronta in giro per il mondo in sella a Hermes, una motocicletta parlante. La trama non è organica, ma si scompone in numerose vicende quasi sempre autoconclusive e in linea di massima indipendenti le une dalle altre, con uno schema narrativo facilmente accostabile a quello de <i>Il Piccolo Principe</i> (anche se lo stesso Keiichi Sigsawa, creatore della graphic novel, ha dichiarato come questo parallelo non fosse volontario). <i>Kino no Tabi</i> condivide con il capolavoro letterario di Exupèry anche gli scenari d'azione e l'approccio che la piccola protagonista ha con i personaggi secondari: le ambientazioni sono esotiche, affascinanti, e spesso mostrano forti elementi steampunk che danno l'impressione di trovarsi in una dimensione fuori dal tempo, stralunata e fortemente allegorica. I personaggi invece sono vere e proprie incarnazioni di categorie umane, paradigmi comportamentali ai quali Kino assiste con un atteggiamento ambiguo, in bilico tra il compassionevole e l'apatico.

E' proprio dall'incontro/scontro della ragazza con gli abitanti dei grotteschi paesi da lei visitati che scaturisce la complessità della serie. La sceneggiatura di Murai, articolata e cervellotica quanto basta, porta alla luce una serie di mondi nei quali tradizioni, archetipi istintivi, dogmi e costrizioni mentali vanno a costituire un calderone di temi e motivi di riflessione che coinvolgono tanto gli spettatori quanto la protagonista. Kino deve quotidianamente sopravvivere in un universo dove la crudeltà, il cinismo mascherato da ordine e razionalità, l'ignoranza e ogni tipo di tragedia esistenziale degli esseri umani sembrano ormai sconfinati, non tanto però da impedire alle persone di prendere in mano la propria esistenza e tentare di dare un senso alle aspirazioni e ai desideri. Gli innesti filosofici e scientifici sparsi qua e là contribuiscono a dare credibilità a questo illuminante mosaico di problematiche in grado di stimolare la sensibilità dello spettatore in maniera coinvolgente e matura, quando non propriamente adulta, per via dei risvolti spesso drammatici degli avvenimenti.

Come già ho lasciato intuire all'inizio, sussiste comunque qualche nota dolente, che sebbene venga superata dalla ricchezza del risultato finale non può essere trascurata. Innanzitutto il comportamento dei personaggi risulta a volte forzato e innaturale, quasi come se fossero subordinati alle necessità della trama e dei contenuti, e per questo appare un po' inverosimili, nonostante il carattere dichiaratamente simbolico della serie che dovrebbe giustificare anche l'azione più disperata e apparentemente irrazionale. Inoltre la distribuzione dei numerosi archi narrativi presentati è abbastanza frammentaria e sconnessa: ci sono vicende che si estendono per più episodi e altre brevissime, incastonate nella stessa puntata senza che gli argomenti presentati abbiano punti di contatto. Ultimo ma non meno importante, sia le premesse iniziali che il finale risultano aperti, senza mostrare né una conclusione definitiva né un'opportuna spiegazione del passato di Kino, solo vagamente accennato nel corso degli episodi. Comunque queste mancanze della trama dovrebbero essere state arginate dei due film <i>Life goes on</i> e <i>The land of sickness</i>, che però non ho ancora visto.

Il comparto visivo, come spesso accade negli anime psicologici, sfoggia un minimalismo e una semplicità che potrebbero scontentare i palati più esigenti. Il character design è altalenante, si va dal tratto morbido e gradevole della protagonista, passando per personaggi esteticamente più sommari, fino a disegni rozzi e quasi infantili. Le animazioni sono di buon livello, senza cedimenti, mentre risalta l'uso di colori polverosi e spenti, tanto per i personaggi quanto per le ambientazioni desolate e irreali.
Ottimo è il lavoro per quanto riguarda la colonna sonora, giocata principalmente su tessuti sonori ipnotici e tribali dall'innato fascino cerebrale, ma non mancano anche brani più malinconici e solari, come le sigle, l'ending in particolare, assolutamente perfetta nella sua atmosfera eterea e cullante.

<i>Kino no Tabi</i> è in definitiva una serie estremamente interessante e ben realizzata, non adatta a tutti per via della sua complessità, ma che comunque consiglio caldamente a chiunque cerchi in un anime qualcosa di più che semplice svago.


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M3talD3v!lG3ar

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Il "meraviglioso mondo" affrescato in questa serie animata del 2003 è così immenso, sfaccettato, stravagante e brutale da costituire una cornice perfetta per lo specchio che riflette la società nel mondo reale di ieri, oggi, magari domani. Proprio come le fiabe, <i>Kino no Tabi</i> affronta a viso aperto e a cuor leggero certe tematiche che altrimenti sarebbe doloroso prendere sul serio. Le tinte acquerellate dei paesaggi naturali, la prospettiva senza tempo dei paesaggi urbani, la morbida fisionomia dei personaggi, sono elementi adescanti, che rendono sì l'aspetto della serie più "presentabile" possibile, ma non ne soverchiano i contenuti, inaspettatamente crudi e difficili da interpretare bene al primo colpo.

<i>Kino no Tabi</i> è anche critica dei sentimenti umani stessi, delle follie che spesso ne derivano, talvolta tollerabili perché l'uomo non ha la piena facoltà di distinguere cosa sia giusto da cosa sia sbagliato. Semmai è tutta opera delle convinzioni, che s'innestano nella ragione umana facendole credere di possedere quella facoltà. Il viaggio della piccola Kino non è soltanto un'escursione in luoghi diversi per cultura, storia e tradizioni, ma soprattutto un'immersione nei ricordi, nei sentimenti, nei modi di ragionare collettivi, dai quali trarre insegnamento in vista delle seguenti tappe della vita, più che del viaggio. Kino osserva con curiosità, ma di rado se la sente d'intervenire in contesti così estremamente eterogenei, che non le appartengono, che oltretutto non potrebbe assolutamente comprendere.

La serie di Ryutaro Nakamura si fa letteralmente adorare in certi frangenti, meno in altri, ad esempio a causa di qualche episodio centrale decisamente sottotono rispetto ai promettentissimi standard di partenza. Contando l'esiguo numero di puntate, insieme alla natura autoconclusiva delle stesse, si sarebbe accettato uno sforzo maggiore nell'esposizione di un progetto così rispettabile. Intellettualmente ed emotivamente toccanti, gli aneddoti contenuti in questo brillante <i>Kino no Tabi</i> ne fanno un perfetto modello di animazione intelligente e, in certi casi, memorabile.


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Alexander

Episodi visti: 14/13 --- Voto 9
Era da tanto che non mi capitava di trovare un anime in cui quasi ogni singola puntata è di per sé un capolavoro: non trovo altro termine se non "geniale" per definire quella sulla fine del mondo, tanto per fare un esempio.
Nell'anime non c'è una vera e propria storia, dato che la maggior parte delle puntate sono autoconclusive e trattano di uno specifico luogo (a volte anche più di uno a puntata) visitato da Kino la viaggiatrice; ciò superficialmente potrebbe farlo sembrare una sorta di "diario di bordo" della protagonista, ma il viaggio è solo una scusa per parlare di ben altro.

Infatti, per quanto i luoghi visitati siano del tutto inventati, in ognuno di essi è possibile riconoscere un aspetto caratteristico della nostra società. Aspetti che, per chi da sempre vive in determinate situazioni, possono apparire del tutto normali, ma che proprio tramite uno sguardo esterno e neutrale come quello di Kino - che tuttavia si attiene sempre alla "sospensione del giudizio" - si rivelano in tutta la loro assurdità e irrazionalità.
Come si sarà capito, a livello di contenuti quest'anime è magistrale; non sono pochi gli anime dall'elevata profondità filosofica e di tematiche, ma questo spicca sugli altri per l'originalità con cui vengono trattate, e per la totale assenza di moralismi. Per questo lo si potrebbe paragonare a una sorta di versione animata del Candido di Voltaire, ma con una visione del mondo nettamente meno dolorosa e pessimista.

Gli unici difetti che ho trovato sono la scarsa cura del disegno e dell'aspetto grafico. Da una parte questo è coerente con la natura di un titolo che punta tutto sui contenuti piuttosto che sulla forma, dall'altra può risultare poco appropriato per una trama basata sul viaggio e sull'esplorazione. Inoltre la decisione di fare parlare la moto Hermes a mio avviso toglie un po' di serietà al tutto. Per questi motivi do un 9 anziché un 10, ma Kino no Tabi resta una visione obbligata per chi è alla ricerca di un anime che *obblighi* a riflettere.


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Pan Daemonium

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Kino no Tabi è un'opera che mi ha ricordato Mushishi. Il tema del viaggio è anche qui dominante. Viaggiare, per scoprire nuovi posti, nuova gente. Ogni episodio dà un insegnamento, grazie alla varietà di individui e caratteri presenti nell'anime.

Il viaggio di Kino porta a comprendere, con singoli esempi, temi complessi come quelli dell'odio, del razzismo, della solitudine, della discriminazione, del fanatismo.
Ma Kino va avanti. Solo tre giorni decide di stare in un posto, perché lei è solo una spettatrice del mondo. Avendo deciso di viaggiare ha deciso di non appartenere a niente, ma solo alla Terra, quindi non critica, non moralizza, non biasima, ma contempla.

Ottimo.


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badfisher

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
La prima cosa che colpisce di Kino no Tabi è l’originalità dei disegni, che sembrano proprio dei dipinti su tela, il che conferisce all’intera serie un fascino particolare, un non so che di vissuto e prezioso. In effetti, Kino no Tabi si rivolge a un pubblico raffinato e, soprattutto, maturo.
In generale è abbastanza semplice comprendere che il “Viaggio di Kino”, traduzione italiana del titolo, non è altro che una metafora della vita, con la quale l’autore Keiichi Sigsawa ci porta a riflettere su molti aspetti dell’animo umano. Aspetti che già conosciamo e che spesso riscontriamo in noi stessi, in quest’opera vengono amplificati, esagerati e in alcuni casi spinti all’eccesso.
Ogni episodio di Kino no Tabi ci conduce a esaminare in maniera distaccata e imparziale, attraverso gli occhi di Kino, un’ossessione, un sogno, una paura, un vizio, insomma un aspetto umano ben preciso. Kino non giudica cosa sia giusto e cosa non lo sia, si limita a prenderne atto e ad andare oltre, senza mai fermarsi e senza mai schierarsi in modo netto.

Proprio a causa di questo approccio spiccatamente documentaristico, Kino no Tabi non appassiona e non coinvolge emotivamente lo spettatore, che comunque mantiene un atteggiamento di estraneità rispetto ai fatti, ai protagonisti delle varie vicende, ma anche rispetto a Kino, che del suo lato umano lascia volutamente intravedere ben poco.
Ad accompagnare Kino lungo il suo viaggio troviamo la sua fedele motocicletta Hermes, un azzeccatissimo espediente narrativo mediante il quale Keiichi Sigsawa pone a Kino quegli interrogativi che noi stessi ci poniamo e per i quali vorremmo delle risposte. Ma, come già detto, nessuna risposta ci verrà data da Kino no Tabi, solo alcuni argomenti di riflessione.


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Franzelion

Episodi visti: 14/13 --- Voto 8
Kino no Tabi, in italiano "Il viaggio di Kino", fin dal primo episodio ci mostra il suo genere d'appartenenza, senza dubbio cioè quello di nicchia.
E' infatti un anime molto ambiguo, particolare, originale e unico nel suo genere, e l'interpretazione dei vari episodi può variare da persona a persona; ma ciò che è sicuro è che se volete avvicinarvi a un prodotto del genere dovete armarvi di una pazienza ferrea e di un cervello in piena attività neuronale, altrimenti la visione non avrebbe alcun senso. Non pensate infatti di guardarlo come forma d'intrattenimento o di svago, poiché Kino no Tabi è ben lontano dal potere essere considerato tale. Pertanto, se possibile, cercate di vederlo separatamente da altri anime, in periodi di "secca" (se siete otaku avete capito); insomma non guardatelo solo per "fare numero", ma anzi vi consiglio, tempo libero permettendo, di ritirarvi in una piccola pausa di meditazione dopo ogni episodio, e ciò vi gioverà alla coscienza.

L'anime è composto da 13 episodi autoconclusivi, quasi completamente indipendenti l'uno dall'altro, in ognuno dei quali la protagonista Kino, fisicamente e caratterialmente piuttosto ambigua (troverete difficoltà a comprendere e accettare la natura sessuale della protagonista), s'imbatte in un luogo o in un paese diverso, fatta eccezione per soli due episodi, che racchiudono una sola vicenda.
Nei luoghi visitati dalla viaggiatrice quindi si presenteranno le situazioni più assurde e impensabili, ma anche "possibili" e "realistiche", che vi porteranno a profonde (a volte un po' meno) riflessioni sui dilemmi della coscienza umana, sui suoi tormenti e sui problemi che si pone, come una fatidica scelta relativa a quale strada prendere a un determinato bivio - metaforicamente parlando, ovviamente. Purtroppo però la profondità dei vari concetti non è sempre equivalente in ogni episodi, e avremo quindi alti e bassi, compresi in voti che vanno dal 7 al 10, considerando che, a differenza di altri, certi episodi fanno trasparire un'elevatissima maturità dell'autore oltre a un suo ottimo bagaglio culturale.

Grazie a una regia sempre perfetta e pronta per ogni evenienza, le atmosfere che si vengono a creare risultano tanto leggere quanto dense e sature, rendendo a volte pesantissima anche la situazione più leggera e sovrappensiero, nel senso buono s'intende. A facilitare quest'impatto emotivo aiutano degli effetti sonori - mi pare esagerato chiamarla "colonna sonora" - ridondanti, che rimbombano nel profondo dell'anima.
Ah dimenticavo, ad accompagnare la protagonista c'è la sua motocicletta Hermes, dotata di linguaggio e di pensiero e per di più trattata al pari di Kino, come cioè un essere umano, e il bello è che nessun abitante del pianeta sembra esserne sorpreso, il che dà luogo a situazioni molto strambe e poco credibili: questa è una forte particolarità di Kino no Tabi, non vi dispiacerà.
La protagonista, dal canto suo, appare spesso fredda e distaccata da ciò che la circonda, ma nei momenti più estremi ci regala qualche reazione che dimostra che abbiamo a che fare con un essere umano, più che un automa, come sembra nella maggior parte dei casi. Forse però questo è un elemento ricercato, al fine di dare l'input allo spettatore per riflettere e ragionare su ciò che accade, invece di ricavarne il significato dalle manifestazioni esteriori della diretta interessata.

Bellissima l'opening, soprattutto per il testo: buona parte del senso dell'anime può essere estratto dalle parole di questa, che è dotata di una melodia molto gradevole e adatta.
Però, considerando qualche episodio sottotono, un comparto tecnico abbastanza mediocre - disegni, animazioni e fondali troppo semplicistici e superficiali - e un finale in cui, nonostante la natura dell'anime, si sarebbe potuto fare qualcosina di più, non posso attribuirgli un 9, che avrebbe sicuramente meritato a livello di contenuti.
Dategli comunque il giusto tempo e vi sorprenderà, perché grazie a Kino no Tabi potreste scoprire e dare un ottimo risvolto ai vostri più profondi pensieri e debolezze, e cambiare la chiave di lettura che avete nei confronti della vita.


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niki010

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Spettacolare serie dello studio Genco, che miscela in modo sorprendente tensione, suspense e dramma sul viaggio senza fine della giovane Kino, avventuriera tenace nelle sue scelte e spietata quando c'è da difendere la sua vita e quella della sua fedele motocicletta Hermes. Da vedere sicuramente tutto d'un fiato per comprendere la profondità di quest'opera che potrebbe apparire semplice dal punto di vista grafico, ma che sorprende dal punto di vista del contenuto sempre di alto spessore.
Consigliato non a tutti per i suoi contenuti che sono particolarmente crudi e molte delle situazioni affrontate richiedono una certa maturità dello spettatore per essere pienamente comprese.
Conclusioni: da vedere!


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ALUCARD80

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Un viaggio nell’esistenzialismo e nell’introspezione dell’animo umano, passando per metafore sottili e chiavi enigmatiche visive degne dell’astrattismo, questo è Kino no Tabi. Il perché dell’esistenza dell’uomo stesso visto dagli occhi della protagonista, un’evoluzione interiore che si sviluppa all’interno della mente umana (che a conti fatti è la realtà per come ogni essere umano la percepisce: semplicemente come la si vede, sente, tocca, odora, vive, un universo inevitabilmente soggettivo).
A bordo di una motocicletta che parla (!) di nome Hermes, Kino, una ragazza che si spaccia per un ragazzo, e che ha lasciato la sua città natale (per motivi che verranno resi noti più avanti), intraprende un viaggio verso una meta indefinita e non si pone un punto di arrivo, bensì solo una regola: non sostare più di tre giorni nello stesso posto; grazie a questo dogma autoimposto, in un modo o nell’altro, Kino evita di affezionarsi alle persone che incontra.
L'anime è un assoluto capolavoro, ogni personaggio che incontra Kino è marginale e allo stesso tempo indispensabile, semplici tasselli di un grande mosaico che altro non è che il mondo stesso.
"Il mondo è meraviglioso proprio perché non lo è", è uno dei motivi fondamentali della storia. Per fare un paragone, ricorda molto alcune fiabe con una morale di fondo come la formica e la cicala, o le storie dei fratelli Grimm, con l’aggiunta che qui la protagonista si limita a osservare e accettare il mondo così come è, poiché essendo viaggiatrice non si arroga il diritto di modificare nulla; il suo viaggio è un itinerario nella fantastica avventura che è la vita (non solo propria), in uno scenario meraviglioso quale il mondo stesso.

A conti fatti questa filosofia fatalista e distaccata che permea la storia riesce a mostrare però ancor più spiccatamente i sentimenti e le emozioni del resto dei personaggi anche con occhio oggettivo e isolato, lontano da un giudizio fazioso, ma semplicemente per quello che si mostrano: eventi, semplici momenti come comete di passaggio nella vita di un passante. Elementi come guerra, amicizia, amore, odio, povertà, razzismo e altro ancora emozioneranno, spaventeranno, commuoveranno, faranno infuriare e divertiranno, ma come ogni cosa nel corso esistenziale di ognuno di noi alla fine passeranno, e non ne rimarrà altro che uno sbiadito ricordo.

L'aspetto tecnico risulta davvero singolare: i colori ricordano un oceanico, marcato acquarello a tratti sbiadito, ricco di richiami a opere su tela di artisti amanti della natura, e dal tratto deciso e chiaro. Le musiche non rivestono un ruolo particolare, tuttavia svolgono perfettamente il loro lavoro d’accompagnamento lungo la “scoperta dell’esistenza” che intraprende Kino.
A volte suggestivo, a volte addirittura inquietante, ho trovato Kino no Tabi un vero e proprio capolavoro, ma non penso lo rivedrò presto: dopo aver gustato l'ultimo episodio, ho trovato il tutto piuttosto pesante da digerire per via dei suoi contenuti talvolta pirandelliani, talvolta kafkiani; l’anime desta pensieri e domande che la gente molte volte non si pone per evitare situazioni imbarazzanti o mettere a nudo la propria coscienza, ed è questo il suo più grande pregio.
Davvero un capolavoro.

HaL9000

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HaL9000

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
L'ho trovato discreto ed interessante, ma non mi ha entusiasmato; talvolta un po' troppo lento, talvolta un po' troppo stucchevole nei dialoghi. Inoltre della protagonista, in fin dei conti, non si viene a conoscenza di molte informazioni, e il suo carattere sembra contraddistinto più da un certo distacco nei confronti di quello che la circonda, che non dalla curiosità che ci si aspetterebbe da un viaggiatore convinto: ecco, più che una viaggiatrice sembra una osservatrice, e non è esattamente la stessa cosa.
Comunque vale la pena di vederlo.

jix 73

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jix 73

Episodi visti: 13/13 --- Voto 6
... è un bell'anime non c'è dubbio e molto curato, episodi ben strutturati e auto-conclusivi che non annoiano di certo. Guardando questo anime ho avuto più volte la sensazione di trovarmi di fronte una trasposizione di Galaxy Express 999! Nella puntata de Il Grande Saggio addirittura viene ripresa una citazione dell'anime Alexander -spostati che mi copri il sole- (lo sviluppo della puntata stessa ruota intorno a suddetta frase)! La moto che parla ci può stare essendo un fantasy così come in Galaxy Masai/Tetsuro,una volta nello spazio, metteva la testa fuori dal finestrino del treno con tanto di vento ma addirittura portarla nelle camere di un albergo!? Non ho trovato molta filosofia come ha scritto qualcuno e poi manca un vero finale non tanto per la protagonista/viaggiatore ma per lo spettatore ! Sapere di più sulla maestra? Su Kino(quello autentico)? Come mai la moto parla e altri mezzi di locomozione no? Può essere schizofrenia? Quando guida la moto e si muove nei sentieri sembra un pò Pac-Man. Il voto è sufficiente (le premesse per un voto più alto c'erano tutte) ma non c'è uno sviluppo vero e proprio della protagonista e poi preferisco viaggiare con il Galaxy che con Hermes... senza togliere niente a nessuno!

Davinelulinvega

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Davinelulinvega

Episodi visti: 10/13 --- Voto 10
La Primavera del Botticelli. Il Discobolo di <b>Mirone</b>. La Sonata al Chiar di Luna di Mozart, 2001 Odissea nello Spazio. Ci sono infinite maniere con cui l'uomo s'è ingegnato per intrattenere il prossimo. Kino no Tabi ne fa parte e non ha nulla da invidiare a quelle che ho appena citato.
Con "Mushishi", il più bel cartone che abbia mai visto. Inutile riassumervi la trama: qui si tratta di un'opera che, garbatamente ed in punta di piedi, metaforizza la vita. Kino è una fugura talmente bella da indispettire. Il mio unico 10 pieno insieme, s'intende, a Mushishi. Buona, buonissima, deliziosa visione a tutti!

jerboa83

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jerboa83

Episodi visti: 14/13 --- Voto 9
Un anime che fa riflettere. Intenso e a tratti anche molto crudo (come nel quinto e nel penultimo episodio, quello sui commercianti di schiavi e quello sulla "Guerra fredda"), con elementi di dialogo filosofico "socratico" (soprattutto fra Kino stessa ed Hermes) e battute degne d'essere ricordate e citate. L'atmosfera surreale ed onirica è voluta, e sia i disegni (piuttosto naif) che la regia la sottolineano. Azzeccate ma non invadenti le musiche. Indubbiamente da vedere, se non si cerca un tipo d'intrattenimento ridanciano e leggero.

alfadelta

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alfadelta

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Stupendo è il commento adatto! Un insieme di storie belle e drammatiche, profonde, che scavano all'interno della nostra consapevolezza legate insieme dal Viaggio di Kino (propriamente, il titolo), una bambina che gira per il mondo sulla sua motocicletta Hermes con una sola regola fissa: non fermarsi per più di tre giorni in ogni città in cui si venga a trovare.
Assisterà così a storie di amori, di sopravvivenza, di dolore, storie spesso amare che la portano comunque avanti nel viaggio che è la Vita.
I dialoghi come le storie sono brillanti ed appassionanti, i disegni essenziali non danno adito a prolusioni retoriche ed al contempo riescono con la loro immediatezza a trasmettere le giuste emozioni nella giusta dose, il fan-service non esiste.
Tratto dai racconti scelti dell'omonima Light Novel di Keiichi Sigsawa, è un anime che appassiona chi HA voglia di ascoltare il mondo e l'uomo e chi NON si accontenta del semplice svago che un anime come un altro può comunque offrire in ogni momento.
Buona visione

MatteRove

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MatteRove

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Bellissimo! Mi unisco completamente alle altre recensioni, che giustamente lodano questa produzione. Trovare in un anime una così elevata "potenza" filosofica non è davvero facile. Solo in un altro l'ho trovata ed è anche ovvio qual'è. Mi è particolarmente piaciuta la scelta di non dare praticamente mai risposte che vengono poste sia dai personaggi che dal contesto, tutto è lasciato al libero pensiero dello spettatore, che può autonomamente farsi un opinione senza che gli venga indicata una via giusta o una sbagliata. Il viaggio significa proprio questo: decidere senza sapere a priori che cosa può succedere, o qual'è la scelta giusta da fare, o la strada giusta da intraprendere. Viaggio = Vita, la similitudine mi sembra fin troppo ovvia. I dialoghi continui tra i personaggi aiutano ancora di più il processo di analisi morale degli avvenimenti. L'introspezione psicologica dei personaggi è evidente e riuscita in pieno. I protagonisti non sn eroi, ma si comportano come si comporterebbero tutti nelle determinate situazioni che si creano. Davvero davvero da vedere, anche se non è facilissimo da capire nella sua totalità!

ale88

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ale88

Episodi visti: 14/13 --- Voto 10
13 episodi + il l'episodio 00 ( che dura circa 12 minuti)
Questa è la storia di Kino, una viaggiatrice che gira il mondo in sella alla sua motocicletta parlante Hermes.
Kino è una viaggiatrice “annoiata” alla continua ricerca di domande più che di risposte

“Hai mai invidiato gli uccelli?”
“Ogni creatura ,ogni cosa,tutto ha un determinato ruolo nella vita ,Kino.
Né le motociclette ,ne gli uomini sono stati fatti per volare”
"Mi disse qualcuno, che ogni volta che un essere umano guarda un uccello volare, viene dominato da un irrefrenabile voglia di partire".
"Chi lo disse?”.
"Non lo ricordo più".

“ Sai una cosa?
Se qualcuno mi chiedesse :Viaggiatore , perché viaggi?gli risponderei :Viaggio perche sono un viaggiatore”

Seguendo la regola di non fermarsi per più di 3 giorni nello stesso posto, Kino visiterà una miriade di luoghi, ognuno con una storia da raccontare .

“Il mondo cambia continuamente e non puoi credere di stare nello stesso posto,neanche per un secondo.
Se fosse vero,non avresti bisogno di continuare a viaggiare ,Kino.
Anche restando in un posto,continueresti a scoprire il mondo.”

Il mondo “fiabesco” in cui viaggia è pieno di luoghi tutti diversi tra loro: si imbatterà in alcune città moderne, altre quasi medievali, dove si mescolano tecnologie di ere differenti ..
Ma quelle che visita Kino sono nient’altro che “pezzi di puzzle” che vanno a comporre il mondo in cui l’uomo vive, il mondo che l’uomo si costruisce .

“Kino, hai mai pensato che la paura possa creare un paese?”
“La paura?”
“Si proprio cosi.. Se il livello del fiume di alza si costruiscono gli argini..E’ la stessa cosa”

La protagonista, è un’osservatrice passiva: sembra quasi che anche un suo minimo intervento possa,in qualche modo, alterare il corso degli eventi e anche per questo evita sempre di rimanere coinvolta nelle vicende e nelle vite delle persone con cui viene a contatto e evita di giudicare i loro modi di vivere.

“ Kino-san avresti potuto fermarmi se avessi voluto
Perché non l’hai fatto?”
“ Perché non sono un dio”

“A volte ho paura,quando durante il viaggio mi faccio coinvolgere da qualcuno”
“Perché?”
“Perché sono solo di passaggio”

L’anime si pone sotto una luce filosofica. Durante lo scorrere di alcuni episodi la stessa Kino si pone delle domande:

“Mi immergo nei pensieri in momenti come questo”
“Che pensieri?”
“Il significato del viaggio e della vita”
“E’ una malattia comune a tutti gli uomini”

L’anime quindi non si sofferma solo sulle varie tradizioni, i diversi modi di vivere della gente, ma vi è sempre un messaggio dietro ad ogni cosa, ad ogni evento che solo lo spettatore può riuscire a cogliere; come se dietro la tela di un dipinto (perché è questo l’effetto che dà l’anime) ci fosse un messaggio, un codice, che solo l’osservatore, il “sognatore” può decifrare…
Il viaggio stesso viene visto come percorso intellettuale ,un continuo maturare e un viaggiatore come Kino ha un solo e unico compito: “vivere per viaggiare”

“ A cosa dovrei stare maggiormente attento quando sono in viaggio?”
“ E’ semplice.
Non è diverso dal caso in cui vivessi tranquillamente nel tuo paese .
Non perdere la vita .”

Come definirlo in una sola parola? Bello… bello nel vero senso della parola ..possono essere utilizzati diversi termini per descriverlo ma credo che questo sia il termine più puro e appropriato da associare a Kino no Tabi…

galaad meleagant

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galaad meleagant

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
E' difficile convincere la gente della dignità letteraria degli anime. Kino no tabi aiuta. Lo si può finire come si finisce un libro di poesie: rivederlo ancora e ancora non ne svilisce il fascino. Fornisce spunti ineressanti su cui riflettere e l atteggiamento distaccato deldella protagonista, non avendo la pretesa di darti una risposta sulle continue e diversificate realtà che incontra, permette uno sviluppo tutto personale delle questioni sollevate. Certamente non è un anime "facile" ma non è nemmeno criptico o pesante da vedere. Consiglio di vedere una o due puntate al giorno, o, se visto tutto d'un fiato, di rivederlo. Non sarà un capolavoro assoluto, ma il 10 gli spetta di diritto. PS: sono usciti 2 OAV, di cui uno già subbato in inglese.

leomix

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leomix

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Imperdibile! Non mi sbaglio di sicuro a scomodare il termine "capolavoro assoluto" per definire questa serie. Certo, non è un anime "per tutti", ma solo per coloro che hanno voglia di pensare, di riflettere sulla vita, in ogni sua sfumatura. Quest'opera ti arricchisce, ti spinge ad analizzare aspetti della società che oggi siamo abituati a considerare scontati e immodificabili, quasi ineluttabili. Il viaggiatore non giudica, non deve farlo ("io non sono Dio"), si limita a cercare di conoscere, di capire; tutto questo per non morire.
La critica di questo cartone è feroce: alla religione, alla politica, al potere, alla pigrizia, alla cattiveria, all'ignoranza... ho dimenticato qualcosa?
Lo ammetto, alla fine anche lo spettatore deve mettersi in discussione, ma questo non fa male..
FANTASTICO

Zelgadis

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Zelgadis

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Difficile dire di più dopo la splendida recensione di travellerKino. Aggiungo che in fin dei conti il giudizio morale c'è, anche se spesso le riflessioni sono lasciate allo spettatore.

Credo che la versione italiana sia a rischi censura, quindi è meglio che posti ora il mio giudizio. Si tratta di un capolavoro assoluto, un viaggio fantastico, una serie sottile e intelligente come poche.

Bello anche "l'effetto tela" su tutto l'anime. Come se tutto l'anime non fosse altro che un bellissimo dipinto.

Una serie poco commerciale, ma che meriterebbe di essere considerata maggiormente.

travellerKino

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travellerKino

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Kino viaggia ininterrottamente a bordo della sua motocicletta Ermes ,è una "avventuriera annoiata" alla ricerca di domande più che di risposte.Per quanto le riesce evita sempre di rimanere coinvolta e di giudicare i modi di vivere con cui viene a contatto durante il suo viaggio.Proprio il viaggio sembra diventare il vero protagonista della storia ,inteso più come percorso intellettuale all'interno delle varie culture piuttosto che geografico.

-... mi sono sempre chiesto che cosa potesse mai essere questo Vero Cielo Azzurro.Tu che cosa risponderesti Kino?
-Fammi pensare... direi "non esiste una cosa simile".L'intensità dell'azzurro del cielo cambia spesso a seconda del posto dell'ora della stagione e del tempo ed ognuno di questi è meraviglioso.Non saprei dirti quale di questi che ho visto fin'ora è il Vero Cielo Azzurro."Non esiste una cosa simile" questo ti direi.

Ryutaro Nakamura e Sadayuki Murai adattano sapientemente le novelle di Keiichi Sigsawa dimostrando una certa disinvoltura sia con storie brevi che con racconti articolati in più episodi.
I personaggi sono ben costruiti, Kino ed Ermes vengono usati per sviluppare una vera e propria disputa filosofica,ritorando alla forma più antica di esposizione in cui il pensiero di una persona veniva espresso attraverso il dialogo diretto con un interlocutore.
Ogni moralismo è bandito così come l'immedesimazione dello spettatore con i personaggi ,grazie anche ad un forte senso di straniamento creato dal character di Shigeyuki Suga fortemente stilizzato e quasi ingenuo e dall'uso preponderante di toni caldi quasi a ricreare un'atmosfera favolistica in forte contrasto con i temi trattati.
Colonna sonora quasi impercettibile comunque sempre solo di sottofondo ,buona la sigla di chiusura il cui testo è stato scritto dallo stesso Sigsawa.